16 settembre 2009

Un linguaggio portatore di portamento di evoluzione

Negro o nero? Come si dice? Io sono per la parola originale, ovvero "negro", visto che così si chiama (e visto che un negro semmai è marrone, non certo nero).

Va bene lasciare che una lingua si evolva, a patto però che la propulsione dell'evoluzione non risieda nella paura che chiamare una cosa (o una razza) col suo nome possa offendere qualcuno.

Una sentenza recente ha stabilito che dire "Albanese" a un albanese è reato, se lo dici con tono dispregiativo. Sono molto più d'accordo con questa sentenza che con l'aggiornare di continuo la parola "handicappato" fino a farla diventare "superabile". Non si è fatto il minimo tentativo di diffondere l'idea che semplicemente "un handicappato va rispettato e integrato nella società", e che usare la parola "handicappato" come un'offesa è stupido quanto offensivo per gli handicappati. Si è preferito accettare e stabilire che si tratti di una parola offensiva, e si è così introdotto un altro termine che non offenda una persona ad esempio paraplegica. Un primo tentativo di sostituzione ha visto l'entrata in scena del... portatore di handicap. Dopo qualche anno si realizza che la cosa non è poi così diversa, quant'è vero che "portatore di idiozia" non è mica meno offensivo di "idiota". E' solo più ridicolo. Urge un'altra trovata. Non sarebbe male una parola magari musicale, che suoni bene. Disabile. Può andare. Funziona, disabile. Il timore di offendere va in letargo. Per un bel periodo. Poi si sveglia di nuovo, e dal suo sbadiglio già si capisce che la prossima espressione sostitutiva, di intelligente avrà ancora meno della precedente. Consta infatti, fra l'altro, della pecca di perseveranza: il deficit di funzionalità è di nuovo rinchiuso in valigetta. E chi ne agguanterà la maniglia sarà un rispettabile quanto rispettato... portatore di disabilità. Ma ecco che la passione si fa colta, filosofa del linguaggio, e ammonisce che il prefisso "dis" indica "qualcosa che funziona male".

Riflettendoci meglio si capisce come invece si tratti di un passaggio da stupidità simplex a delirio totale (e i meganoidi giurano che in quel periodo la macchina della morte era in riparazione): mbeh? "Qualcosa che funziona male", certo. Proprio quello che si vuol dire, dato che si sta parlando di una persona che ha esattamente una funzionalità compromessa. Giusto? No, sbagliatissimo. Il fatto che una funzionalità sia compromessa non è mica negativo. Dà origine a una situazione diversa. Hai presente il cioccolato e il pistacchio? Mica uno è meglio dell'altro. Per me è meglio il cioccolato, per te è meglio il pistacchio, e tu uscirai dalla gelateria con un gelato che rispetto al mio è diversamente preparato, mica "dispreparato". Stessa cosa per il paraplegico, che è quindi da chiamarsi mica disabile, ma "diversamente abile". Stessa cosa, certo. l fatto che ci sia un gelataio che chieda "che gusto vuoi?" mentre non c'è nessun sistema nervoso che ti chiede "oggi vuoi camminare o preferisci la sedia a rotelle?" è del tutto irrilevante. Resta il fatto che non ho ancora conosciuto un oratore così bravo (vorrei dire "superabile", ma purtroppo tale lemma è già preso, indovina con quale accezione) da convincere un paraplegico che non c'è nulla che non funzioni nel suo corpo, e che la sua abilità sia né migliore né peggiore di quella degli altri, ma solo diversa.

Fortunatamente l'evoluzione del linguaggio in questo campo è andata avanti solo in forma accademica, per ipotesi. Infatti il successivo termine "superabile" non ha attecchito: qualcuno dev'essersi accorto che la carezzina "guarda quanto sei più bravo di noi, che ce la fai a gestirti anche senza l'uso degli arti inferiori" sortisce come reazione da parte dell'interessato sguardi di compassione del tipo "ma quanto sei coglione" nei confronti di chi l'ha così chiamato, mentre l'ambiguità linguistica col participio passato che presenterebbe quella persona come qualcuno che "può essere superato" è un discreto auto-goal a raddoppiare il ridicolo del sedicente edu-filologo dei miei stivali (certo non posso far a meno di pensare, nel caso fosse diventata di uso comune "superabile", all'ipotesi di contrappormi a tale categoria mettendo un "in" privativo e divenendo, senza un secondo di allenamento e senza un grammo di doping, un titolato insuperabile).

Inoltre qualcuno dev'essersi accorto che per fare di un disabile un portatore di disabilità era stata recuperata dall'immondizia la stessa valigetta che aveva fatto di un handicappato un portatore di handicap, e che la differenza fra un cassonetto dell'immondizia e una cassaforte (al di là di una norma igienica che sconsiglia di frugare nella prima) merita di essere presa in considerazione.

Così si è fatto un passo indietro e su "disabile" ci siamo stabilizzati, pur non senza un qualche strascico di timore di non aver trovato il termine adatto. Il timore che la villana usanza di chiamare le cose e le persone col loro nome possa offendere chi di tale nome è.. portatore.

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