31 maggio 2016

Scoprire la data di pubblicazione di una pagina web

Data pubblicazione post
In molti casi in cui cerchi sul Internet notizie o istruzioni, etc, è utile conoscere la data in cui è stato messo online quell'articolo o quella pagina: pensa che differenza può esserci fra sapere che risalga a un mese fa o a 10 anni fa un'affermazione del tipo "Ad oggi non sono noti rimedi per questa patologia", oppure "La legge prevede che...", oppure "Per creare un Like box di Facebook segui queste istruzioni", sapendo che la scienza, la legislazione e Facebook cambiano di continuo.

Fra l'altro alcuni blogger omettono volutamente la data di pubblicazione dei post, perché in questo modo, se un visitatore guarda un articolo vecchio, non può dire "Beh, ma chissà se le cose affermate qui valgano ancora"; inoltre, se non pullica articoli da molto tempo, guardando la home page sarebbe bruttino che il visitatore pensasse "Ah, questo blog è stato abbandonato / non viene aggiornato con grande cura".

E allora come si fa a vedere la data di un post o di una qualsiasi pagina Internet? (diamine, sto tergiversando che sembro Aranzulla... stai a vedere che vado in prima pagina della serp del Gugolone)

Fai così:

1)

Evidenzia col mouse un bel po' di scritte dell'articolo, per assicurarti - o quasi - che quella sequenza di caratteri esista solo in quella pagina e in nessun'altra.

2)

Copia negli appunti tali scritte (con CTRL + C se usi Windows) e incollale, racchiuse fra virgolette, sulla casella di ricerca di Google (sulla pagina di Google oppure nella casella in alto a destra del tuo browser, se Google è il motore di ricerca predefinito per quel browser).

3)

Nel risultato della ricerca comparirà la pagina su cui stai indagando. L'anteprima potrebbe iniziare oppure no con la data di pubblicazione

4)

Se non visualizzi la data di pubblicazione, nella barra degli indirizzi del browser, senza cancellare la lunga URL che c'è già, alla fine di questa stringa aggiungi (senza spazi) la segente stringa:

&as_qdr=y15

e poi premi "INVIO".

Vedrai comparire una nuova serp (cioè pagina dei risultati di ricerca), nella quale le anteprime sono tutte precedute dalla data di pubblicazione delle pagine.

Nota: prima ho detto "per assicurarti - o quasi - che quella sequenza di caratteri esista solo in quella pagina e in nessun'altra". Perché "quasi" ? Beh, perché a volte più siti internet hanno contenuti identici (i contenuti sono stati copiati e incollati, legalmente o illegalmente).

Ecco che questa tecnica serve anche per vedere chi per primo ha pubblicato uno scritto.

Se i risultati della ricerca sono talmente tanti da rendere troppo lunga la ricerca del sito su cui stavi indagando, puoi aggiungere, nella casella del motore di ricerca, uno spazio e poi di seguito il dominio del sito in questione.
Se invece l'indagine è finalizzata a capire chi per primo ha pubblicato quello scritto, puoi raffinare la ricerca in quest'altro modo: dopo aver eseguito la ricerca semplice, nella pagina della serp clicca in alto su

Strumenti di ricerca --> Qualsiasi data

e scegli date sempre più indietro nel tempo: troverai probabilmente sempre meno risultati, fino a trovarne solo uno, quello, appunto, relativo al sito in cui quel contenuto è stato per la prima volta pubblicato (in realtà dovrei dire "per la prima volta pubblicato, o almeno indicizzato da Google", ma al giorno d'oggi tutte le pagine vengono indicizzate da Google a meno che non siano linkate da nessun sito e che il webmaster abbia evitato l'indicizzazione di proposito).

29 maggio 2016

I terapeuti non esistono

In questi giorni stavo revisionando un sito. Apponevo note e correzioni. Una di queste l'ho apposta per commentare l'uso della parola "terapeuta". Trovo l'argomento troppo importante per farlo perdere nell'oblìo. Quindi ne parlo anche qui. Buona lettura.

Io non dico mai parolacce. Però non esistono i terapeuti. Lo so, ti sembra che esistano, ma non è così. “Terapeuta” Non significa un cazzo cazzuto. Capisci? Un cazzo in gigantografia 5x30 m esposto domenica davanti alla basilica di San Pietro mentre il papa parla di famiglia. Esistono i fisioterapisti. Esistono gli psicoterapeuti. Esistono i medici. Esistono le puttane cinesi. E i terapeuti? No, i terapeuti no. Non esistono. Te lo posso assicurare, non ce n’è proprio nessuna traccia. Facciamo così: per essere sicuro chiedo un attimo al gatto arancione che si aggira spesso in piazza vicino casa mia. Lui è sempre di vedetta … sentiamo se almeno lui ne ha visto qualcuno passare… […] No, neanche lui, hai visto se parlo a vanvera? Allora ah ecco a chi lo potrei chiedere, alla madonna del madonnino vicino alla ex-fermata dell’autobus, si sa mai. […] Niente. Non risponde. Beh, se non risponde significa che non li ha visti. Quindi ragiona: sarà che in tre non abbiamo visto neanche mezzo terapeuta in tutta la nostra vita? Se esistesse l’avremmo visto. Impossibile nascondersi così bene. E poi noi mica siamo ciechi. E non siamo neanche negazionisti come quelli che dicono che gli zingari non esistono, e esistono solo i ROM. Gli zingari esistono. I negri esistono. Gli albanesi esistono.
E gli unicorni? No.
Babbo Natale? Il peccato originale? La difesa del Palermo? Il collo di Maurizio Costanzo? Esatto.
Forse esiste il Cacao Meravigliao? Ci fu la corsa all'acquisto, ai tempi di Indietro Tutta. Ma niente da  fare.
Esiste l'HIV? Sì. Quello esiste, testa a pinolo.
Ma i terapeuti no. E dal dominio dell'inesistenza non passano certo a quello dell'esistenza per il solo fatto che tu non sappia decidere a quale professionista della salute vuoi fare riferimento. Devi proprio dire, in tal caso, “professionista della salute”. Se dici "terapeuta" è lo stesso che se dicessi “Sgribuzzondo”.

L'ho spiegato anche su Facebook.

...Dove la mia FB-Friend Lisa ha commentato così:

Mmmm.. Sarà come il "petaloso".. Ma intanto così è descritto nel dizionario: poi.. Che esista "chi si occupa della cura di malattie con una CERTA INTONAZIONE DI IMPORTANZA" ci porta ad un approfondimento davvero molto curioso. Chi è interessato ad approfondire? Mmm mi sa Che è dura scoprirlo più del terapeuta
Sergio invece ha commentato così:

Terapeuta è colui che pretica una terapia. Punto. Che poi sia autorizzato a praticare la terapia è un altro discorso. In questi anni abbiamo sostituito spazzino con operatore ecologico. Inserviente con operatore socio sanitario ecc. Non dobbiamo avere paura delle parole nè cancellare il dizionario, dobbiamo solo evitare di attribuire titoli a persone che non abbiano competenze specifiche

Ma non ci siamo proprio.

Petaloso (parola usata nel 1693 dal botanico J. Petiver per descrivere il fiore di peperoncino) significa "con tanti petali", quindi va bene, perché prima che io dicessi "petaloso" tu non sapevi se quel fiore aveva tanti petali o pochi; adesso che l'ho detto sai che ne ha tanti.
Terapeuta, come dice Sergio, significa "colui che pratica una terapia". Cosa accade in questo caso? Prima che io dicessi "terapeuta" non sapevi di che tipo di essere umano stavo parlando; e adesso che l'ho detto? Neanche. Capisci solo che non lo so oppure che non voglio dirtelo, peché se usassi il vero titolo adatto a quella persona mi sembrerebbe di sminuirlo. Allora dico "terapeuta". Terapeuta un corno. E' un riflessologo? Dici "riflessologo".
E' un osteopata non laureato né diplomato in fisioterapia né massofisioterapia? Dici "osteopata" (tanto si sa che ce ne sono molti). E' un cartomante? Dici "cartomante". È uno scappato di casa? Scapapto di casa. Cazzaro? Cazzaro. Topo? Topo. Peperone? Peperone. Paperino? Paperino. Terapeuta no. Il terapeuta è come la padania. Non c'è. Dov'è? E che ne so. Forse in un'isoletta del Pacifico, dove c'è un'unico professionista deputato a risolvere qualsiasi problema di salute; noi non sappiamo come tradurre la parola che usano per indicarlo e allora ci inventiamo "terapeuta". Ma perché inventarsi una parola italiota per indicare un personaggio di un'isoletta del Pacifico quando già loro hanno una parola che potrebbe essere usata così com'è, come abbiamo fatto con Canguro nel caso dell'Australia?
Mica c'è bisogno di forzare l'italiano.
Lo so, nei vocabolari "terapeuta" c'è scritto. Se è per questo nella Costituzione si parla di repubblica fondata sul lavoro, ma non è che scrivendo una cosa si ottiene che esista.
Ripeto, non forziamo l'italiano, non creiamo inutilmente parole mutanti. A meno che non sia per divertimento come io stesso faccio, ma allora occorre averne coscienza.
Altrimenti se sei in bicicletta a un certo punto freni, tu sei un frenatore. Ma no. I frenatori non esistono. Esistono le persone normali che non vogliono schiantarsi su un muro ogni volta che concludono il loro viaggio. Così come non esistono i raccoglitori di mazzi di chiavi cadute, o i gli apritori dello sportellino della custodia di cellulare per visualizzare il display, o gli accarezzatori di gatti, o gli sputatori di colluttorio.
E in sala operatoria non trovi nessun incisore, nessun asportatore di tessuti o organi, e nessun suturatore. Perché chi pratica un'incisione, un'asportazione di un tessuto o di un organo, e chi sutura una ferita non è un incisore, un asportatore o un suturatore. È un chirurgo.
E no, non ne sto facendo una questione di abusivismo. Non ho mai sentito descrivere un falso dentista con la parola "terapeuta". Un falso dentista si chiama falso dentista. E un operatore Shiatsu che non è laureato in fisioterapia, né diplomato in massofisioterapia, né è estetista, eppure pigia la gente, come lo chiamo? Operatore Shiatsu. Punto.

23 maggio 2016

Querela per diffamazione aggravata (la querela, non la diffamazione)

Beh, non certo una querela sana, quella che ti sto per raccontare.
Stamattina controllo la cartella Spam, e vedo che c'è un'email abbastanza originale. Per motivi di fanta-privacy, riporto il quasi-tutto sostituendo i nominativi originali con nominativi di fantasia.

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Mittente: "Studio Legale Gorgogliani [email lunghissima che termina con un dominio di uno studio legale di Roma che esiste per davvero]

Oggetto: "Querela per diffamazione aggravata: 51209730".

Testo:

Egr. Sig. / Sig.ra
[eppure dal mio nome mica è difficile sapere se sono maschio o femmina!]
Con la presente Le scrivo in nome e per conto della mia assistita Francolina De Rosuccioli per diffidarla dal proseguire con l’attività lesiva e dichiaratamente diffamatoria del diritto all’immagine, al nome, alla dignità e alla riservatezza della mia assistita, attività da Lei messa in atto via social media su Facebook.

[Bottone blu con scritto "Scarica documento"]

Per aprire la querela prema sulla scritta "Scarica documento"

La invito, pertanto, a sospendere ogni attività lesiva facendo presente che ho già ricevuto mandato per adire le vie legali e tutelare in sede civile e penali [ops, erroruccio] i diritti della mia assistita.

Distinti Saluti.

[Nessuna firma di una persona]

Studio Legale Gorgogliani
[numero di telefono dello stesso studio legale di Roma] - Fax [numero di fax di una autofficina di Salerno!!!!]
Email: info@[solito_dominio_dello_studio_legale_esistente]


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Non ricordando nessuna Francolina De Rosuccioli, inserisco questo nominativo nel motore di ricerca di Facebook e vedo che ce n'è una che è manager di una scuola di evoluzione personale. E che abbiamo due FB-friend in comune. Però mi è totalmente nuova.

Senza badare all'autofficina (me ne sono accorto solo successivamente), ho cliccato col tasto destro sul link "Scarica documento" scegliendo dal menù a tendina "copia link", e ho incollato il link sulla barra degli indirizzi del browser. Lo accorcio e scrivo solo il dominio, che è... Pinkupcape.com, un negozio online molto Chic, o forse molto Kitsch, non ho indagato abbastanza, specializzato in vestiti, lampade e altri oggetti soprattutto di colore rosa.
Riscrivo il link segandolo un po' meno, e trovo una pagina con delle istruzioni in inglese su come scrivere un componimento letterario.
A quel punto la mia testa BOOOOM, e vado al link intero. C'è uno zip da scaricare. Scarico, scomprimo, e... un file EXE. Quindi sicuramente un malware!

E io che già mi ero dato importanza pensando alla mia prima querela ricevuta.

E il povero studio legale?
Chissà quante persone, ricevuta un'email identica, non avranno afferrato il concetto e avrà scritto a quell'email vera, dello studio legale vero, per lamentarsi o chiedere spiegazioni. Ehi, attualmente il sito di quello studio legale non funziona, a differenza che poche ore fa. Un caso?
Una vendetta di qualcuno che usando ignari e inesperti utenti del web ha voluto fare un dispetto a quello studio legale? Boh.

Commento di una mia amica pensando a chi ha ideato e messo in atto questa trappolina:
"Beh, chissà che persona cattiva. O annoiata".
O tutt'e due, ho aggiunto io.

22 maggio 2016

Dottoressa che non risponde al saluto né alla domanda, segnalata all'URP, e...

Ehi, è già passato un anno e un mese! Beh, allora direi che è tempo di pubblicare l'articolo.

Nota importante per non passare da super-mattoide: quando riporto vicende come questa, o come quella del ricorso contro una multa con l'aiuto di Ricorsi.net o come altre che magari riporterò in futuro, si tratta di prove da me effettuate per vedere che succede e condividere la mia esperienza. Insomma, non è che il mio scopo principale sia quello di dialogare costruttivamente con i vari muri di gomma che sappiamo esistere in Italia. Magari a volte scopro con piacere che il muro di gomma ha qualche buco, e quello è tutto guadagnato. Ma no, ti anticipo che non è il caso della vicenda che stai per leggere.

Email inviata all’Ufficio Relazioni col Pubblico della USL 8 di Arezzo (urp@usl8.toscana.it) il
7 marzo 2015:

Oggetto: Comportamento molto maleducato di un’operatrice

Salve.

Non so se ciò di cui sto per dirle è argomento di competenza dell'URP, ma immagino che in caso negativo le avrò rubato pochissimo tempo, di cui in tal caso mi scuso.

Credo che il personale di un ospedale non abbia il solo dovere di svolgere le attività previste dal contratto di lavoro, ma anche quello di attenersi alla buona educazione, aspetto completamente ignorato dall'operatrice con cui stamattina (sabato 7 marzo) ho avuto a che fare, o meglio con cui ho tentato inutilmente di avere a che fare.

Ospedale del Valdarno Santa Maria alla Gruccia, medicina A, bancone, ore 12.30 (orario fissato telefonicamente affinché io firmassi un'autorizzazione, vedi sotto). Ambiente tranquillo, nessun via vai di persone nel corridoio, nessun'altra persona insieme a me al bancone per chiedere informazioni.

Donna in divisa parla al telefono. Mi rivolgo dunque all'altra, fonendoscopio al collo, sguardo sullo schermo del PC, dita ticchettanti su tastiera. La nostra non-conversazione:

- Buon giorno
- [alza lo sguardo dal PC, mi guarda per 1 secondo, torna con lo sguardo sul PC senza dire nulla e ricomincia a scrivere]
- Sono l'amministratore di sostegno di [nome mia parente], devo firmare per dare il consenso ad eseguire un'analisi...
- [continua a ticchettare facendo finta che io non esista]
Rassegnato, aspetto che l'altra abbia finito di telefonare. Per fortuna lei mi parla.

Riguardo a colei che ha rifiutato sia di rispondermi al saluto, sia di spiccicare una sola sillaba per rispondermi, ritengo che questa persona, se ha scelto di svolgere un mestiere che prevede il contatto col pubblico, dovrebbe comportarsi in maniera educata. Non so se nella sua professione è competente oppure no. Ma siccome io, pagando le tasse, sono il suo datore di lavoro, ci tengo a comunicare al vostro ufficio che non voglio avere come dipendente una persona così maleducata.

Poiché questa persona è facilmente rintracciabile visti i dati sull'orario e sul reparto che ho sopra fornito, le chiedo per favore di far sì che sia redarguita da chi di competenza e che le sia intimato almeno di rispondere quando le viene rivolta la parola.
Grazie anticipatamente se mi farà questo favore e risponderà a questo messaggio.

Marco Malatesta

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Risposta dell’URP del 21 aprile 2015:

Oggetto: Riscontro segnalazione

Gent.mo sig. Malatesta,
in allegato le invio il riscontro del Direttore Generale alla sua segnalazione.
Cordiali saluti.

dr.ssa Stefania Massaini
Responsabile Ufficio Relazioni con il Pubblico e Customer Satisfaction
Azienda USL 8 Arezzo
tel. 0575/254161 - fax 0575/254160
e.mail: s.massaini@usl8.toscana.it - urp@usl8.toscana.it

Testo dell’allegato:

Azienda USL - Arezzo
GEN / 0021202 / P del 20/04/2015

Egr. Sig. Marco Malatesta
[indirizzo email]

e p.c. Egr. Sig. Gialli Massimo
Direttore PO2
Ospedale Valdarno

Oggetto: riscontro segnalazione “comportamento molto maleducato di un’operatrice”

Gent.mo sig. Malatesta,
in relazione alla sua segnalazione, dopo aver condotto i necessari approfondimenti tramite il dr. Massimo Gialli, che legge in copia, le comunico quanto segue.
Dalle verifiche effettuate risulta che il giorno 7 marzo 2015, nel momento in cui si è presentato presso il bancone di accettazione del reparto di Medicina A, sia il medico che l’infermiera erano impegnati nel svolgere la propria attività lavorativa. Nello specifico il medico, in servizio presso il reparto di Medicina A, non ha risposto alla sua richiesta in quanto la paziente, della quale la S.V. è amministratore di sostegno, era ricoverata nel reparto Medicina B, per cui non ha compreso la richiesta che le è stata rivolta. Nel frattempo l’infermiera ha terminato la conversazione telefonica e si è resa disponibile a parlare con lei.
Ciò premesso, non posso che esprimerle il mio rammarico per la negativa percezione del servizio che lei ha avuto. Mi preme comunque rassicurarla sul fatto che la sua segnalazione è stata occasione di approfondimento tra gli operatori della struttura, al fine di migliorare i comportamenti di tutti, sia dei protagonisti della vicenda che del restante personale.
Colgo l’occasione per inviarle cordiali saluti

Il Direttore Generale
(Enrico Desideri)

_____
Regolamento di Pubblica Tutela approvato con delibera D.G. n. 220/2008:
In caso di insoddisfazione rispetto alla risposta ricevuta, la S.V. ha diritto al riesame della segnalazione in sede di Commissione Mista Conciliativa, costituita presso questa USL, motivando le ragioni della Sua insoddisfazione e facendo pervenire la richiesta entro 15 gg. dal ricevimento della presente al seguente indirizzo: Commissione Mista Conciliativa USL 8 - Via Curtatone, 54 – 52100 Arezzo. I suoi dati verranno trattati nel rispetto della normativa sulla riservatezza ai sensi del D.lgs. n. 196/03 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.

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Mia nuova e-mail del 22 aprile inviata all’URP:

Oggetto: Nuova segnalazione (was "riscontro segnalazione")

Buon giorno. Con la presente email faccio una ulteriore segnalazione, che riguarda la lettera allegata all'email da lei inviatami ieri 21 aprile 2015, con oggetto "riscontro segnalazione comportamento molto maleducato di un'operatrice", recante il riferimento

Azienda USL - Arezzo
GEN / 0021202 / P del 20/04/2015

L'ho letta interamente, compreso quanto riportato in calce, e cioè la possibilità di chiedere il riesame della segnalazione in sede di Commissione Mista Conciliativa, cosa che mi riservo di fare con le modalità lì descritte.

Ma, ripeto, la presente email riguarda una questione diversa. Il problema che voglio sottoporre all'attenzione dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico, piuttosto che i fatti accaduti in data 7 Marzo 2015, riguarda il comportamento che il Direttore Generale ha messo in atto durante la stesura della suddetta lettera, il cui contenuto ritengo offensivo per l'intelligenza di chi lo legge (a tal punto di rappresentare, a mio parere, anche una auto-offesa per lo stesso mittente). Infatti sottintende come accettabili dei concetti palesemente inconcepibili, tanto da farli apparire addirittura grotteschi e necessitanti di temerarietà per essere proposti.

Nella lettera è scritto:

"[...] il medico, in servizio presso il reparto di Medicina A, non ha risposto alla sua richiesta in quanto la paziente, della quale la S.V. è amministratore di sostegno, era ricoverata nel reparto di Medicina B, per cui non ha compreso la richiesta che le è stata rivolta."

Leggere affermazioni del genere è una di quelle esperienze che oltre ad apparire imbarazzanti per chi ha fatto o detto qualcosa, nella fattispecie l'autore della lettera, lo sono così tanto che l'imbarazzo si estende anche all'osservatore, nella fattispecie io.
A questo si aggiunge la noia di rispondere spiegando i motivi per i quali non trovo soddisfacente il riscontro, perché proprio questa è la sensazione che si ha nello spiegare cose ovvie a chi ne è già ovviamente a conoscenza.
Ma lo faccio comunque, per il seguente motivo: se tenta ingenuamente di prendermi in giro un bambino di 9 anni dicendomi che non ha fatto i compiti perché il cane gli ha mangiato il quaderno, lo capisco e lo considero quasi normale; se invece, con argomentazioni di spessore simile, tenta di prendermi in giro una persona con un'età e una carica istituzionale come quelle di un direttore generale di una ASL, allora mi preme comunicargli che i casi sono due: data l'inutilità e inadaguatezza di ciò che ha scritto, o mi chiede scusa (nota: non per quanto è accaduto in ospedale, ma per i contenuti della lettera di riscontro) e rettifica quanto ha scritto, oppure la prossima volta, in un caso del genere che dovesse vedere coinvolto me o un qualsiasi altro utente, farà meglio ad evitare di rispondere, facendo così più bella figura, anche perché eviterà di impiegare in questo modo il proprio tempo lavorativo pagato con soldi pubblici.

Di seguito, come premesso, indico i due assunti deducibili dal passo della lettera sopra citato, e i motivi per i quali sono palesemente improponibili.

1) Primo assunto deducibile dalla lettera di riscontro: "Se una persona rivolge a un operatore una domanda che riguarda un utente ricoverato in un reparto diverso da quello in cui sta lavorando, ne consegue che l'operatore non capisce la domanda" (cito dalla lettera: "la paziente [...] era ricoverata nel reparto di medicina B, per cui [il medico] non ha compreso la richiesta").

La non comprensione di una domanda è una condizione che si verifica non quando l'interlocutore ha chiesto un'informazione di cui non si è in possesso; si verifica piuttosto quando l'interlocutore si è espresso in un'altra lingua, o con parole troppo difficili, o a voce troppo bassa. E nessuno di questi casi rappresenta la fattispecie.

Teorizzando poi, con notevole sforzo di fantasia, che la mia domanda non sia stata compresa, emerge nella lettera un secondo assunto, che del pari desterebbe preoccupazione nell'improbabile caso in cui il mittente credesse davvero in ciò che ha scritto:

2) Secondo assunto deducibile dalla lettera di riscontro: "Se una persona rivolge un saluto e una domanda a un operatore, qualora quest'ultimo non capisca la domanda è accettabile che non risponda né al saluto, né alla domanda stessa"
(cito: "il medico [...] non ha risposto [...] in quanto [...] non ha compreso la richiesta che le è stata rivolta")

Qualunque persona dotata di un minimo di buona educazione sa che, qualora ci sia stata rivolta una domanda che non si è compresa preceduta da un saluto, è buona cosa innanzi tutto rispondere al saluto e poi chiedere all'interlocutore di riformulare la domanda, o chiedergli dettagli sui punti della domanda che non gli sono chiari, etc; ignorare l'interlocutore evitando sia di guardarlo in faccia che di rispondergli è evidentemente segno di grande maleducazione.

La lettera si conclude col rammarico dell'autore per quella che definisce "negativa percezione del servizio" che io ho avuto. Non ammette che sia stata fatta alcuna scorrettezza nei miei confronti contestualmente al servizio, limitandosi ad affermare che sono io ad averne avuta una negativa percezione.

Questo mi induce ad indagare per conoscere, nel merito dei fatti accaduti, l'opinione del lettori di uno dei miei blog e di chi mi segue sui social Network, per verificare se davvero si tratta solamente di una mia percezione. Ma soprattutto sottoporrò ai miei lettori il quesito che davvero mi incuriosisce di più: cosa può spingere una persona a scrivere una lettera del genere e quale utilità vi attribuisce rispetto al non scrivere nulla (omissione che comunque di sicuro non avrebbe espoosto chicchessia al rischio di alcuna sanzione)? Non certo fare bella figura. Quindi davvero per adesso rimango con questo interrogativo. Se questo è il genere di riscontro che un direttore di un ospedale dà a un utente, lo ripeto, a differenza che all'interno della corsia del reparto, in questo caso una non risposta sarebbe stata più gradita.

Buona giornata
Marco Malatesta

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Considerato che alla mia prima segnalazione mi era stata fornita una risposta dopo 2 settimane, e considerato che dalla seconda segnalazione sono passati precisamente 13 mesi, credo di poter dire con sicurezza che questa segnalazione sul comportamento del Direttore Generale non riceverà mai alcuna risposta. Il che, come del resto avevo scritto, è sempre meglio che rispondere prendendo in giro. Sono migliorati, dai.

E tu? Che ne pensi? Stante tutto questo che ti ho raccontato, sono solo io ad avere una "negativa percezione" ? Scrivilo commentando!

21 maggio 2016

Mangiare prodotti animali moderatamente? NO.

Sorvolo su quelli che dicono "Ma io di carne ne mangio poca". E con "poca" intendono 5 volte a settimana. E magari non contano come carne i salumi e il sugo che mettono sulla pasta.
Sorvolo su quelli che siccome non mangiano la carne mangiano formaggio, che è anche peggio.
Sorvolo, in questo articolo, sull'aspetto salutistico. E mi focalizzo su quello ecologico.

Per prima cosa ti invito a leggere, se non l'hai già fatto, questo articolo di Repubblica, che cita un documento curato da Annamaria Procacci, consigliera nazionale ENPA.

E poi, alcune mie considerazioni e immagini metaforiche per rendere l'idea.

Il pianeta che abitiamo è messo male. E con un pianeta messo così male, se mangi prodotti animali, immagina questo: una famiglia è talmente indebitata da essere lì lì per andare in bancarotta e perdere la propria casa e tutti i suoi averi. E un membro di questa famiglia continua a sperperare i soldi, sostenendo che l'importante è moderarsi: "Non dico di andare al cinema e in pizzeria tutte le sere, ma almeno una volta a settimana... Non dico di andare in vacanza tutti i mesi, ma almeno un paio di volte all'anno... non dico di andare a mignotta tutte le sere, ma ogni tanto...". Ciò che è plausibile in una situazione normale può non essere una scelleratezza in una situazione tragica.
In questo momento essere moderati significa essere dei pazzi irresponsabili che arrecano un danno enorme alla colettività e alle generazioni future.

Se hai un enfisema e una broncopatia cronico-ostruttiva, il numero di sigarette da fumare non è moderato. È zero.
Se sei sovrappeso e cardiopatico, hai urgente necessità di perdere peso, quindi il numero di cannoli alla panna da mangiare non è uno ogni tanto. È zero.
Se hai la cirrosi epatica, il numero di bicchieri di vino da bere non è limitatissimo. È uno zero virgola zero zero zero.

O meglio, con la tua salute fai quello che vuoi. Ma quando si tratta di consumare prodotti animali, che vengono da allevamenti intensivi purtroppo ancora non proibiti, allora si tratta di tue azioni per il tuo piacere che danneggiano, oltre agli animali, le altre persone e le future generazioni.

No, non è solo colpa del legislatore che non vieta gli allevamenti intensivi.
Il fatto che qualcun altro dovrebbe fare qualcos'altro non è una giustificazione.
Il benaltrismo è spazzatura in questo caso come in molti altri. Inizia ad agire correttamente tu, e avrai una qualche probabilità di poter diffondere la stessa idea. Se la diffondi e al tempo stesso ti comporti in maniera opposta, la diffusione sarà fallimentare poiché non sei credibile.
La diffusione di questa idea è irrinunciabile se vogliamo che la salute della Terra migliori anziché continuare a peggiorare.

I dati sull'inquinamento non opinioni. I dati sono dati.
Dicono che se ti alimenti con prodotti animali non sei semplicemente uno che la pensa diversamente da me. Sei un irresponsabile. Puoi solo chiudere gli occhi per non vedere oppure accorgerti che alimentarsi con prodotti animali significa essere vandali dell'unico luogo che abbiamo in cui vivere.

Follia è aspettare delle leggi che arriveranno chissà quando (se arriveranno).

In questo mondo messo in ginocchio dall'inquinamento e dal menefreghismo, l'unico comportamento eticamente accettabile da parte del consumatore è cominciare da sé stessi: EVITARE DA SUBITO DI MANGIARE PRODOTTI ANIMALI COMPLETAMENTE.


A proposito di impatto ambientale degli allevamenti, segnalo l'articolo di Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, che cita il documentario Cowspiracy e accusa le associazioni ambientaliste di dare al problema un'importanza marginale, e l'articolo di Andrea Pinchera, direttore comunicazione di Greenpeace Italia, che critica il documentario e difende l'associazione dalle accuse.

19 maggio 2016

Ciao Marco Pannella. Grazie di tutto

"Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più "radicale" di altri."

> Marco Pannella

Alcuni pensieri che ho letto su Facebook e Twitter e che condivido:

Pannella è stato molto più di quanto l'Italia si sia mai meritata. Questo video recente [https://youtu.be/ih9jPWzaAwU] ti mostra come queste mezze seghe di italiani trattano chi per vent'anni, senza tener niente per sé, ha combattuto per la civiltà italiana. Grazie Marco per essere esistito, per quello che hai fatto (e per quello che hai sopportato con tanta civiltà)

Non ha avuto bisogno del potere per creare libertà.

Onore a Marco Pannella. Oggi abbiamo diritti che riteniamo sacrosanti ma prima che arrivasse erano considerati una bestemmia


Se solo potessimo darti indietro un briciolo di tutta quella speranza che ci hai dato con la tua lotta caro Marco Pannella.

Nei prossimi giorni anziché i soliti ipocriti encomi post mortem, in televisione vorrei vedere immagini come queste [riferito allo stesso video linkato sopra]. Di lui col sorriso sulla faccia che guarda dritto negli occhi una folla di presuntuosi ignoranti con la bandierina in mano che lo aggrediscono per ragioni che neanche loro sembrano conoscere bene. Anche se l'insulto più grande che gli è stato fatto è stata la censura, il silenzio informativo nel quale è stato rinchiuso dai media stessi. Chissà se lo rivedrà la politica italiana un uomo come lui, che con un partito che non ha mai preso più di qualche seggio in parlamento, ha dato agli italiani la libertà di abortire e divorziare, l'obiezione di coscienza antimilitarista, che ha lottato e ottenuto successi in battaglie per i diritti civili di fronte alle quali tutti gli altri voltavano le spalle.

Tutto quello che mi sento di aggiungere oltre al titolo di questo post è il selfie con Marco fatto nel 2001, dopo la manifestazione a favore dei praticanti del Falun Gong davanti all'ambasciata cinese, contro il governo cinese che li perseguitava.

02 maggio 2016

No al quorum, e neanche al suffragio universale (ci vuole il patentino per votare)

In questi giorni post-referendum ho visto più volte su Facebook questa scritta, attribuita a Beppe Grillo:

Abolire il quorum, solo chi vota deve decidere. Non si può far vincere l'astensionismo delle persone menefreghiste. Non possiamo dare il paese in mano ai menefreghisti!

Sono d'accordo, ma assieme a questo si deve assolutamente tenere conto di una cosa che è moooolto politicamente scorretto dire, e che quindi nessun politico (che io sappia) osa dire: in Italia una enorme percentuale di persone ha un alfabetismo di ritorno. Magari sa leggere, ma non capisce il significato del testo che sta leggendo. Ed è una percentuale altissima. che si aggira intorno al 30-40%.

Ridiamo quando vediamo un'immagine di una persona che fa o dice una cosa stupida col commento "Il suo voto vale quanto il tuo", ma c'è poco da ridere.

La facoltà di votare è un potere importante, che influenza il modo in cui un popolo verrà governato. Influenza quindi i rapporti fra le persone, i rapporti fra le nazioni, influenza il fatto che un comportamento possa determinare una pena detentiva oppure no.

Ecco perché per votare dovrebbe essere necessario un patentino, secondo me da rinnovare ogni 5-10 anni, per ottenere il quale si dovrebbe dare esami con dei quesiti di

- storia degli ultimi 100 anni dell'Italia (fino a 2 mesi precedenti l'esame)
- storia degli ultimi 80 anni della politica italiana (fino a 2 mesi precedenti l'esame)
- scienze dell'ambiente
- diritto penale, internazionale, civile, del lavoro
- comprensione del testo
- logica e epistemiologia

Quesiti semplici, per carità. Le cose di base. Almeno quelle.
Almeno fare in modo che il destino di una nazione non sia anche in mano a dei rincoglioniti totali. Perché non è giusto che i politici si approfittino delle persone che non sono in grado di intendere e volere. E non è neanche giusto che i politici debbano tacere ciò vorrebbero dire per paura di risultare antipatici agli occhi di chi non vuole sentirsi dire la verità.

Con questo si può anche togliere il limite di età per il diritto di voto. Anche un bambino di 4 anni potrebbe essere autorizzato a sostenere l'esame per il patentino. In caso di promozione, significherebbe che quello è un bambino prodigio, in grado di intendere e voelre a sufficienza per votare, e quindi è giusto che abbia il diritto di voto.

Inoltre chi è stato condannato per un reato dovrebbe perdere il diritto di voto fino a che non ha scontato la pena (che sia detentiva o no). Infatti è un controsenso dare a una persona il potere (anche indiretto) di decidere sulle nostre leggi prima che la si consideri ri-educata.

In una discussione su FB su questo argomento ho letto:

[...] Tre secoli di liberalismo hanno posto tra i fondamenti delle democrazie moderne il diritto di voto universale ai maggiorenni. Se si comincia a toglierlo agli ignoranti, poi ai condannati, poi che ne so, ai vecchi perché tanto tra poco muoiono... la democrazia se ne va in un attimo. E noi, noi che discutiamo qui, siamo sicuri di passare l'esame? E dove la mettiamo l'asticella? Si finisce all'autoritarismo, perché "il popolo non sa, deve essere guidato da chi sa". Meglio lasciare le cose come stanno, e impegnarsi per una cultura civica diffusa. [...]

Se qualcosa è stata posta da 3 secoli di liberalismo o 8 secoli di qualsiasi altra cosa non cambia ciò che penso. Né cambia ciò che penso un fatto che spesso viene richiamato alla memoria, e cioè che "sono morte tante persone per ottenere questa cosa". I numero di secoli o di morti non decretano automaticamente che un'istituzione sia la migliore possibile.
Altro errore retorico, in cui non si deve cascare è quello del "si comincia da questo e poi non si sa dove si va a finire" (e no, non è "un attimo": per ottenere questo tipo di cambiamento ci vogliono anni o decenni, altro che). Io penso che il voto andrebbe tolto a chi non è in grado di decidere con cognizione di causa. Poi su quale sia il metro giusto per stabilire la capacità di decidere con cognizione di causa si può discutere. Immagino che si debba essere abbastanza di manica larga, e che l'esame per prendere il patentino per votare debba essere abbastanza facile. Ma non può prenderlo chi non sa se Mussolini era un dittatore oppure un portiere della nazionale. O chi non capisce il quesito che gli si pone nell'urna, o che non conosce il programma del partito che sta per votare. Per decidere si deve conoscere, altrimenti è una falsa decisione. E quindi è una falsa democrazia. In realtà non sto dicendo nulla di stratosferico e sto semplicemente estendendo la normale e giusta norma secondo cui è vietato far votare la gente in materie fiscali.
Detto questo, spero anch'io che un numero maggiore possibile di persone si aggiudichi il patentino per votare. Il che, calato nella realtà attuale, corrisponde a sperare che tramite un buon insegnamento scolastico e dei buoni mezzi di informazione i ragazzi e gli adulti vengano adeguatamente e obiettivamente istruiti ed educati all'essere civili (e in quest'ultimo aspetto c'è anche il non dare un voto strategico, che secondo me è un atto disonesto motivato dalla non accettazione di perdere giustamente le elezioni se si è in minoranza).


[...] senza quorum quali leggi potrebbero abolire casalesi e affini? Qualunque minoranza motivata ed organizzata potrebbe cancellare qualunque legge volesse. In un paese così vorresti far vivere i tuoi figli? Potremmo abolire il resto di omicidio?

Per avere un referendum ci vogliono 500mila firme, pari a circa 1 centoduesimo degli italiani aventi diritto al voto. Non credo che una persona su 102 sia disposta a firmare per abolire un articolo di una legge stra-evidentemente giusto; inoltre, anche se così fosse (ma ce ne vuole di pessimismo per supporlo), a votare ci va di solito una persona su 3, o una persona su 4. Consideriamo pure un'eventualità pessimistica, in cui vada a votare solo una persona su 6 o su 8 degli aventi diritto. È sempre molto, molto di più che una persona su 102, per cui il rischio di abolizioni oscene come il reato di omicidio non esiste! E non esiste neanche se dimezziamo il numero degli aventi diritto, cosa che più o meno accadrebbe, credo, introducendo la regola del patentino che con occhi lustri tanto sospirando anelo.

Aggiornamento a proposito di voto concesso a tutti i cittadini, compresi i male informati... segnalo un articolo del giornale "Il Fatto Quotidiano": "Brexit, 1 milione si pente del voto anti Ue. Riflessioni sull’uso del referendum".

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