11 marzo 2008

Se le freccette per il reply non compaiono subito

Un messaggio di posta elettronica generato con un reply ha aggiunta, all'inizio di ogni riga citata, una freccetta (">"), salvo che si stia scrivendo in HTML piuttosto che in modalità “solo testo” (prevista dalla netiquette, salvo specifica necessità).

Così, tipicamente, in una conversazione a due, essendo aggiunta una freccetta a ogni risposta, se una riga esordisce con un numero pari di freccette significa che le parole che seguono sono state scritte da chi ha iniziato la conversazione; se sono dispari, dal suo interlocutore.
Se hai un'esperienza anche non lunghissima con le e-mail, sai che questa convenzione rende possibile tale distinzione a colpo d'occhio, conferendo alla lettura di un reply una certa comodità.

Ma talvolta capita, usando un client di posta elettronica, che la funzione reply non faccia comparire automaticamente, all'inizio di ogni riga citata, le freccette ">", anche se queste sono previste dalle impostazioni, probabilmente perché la struttura delle e-mail provenienti da alcuni domini e/o formulate da alcuni client non viene letta bene dal client del destinatario.

Essendo regola di buona educazione rendere comoda la lettura dei messaggi che si inviano, risolvere il suddetto problema è compito di chi lo riscontra.

Ad esempio, usando il programma di posta Mozilla Thunderbird il problema in questione non si verifica mai (fra l'altro Thunderbird permette un'impostazione secondo cui facendo un reply a un messaggio scritto in HTML viene pre-impostato un messaggio in formato “solo testo” contenente il testo in formato "solo testo" e aggiunto delle freccette, cosa impossibile con Outlook Express).

Per chi non vuole cambiare client di posta, un altro modo (non super-immediato, ma che ci risparmia almeno la fatica di aggiungere le freccette a mano) è il seguente.

- Fai un reply e invialo a te stesso.

- Vai nella posta inviata, clicca sul messaggio appena spedito, e usa la funzione reply su quello: le freccette stavolta compariranno.
Ricorda che in questo caso devi impostare manualmente l'indirizzo del destinatario, visto che quello pre-impostato sei tu (avendo fatto un reply a un tuo messaggio).

06 marzo 2008

Catene di S. Antonio: inoltrare o no?

Riporto qui le parti salienti di quello che, riguardo le catene di S. Antonio, l’ottimo Paolo Attivissimo ha scritto nella sezione “preliminari” del suo servizio antibufala (vedi http://attivissimo.blogspot.com/2004_06_01_archive.html e pagg linkate)

Come comportarsi se si riceve una catena di S. Antonio?

Innanzi tutto, ancor prima di parlare di come accorgersi della veridicità di un appello, è importante premettere che nel dubbio non bisogna inoltrarla.

Perché?

Anche se la catena di S. Antonio fosse falsa, sarebbe poi quel gran male diffonderla?

.

Infatti:

• Diffondere appelli falsi “diluisce” l’efficacia di quelli veri. Se la gente capisce che una grande percentuale di catene di S. Antonio è una bufala (ed è così), tenderà col tempo a non dare più peso agli appelli in generale, che siano falsi o veri.

• Riguardo alla diffusione di appelli su persone malate da aiutare falsi o "scaduti", che cioè proseguono il passaparola anche dopo che la persona è morta fa sì che i familiari continuino per anni a essere contattati, con grande loro disagio (come vi sentireste se ogni mattina vi chiamassero in tanti al telefono per chiedervi come sta vostra figlia morta di leucemia?), o fa sì che il telefono di una struttura ospedaliera venga intasato di telefonate inutili.

• Diffondere una bufala vi fa fare la figura degli ingenui che abboccano a qualsiasi storia senza prendersi la briga di verificarla e senza neppure chiedersi se sia plausibile.

• Le bufale riguardanti sostanze tossiche presenti nei prodotti più disparati danneggiano le aziende che li producono, e con esse i loro lavoratori.

• Le bufale spedite dal posto di lavoro vi possono costare il lavoro! Spesso i programmi di posta aggiungono automaticamente in coda a ogni messaggio il nome del mittente e quello dell'azienda o dell'istituto presso il quale lavora il mittente. Il risultato è che una catena spedita dal posto di lavoro sembra "autenticata" dall'azienda/istituto, che difficilmente gradisce che il proprio nome venga abusato da un dipendente e associato a una bufala.

• La diffusione di false notizie può portarvi in tribunale. Paolo Attivissimo ha detto di essere a conoscenza di almeno un caso in Italia in cui l'incauta diffusione di un appello ha avuto conseguenze legali per chi l'ha fatto circolare.

Quindi

se ti sei accorto di aver ricevuto una bufala e di averla inoltrata a vari destinatari, la cosa da fare per rimediare l’errore è, nel caso dell'invio via email, mandare loro un messaggio di rettifica nel quale ti scusi e suggerisci a chi avesse eventualmente inoltrato l'appello di fermarne la diffusione allo stesso modo; nel caso dell'invio via Facebook, eliminare il post e scriverne un altro di rettifica. Vedi, sull'argomento, l'articolo  "Hai postato qualcosa di errato su FB? LO DEVI MODIFICARE O CANCELLARE. Ecco come fare."

Per il futuro:

riguardo a come accorgersi della plausibilità di una catena di S. Antonio, Paolo Attivissimo ha scritto una serie di criteri che, proprio grazie a lui, potremmo bypassare: infatti, probabilmente, nella maggioranza dei casi sarà sufficiente andare su Google e cercare un pezzo di testo dell’appello in questione più la parola “attivissimo” per ottenere, fra i risultati di ricerca, la pagina nella quale Paolo spiega perché la notizia è o non è plausibile. In caso contrario, se Paolo non avesse indagato in merito, gli si può scrivere e segnalare la catena di S. Antonio che si è ricevuta.

Se si è verificata la plausibilità dell’appello,
A CHI LO SI PUÒ INVIARE?

Su Facebook o altri social network sei totalmente libero di scriverlo sulla tua bacheca sapendo che (e questo vale per tutto ciò che ci scrivi) ogni tuo amico, dopo un certo numero di tuoi post non graditi potrebbe annullare la ricezione dei tuoi aggiornamenti.

E via e-mail? Qui non si parla più della tua bacheca di un social network, che è tua e solo tua. Quando si tratta di e-mail, si tratta di "entrare in casa di qualcun altro". Siccome molte persone non gradiscono catene di S. Antonio (vere o false che siano) e non vogliono riceverne, è giusto rispettare questa loro posizione e la loro privacy. Buona educazione, netiquette, e rispetto della legge vigente suggeriscono che anche per questo aspetto vale la regola secondo cui nel dubbio non bisogna inoltrare.
Una catena di S. Antonio si inoltra solo a persone che abbiamo motivo di ritenere interessate.

Una volta selezionati dei destinatari plausibilmente interessati,
COME EFFETTUARE L’INVIO VIA E-MAIL?

Occorre farlo rispettando la privacy dei destinatari, ovvero non mettendo ognuno dei destinatari a conoscenza dell’indirizzo e-mail di tutti gli altri. Per far ciò occorre cancellare dal testo del messasggio eventuali indirizzi e-mail di destinatari precedenti, ed in oltre inviare il messaggio usando la funzione “carta carbone nascosta”, cosa facile sia usando le varie webmail sia usando i client di posta.

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