30 maggio 2015

Se vuoi diventare vegan ma non credi di poterci riuscire...

A volte sento degli onnivori che dicono che sarebbe bello e giusto diventare vegani, ma non ci riescono. Pur sembrandomi strano, ammettiamo come vero il fatto che tu non riesci a nutrirti senza sostanze animali. "Non riuscirci" può significare due cose:

- Non sai cos'altro mangiare e hai paura di una dieta troppo monotona

- Non riesci a rinunciare alle sostanze animali

Se non sai cosa mangiare basta che tu ti procuri delle ricette. Ne esistono a centinaia su libri e sui blog vegani.
Da quelle con ingredienti inusuali a quelle con ingredienti che puoi trovare tranquillamente in un comune negozio o supermercato. Da quelle raffinate, da grandi chef, a quelle semplicissime da preparare.

Vedi ad esempio "Nella cucina di Vegan Home", eBook gratuito edito da AgireOra.

Se non riesci a rinunciare alle sostanze animali, questa si chiama dipendenza. È quindi una patologia che, se davvero è presente, è opportuno curare.
Non sorprende, in particolare, che una persona abbia difficoltà nel rinunciare a latte e latticini, in quanto la caseina in essi contenuta dà appunto una forte dipendenza.
Il primo passo che ti consiglio di fare è rendertene conto e iniziare subito a cercare di liberare il tuo sistema nervoso da questo problema.

Ti suggerisco un sito che aiuta alla transizione da onnivori a vegan: Vegfacile.info.

26 maggio 2015

Blogger amatoriale? Occhio alla megamulta per la cookie law

Dal 2 giugno 2015 entrerà in vigore l'ennesima legge-pasticcio nostrana nata con l'intento di migliorare la nostra esperienza telematica ottenendo invece l'effetto esattamente opposto: la cookie law.

Secondo la cookie law, se risiedi in Italia e gestisci un sito Internet, devi fare in modo che il navigante che lo visita per la prima volta veda comparire una richiesta di accettazione dei cookie (non approfondisco qui la differenza fra cookie tecnici e cookie di profilazione, né metto in guardia da soluzioni che solo apparentemente mettono in regola il sito).

Come da tradizione in Italia, invece di far rispettare le leggi che già ci sono, es. punendo gli spammer in maniera efficace, se ne fanno di nuove ed inutili o, come in questo caso, dannose. I motivi per i quali questa legge non porta praticamente nessuna tutela ai visitatori del sito e crea solo disagio a loro e a chi il sito lo gestisce sono descritti ad esempio in questo articolo di Weird.it.

Una nota particolare meritano le conseguenze di questa legge per i blogger amatoriali. Com'è noto, chi vuole pubblicare online articoli per esporre le proprie opinioni, raccontare storie, o per qualsiasi altra finalità, per lo più senza fini di lucro (salvo magari qualche banner pubblicitario che porta loro pochi spiccioli) può farlo senza spendere un centesimo usando varie piattaforme fra cui ad esempio Wordpress.com, Blogger, Altervista, che consentono di gestire siti con indirizzo del tipo [...].wordpress.com, [...].blogspot.com, [...].altervista.org.
Nel caso di Blogger, il blog è già predisposto affinché quando l'utente lo visita per la prima volta compaia in alto l'avvertimento sui cookie e la richiesta della loro accettazione. Non è invece così per wordpress.com che, almeno nel momento in cui sto scrivendo, non consente neanche di apportare una modifica per mettersi in regola; in compenso... non salva alcun cookie, almeno da quanto risulta dal controllo che ho fatto con webcookies.org analizzando sul mio ex-sito http://psicoperformance.wordpress.com.

Già: se non sai se il tuo sito salva i cookie nel computer dei visitatori puoi verificarlo interrogando questo strumento online: http://webcookies.org.

E insomma dal 2 giugno 2015 tutte le persone residenti in Italia che gestiscono un blog gratuito su una piattaforma che non consente le adeguate modifiche saranno costretti a scegliere fra le seguenti possibilità:

a) lasciare il blog così com'è rischiando una megamulta

b) intestare il blog a una persona residente all'estero o a un nullatenente italiano e negare, negare, negare, la propria responsabilità nella sua gestione

c) tirare fuori i soldi per pagare un hosting e poter usare così la versione di Wordpress modificabile o altro CMS, potendo così lavorare sul sito predisponendo la richiesta di accettazione dei cookie; il blog cambierà indirizzo web, e il nuovo indirizzo sarà del tipo www.[quello_che_vuoi_].it, oppure .com, oppure .net, etc
d) versione gratuita del caso precedente: far migrare il proprio blog su Altervista.org, che offre gratuitamente spazio web gratis, così da poter installare ad es. il CMS Wordpress e poter eseguire le modifiche per il rispetto della cookie law; il blog cambierà indirizzo web, e il nuovo indirizzo sarà del tipo www.quello_che_vuoi.altervista.org

e) far migrare il proprio blog su Blogger che (aggiornamento) automaticamente fa comparire l'avvertimento come da cookie law; il blog cambierà indirizzo web, e il nuovo indirizzo sarà del tipo http://quello_che_vuoi.blogspot.it

f) far migrare il proprio bog sulla piattaforma gratuita wordpress.com che, come dicevo, da quello che ho verificato non salva alcun coockie; il blog cambierà indirizzo web, e il nuovo indirizzo sarà del tipo http://quello_che_vuoi.wordpress.com

Se scegli una di queste quattro ultime possibilità, dato il cambiamento di url, l'indicizzazione sui motori di ricerca ripartirà da zero, e diventeranno non più funzionanti i link che magari altri blogger avevano pubblicato per consigliare un tuo articolo.

23 maggio 2015

Dialogo con grandi aziende: a volte difficile, ma non impossibile

Dopo 2 settimane di convulso dialogo, finalmente ieri ne siamo venuti a capo.

SWSHHHSSSFLASHBAAACK. Acquisto una stampante laser su Amazon.

Cerco di capire come funziona... Ehi. ma il toner non c'è? Non era previsto? Che strano!!

Chatto con un'assistente di Amazon, che mi dice che s'informa e mi fa sapere.

Qualche giorno più tardi inizia una conversazione fra me e lo staff di Amazon (che cambia a ogni messaggio) che dura circa 2 settimane. Buona lettura (alcune parti sono tagliate... il che è tutto dire :-D)

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Abbiamo ricevuto aggirnamento dal nostro al dipartimento competente.Confermando il toner non è incluso.
Grazie per la tua gentilezza e comprensione in merito alle nostre politiche.
Colgo l'occasione per augurarti una splendida serat
Cordialmente,
Abdallah T.

Amazon.it
L'azienda più attenta al cliente del mondo.

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Quando un cliente acquista una stampante di solito si aspetta di trovare dentro almeno un pochino di inchiostro.
Perché non avete specificato che non è così?
Non mi sembra che stavolta siate stati "l'azienda più attenta al cliente del mondo".
Marco

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Innanzitutto desidero scusarmi per il malinteso creato.
Capiamo perfettamente di averti causato dei disagi e non era assolutamente nostra volontà.
In seguito alla tua segnalazione, ti confermo che abbiamo inoltrato la segnalazione al team competente per avvisare e per chiarire sul sito.
Ti informo che noi non sapevamo questo in quanto i prodotti sono forniti dal fornitore.
Se avessimo saputo questa informazione sicuramente l'avremmo avvisato. Ti ringraziamo veramente per la tua segnalazione.
La tua segnalazione, come tutte quelle dei nostri clienti, è fondamentale per aiutarci a migliorare il nostro servizio e la nostra offerta.
Siamo davvero spiacenti di non essere stati in grado di soddisfare le tue aspettative. Spero che in futuro ci concederai l’opportunità di fornirti un buon servizio.
Per questo motivo, per qualsiasi domanda o chiarimento, non esitare a contattarci. Saremo lieti di aiutarti.
Se dovesse esserci qualsiasi inconveniente con il tuo ordine, non esitare a ricontattarci.
Se desideri restituire il tuo ordine, ti confermo che tutte le spese saranno a carico nostro.
Rimaniamo alla tua completa disposizione per qualsiasi ulteriore necessità o richiesta di informazioni.
Certo di una tua comprensione e nella speranza di esserti stato di valido supporto, colgo l'occasione per augurarti una buona serata.
A presto su Amazon.it.

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Ecco il chiarimento: il mio messaggio non conteneva un giudizio etico nei vostri confronti. Quindi apprezzo le vostre scuse ma non è di quelle che ho bisogno.
Se una persona o un'azienda si scusa, significa che ha sbagliato qualcosa (in questo caso la trasparenza), e se ha sbagliato qualcosa allora riconosce che è giusto che lei ripari questo errore.
Se veramente, al di là del semplice chiedere scusa e dichiararvi disponibili, siete intenzionati ad assumervi la responsabilità di quello che in effetti è vostra responsabilità (ripeto, non "colpa" a livello etico, ma semplicemente responsabilità), questo significa che siete disposti a inviarmi gratuitamente il toner che mi aspettavo e che, in mancanza di diverso avvertimento, un cliente normalmente si aspetta quando compra una stampante.
Ve lo dico anche perché se l'avessi saputo avrei acquistato in un negozio non lontano da casa mia, e a conti fatti avrei risparmiato, visto che la stampante era in offerta speciale.

> Se desideri restituire il tuo ordine, ti confermo che
> tutte le spese saranno a carico nostro.

Per me adesso restituire il prodotto non ha senso perché comporterebbe una spesa eccessiva di tempo.
Buona giornata
Marco

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Gentile Marco,
In seguito alla tua e-mail , ti confermo quanto e' stato confermato dal nostro centro di distribuzione che l'articolo "HP MFP M125A LaserJet Pro" viene spedito non includendo il Toner.
Ti informo che Amazon vende gli articoli come li riceviamo dai nostri fornitori ed a questo punto non abbiamo la possibilità di inviarti il toner separatamente.
Ti informo che l'articolo che hai acquistato e' venduto dal venditore terzo "Shockbuy srl" e spedito da amazon.
Per questa categoria di articoli non possiamo effettuare la sostituzione in quanto non possiamo gestire l'inventario del venditore.
In questo caso , se non hai ancora l'intenzione di tenere l'articolo potresti usare l'etichetta di reso per restituire l'articolo ed avere il rimborso.
Ho creato per te un etichetta di reso se desideri restituire l' articolo. Per stampare l'etichetta di reso clicca sul link seguente:
https://www.amazon.it/gp/orc/rml/DYKVT1RGRRMA
Se il link non funziona, assicurati di accedere allo stesso account sul quale hai effettuato l'acquisto. Dopo aver inserito indirizzo e-mail e password, prova nuovamente a cliccare sul link all'etichetta oppure copialo e incollalo nella barra indirizzi del tuo browser.
Nella pagina del nostro Centro resi online troverai tutte le istruzioni aggiuntive sulla spedizione del tuo pacco.
Non dovrai sostenere alcuna spesa aggiuntiva per la restituzione in quanto l'etichetta stampabile è prepagata. Potrai consegnare il pacco all'ufficio postale a te più comodo.
Quando il tuo reso verrà ricevuto dal nostro Centro di Distribuzione, ti invieremo un'e-mail di conferma e l'eventuale rimborso verrà effettuato sulla modalità di pagamento da te scelta al momento dell'ordine.
La procedura di reso potrebbe durare fino a un massimo di due settimane dal momento in cui spedisci il tuo pacco.
Potrebbero inoltre trascorrere dai 3 ai 5 giorni lavorativi affinché il rimborso sia visibile sul tuo estratto conto bancario. Se non dovesse essere visibile dopo tre settimane da quando hai spedito il tuo reso, contattaci per ulteriore assistenza.
Quando il tuo reso verrà ricevuto dal nostro Centro di Distribuzione, ti invieremo un'e-mail di conferma e l'eventuale rimborso verrà effettuato sulla modalità di pagamento da te scelta al momento dell'ordine.
Spero di averti aiutato.

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[...]

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> Gentile Marco,
> In seguito alla tua e-mail, sono spiacente che tu non sia
> soddisfatto dell'articolo ricevuto. Ti ricordo che se l'articolo
> non è di tuo gradimento potrai restituirlo e richiedere un
> rimborso totale, come indicato nelle nostre politiche di reso:

Per la TERZA volta vi ripeto che non mi conviene farlo adesso, perché
l'offerta speciale del negozio che ho vicino a casa mia non è più
valida oggi.
Se avete bisogno che io vi ripeta per TRE volte che ho capito la
politica sul reso e che non m'interessa, siete sicuri di essere
"L'azienda più attenta al cliente del mondo" ?
Comunque ho letto il regolamento e a quanto pare Amazon non è
responsabile di nulla. Ok.
Ciao
Marco

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Francesca, oggi pomeriggio mi sono accorto di una cosa:
sia lo staff del vostro centro di distribuzione, sia il sottoscritto
siamo fulminati.
Perché dico questo?
Ho appena riguardato due messaggi che ho ricevuto da voi l'8 maggio
sulla stampante che ho acquistato, dove si legge:
"Abbiamo ricevuto aggirnamento dal nostro al dipartimento
competente.Confermando il toner non è incluso"
e
"In seguito alla tua segnalazione, ti confermo che abbiamo inoltrato
la segnalazione al team competente per avvisare e per chiarire sul
sito.
Ti informo che noi non sapevamo questo in quanto i prodotti sono
forniti dal fornitore.
Se avessimo saputo questa informazione sicuramente l'avremmo avvisato.
Ti ringraziamo veramente per la tua segnalazione. "
E quindi mi corre l'obbligo di dirvi che, dopo aver acquistato un
toner e tentato di infilarlo nella stampante mi sono accorto che in
realtà un toner nella stampante c'era già.
Facciamo che io non dico nulla a nessuno di questa cosa e voi neanche, ok?
Ciao
Marco

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> Gentile Marco,
> In merito alla tua email, ti ringrazio per il tuo aggiornamento, ti comunico
> che il nostro Centro di distribuzione, su alcuni articoli non può aprire le
> confezioni, pertanto a volte si basano su ciò che viene magari indicato
> nella confezione.

Ma nella confezione non era specificato nulla del genere.
Quindi in base a cosa mi è stata data la conferma della non presenza del toner?

> Mi spiace del problema riscontrato.

A me di nuovo dispiace per i problemi di comunicazione che avete fra colleghi.
Infatti era già chiaro dall'inizio della conversazione che ho avuto
con voi il fatto che sulla confezione quell'informazione non c'era...

Mah
Ciao
Marco

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> Gentile Marco
> Sono davvero spiacente per il malinteso.

Non si tratta di un malinteso: avete comunicato in maniera chiarissima
e io ho capito perfettamente.
Solo che l'informazione era non veritiera. Così io ho dovuto
acquistare un altro toner.

> In seguito alla tua gentile e-mail, ti informo che il nostro centro di
> distribuzione potrebbe aver verificato queste informazioni tramite il
> fornitore o il produttore dell'articolo in questione

Ah, il vostro centro di distribuzione potrebbe aver verifiato queste
informazioni tramite il fornitore o il produttore dell'articolo.
E cioè il fornitore/produttore avrebbe detto "la cartuccia è assente"
quando invece è presente?
Mi sembra molto improbabile.

> desidero solo chiarire
> che il centro di distribuzione può effettuare una ricerca sugli articoli in
> vendita in più di un modo.

Un solo modo va benissimo. L'importante è che non si inventi informazioni false.
Ho ancora da capire, quella informazione, da dove è stata presa.

> Ti ricordo che se l'articolo non è di tuo gradimento, potrai restituire gli
> articoli ordinati o richiedere una sostituzione entro 30 giorni dalla
> consegna, come indicato nelle nostre politiche di reso:

Me l'avete già detto 4 volte, e 4 volte vi ho risposto che non mi conviene, e inoltre non vedo cosa c'entri il gradimento dell'articolo con ciò di cui stiamo parlando.
Suggerimento per l'azienda più attenta al cliente al mondo: evitate risposte standard fuori contesto. Se il cliente se ne accorge s'innervosisce.

Ciao
Marco

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Gentile Marco,
Mi spiace per i problemi che si sono presentati con il tuo ordine e con le incomprensioni ed informazioni errate che ti abbiamo fornito.
Ti posso confermare che facciamo sempre il possibile per far si che le informazioni presenti nel nostro sito siano sempre aggiornate e che tutte le informazioni , anche tecniche, siano presenti nella descrizione.
Confidando di farti cosa gradita, ti confermo che ho emesso per te un Buono Sconto del valore di EUR 5 direttamente nel tuo account.
[...]
Spero di averti aiutato.

------------

[...]

Mi è stato detto che non era presente nessun toner nella stampante che ho acquistato, e così ho speso inutilmente circa 65 euro per comprare un toner. Lo so che mi sarà utile per quando finirò l'inchiostro, ma io quando finisco l'inchiostro vado a farmi ricaricare il toner per 30 euro, non è che spendo 65 per comprare un toner nuovo (cosa che non è neanche ecologica). Quindi come contentino, il buono da 5 euro che mi avete regalato mi pare un po' poco...
Comunque chiudiamola pure qui.
Ciao
Marco

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Gentile Marco,
Sono davvero spiacente per l'inconveniente creato a causa di un errore involontario da parte nostra,
Mi dispiace davvero tanto non essere stati in grado di soddisfare le tue aspettative.
Spero che in futuro ci concederai l’opportunità di fornirti un buon servizio.
Ti ringrazio davvero tanto per la pazienza e la comprensione che hai mostrato.
Rinnovo ancora una volta le nostre più sentite scuse.
Colgo l'occasione per augurarti una buona giornata.

Rispondendo a questo breve quesito ci aiuterai a migliorare il nostro servizio. La tua opinione è molto importante per noi.

Ho risolto il tuo problema?
[Tasti "Sì" e "No"]

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Ok, ma mia opinioine è molto importante per voi, quindi visto che continuate a chiedermela ve la do, anche se in questo caso mi pare scontato.
Mi pare scontato perché mi sono già lamentato del problema che ho avuto e conseguente danno economico di alcune decine di euro, ho ricevuto da Amazon un buono (non un risarcimento) di 5 euro, e ho spiegato che ovviamente questo è piccolo rispetto al danno che ho subito.
E la vostra risposta qual è?
Le scuse.
Le scuse sono a buon mercato e non servono a restituirmi i soldi che per colpa vostra ho speso inutuilmente (e per favore adesso non ricominciate a parlare di reso perché vi ho già spiegato 4 volte che sarebbe per me un danno ancora maggiore).
Se davvero esiste una vostra volontà di dimostrare l'attenzione al cliente di cui Amazon sventola il primato, la risposta da dare non sono le scuse, ma un risarcimento adeguato, come ho spiegato nell'email precedente.
Altrimenti fate decisamente più bella figura a non rispondermi.
Ciao
Marco

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Gentile Marco,
in seguito alla tua ultima email, ho ricostruito la vicenda relativa alla stampante "HP MFP M125A LaserJet Pro" dell'ordine n. 402-7555140-9575565, per la quale in un primo momento ci avevi segnalato che era pervenuta priva di toner. Tale informazione era stata erroneamente confermata dal nostro Centro di distribuzione, e, successivamente, ci hai segnalato di aver invece constatato che il toner originale era già incluso nella stampante, avendo proceduto ad acquistare autonomamente ed installare una cartuccia di ricambio.
Per venire incontro alla tua richiesta e come gesto di assunzione della nostra quota di responsabilità dell'accaduto (dovuta alla informazione errata fornita dal nostro magazzino), ti confermo di aver emesso per te un ulteriore Buono Sconto del valore di EUR 20,00 direttamente nel tuo account.
L'importo complessivo del Buono Sconto sul tuo account è ora di EUR 25.00.
[...]
Ti ringrazio sin da ora per la tua comprensione.
Spero di averti aiutato.

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Bah, poteva andare peggio. Che fatica, però.

Consiglio finale:

esponi le tue ragioni anche quando dialoghi con le grandi aziende. Non sempre sono un muro di gomma totale, anche se all'inizio potrebbe sembrare.

Un saluto a te, caro lettore, dal Gentile Marco.

22 maggio 2015

Prostituzione: un non-lavoro degradante? E i disabili?

Ieri una mia FB-friend ha scritto questo post:

LA PROSTITUZIONE NON È UN LAVORO
"il lavoro, nella accezione più profonda è ciò che nobilita l'umano, che contribuisce a rendere questo mondo migliore".

Ho commentato in questo modo:

"Vallo a raccontare a un disabile che senza prostitute non scoperà mai"

È così iniziata una discussione su prostituzione e disabilità che mi dà occasione, copiando e incollando le mie risposte con qualche modifica, di affrontare diversi aspetti scoperchiati dalle varie obiezioni (anch'esse modificate nella forma per adattarle meglio all'articolo). Buona lettura, se ti va.

Ci sono molti i disabili che sanno fare l'amore con la loro donna in modo divino.

Ma infatti io non alludevo a quelli. Come si può capire dal mio breve commento, mi riferivo a un disabile che senza prostitute non scoperà mai.
Infatti è un dato di fatto l'esistenza di molte persone per le quali, a causa di una disabilità fisica o psichica o entrambe, inutile negarlo, l'unico modo di fare sesso è ingaggiare una prostituta.

Quindi ritengo che sia un gran bene, che sia giustissima e che sia bellissima la disponibilità delle prostitute che si dedicano ai disabili. Non mancano di rispetto al proprio corpo, ma al contrario agiscono con esso per una nobile causa. Quindi sì che è un lavoro, anche nell'accezione più profonda su citata.

In natura tutto funziona senza bisogno di soldi.

Beh, difficile stabilire il confine fra naturale e non naturale. Nella preistoria era assolutamente naturale fare sesso con una femmina della propria specie indipendentemente dal fatto che fosse consenziente. E il nostro DNA non è cambiato granché da allora. Questo non significa che in nome della natura io possa violentare una donna. In natura non esistono i soldi... ma questo non significa che non dobbiamo usarli. Così come un pacemaker, una carrozzina o Facebook.

Come fai ad essere certo che nella preistoria si faceva sesso senza consenso reciproco?

Quasi nessuna affermazione (adesso uso il quasi, così sono cauto) su ciò che non si esperisce direttamente descrive l'assoluta certezza, anche se espressa all'indicativo e senza l'impazzimento di tante parole attenuatrici. Ad esempio posso dire "Ho bevuto un bicchier d'acqua Sant'Anna" invece che dire "Ho bevuto un biccher d'acqua sant'Anna, a meno che qualcuno abbia a mia insaputa travasato su questa bottiglia con etichetta sant'Anna un'altra acqua che ha un sapore simile".
Se poi, senza parlare di certezza, mi chiedi cosa mi faccia pensare che in preistoria non si stesse tanto attenti al benestare della donna per decidere di fare sesso con lei, questa la mia risposta: lo deduco dal fatto che il cervello dell'ominide era meno capace di astrarre rispetto a quello dell'Homo Sapiens Sapiens e di conseguenza, se si va abbastanza indietro con l'evoluzione, si trova di sicuro un periodo in cui l'ominide non si rendeva conto che gli altri esseri potessero avere dei sentimenti da rispettare, o più semplicemente che gli altri esseri avessero dei sentimenti.


Perché ti occupi di questo? Come fai a conoscere le esigenze dei disabili ed entrare in risonanza con loro, visto che non sei un disabile?

Nel mio quotidiano adesso non sto entrando in risonanza coi disabili, perché non ne incontro spesso. Ma se acccade entro in risonanza con loro per lo stesso motivo per il quale con loro entra in risonanza chiunque. Per lo stesso motivo per il quale vedere una persona che soffre fa soffrire. Si tratta dell'empatia di cui è dotata ogni persona in una qualche misura, dovuta probabilmente ai neuroni specchio.
Fra l'altro non sto dicendo ai disabili come devono agire. Non ho mai detto "tutti i disabili devono servirsi di una prostituta", né "tutti i disabili devono scopare". Dico semplicemente che quelli che vogliono farlo devono averne la possibilità.
So per certo che esiste in molti disabili la frustrazione di non poter salire su un treno qualsiasi, così come quella di non poter andare in televisione a fare il mestiere del presentatore o del giornalista, etc etc, e il tutto a causa dell'arretratezza della nostra società. E fra quell'etc etc ci sta anche il non poter fare sesso. In questo caso, se vedo una donna che decide di fare il mestiere della prostituta eliminando per quanto possibile lo svantaggio che ha quel disabile, la mia reazione non è dire non è dire "la prostituzione non è un mestiere", ma anzi dire "grazie per quello che fai, la tua attività migliora questo mondo".
Credo di poterlo dire anche senza bisogno di un grande lavoro di immedesimazione, così come posso capire che è una bella cosa dare da mangiare a un affamato senza che necessariamente io debba fare tre giorni di digiuno. Ma dovendo proprio immedesimarmi, credo che se avessi una disabilità tale da mettermi in condizioni di abbassare drasticamente la mia possibilità di sedurre una donna sì, come sarei disposto a spendere soldi es. per una buona carrozzina, per un buon autoveicolo per disabili, sarei disposto a spenderli per una bella, buona e santa ragazza che mette il proprio corpo a mia disposizione per una funzione biologica prevista nel DNA di ognuno di noi.


Non credi che gli handicap siano dovuti al malessere umano tramandato di generazione in generazione, e agli stili di vita dissociati dall'armonia universale?

Può essere. E non è in contraddizione con ciò che ho detto

Cosa ti fa pensare che ai disabili giovi il sesso a pagamento?

Non penso questo in particolare. Penso più semplicemente che ai disabili, come a chiunque altro, giovi il sesso, perché è una delle nostre funzioni fisiologiche, la cui presenza o l'assenza del quale fa per questo motivo una grande differenza nel benessere di tutte le persone, disabili e non. Quindi il fatto che un disabile che non può fare sesso gratuitamente come noi (e ripeto, ce ne sono, inutile negarlo) possa avere la possibilità di accedere a questa funzione pagando, e il fatto che una donna svolga un mestiere che consiste nell'aiutarlo, facciamolo decidere a questo disabile e a questa donna.
 

Come puoi sentirti titolato a dire tutto questo? Tu non sei una donna!

Non è questione di essere uomo o donna. Il discorso è valido anche a sessi invertiti.


Ma esistono drammi ben più brutti di non poter fare sesso!

Chiaramente. E ciò non contraddice nulla di ciò che ho detto. Il benaltrismo sta a zero.
Il fatto che esistano cose peggiori non significa che quello di cui stiamo parlando non sia un problema. Mi viene da ribadire con altre parole il concetto che ho espresso all'inizio: si sopporta sempre bene il disagio, quando è degli altri.

E perché sei così sicuro che la sessualità sia un bisogno fondamentale di tutti?

Ecco i motivi che mi inducono a pensare che l'esercizio della sessualità sia un bisogno fondamentale dell'essere umano, nel senso che è parte integrante della sua salute psicofisica, così come di quello dei nostri cugini e antenati animali:

- abbiamo degli organi deputati a fare sesso

- abbiamo un sistema ormonale che ci fa venier la voglia di fare sesso

- abbiamo un cervello che, in particoloare grazie al senso della vista, ci fa sentire attratti da determinati individui e ci fa venire voglia di fare sesso con loro

- il sesso è una delle cose che emoziona di più

- un individuo che non fa sesso di solito non vi rinuncia per scelta, ma perché vi è impossibilitato

- un individuo impossibilitato a fare sesso si sente solitamente frustrato

Ma a differenza degli altri animali noi possiamo pensare, ragionare, scegliere! E i nostri pensieri e le nostre azioni hanno conseguenze nella nostra vita emotiva!

Verissimo. E non vedo conseguenze negative nella possibilità che ho auspicato. Vedo anzi conseguenze negative nel caso questa possibilità non ci sia, e cioè una società che non tiene conto di un bisogno.

Ma l'umanità ha bisogno di amore autentico!

Certo. La cosa migliore è l'amore autentico. Molto meglio fare sesso all'interno di un rapporto di coppia in cui c'è amore.
Ed è anche molto meglio fare un sacco di cose con amore: lavare i panni con amore, lavorare con amore, mangiare con amore... Senz'altro fare queste cose senza amore è peggio. Ma è sempre meglio che non farle (tutto questo sottintendendo che una prostituta faccia sesso in maniera totalmente asettica, escludendo che possa farlo con piacere ed amore, il che non è affatto scontato).
Fai più del bene a un senza tetto se lo inviti a pranzo facendogli sentire il calore umano, conversando con lui e trattandolo come uno di famiglia o se gli dai un panino mentre è per strada dicendogli "tieni" per poi andartene subito? Sicuramente per lui è più bello essere invitati a pranzo e sentire il calore umano. Ma questo non significa che sia brutto dargli un panino per strada. Se gli dai un panino, intanto il suo stomaco è più pieno; intanto ha avuto il piacere di incontrare una persona che, pur frettolosa, ha deciso di aiutarlo; intanto è più contento che se non ti avesse incontrato.
Analogamente io non ho il potere di fare in modo che tutti i disabili impossibilitati a sedurre una donna godano di quella splendida cosa che è l'amore autentico. Sarebbe bellissimo, ma è impossibile. Forse in futuro la nostra società sarà così evoluta che tutti i disabili avranno un life coach o maestro spirituale che insegna loro a relazionarsi con gli altri, a far innamorare qualcuno/a e a ottenere l'amore vero, o a dimostrare loro come anche senza sesso esista la possiblità di sentirsi completi e felici. Ma al momento non è così, e di sicuro non sarà così per molti altri decenni di sicuro.
Lo so che di base è potenzialmente diseducativo per l'evoluzione personale di una persona fare sesso a pagamento, perché può distogliere dalla ricerca dell'amore autentico. Così com'è diseducativo indurre un adolescente a fumare e ubriacarsi, perché c'è pericolo che si abitui a farlo e in futuro non resca a divertirsi senza bere alcolici e fumare. Ma questo non vale sempre. Tutto dipende dal contesto. Se un novantenne enfisematoso con la terza elementare, e una iniziale demenza che non sa nulla di evoluzione personale e anzi non sa neanche cosa sia mi spiega che fumare una sigaretta al giorno è una delle poche soddisfazioni che gli sono rimaste, io quella sigaretta gliela do.

Giustificare i mezzi per il fine sostiene le atrocità.

Solo se i mezzi sono atroci. Non mi pare che questo sia il caso, e non mi parrà questo il caso finché qualcuno non mi dimostrerà il contrario.

Nei paesi in cui la prostituzione è legalizzata c'è comunque malessere, e le statistiche dicono che c'è comunque una elevata dipendenza da farmaci, elevato uso di alcool e droga, violenza ecc

Quest'affermazione è troppo generica per avere una rilevanza statistica. E anche se ce l'avesse, il fatto che legalizzare la prostituzione non diminuisce la dipendenza da farmaci, alcool, droga, non faccia diminuire la violenza o non curi il diabete non significa che sia sbagliato, visto che lo scopo della legalizzazione della prostituzione è un altro, e cioè eliminare un divieto non giustificato.
Qualche altra parola sull'ordinamento giuridico: anche al di là delle argomentazioni sopra citate (compresa la solidarietà verso i disabili), le leggi servono a ottenere dei risultati, non per affermare la propria ideologia o perché siamo convinti delle proprie teorie educative. Sono favorevole alla legalizzazione della prostituzione come alla legalizzazione della marijuana perché di fatto i prodotti e i servizi con molta richiesta altrimenti vanno a ingrassare la criminalità organizzata, che li distribuisce in forma incontrollata e quindi ancora più nociva. Si può parlare e discutere quanto si vuole; la ragione non è dalla parte mia o tua, ma dalla parte dei fatti. Ed è giusto che il metro di misura che guida il legislatore siano i fatti. Cosa che ahimè troppo spesso non accade.

La prostituzione va sempre a braccetto coi mercati dell'abuso, della violenza, della prepotenza.

No. Non sempre. Tutto questo non c'entra con la fattispecie che stiamo discutendo. Gli abusi sono un'altra cosa. Dietro al mondo della prostituzione certo che ci sono prostitute abusate (così come ci sono lavoratori abusati fra quelli che raccolgono i pomodori, senza che nessuno affermi che "raccogliere pomodori non è un lavoro"). Ma ci sono anche prostitute che fanno questo lavoro per scelta e a loro va benissimo così. E ai loro clienti anche. Intervenire col braccio armato della legge per impedire a delle persone adulte di mettere in atto questa scelta, questo sì che è abuso.

Ma anche la ragazza che dice "ho scelto io di farlo" vai tu a sapere cosa davvero l'ha portata a prostituirsi...

Dipende da qual è la cultura in cui si trova immersa una ragazza. Se so che una prostituta di oggi era inizialmente una suora di clausura, sono portato a pensare "chissà che stravolgimenti ci sono stati nella sua testa per fare questo cambiamento... chissà che pseudo-ribellione avrà pensato di attuare, chissà com'è in subbuglio la sua anima... chissà se si rende davvero conto di ciò che sta facendo".
Se invece una ragazza che si prostituisce per scelta viene ad es. da un paese africano, nel quale ogni donna ha in media 2 rapporti sessuali al giorno con uomini diversi (cosa raccontatami da un missionario che è stato in Africa) non ho problemi a immaginare che per lei non sia un problema.
Ci sono storiacce nel passato di metalmeccanici, fornai, insegnanti di cultura fisica, psicologi, e ci sono metalmeccanici, fornai, insegnanti di cultura fisica, psicologi felici.
Sì, lo so che nel caso di una prostituta es. italiana è molto facile che la sua storia psico-sociale sia una storiaccia. Ma non è detto. Inoltre non bisogna confondere la causa per la conseguenza. Se si scopre che la maggior parte di persone che si veste di verde lo fa perché inconsciamente sta cercando di far pace con lo zio paterno con cui ha litigato, non è che i problemi sociali legati ai litigi con lo zio paterno si risolvono consigliando alla gente di non vestirsi di verde, visto che di per sé vestirsi di verde non è il problema.
La prostituzione è qualcosa di cui tutti vorrebbero non ci fosse bisogno. Ma per adesso non è così. Quindi per adesso evviva le prostitute.

Ricorso al Garante per la Privacy: costoso. Ma la segnalazione (anche per mail) è gratis

Nei primi anni 2000 conobbi un gruppo di discussione che parlava di come fare ricorso al garante per la Privacy (allora Stefano Rodotà).
Parlavamo quasi esclusivamente di ricorsi fatti in seguito a spam via email. Funzionava così: bisognava

- Scovare la sede legale del mittente dell'email
- Inviargli una raccomandata con la richiesta di conoscere come aveva avuto l'indirizzo email, quali fossero le modalità di trattamento del dato personale, e altri dati che la legge obbliga in questo caso a fornire
- Aspettare 10-15 giorni: se entro quella data si riceveva una risposta soddisfacente, non si poteva fare nulla
- In caso di mancata risposta o risposta non soddisfacente, ricorso al Garante, che al tempo costava 25 euro
- Il Garante, verificato l'accaduto, stabiliva un rimborso spese forfettario di 500 euro o un compenso minore nel caso riconoscesse delle attenuanti per lo spammer

Il forum ebbe un discreto successo, nel senso che qualche decina di persone si erano messe a studiare come fare ricorso, farsi dare consigli su come ovviare ad alcuni intoppi, e soprattuto a mettere in pratica la cosa, ottenendo spesso il rimborso.

Ma a un certo punto forse il Garante si stufò di lavorare così tanto per un gruppo di ragazzetti che volevano insegnare l'educazione e la legalità a degli "imprenditori" (l'ho virgolettato perché uno che fa spam lo chiamerei al massimo imprenditorucolo). E così decise di metterci i bastoni fra le ruote: alzò il prezzo del ricorso a 250 euro e stabilì l'obbligo di servirsi di un avvocato. In compenso stabilì che il rimborso forfettario in caso di vittoria sarebbe stato di 1000 euro.

Inoltre i ricorsi iniziarono ad avere esiti sempre meno a favore dei ricorrenti, e così in tanti, me compreso, decisero che non avrebbero mai più fatto ricorso al Garante della Privacy, salvo magari i casi in cui lo spammer si rivela un multi-recidivo super-rompi mastodontico.

Quindi?

Le tendenze del Garante di oggi non le conosco. Può darsi che il calo di ricorsi lo abbia di nuovo indotto ad agire in modo giusto, e cioè dare ragione ai ricorrenti quando ce l'hanno.

Quanto al regolamento su cosa è possibile fare, è riportato alla pagina http://www.garanteprivacy.it/home/footer/contatti.

...Dove si vede, fra l'altro, una pratica alternativa al ricorso, decisamente più veloce, gratuita e poco dispendiosa in termini di tempo. No, non il "reclamo", che costa 150 euro (!), ma la semplice segnalazione.

Sul sito c'è scritto che va inviata a

Garante per la protezione dei dati personali
Piazza di Monte Citorio, 121
00186 Roma

...Ma si può anche eseguire l'invio via email. Lo so perché l'ho chiesto scrivendo un'email all'ufficio del Garante (urp@gpdp.it), e ottenendo la seguente risposta:

Gentile Utente,
con riferimento alla Sua e-mail del 29 marzo u.s., La presente per fornire un riscontro affermativo al Suo quesito.
Gli indirizzi di posta elettronica adibiti alla ricezione di segnalazioni sono i medesimi da Lei rinvenuti all'interno del seguente link:
http://www.garanteprivacy.it/home/footer/contatti
L’Ufficio relazioni con il pubblico resta a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.
Garante per la protezione dei dati personali

Per eseguire la segnalazione non c'è bisogno di particolari formalità. Basta descrivere i fatti avvenuti con la maggiore precisione possibile.
Io l'ho fatto e, pur non avendo la possibilità di conoscere gli eventuali provvedimenti che il Garante prende nei confronti dell'azienda comportatasi illegalmente, almeno ho ricevuto una risposta del tipo "Grazie, provvederemo". Speriamo bene, ché sperare non costa nulla...

18 maggio 2015

Liberazione di animali da allevamenti intensivi: la mia risposta a chi parla di vigliaccheria

Poco fa sul blog "In difesa della sperimentazione animale" ho letto l'articolo "Donare il 5×1000 per finanziare Reati".

Parlando dei ragazzi dell'associazione no-profit Essere Animali che hanno liberato alcuni animali dagli allevamento intensivi, l'autore sostiene che si tratti di vigliacchi e di sbruffoni in quanto dicono di fare disobbedienza civile e al contempo attuano strategie per "sottrarsi alle loro responsabilità", dove secondo l'autore "sottrarsi alle proprie responsabilità" significa cercare di non avere conseguenze legali. La giustificazione di queste affermazioni è che questi ragazzi rubano o dichiarano di rubare non più di 2 animali per volta (così facendo non si incorre nel reato di furto aggravato), e che le loro fotografie non mostrano inequivocabilmente il luogo dove è avvenuto il furto. L'autore sostiene inoltre che agiscano a volto scoperto per esibizionismo.

Non sono per nulla d'accordo con quanto affermato in questo articolo, ed ecco perché...

Riguardo la disobbedienza civile, l'autore dell'articolo suddetto cita l'esempio del filosofo statunitense Thoreau, che scrisse il saggio "Disobbedienza civile" mentre si trovava dietro le sbarre. Si può anche citare un esempio italiano, quello dei Radicali, che hanno fatto disobbedienza civile ai massimi livelli: commettevano il reato pubblicamente per farsi arrestare, con l'intenzione di essere processati, dichiararsi colpevoli ed essere condannati, e denunciavano le Forze dell'Ordine se queste facevano evidentemente finta di nulla e omettevano di arrestarli.
Ma una manifestazione non ha bisogno di essere così estrema per chiamarsi "disobbedienza civile", almeno stando alla semplice definizione che ho trovato su Treccani.it: "Il rifiuto da parte di un gruppo di cittadini organizzati di obbedire a una legge giudicata iniqua, attuato attraverso pubbliche manifestazioni". Non c'è alcun cenno sulla presenza o meno di strategie per tutelarsi da conseguenze giudiziarie.
Entrambe le forme di disobbedienza civile hanno un senso. Se il disobbediente è abbastanza famoso, anche farsi arrestare e processare può avere una efficacia divulgativa per via della risonanza mediatica che il processo potrebbe avere.
In caso contrario, farsi arrestare, processare e condannare potrebbe portare a conseguenze indesiderate, come andare in carcere, dover pagare le spese giudiziarie con soldi che potrebbero essere destinati a quella che il disobbediente ritiene essere una buona causa, avere più difficoltà in futuro a compiere lo stesso atto di disobbedienza civile e dunque una minore possibilità di diffusione delle proprie idee.

Sul concetto di responsabilità, aggiorno questo articolo dopo aver letto le parole di un commentatore che ha scritto "altrimenti non è molto diverso dai no expo che hanno distrutto milano o gli ultra olandesi che hanno rovinato roma, in entrambi i casi la disobbedienza veniva dal fatto che erano sicuri di non avere ripercussioni". Si tratta di un paragone niente affatto calzante, visto che quei vandali non erano intenzionati a mandare un messaggio sul miglioramento di un'istituzione, e la loro quindi non era disobbedienza civile. Per capire meglio può essere invece utile pensare a uno scenario della vecchia Cecoslovacchia, al tempo in cui vigevano leggi ingiustamente super-restrittive sugli espatri, e immaginare a un cittadino che aiuta un suo amico a fuggire e che poi di notte, senza farsi vedere, appende uno striscione in una strada trafficata con scritto "Ho aiutato [nome amico] a scappare da questa nazione che opprime i suoi cittadini. Viva la libertà e la democrazia!". Cos'ha fatto? Ha fatto disobbedienza civile. Crede di avere la responsabilità di quello che ha fatto? Certo. Lo rivela alle autorità? No. Quest'uomo, dopo aver fatto un'azione buona e aver lanciato un messaggio significativo, non vuole aggiungere inutilmente conseguenze nefaste per sé stesso e per la propria famiglia andandosene in carcere (cosa prevista dalla legge, ma ingiusta). Ciò non sarebbe responsabile, ma solo stupido.
"Prendersi la responsabilità" suona bene a livello retorico, ma in realtà è un'espressione ambigua. Quando si è commessa un'azione, non c'è bisogno di "prendersi" la responsabilità, visto che la responsabilità la si ha, punto. Poi bisogna vedere se si ha l'intenzione di farsi giudicare e punire per quell'azione, ciò che non è collegato univocamente con la propria integrità morale e con la propria coerenza.

Quanto a "vigliacchi", termine che fa riferimento a un aspetto etico, non credo sia sufficiente sottrarsi alle conseguenze giuridiche di un reato che si è commesso, per essere meritevoli di questo appellativo. Il diritto è una cosa, l'etica un'altra. Chiamando una persona "vigliacca" si sottintende che si stia sottraendo alle conseguenze di una sua azione *eticamente* inaccettabile. Cosa questi furti non sono, almeno secondo la buona fede di questi ragazzi.

In fine, mostrarsi a volto scoperto non credo significhi in questo caso esibizionismo, ma volontà di mostrare che non ci si deve vergognare di remare contro un sistema consolidato e bisogna anzi andarne orgogliosi. Inoltre mostrarsi a volto scoperto serve a creare una maggiore attrattività agli occhi dei naviganti affinché seguano più volentieri queste notizie, con conseguente maggiore loro diffusione.
Per lo stesso motivo gli articoli di giornale sono affiancati da delle foto, gli studi dei telegiornali fanno collegamenti con gli inviati sui luoghi dov'è successo un fatto.
Potrebbero essere date le stesse notizie e con gli stessi dettagli anche senza immagini, che però hanno un importante ruolo estetico, fondamentale nella comunicazione.

16 maggio 2015

iWeb Partners, sedicenti partner di Google: ecco com'è andata

È arrivato il momento di scrivere seguito di questo articolo, che stava diventando assai lungo e in cui rischiavo di andare troppo fuori tema, visto che era nato come dedicato, in generale, alle aziende che si classificano come partner di Google.

Prima di tutto ti ricordo che, quando ricevi una chiamata pubblicitaria, per farti un'idea almeno iniziale sull'affidabilità di chi ti chiama puoi inserire il numero di telefono del chiamante nel form del sito Tellows, di cui ho parlato qui. Cosa che, lo ammetto, mi sono ricordato di fare solo pochi minuti fa. Scoprendo che tante persone la pensano come me: vedi specifica ricerca sul numero da cui ho ricevuto le chiamate di cui sto per parlarti.

Orsù raccontiamo, anzi finiamo di raccontare (la prima parte, come dicevo, è nel precedente articolo) com'è andata specificamente con l'azienda iWeb Partners, che mi ha contattato il 4 maggio scorso per propormi i suoi servizi, senza che io, iscritto da anni al Registro Pubblico delle Opposizioni, abbia dato a loro il consenso per chiamate pubblicitarie, e senza poter sapere chi avrebbe dato loro legalmente il mio numero, dovendomi io accontentare, secondo il loro avvocato, di sentirmi dire "È tutto legale".

Come te lo racconto? Intanto copiando e incollando qui di seguito l'email che ho inviato loro il giorno successivo. Buona lettura.

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Ieri 4 maggio 2015 ho ricevuto al mio numero di cellulare [.......], iscritto da anni al Registro Pubblico delle Opposizioni, varie telefonate promozionali dal vostro numero telefonico 0687811171. Infatti sono stato chiamato sia da un ragazzo che si è qualificato come vostro impiegato, e poi con una signora che si è qualificata come Emilia.

Parlando con quest’ultima ho chiesto da dove avete preso il mio numero di telefono, visto che sono iscritto da anni al Registro delle Opposizioni, e visto che non vi ho mai dato dato l’autorizzazione a chiamarmi con fini pubblicitari. Mi ha risposto che avete il mio numero in quanto avete acquistato da terzi una lista di numeri di telefono; siccome non ricordo di aver autorizzato nessuno a cedere il mio numero a terzi per fini pubblicitari, ho chiesto chi vi ha venduto questa lista che comprendeva tale mio numero di telefono. Mi ha risposto che mi avrebbe richiamato l’indomani mattina per farmi avere una risposta, cosa che non è accaduta.

Nel pomeriggio di oggi 5 maggio ho ricevuto una nuova telefonata promozionale in cui cui la signora qualificatasi come Emilia mi parla dei servizi della vostra azienda. Le ho quindi ricordato che sono ancora in attesa di una risposta alla mia domanda: chi vi ha dato il mio numero? Mi ha risposto che, dopo essersi consultata con l’avvocato dell’azienda, il direttivo dell’azienda ha deciso che, per questioni di privacy, non può rivelarmi chi vi ha dato il mio numero.

Le ho risposto che invece è proprio per rispettare la legge sulla privacy che voi dovete venire incontro alla mia richiesta di sapere chi vi ha dato il mio numero. Dopo questa mia affermazione, mi ha salutato dicendo che non ha più nulla da dirmi.

È ormai noto che per raccogliere liste di persone da chiamare per fini promozionali non è adeguato l’elenco telefonico né altri elenchi cartacei tipo “Paginegialle”, né elenchi online come ad es. www.elenchitelefonici.it, perché non si tratta di elenchi che per la legge sono considerati “pubblici” e quindi il fatto che un numero sia contenuto in questo tipo di elenchi non autorizza di per sé a usare quel numero per telefonate promozionali. Per questo motivo chi deve chiamare per pubblicità spesso ricorre all’acquisto di quelle che vengono vendute da terzi come liste di potenziali clienti, ed è il vostro caso, stando a quanto dettomi dalla signora qualificatasi come Emilia.

E siccome tale signora si è rifiutata di dare una risposta esauriente alla mia legittima domanda su chi vi abbia fornito la lista in cui è presente il mio numero di telefono, allora a questo punto non accetto più da parte vostra una comunicazione telefonica: accetto solo risposte via email all’indirizzo marcomalatesta@marcomalatesta.com o via lettera cartacea al seguente indirizzo:

[mio indirizzo civico]

Come preannunciato prima di concludere la telefonata con la signora suddetta, ve lo chiedo adesso per iscritto (per brevità lo faccio per adesso via email, ma ho intenzione di procedere via raccomandata nelle prossime ore):

così come la legge sulla privacy vi obbliga su mia richiesta, venite incontro a tutte le mie seguenti domande e richieste:

1) Mettetemi a conoscenza della persona fisica o giuridica che vi ha fornito il mio numero di telefono.

2) Qual è lo scopo del trattamento del suddetto mio dato personale?

3) In che modo viene eseguito tale trattamento?

4) Quale logica applicate a tale trattamento effettuato con strumenti elettronici (computer, agende elettroniche, etc)?

5) Chi è il titolare di tale trattamento? Fornitemi gli estremi identificativi di questa persona, giuridica o fisica, che tratta il suddetto dato personale.

6) Chi sono le persone a cui, secondo quanto era scritto fin ora nei vostri archivi, può essere comunicato il mio suddetto dato, o che lo possono venire a conoscere essendo responsabili o incaricati o di rappresentanti designati nel territorio dello Stato Italiano?


7) Quali sono gli estremi identificativi del rappresentante del titolare del trattamento nel territorio dello Stato?

8) Da questo momento cancellate ogni mio dato personale da ogni vostro archivio e inviatemi conferma di tale cancellazione, nonché la conferma del fatto che avete comunicato a tutte le persone in possesso dei miei dati l’ordine di cancellarli. L’unica eccezione in merito sono le comunicazioni via email o cartacee (e non telefoniche) che riterrete opportuno fare per venire incontro alle domande e richieste suddette.


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Ad oggi, 10 giorni dopo, nessuna risposta. Quindi cosa faccio, adesso? Invio la raccomandata, come preannunciato? Non sono più sicuro di volerlo fare, dopo le informazioni arrivatemi da un lettore che dopo aver letto il mio articolo mi ha contattato. Abbiamo avuto qualche scambio di email su cosa avrei dovuto pubblicare e cosa no, e alla fine mi ha autorizzato a scrivere il racconto seguente. Buona lettura.

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[...] Sto valutando se dare mandato all'avvocato nei confronti della iWeb Partners, società che sembri sia di albanesi residenti a Roma e con operatività in Albania.

Nel febbraio di quest'anno veniamo contattati telefonicamente dalla iWeb Partners srl di Roma, per la proposta di una offerta per l'inserimento su Google nella prima pagina.
Ci suggeriscono di visitare il loro sito e ci indicano degli esempi dei loro risultati, nello specifico il primo posto di un ristorante nella ricerca “ristoranti roma” su Google. Il che è interessante; chiediamo un giorno per pensarci, visto che la spesa è di € 299,00 + IVA. Loro insistono nell'essere celeri nella risposta, perché possono inserire un solo cliente per zona e quindi la nostra offerta potrebbe essere presa da altri. La cosa sembra interessante ed è una questione su cui volevamo puntare (il sito è ben fatto e dicono di essere di Roma), chiediamo quindi un giorno per pensarci.

Veniamo richiamati il giorno dopo alla stessa ora, dalla stessa signorina del giorno prima (con accento decisamente straniero). Sul fatto che la persona fosse straniera e la società romana, non abbiamo dato alcun peso, per il semplice fatto che ormai tutti si appoggiano a call center esterni per contattare clienti e fare proposte.
Ci dicono che saremo contattati al più presto da un tecnico per discutere delle nostre esigenze, dare i dati del nostro sito che vogliamo inserire e soprattutto le voci di ricerca Google per le quali vogliamo comparire in prima pagina.
Viene fatto un contratto con registrazione telefonica (come avviene per le compagnie telefoniche), e mi viene garantito che riceverò al più presto un contratto scritto, dove poter leggere tutto e confermare.

Da quel giorno non veniamo più contattati da nessuno, fino a che, circa un mese dopo, riceviamo il contratto che parla di pagamento entro 30 giorni dall'ordine verbale; eravamo quindi prossimi alla scadenza.
La precisione nel contattare esattamente il giorno dopo quando ancora non era stato fatto il contratto, e la mancanza della chiamata del tecnico quando invece si trattava di impostare il loro lavoro, nonché la presentazione del contratto a ridosso della scadenza del pagamento da fare, ci fa inalberare e insospettire.

Telefono al ristorante di cui mi fecero nome, parlo con chi si interessa di marketing interno e mi dicono che non sanno nulla di questa società, perché il sito è affidato ad altri.
Telefono quindi al numero di Roma presente sul sito, convinto di parlare con almeno un tecnico e chiarire alcune cose. Mi sento rispondere da voci uguali a quelle del call center.

A quel punto mi chiedo chi sia questa società con sede a Roma. Chiedo di parlare con un responsabile o col tecnico incaricato del posizionamento, colui che avrebbe dovuto chiamarmi e prendere i dati e le voci che mi interessavano; mi viene passata un'altra donna con voce straniera che mi dice che è lei... Le chiedo di dov'è e da dove mi parla. Risponde che è albanese e vive a Roma.

Mi viene detto che devo pagare perché loro hanno già cominciato a lavorare per noi. Faccio presente che non capisco su cosa abbiano lavorato se nessuno mi ha mai chiamato per conoscere le chiavi di ricerca che ci interessavano e i dati del sito da posizionare!

Rimaniamo d'accordo che la signorina presentatasi come direttrice del marketing, mi manderà un'email con alcune referenze di clienti da poter contattare per informarmi sul buon lavoro svolto per loro da iWeb Partners. Ricevo qualche giorno dopo l'email... analizzando la quale scopro che proviene dall'Albania!

Qualche giorno dopo veniamo chiamati dallo staff di iWeb Partners loro (sempre le solite signorine). Mi dicono che hanno ricevuto i dati da Google che attendevano e che possono lavorare per noi; spiego loro che ho inviato da qualche giorno la lettera di recesso.
Pochi giorni dopo ci giunge la loro fattura che richiede il pagamento, emessa il giorno dopo la telefonata.

Non è nostra intenzione pagare perché siamo ormai sospettosi avendo visto poca chiarezza e serietà.
In seguito veniamo richiamati per sapere se mi fosse arrivato il pin di Google. No, non era arrivato.
Discuto con loro riguardo la fattura emessa e il preteso pagamento. Nonostante le mie rimostranze mi dicono che per la disdetta avevo 7 giorni di tempo dal verbale telefonico e non dall'arrivo del contratto cartaceo (quindi secondo loro io dovrei pagare senza contratto scritto). Ho la forte sensazione che questi signori siano ben preparati sull'argomento tempistiche, e cioè pronti a dare la suddetta risposta alla prima contestazione. Mi avvisano che daranno mandato ad un legale se mancherò di pagare.

Dopo qualche giorno arriva una busta da Google col famoso pin di cui ci avevano parlato telefonicamente.

A questo punto ci è sorto un dubbio, se ci fosse malafede o solamente scarsa professionalità; decido di dare ancora una chance e valutare, cioè rivedere i nominativi dei presunti clienti soddisfatti che mi erano stati indicati per dimostrare la bontà del loro lavoro.
Due di questi casi sono irrilevanti, in quanto si trovano in comuni con basssa densità abitativa (neanche mezzo quartiere di Roma). L'altro caso è di un'attività di Milano, che mi pare utile da analizzare: ha sede in una zona ad alta densità di popolazione ed ha una folta concorrenza, proprio come la nostra azienda. 

Faccio una ricerca su Google con le chiavi di ricerca che mi aveva indicato lo staff di iWeb Partners per quest'azienda, e scopro che essa non compare neanche fra i risultati della prima pagina.
Decido quindi di telefonare a questo loro cliente, come da loro consigliato, e riesco a parlare col diretto interessato. Mi risponde che si accorge solo ora che la sua attività non compare più sulla prima pagina di Google, dice che non è soddisfatto e che quando la sua attività era ben indicizzata, ciò era dovuto non esclusivamente al lavoro di iWeb partners, ma anche ad altri motivi.

Giungiamo entrambi alla conclusione (da inesperti del settore, ma usando la logica), che lo staff di iWeb Partners ottiene una buona indicizzazione del cliente all'inizio, subito dopo aver inserito i dati su Google My Businness (la cui iscrizione è gratuita); non fanno altro lavoro aggiuntivo che possa garantire il mantenimento della posizione, e infatti il sito perde posizioni man mano che i concorrenti fanno (o si fanno fare) la stessa semplice iscrizione. Tant'è vero che iWeb Partners da pochi giorni mi ha indicato questo suo cliente, e ha già perso il risultato ottenuto!

Tutto sembra confermare il mio sospetto secondo cui quei link erano specchietti per le allodole, e fatti anche male: di tre clienti presentati come casi di successo, uno non è più primo su Google e gli altri due sono irrilevanti per via di una utenza non paragonabile a quella di Roma. Tutto conferma
la scarsa professionalità dei "tecnici", che non sanno garantire il primo posto, se non per attività con bassa utenza, in città piccole.


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Nota: conservo i messaggi della persona che mi ha raccontato quanto sopra per poter dimostrare che non mi sono inventato tutto al fine di generare nei miei lettori suggestioni di sfiducia nei confronti di iWeb Partners.
Certo mi corre l'obbligo di dire che non conoscendone il mittente non posso sapere se si tratta di un'invenzione o della verità. La cosa di cui sono certo e che posso tranquillamente dire è che iWeb Partners con me si è comportata in maniera scorretta e illegale.

Aggiornamento del 28.09.2015: Avendo io partecipato alla discussione su Google Gruppi intitolata "Truffa da parte di Agenzia Web Marketing iwebpartners.it" , fra le varie notifiche dei nuovi messaggi che ho ricevuto, quella di poche ore fa è particolarmente divertente, se si pensa che è stato appunto inviato in una discussione sul fatto che iWeb Partners sia o no un'azienda truffatrice. Trattasi di un messaggio spam e che vedo è stato subito cancellato. Lo riporto di seguito perché merita davvero. Anzi, per la verità i messaggi sono due, entrambi di un sedicente "Matteo Dan".
Primo messaggio:

ciao

Secondo messaggio (incollo qui sotto senza correggere nulla, dato che non merita alcuna pietà):

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Sì, lo sapevo che certa gente non conosce vergogna. Ma non mi ci sono ancora abituato.

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