30 dicembre 2017

Mapaspeak - Puntata 20



Non acquistare braccialetti luminosi. La loro produzione, come quella di tutte le cose, comporta inquinamento.

Non usare petardi in città, perché spaventano i cani.
Anche i fuochi d’artificio rumorosi andrebbero aboliti.
Beh, anche quelli non rumorosi.
Insomma, non acquistare nulla di inutile. Ad esempio vestiti.
Occhio all’eticità dei vestiti troppo economici.

Possibile cancellazione a sorpresa dell’account Facebook - come minimizzare i problemi. Se sei un utente Facebook potrebbe capitare, com’è successo a molte persone, che il tuo account venga cancellato senza apparente motivo, e senza che tu sia stato segnalato per la violazione di alcuna regola. Strano ma vero. Matto ma vero. E non c’è modo di recuperarlo, perché l’assistenza FB praticamente non esiste, e quando esiste non pare dotata di grande competenza né intelligenza.
Se ti accade questo inconveniente, non perdi per sempre le foto e i filmati, perché le avrai salvate su un hard disk, immagino. Perdi però le tue chat (magari non te ne importa nulla) e il tuo diario (nel quale forse hai scritto cose che volevi conservare, proprio come i vecchi diari cartacei). Come non perdere i dati del tuo diario Facebook? Lo strumento di backup attualmente fa abbastanza schifo. Comunque ogni volta che scrivi qualcosa sulla tua bacheca che vuoi conservare, puoi copiarla e incollarla su un tuo blog, magari protetto da password e non indicizzato da Google. Quello sì, è facilmente scaricabile.
Altro problema che potrebbe presentarsi è l’impossibilità di accedere a un servizio a pagamento (ad es. un servizio di musica, tipo Spotify) per iscriverti al quale hai usato il tuo account Facebook. Magari hai pagato ad esempio una quota mensile, e non riesci ad accedere, perché il tuo account FB è stato cancellato. Ecco perché per gli altri servizi web, specialmente quelli a pagamento, non devi iscriverti usando il tuo account Facebook. Fai un’iscrizione con la tua email e una password.

La religione non rende più altruisti: Nel 2015 sulla rivista scientifica Current Biology è stato pubblicato uno studio che si occupa del rapporto tra religione e pro socialità. Dai risultati si evince che l'educazione religiosa sembra scoraggiare la generosità spontanea e aumentare le tendenze punitive. Ne parla Il Post in questo articolo.
Link dello studio:
http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822(15)01167-7

Tante persone denigrano i politici in quanto corrotti. Ma se si prova a corrompere loro cosa succede? Succede che si capisce che l’hanno coi politici perché invidiano la loro possibilità di essere corrotti. Link all’esperimento:
https://www.facebook.com/theshowisyou/videos/1905085933059074/

Alle elezioni politiche non devi dare il voto utile. Devi votare il partito che ti piace di più. Non badare al fatto che non ha consensi sufficienti per vincere le elezioni. Lo scopo del tuo voto non è vincere le elezioni. Sei semplicemente chiamato a votare il partito che preferisci. Del resto, se la maggior parte degli italiani vota un altro partito, è giusto che quello per il quale voti perda.

17 dicembre 2017

Audiopagine

Dovesse servire a qualcuno, e dovessi avere tempo nel momento in cui serve a qualcuno, considero ancora esistente AUDIOPAGINE, il mio servizio di "prestito voce" che misi online anni fa, e che consiste nel registrare, con la mia bella voce in perfettissima dizione, la lettura di un testo (libro, messaggio pubblicitario, etc).
Inizialmente era su Audiopagine.it, sito che al momento ho dismesso per mancanza di clienti (del resto ho spinto zero virgola zero per promuoverlo, e fare il narratore, il doppiatore o l'attore è tutt'altro che la mia attività principale).

Riciclo e incollo qui sotto il video esplicativo. Per ora mettiamoli qui, poi si vedrà...





02 dicembre 2017

L'abuso della parola "censura"

La censura è un intervento su un articolo di un giornale, su un servizio televisivo, sulla distribuzione di un volantino, sulla pubblicazione online di un post o di un commento, etc, che attivamente impedisce a qualcuno di comunicare qualcosa, tipicamente diffondere una notizia o un'opinione, o esprimere accostamenti, o mostrare immagini.

Chi usa la censura la giustifica con la necessità di impedire che le persone di cui si parla vengano diffamate, o che i contenuti del messaggio possano risultare diseducativi, offensivi, o troppo impressionanti per i destinatari del messaggio.

Quando queste giustificazioni sono sensate, la censura è legittima. Quando sono solo delle scuse per nascondere delle verità che intaccherebbero il buon nome di qualcuno da difendere a prescindere, la censura è illegittima.

Esempio di censura illegittima: durante il regime fascista gli articoli di tutti i giornali venivano passati al vaglio degli addetti alla censura; ne veniva vietata la pubblicazione se contenevano narrazioni o opinioni che avrebbero potuto nuocere alla popolarità del regime.

Alcuni esempi di censura legittima:
- Un giornalista di un Tg realizza un servizio su una strage, in cui sono state inquadrati cadaveri dilaniati da una bomba; il capo redattore decide di censurare quelle immagini sfuocandole, perché ritiene che alcuni spettatori potrebbero trovarle troppo forti e ne resterebbero quindi eccessivamente turbati.
- Come sopra, sostituendo corpi dilaniati con volti di minorenni vivi, che salvo autorizzazione dei genitori o dei tutori non possono essere mostrati interamente
- Un utente scrive un commento sotto a un articolo di un blog; il titolare del blog lo ritiene diffamatorio nei confronti propri o di qualcun altro, o semplicemente inutile o antipatico, così decide di eliminarlo. Magari qualcuno non concorda e avrebbe deciso diversamente, ma non è un gran problema democratico, dato che il titolare è padrone del proprio blog e non dell'intera Internet, su cui ognuno può aprire un blog e scrivere quello che vuole, legge permettendo.

Alcuni esempi di censura a volte legittima, a volte no:
- Un giudice sentenzia che un articolo o parte di un articolo comparso su un blog deve essere cancellato in quanto diffamatorio o in altro modo ingiustamente lesivo nei confronti di una persona. Come noto, alcune sentenze sono palesemente giuste, alcune sono discutibili. Fu giusta la sentenza che in francia condannò una blogger a risarcire un ristorante che secondo il giudice era stato da lei diffamato (vedi qui)? La mia risposta è sì, sentenza giusta, perché nel titolo dell'articolo il ristorante veniva descritto come "posto da evitare", il che è esageratamente lesivo degli interessi di quell'attività commerciale, per motivi che, fino a prova contraria, sono nettamente insufficienti. Infatti, anche se il ristorante ha fornito un pessimo servizio quel giorno, non è detto che non sia migliorato in seguito e che quindi meriti di essere evitato.
- Una sentenza condannò a un risarcimento il titolare di un sito che non aveva contenuti diffamatori, ma aveva linkato una pagina di proprietà altrui con contenuti diffamatori, senza peraltro appoggiare le tesi di quei contenuti. Eravamo agli albori di Internet in Italia, e questa sentenza è così ingiusta da farmi pensare che fosse stata dovuta anche alla scarsa comprensione da parte del giudice su Internet.
- Se delle persone mostrano in giro uno striscione in cui sono raffigurate immagini pornografiche e le forze dell'ordine se ne accorgono, lo striscione viene sequestrato, perché offende la sensibilità di tante persone, e in particolare quella di genitori che non vogliono che quelle immagini siano mostrate a dei bambini, che potrebbero fare domande imbarazzanti. Dunque, poiché l'imbarazzo provoca stress e lo stress aumenta il rischio di ischemia miocardica, si tratta di una censura giusta.

Spero sia chiaro, adesso, il significato della parola "censura".

E adesso vediamo cosa non è censura.

Non è censura quando un argomento è importante, eppure i mass media non ne parlano. Non è censura neanche quando tu hai invitato un mezzo di informazione a parlarne, e il tuo invito viene ignorato. Questo è boicottare un argomento. La censura non c'entra, a meno che qualcuno non imponga a te di non parlarne.
Il politico che trova scomoda una certa domanda da pate di un giornalista, dunque cambia argomento con una supercazzola, oppure semplicemente non risponde e se ne va via, si comporta bene? No. Gli infilerei un martello pneumatico nel sedere (no, non lo accenderei, altrimenti farebbe troppo male... non si deve esagerare; già spento è molto doloroso). Ma non è censura. Lui evita un argomento. Ma tu rimani libero di esprimerti.
I giornalisti che volutamente boicottano o minimizzano alcune notizie che dovrebbero essere trattate in modo più frequente e più approfondito, per il bene di tutti, fanno bene il loro lavoro? No. Fanno più schifo di un filo interdentale usato. Ma non tolgono a te la possibilità di parlarne nel tuo giornale o nel tuo blog, o nel tuo video online, o nel tuo podcast, etc.

Certo, tu non hai tanti lettori o visualizzatori su YouTube, e quanto a informazione i grandi giornali e le grandi televisioni la fanno da padrone e rispetto a te hanno una enorme possibilità di influenzare l'opinione pubblica.

Lo so, e ti compiango, meriteresti più ascolto e più pubblico, se non sei anche tu uno spara-scemenze.

Ma sei uno spara-scemenze se parli di "censura" a vanvera.

29 novembre 2017

Se davvero vogliamo aiutare gli africani a casa loro...

Cos'hanno proposto e fatto concretamente, le persone che si sono riempite la bocca dell'adagio "Aiutiamoli a casa loro", che è andato tanto di moda in passato? Sì, solo in passato. Oggi non viene più usato, se non ironicamente, perché in effetti non ci crede più nessuno. Sull'argomento consiglio questo articolo del giornale online Il Post.

Correggetemi se sbaglio, ma non mi risulta che siano state fatte tre cose importantissime, senza le quali il problema afro-europeo è destinato a non avere fine:

1)

Una massiccia campagna informativa negli stati africani, incentrata soprattutto su cosa può significare un viaggio verso l'Italia facendo chilometri e chilometri via terra e mare:
  • Le probabilità di morire nel deserto, per chi deve attraversarlo
  • Le probabilità di morire in mare
  • Le probabilità di finire in una prigione libica, e cosa questo significa (sopportare violenza, fame, e spesso morire)
  • Le probabilità, per le giovani donne, che i trafficanti di umani le costringano alla prostituzione (80%)
  • I traumi psichici a cui si può andare incontro in ragione di tutto questo.
    La dott.ssa Anna Maria Meoni, psichiatra presso l'università La Sapienza di Roma, ha scritto il seguente commento a questo post del sito Globalist: Il vero problema è che sono tutte persone sofferenti per sindrome post traumatica e che accoglierli non basta. Hanno l'animo profondamente ferito molto di più che il corpo. Curarli non è facile [...]
    Marco Eracles, che lavora in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, ha aggiunto: In SPDC arrivano sempre più richiedenti asilo con profondi traumi psichici, che la psichiatria non ha strumenti adeguati per affrontare
  • Le probabilità di rimanere senza lavoro e di non realizzare la vita che i criminali scafisti & c. promettono, in paesi in cui già esiste un alto tasso di disocupazione e povertà
  • L'opportunità di fare figli solo quando si ha una ragionevole sicurezza economica. Fare un figlio quando si è poveri significa creare, con alta probabilità, un nuovo povero o un criminale.
2)

Intervenire militarmente per porre fine alle guerre, in Africa. Sì, intervenire indipendentemente dalla presenza di petrolio o altre risorse da depredare.

3)

Fare in modo che vengano rimossi dalle loro cariche politiche i governanti africani corrotti, per niente interessati al benessere del proprio paese, in quanto si intascano la magior parte di denaro che proviene dalle donazioni da parte dei paesi stranieri sotto forma di aiuto umanitario. E promuovere una struttura governativa che renda la corruzione più difficile. Dopo, e solo dopo, ha senso sborsare quattrini per incrementare l'economia dei paesi in via di sviluppo africani.

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Sono strade che danno risultati a lungo termine, cosa che a quanto pare chi ci governa è portato a considerare poco in quanto, come la maggior parte di esseri umani, cerca soluzioni (più o meno impossibili) che diano subito un risultato. Sia nel merito del problema, sia elettorale.

27 novembre 2017

Burioni e l'immagine del bambino "morto" che non è morto

Pochi giorni fa il prof. Roberto Burioni, nella sua pagina Facebook, scritto un post (vedi immagine qui sotto) su un argomento poi ripreso da Nextquotidiano in questo articolo.

Oggi una mia FB-friend ha postato questa immagine.

Ho commentato così:

No, Burioni non crede che quella madre sia morta, perché 1) è palesemente un'attrice 2) la scenetta è palesemente comica.
Quel bambino dell'immagine sui vaccini non è palesemente una foto a caso. Se il bambino morto esiste davvero, mettici davvero la sua, di foto.
Nota: la foto del bambino è presa da Shutterstock. E i termini di servizio di Shutterstock vietano alcune forme di utilizzo delle immagini che vengono vendute sul sito. Perché non il semplice fatto di aver acquistato un contenuto sul sito non consente di poterlo utilizzare ad esempio per far apparire il soggetto della foto “come affetto o in cura per disturbi fisici o mentali” (vedi https://www.shutterstock.com/it/license)

Commento di una FB-friend in comune:

La posa della foto come Avrebbero dovuta farla? Con la salma riesumata del bambino veramente morto?
Ma come si fa a non notare che Burioni è da internare?
La pubblicità quella dell'AIDS con l alone che circondava le persone affette....eran tutte con esami alla mano scelte apposta ?

Mia risposta:

Non sono io a doverti dire come fare una cosa. Però posso dirti se hai fatto una sciocchezza. Se metti una foto in cui scrivi "Io sono uno dei bambini... etc" lasci intendere che quel bambino sia proprio lui. Se non sei d'accordo e pensi sia palese che si trattasse di un bambino a caso scelto per la rappresentazione, chiediti se il creatore dell'immagine sarebbe stato d'accordo a sostituire la foto con un disegno. Pensa che effetto fa vedere il disegno di un bambino e la scritta "Io sono uno dei bambini...etc". Se c'è una foto invece che un disegno è segno che chi ha creato l'immagine voleva illudere chi guardava che si trattava proprio di lui.
Inoltre il volto del bambino è censurato, e anche questa censura può esser stata messa per u solo scopo: ricordare la privacy, ovvero dare l'idea che la persona raffigurata è proprio quella di cui si sta parlando, e che quindi vada tutelata non mostrandone il viso. Viso che invece su Shutterstock è visibile.
Lo spot sull'AIDS con l'alone non fa testo, perché era una palese finzione con palese valore simbolico.

Sua risposta:

Attaccarsi a ste cose x me.non ha senso. Anzi l'unico senso che trovo è quello di voler a tutti i costi trovare il pelo nell'uovo. Non c'è nulla di costruttivo in quello che Burioni contesta, è palese che lo faccia solo perché non ha altro da dire e questa è malafede.

Mia risposta:

Basta aver voglia di ascoltarlo per accorgersi che in verità ha molte cose da dire. E quella del bambino usato a sproposito è solo una delle tante; non c'è motivo di dire che si tratta dell'unica, né della più importante.
Inoltre cercare il pelo nell'uovo può significare essere pignoli (secondo me in questo caso non è così, perché ritengo la comunicazione fuorviante è un fatto fastidioso e disonesto), ma non è certo sufficiente a dimostrare la malafede. Anzi, in questo caso se proprio devo dire chi mi sembra più in malafede, per me si tratta dell'autore dell'immagine, perché, come ho spiegato sopra, è volutamente ingannevole.
E dato che ci sono, aggiungo un altro elemento a favore di questa tesi:
Il volto del bambino è censurato, e anche questa censura può esser stata messa per u solo scopo: ricordare la privacy, ovvero dare l'idea che la persona raffigurata è proprio quella di cui si sta parlando, e che quindi vada tutelata non mostrandone il viso. Viso che invece su Shutterstock è visibile.

Sua risposta:

Vuoi una simbologia?
Per i più i morti da vaccino NON esistono. Sono dei fantasmi.
Tutte le volte che un volto reale viene mostrato con tutti i danni da vaccino addosso NON esiste..
Ora dimmi soprattutto su Burioni se non ammettere esistano queste realtà è coerenza o malafede.
Da uno cosi lezioni di moralità non le accetterò mai.


Mia risposta:

(Non vedo cosa c'entri la simbologia con quello che hai detto)
Non entro nel merito di quello che accade negli altri casi, né nella buona fede di Burioni, né nel merito del fatto che tu voglia lezioni di moralità da una certa persona (a parte il fatto che una cosa vera è vera anche se la dice la peggiore delle persone al mondo).
Non entro nel merito perché significherebbe cambiare discorso e parlare di un argomento su cui taccio, non essendo io esperto di virologia né di epidemiologia, e non sapendo se i bambini morti di cui parli sono veramente morti a causa dei vaccini.
Né cerco di convincerti a prendere lezioni di moralità da quella o da quell'altra persona (sono affari tuoi); al limite su questo posso dire che secondo me una cosa è giusta o sbagliata indipendentemente da chi la dice.
Io sono intervenuto solo per dire che il post in questione contiene un paragone non calzante e difende l'indifendibile, e cioè la disonestà intellettuale dell'autore dell'immagine con bambino sano fatto passare *volutamente* per malato. La disonestà intellettuale è nemica della ricerca della verità, indipendentemente dal fatto che chi la usa abbia ragione o no nel merito.

23 novembre 2017

Denunciare il tuo stupratore è stressante, ma è un dovere

Un articolo del Corriere della Sera uscito stamattina parla dell'interrogatorio alle due studentesse statunitensi che hanno accusato due carabinieri di averle stuprate lo scorso 7 settembre.

Cito un passo dell'articolo:

Le hanno ascoltate per dodici ore, fino a notte, con una raffica di domande che avevano presentato gli avvocati della difesa. Le due studentesse americane di 21 e 19 anni hanno pianto e una di loro ha anche accusato un lieve malore

Un mio FB-friend ha commentato scrivendo:

"Non denunciano. Denunciano dopo 20 anni. Lo fanno per convenienza...
Forse servirebbe un po' di silenzio e qualche riflessione in più, soprattutto in certi casi."

Questo il mio commento:

Denunciare uno stupratore mette una donna di fronte a nuovi disagi psicologici. Sarebbe così anche se le domande poste dall'avvocato dello stupratore non fossero numerose e né stupide. Il processo dura mesi, se non anni, e si tratterà di un periodo psicologicamente molto pesante, che aggiungerà disagio al disagio.
Ma una donna deve sapere che lo sforzo necessario per sostenere una causa del genere non è solo un diritto. È anche un dovere. Un dovere che purtroppo è toccato a lei, ma pur sempre un dovere. Lasciar perdere significa infatti mettere l'ennesimo mattone al muro di impunità che separa tanti uomini dal loro dovere di rispettare il prossimo.

Denunciare non serve solo a punire una persona e a ottenere un risarcimento. Contribuisce anche a non far sprofondare la nostra società nel degrado del "lasciar perdere", e a non alimentare la percezione di basso rischio da parte dello stesso stupratore, che potrebbe ripetere quanto commesso con altre donne, e con lui altre persone che già sono criminali o che potrebbero diventarlo.

Tutto questo va fatto capire a tutte le donne, e va fatto capire loro in giovane età. Non bisogna ridursi a dirlo solo alla donna stuprata a ridosso dell'evento.

20 novembre 2017

Accettazione delle molestie e stupro della coscienza

Guest post del mio amico Massimiliano Costa Cipullo

"STUPRO DELLA COSCIENZA"

(breve riflessione sullo "scandalo sessuale" ad Hollywood/Italia e "worldwide").

Si, è vero: se c'è qualcuno che ti chiede di fare sesso in cambio dell'ottenimento di qualche tipo di favore o di guadagno, puoi decidere di girarti ed andartene, anche quando hai solo vent'anni.

Si, è vero: sarebbe meglio dichiarare le "pressioni" ricevute quando accadono e non a distanza di due decadi, dopo aver ottenuto presunti "benefici".

Si, è vero: una cosa è essere aggrediti con violenza, subire penetrazione senza consenso, soccombendo ad abuso sessuale ed un'altra cosa è ricevere "avances" più o meno esplicite, signorili o volgari ed avere la possibilità di accettare o di rifiutare.

Si, è vero: si può decidere di declinare un "invito", pur sapendo che, tale scelta, molto probabilmente, porterà ad essere allontanato ed escluso.

Si... È vero.... SI PUÒ.

Ma, tutto ciò, dipende da due fattori importanti:
il grado di consapevolezza e di "maturità" della persona che si trova ad affrontare una situazione del genere...
E, soprattutto, l'educazione e la formazione psicologico-culturale ricevuta.
Fra i tanti commenti letti ed ascoltati, su internet ed altrove, non ho scorto quella che, a mio parere, dovrebbe essere un'analisi più ampia...
Qualcosa che potrebbe essere definita "stupro della coscienza".....
In questo senso, l'approfittatore di turno è soltanto la punta dell'iceberg...
La parte finale e più evidente di una società orientata ad assumere princìpi ALTERATI e DANNEGGIANTI....
Qualcosa non solo appartenente al cosiddetto "mondo dello spettacolo", ma diffuso in ogni ambito.
Assecondare una "filosofia" secondo la quale si tenda a credere che concedere prestazioni sessuali, per "finalità" diverse dall'amore e/o da mero piacere psico-fisico, sia qualcosa di non grande importanza emotiva ed intellettuale, sacrificabile per corrotta ed effimera possibilità di lavoro occasionale, pur mentalmente appagante ed economicamente ben retribuita, è qualcosa che si potrebbe definire, appunto, stupro della coscienza.....
Un concetto che si muove tra psicologia e filosofia, probabilmente... Ma piuttosto verosimile, ritengo.

Quel che, forse banalmente ma con altrettante decisione, sarebbe opportuno ricordare, è che NON si dovrebbe andare verso il compromesso legato al raggiungimento di obiettivi lavorativo-economici... E che ci si dovrebbe muovere, invece, verso una ricerca di saggezza, per comprendere e percepire quali siano i VALORI da scegliere per ottenere od avvicinarsi ad equilibrio e serenità...
Valori che permettano di vivere bene, attraverso l'accettazione di sé e delle condizioni in cui ci si trovi, qualunque esse siano, pur con il legittimo, ma "sano", desiderio di migliorare la propria esistenza, insieme a quella del resto dell'umanità.

In conclusione e molto semplicemente...

Sarai in grado di evitare umiliazione e plagio, se riuscirai a riconoscere che la tua libertà consiste nell'essere appagato per quel che ottieni facendo ciò che profondamente SENTI e non ciò che 'DEVI'.
Sarai "felice", accettando quel che sei e non per ciò che hai.
😊
L'amore ed il sesso sono "cose" preziose... Belle ed importanti....
Non vanno vendute.
🌹
Il corpo non verrà abusato, se non permetterai di violare la tua anima.

18 novembre 2017

Google Maps, avvisami se un feedback alla mia azienda è cambiato!

Attualmente i titolari delle aziende presenti su Google maps ricevono una notifica via email dopo ogni recensione che gli utenti scrivono loro sulla suddetta piattaforma web.
Ma non ricevono una notifica nel caso in cui la recensione cambi. Non è buona cosa. Se una persona che è già cliente e ha lasciato una buona recensione a un certo punto cambia idea e modifica la recensione positiva trasformandola in negativa, è importante che il titolare dell'azienda lo sappia. Fra l'altro, infatti, come gli esperti di marketing sanno, le persone che sono già clienti da un certo punto di vista sono molto più importanti di quelle che non lo sono ancora.

Dunque, se la tua attività commerciale è presente su Google Maps, ti suggerisco di inviare a Google un suggerimento come quello che ho inviato io poco fa, e che riporto di seguito:

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Ciao. Attualmente quando un utente lascia una recensione di un'attività commerciale su Google Maps, il titolare di questa attività ne viene avvertito con un'email da parte di Google.
Vi suggerisco di predisporre l'invio di un'email di avvertimento anche nel caso in cui sia stata modificata una recensione che era già presente.
Infatti se è importante per il titolare dell'azienda sapere delle nuove recensioni, è altrettanto importante essere avvertito su eventuali cambi di opinione delle persone che erano già clienti.
Se questo suggerimento vi è stato utile, per favore notificatemelo con un'email :)
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Ecco come inviare feedback allo staff di Google Maps:
  • Vai su https://maps.google.com/
  • Clicca in alto a sinistra sul menù (le tre linee orizzontali),
  • Clicca "Invia feedback", e poi "Altro feedback".
  • In questo caso togli la spunta su "Includi screenshot", dato che non ce n'è bisogno.
  • Scrivi il tuo messaggio, e poi clicca su "Invia".
Nell'immagine, un esempio di aggiornamento di recensione a Eurospin Italia, che già aveva una sola stella e che adesso continua ad avere una sola stessa per motivi ulteriori.

08 novembre 2017

Diffondere avvertimenti su malware di Facebook?

FB virus
Pochi giorni fa ho letto questo aggiornamento di stato di una mia FB-friend:

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😡😡😡 che triste cosa sta succedendo!
Alla fine dovremo uscire tutti da Facebook. Oltre al video porno, c'è un nuovo virus che causa i commenti dei tuoi contatti con una frase offensiva da parte tua. E ' molto brutto e di cattivo gusto e sembra che esca dal tuo profilo. Tu non lo vedi, ma i tuoi contatti si '. Questo può creare offese e malintesi. Voglio dire a tutti i miei contatti, che se esce qualcosa di offensivo, non viene pubblicato da me. Fammi sapere per favore 🙂
Grazie
Copia e incolla sulla tua bacheca
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Cercando con Google, non ho trovato pagine che riportassero questo messaggio.
Inoltre una sua amica ha commentato dicendo che qualcosa di simile è accaduta a lei una settimana fa.

Potrebbe non trattarsi, dunque, di una bufala.
Ehi, no, aspè... frena, frena, inoltratore frettoloso. C'è un però.

Se hai letto un avvertimento su un pericolo di malware, va bene che tu pubblichi un aggiornamento di stato per diffonderlo se:

- non è una bufala (per avere una quasi-garanzia sul fatto che lo siano o no spesso basta cercare con Google una porzione del testo di quell'avvertimento e vedere se fra i risultati ci sono articoli sbufalatori che ne parlano)

- non consigli di fare copia e incolla (che serve solamente, per quello che ne so, a non diffondere il nome del creatore originale del messaggio... chissà perché!) ma, al massimo, di usare l'apposita funzione "condividi", se proprio vuoi invitare all'ulteriore diffusione

- l'avvertimento contiene l'indicazione di una data in cui il problema si è verificato, cosicché i lettori possano decidere quanto è probabile che il messaggio sia obsoleto e se sia di conseguenza il caso di preoccuparsi e/o inoltrarlo oppure no

- non dire scemenze del tipo che alla fine dovremo uscire tutti da Facebook :D

Aggiornamento:

Ho trovato questo articolo del blog Codexsprawl che parla di un post molto simile a quello che ho incollato sopra (a volte mutano per non farsi trovare con Google, o cos'altro?). Dice:

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Oltre al video porno 😡 c’è un nuovo hacker su Facebook.
Esce tra i commenti dei tuoi contatti una frase offensiva da parte tua. 😡 E ‘ davvero brutto e sembra che sia partito dal tuo profilo. Tu non lo vedi, ma i tuoi amici sì. Ciò può creare offese e malintesi. Inoltre arrivano anche messaggi in privato su messenger che contiene virus … non apritelo... Voglio dire a tutti i miei contatti che se arriva qualcosa di offensivo non proviene da me personalmente Grazie.
Copia ed incolla ripeto non condividere ma semplicemente copia ed incolla sul tuo stato…

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Cercando poi su Facebook varie porzioni dello stesso messaggio ho notato che esistono altre varianti ancora. Bah. Boh.
Comunque ti invito a leggere l'articolo su citato, in cui l'autore spiega che un malware del genere tempo fa circolava, ma non funzionava proprio come descritto negli appelli che ho riportato; spiega inoltre come difendersi.

04 novembre 2017

Perché i politici si riempono la bocca di "giovani" ?

Fra tutti i disoccupati o sotto-occupati, chi è maggiormente in difficoltà? I giovani o i più anziani?

Più una persona è giovane, più è probabile che abbia dei genitori in vita che riscuotono una pensione e che quindi possono offrire loro un aiuto.

Più si sale con l'età, maggiori sono le probabilità che uno o entrambi i genitori siano morti oppure debbano spendere i loro soldi per una badante o per una casa di riposo. È quindi più probabile che il denaro proveniente dalla loro pensione non esista o che avanzino pochi spiccioli, insufficienti per dare un sostentamento al figlio disoccupato.

Inoltre fra i requisiti di moltissimi posti di lavoro c'è il non aver superato una certa età. Sono frequenti infatti frasi come "Ho 50 anni... chi lo prende a lavorare un cinquantenne?". Io non capisco questa diffusa discriminazione fra giovani e persone di mezza età che offusca la mente di così tanti datori di lavoro, e non mi sembra sia solo una questione di giochini fiscali su apprendistato sottopagato e simili. Sta di fatto che così è.

Dunque è evidente fin quasi ad essere proverbiale, che i disoccupati più in difficoltà sono quelli più anziani. Non a caso le persone che si suicidano per motivi connessi al lavoro sono più che altro ultraquarantenni e ultracinquantenni che hanno perso il posto da dipendente o che hanno visto fallire la loro impresa.

E però, almeno a memoria mia, la maggior parte dei politici molto più spesso danno o promettono benefici per i giovani. Ogni volta che si riempono la bocca di giovani, ho voglia di fornire un randello a un cinquantenne disoccupato e dirgli "Vai, tocca a te, fanne buon uso", indicandogli il quaquaraquà incravattato di turno.

I GIOVANI.

CHE DISCO ROTTO, CO STI GIOVANI.

Perché?

Credo il motivo risieda nel fatto che fra i giovani ci siano più persone indecise su chi votare, e quindi potenzialmente propense a dare il voto a chi si arruffiana a loro. Inoltre, rispetto agli anziani disoccupati, i giovani in difficoltà hanno sì una difficoltà minore, ma sono più numerosi. Quindi, di nuovo, più potenziali elettori.

Tutto qui.
Ciao ciao.

02 novembre 2017

Il dannosissimo benaltrismo (spesso sommato presunzione e ripicca)

Qualche giorno fa ho scritto un post su Facebook. Si trattava di un invito a firmare una petizione presente sul sito www.polloitaliano.it.
Si tratta di una petizione creata da Animal Equality rivolta a Unaitalia, associazione di categoria che rappresenta oltre il 90% dell’intera filiera italiana di allevamento di pollame e conigli, per domandare che sia intrapreso al più presto un dialogo con le aziende leader del settore – in particolare AIA, Amadori e Fileni – affinché adottino politiche volte a ridurre la sofferenza di questi animali, che attualmente vivono in condizioni pietose negli allevamenti intensivi.

Commento di un mio FB-friend:

Marco so che la cosa non è cosi trendy come i polli e il trattamento da allevamenti intensivi ma io ti consiglierei di andare qualche volta a vedere come vengono trattati gli anziani umani nelle case di cura e in molti reparti ospedalieri dove per la maggior parte sono tenuti in vita solo perché in tal modo c'è il pagamento della retta alla struttura o al reparto ospedaliero molto spesso legati o intontiti da farmaci psichiatrici che vengono dati anche a ci non soffre di demenza senile perché in tal modo è più docile quando di fatto non si trasforma letteralmente in uno zombie.
Immagino che visto ci sono persone che si preoccuopano tanto di poveri esseri che sono comunque dotati di sensibilità e di capaci di sensazioni potranno anche capire quale sia la sofferenza e la perdita di dignità di un umano ultrasettantene o ultraottantene spesso legato al letto perché non disturbi e lasciato talvolta per ore letteralmente in mezzo alle proprie feci fino a che qualcuno non va a cambiare e con un catetere inserito nell'uretra con i problemi e di rischi di infezione che questo comporta anche se spesso non servirebbe ma che diventa molto più pratico da gestire per inservienti o altro personale che non debbono preoccuparsi di un anziano legato e non devono aiutarlo ad andare in bagno.
Ovviamente parto dal presupposto che un anziano umano abbia almeno gli stessi diritti di un pollo o di un maiale o di un vitello perché in quelle condizioni la sua vita è davvero simile a quella di un animale e la ua umanità dignità viene cancellata.
Ovviamente persone tanto sensibili da reclamare i giustizi diritti degli animali sapranno anche impegnarsi per tutelare quelli di umani la cui utilità per questa società non suite più e non come persona che pro produrre business per case di cure e posti di lavoro di coloro che degli anziani si occupano.
E forse persone così snellii dovrebbero pensare che c i potrebbero essere dei loro congiunti fra questi anziani e che se non succede loro qualcosa prima questa potrebbe essere la fine che molti potrebbero fare quando il tempo della loro gioventù e vita attiva finirà al termine.

Mia risposta:

Intanto hai firmato la petizione?
Il benaltrismo non dico sia dannoso quanto l'indifferenza, ma quasi.

Sua risposta:

Marco io credo che tu non ci senta oppure non riesca a vedere oltre al tuo naso invece di parlare di petizioni prenditi del tempo e vai tu a vedere cosa accade nei ricoveri per anziani e se hai tante energie da spendere a scrivere di petizioni su Facebook puoi dedicare il tuo tempo a fare volontariato in un centro ed alleviare direttamente la loro solitudine distrazione dolore cosi ti puoi rendere conto come certe volte i lager siano ancora oggi ppannaggo anche di molti esseri umani che non sono più utili a questa società oppure prenditi del tempo Invece diparlare di petizioni perché non ti prendi un girono ed il 15 novembre vieni con me a fare il banco alimentare dove di raccoglie cibo per chi non ha i soldi per poterne comprare oppure ti prendi una famiglia che nn può davvero permetterselo e provvedi tu a fare avere il cibo per mangiare

Mia risposta:

Benaltrismo + "fallo tu". Un bel mix.

Sua risposta:

No, semplicemente invece di parlare dei dolori dei polli vedi quelli degli esseri umani e se puoi fai qualcosa davvero invece di parlare o di firmare petizioni.
Io collaboro con il banco alimentare da 7 anni con quello farmaceutico da 3 dando del mio tempo ed esiste qualcosa di più importante. Tutti possiamo dare dei soldi ma investire il tempo vuol dire dare una merce più preziosa, perché il tuo tempo quando lo hai dato non torna indietro

Mia risposta:

Allora benaltrismo + presunzione. Ancora peggio.

1) Se esiste un problema di serie A non significa che i problemi di serie B siano da lasciar perdere. Se si ragionasse come stai ragionando tu, ci si occuperebbe solamente dei problemi maggiori. Anzi, del problema maggiore. Che non sarebbe neanche fra quelli che hai descritto tu. Gli anziani che vivono molto male verrebbero lasciati a sé stessi e ci occuperemmo solo di persone che vivono ancora peggio, e cioè ad esempio i prigionieri che ogni giorno vengono torturati in altre parti del mondo.
E i soldi delle casse dello Stato, che fine farebbero? Sicuramente guarire i malati è più importante che far funzionare i musei. Quindi neanche un euro ai musei finché non si è trovata una cura per tutte le malattie. Meglio dormire fuori al freddo che avere dolori dovuti a una certa malattia. Quindi neanche un euro ai senza tetto finché non si trova la cura per quella malattia. Ma vuoi mettere l'importanza di poter eseguire un'operazione chirurgica senza che l'ospedale venga preso d'assalto da un pazzo armato che vuole ammazzare tutti perché il suo dio Trallallà è grande? E che diamine. Allora ci ho ripensato: niente soldi alla ricerca medica finché non si è risolto un problema ben più grande: organizzare le forze dell'ordine in maniera da avere una protezione sicura al 100%. Inutile operare al meglio se c'è uno che viene a spararti mentre operi! E così via.
Questo è il benaltrismo.
E no, non si tratta di esempi esagerati. I danni che fa sono esattamente di questo tipo. Danni importantissimi. Come quello di non occuparsi di miliardi di esseri senzienti che ogni giorno vivono ingiustamente delle situazioni che si potrebbero evitare facilmente: basta smettere di comprare e mangiare quegli animali. Non comporta neanche il dispendio di tempo. Un po' come firmare una petizione, cosa che tu per ripicca continui a non fare.
Le azioni per buone cause non portano via tempo ad azioni per cause ancora più buone. Più probabilmente portano via tempo al cazzeggio, che a volte consiste nello scrivere commenti benaltristi (vedi su) e presuntuosi (vedi sotto).

2) Anvedi, oh, sto qui che mi bacchetta mentre sto facendo qualcosa di buono, solo perché non è la cosa più buona del mondo, credendo di sapere tutto di me senza invece sapere un bel niente... chissà come fa a sapere che io non conosco già le situazioni che crede di rivelarmi, e chissà come fa a sapere che io non doni il mio tempo anche per occuparmi di esseri umani. E insinua pure che faccio quello che faccio per il fatto che è trendy. Bah, non meriterebbe nessuna risposta, se rispondere non fosse uno spunto per scrivere un articolo e quindi poter inviare semplicemente un link se e quando in futuro leggerò fesserie del genere.

-----------

...Insomma, il fatto che i problemi che affiggono il mondo sono molteplici non significa che tutte le persone di buona volontà devono concentrarsi sul problema più importante, lasciando indietro gli altri, meno importanti ma comunque importantissimi. È bene che ci sia un gruppo di attivisti che si occupi di problemi di prima priorità, e che pure esista un gruppo di attivisti che si occupa di problemi di seconda priorità, e anche un gruppo che si occupa di problemi di terza priorità. Ognuno a seconda della propria sensibilità. Cosa che il benaltrista non capisce, purtroppo, diventando così egli stesso un problema.

21 ottobre 2017

Animal Equality spaventa l'industria della carne, che fa causa. Aiutala!

Le indagini di Animal Equality sono utili ? Servono a qualcosa? Scoprilo in questo video, o leggi di seguito la versione testo.


Per donare a Animal Equality clicca su http://sostienici.animalequality.it/

...Sì, le indagini di Animal Equality servono. Se il loro lavoro fosse inutile, se non avesse alcun impatto, l’industria della carne non si scomoderebbe per ostacolarlo, cosa invece che sta facendo.
Sta istruendo gli allevatori su come identificare gli investigatori sta facendo comunicati stampa in risposta alle inchieste contro di loro, e inoltre sta procedendo per vie legali!
Prima ancora che un'inchiesta di Animal Equality andasse in onda all’interno del TG1 lo scorso 4 ottobre, una delle maggiori aziende di carne di pollo aveva mobilitato i propri legali. Segno buono: questi colossi del genere non si muovono mai per nulla, e se lo fanno significa che Animal Equality fa paura: nuoce ai loro profitti, perché i filmati degli allevamenti intensivi arrivano ai cuori delle persone e possono cambiare le loro abitudini alimentari.

Problema: al contrario delle grandi industrie della carne, Animal Equality non ha valanghe di soldi a disposizione.
Gli attivisti dedicano anima e corpo alla causa, ma hanno bisogno del nostro sostegno.

Dona per difendere il DIRITTO DI TUTTI DI SAPERE LA VERITÀ SCOMODE SUGLI ALLEVAMENTI.


Dai quello che puoi, per fare un altro passo utile a cancellare questa schifosa ingiustizia quotidiana degli allevamenti intensivi, che sono una continua tortura e sofferenza di esseri senzienti esattamente come io nostro cane, come nostro gatto, e come noi.

Per favore, *PRIMA* dona qualcosa, *POI* condividi questo post. Grazie.

Un esempio di dichiarazione di voto spazzatura

Francesco Paolo Sisto (Forza Italia)
Francesco Paolo Sisto (Forza Italia)
In questi giorni alla Camera è passato il disegno di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso medico.

Il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto è intervenuto in aula dicendo:

«Forza Italia dice no al provvedimento sulla cannabis perché, premesso che l'impiego terapeutico della sostanza è già previsto dal 2015, i rischi di questo testo sono nettamente superiori ai benefici. Il primo, nonchè più pericoloso, è che si tratti di un grimaldello per aprire uno squarcio verso la legalizzazione»

Ha detto inoltre:

«Non avalleremo mai l'intossicazione dei giovani per via ordinamentale: ecco perchè la nostra contrarietà può dirsi di cautela , una precauzione indirizzata verso le nuove generazioni. D'altra parte, è stato evidente come la discussione in Aula, che avrebbe dovuto muoversi e incentrarsi sulla tutela del diritto alla salute, sia trascesa nel tentativo subdolo di alcune forze politiche di cambiare le carte e introdurre una formale legalizzazione della cannabis sulla scorta dell'uso medico certificato. In pratica, si è cercato di arrivare non già ad una depenalizzazione tecnica, ma alla 'bonifica eticà di una sostanza stupefacente. Noi non ci stiamo»

Nelle parole che ho riportato si trovano almeno due elementi che classificano il discorso come spazzatura.

Sono un po' combattuto. Li spiego o non li spiego? A me sembrano talmente evidenti che spiegarli mi pare quasi un'offesa all'intelligenza di chi legge.

Ma allora, se le stupidaggini sono così evidenti, perché vengono dette? Vengono dette perché se sono un politico e so di avere evidentemente torto, non posso pretendere di convincere la controparte, ma mi rimane comunque il compito di dire qualche parola rivolta alle persone che la pensano come me. Le parole stupide tendono ad apparire un po' meno stupide quando arrivano all'orecchio di persone che già hanno la stessa opinione (o che per qualche motivo mi hanno in simpatia). Con loro la strada è in discesa. Ed è rivolto esclusivamente a loro un discorso argomentato anche penosamente per sostenere una tesi che fa acqua da tutte le parti. È comunque meglio di nulla. Perché non dire nulla sarebbe imbarazzante, ancora più imbarazzante che dire la peggiore boiata. Un politico deve prima di tutto apparire convinto di quello che sostiene. Secondariamente, e solo se possibile, cercherà di esprimersi con argomentazioni non stupide.

E insomma, che faccio, li spiego o non li spiego gli elementi che fanno il discorso di Francesco Paolo Sisto un discorso spazzatura?

No. Non voglio farlo. Ho deciso che è troppo facile. Se vuoi fallo tu commentando.

17 ottobre 2017

Pillola abortiva e bastoni fra le ruote poco sensati

Poco fa ho visto che un mio FB-friend ha condiviso un post in cui si legge:

[...] il governo ha tolto l'obbligo di ricetta per le pillole abortive. Così, senza neanche dover far la fatica di chiedere niente a nessuno, 600mila potenziali madri ogni anno in Italia prendono veleno per uccidere la vita. (Per l'Aulin la ricetta serve).

L'autrice è Costanza Miriano. Faccio una breve visita al suo diario Facebook e vedo una sua foto insieme a Mario Adinolfi e un bel post con questa immagine, che incita a un efficacissimo metodo per ottenere la pace (ma mi sa che qualcosa è andato storto, dato che è il 17 ottobre e la guerra non è scomparsa... forse qualcuno ha detto il Rosario fuori sincrono o ha pappato di nascosto tipo Fantozzi nella clinica dimagrante?).


Ma torniamo al tema della non più necessaria ricetta per la pillola abortiva, per cui 600mila donne ogni anno potranno prendere il veleno senza fatica senza chiedere niente a nessuno.

Capisco battersi perché venga negato il diritto all'aborto, se si è contrari. Ma che senso ha costringere 600mila donne a far fatica?

Forse il senso potrebbe essere costringere una donna a parlare con qualcuno che la informa (magari senza intimidirla né usare sensi di colpa) sulla possibilità di portare a termine la gravidanza e fare il parto anonimo affinché il bimbo sia adottato.
Ma alla base di questo tipo di auspicio, che più di una volta ho sentito esprimere dagli anti-abortisti, c'è un equivoco, che mi appresto a chiarire.

Per l'Aulin la ricetta serve perché un paziente potrebbe non conoscere controindicazioni e effetti collaterali; potrebbe non sapere in quali quantità e in quali casi assumerlo e non assumerlo.
Insomma: serve la ricetta perché con l'uso totalmente autonomo si rischia di fare più male che bene.

E la pillola abortiva? Non fa forse male?

Dal punto di vista medico, evidentemente si pensa che le istruzioni sul foglietto illustrativo siano sufficienti affinché la donna possa capire come farne un uso appropriato, e che è improbabile un uso inappropriato che comporti danni alla salute.

Dal punto di vista etico, sì, fa male, secondo qualcuno. Questo qualcuno non è la legislazione italiana.

Secondo la legge italiana l'aborto non è come la prostituzione, considerata attività legale e al tempo stesso fenomeno brutto e quindi da contrastare.

La legislazione italiana vede l'aborto come né negativo né positivo. Infatti se fosse considerato negativo, lo sarebbe per una sola ragione, e cioè il considerare l'embrione un essere con gli stessi diritti di una persona (o "considerare l'embrione una persona"). L'apparato giuridico italiano non contempla il concetto di "mezza persona". O è una persona, oppure non lo è. Quindi no, non lo è. Perché se lo fosse, allora la vigente la legge sull'aborto non potrebbe esistere, in quanto contrastante con l'articolo 3 della Costituzione, secondo cui "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge".

Ecco perché è inutile argomentare sui provvedimenti legislativi finalizzati a non mettere i bastoni fra le ruote delle donne che vogliono abortire. Sarebbero bastoni fra le ruote che servono a frenare un fenomeno che non è considerato da frenare.

L'unica battaglia che avrebbe una sensatezza e una coerenza sarebbe, dal punto di vista di chi vuol contrastare l'aborto, proporne l'abolizione in toto. Magari con una retorica più efficace e meno controproducente rispetto a quella che continua a essere utilizzata, e che nomina di continuo "la vita", dato che "vita" è anche una foglia.

21 settembre 2017

Se è di seconda mano non significa che costa meno

Stamattina in un gruppo Facebook dedicato allo scambio e alla vendita dell'usato ho letto un annuncio che riguardava la vendita di un abbonamento a una palestra. L'inserzionista ha precisato di non guadagnarci nulla, e che i prezzi sono gli stessi applicati dalla palestra.

Una persona ha commentato dicendo che, se il prezzo è lo stesso, tanto vale acquistare l'abbonamento direttamente presso la palestra.

Sono allora intervenuto con una precisazione che mi sta a cuore, e che scrivo volentieri qui.

Non è vero che "tanto vale".
 
Se ciò che si compra di seconda mano non ha nessun svantaggio rispetto all'acquisto da nuovo (non è un oggetto deteriorato, non ha svantggi dal punto di vista della garanzia perché ad esempio è stato acquistato il giorno prima, etc), esiste comunque un valore in più che possiamo apprezzare:
  • il valore ecologico, se si tratta di un oggetto (l'acquisto di un oggetto nuovo e la contemporanea stagnazione di un oggetto identico in un garage significa produzione di un oggetto in più, e per produrre si inquina)
  • se si tratta di un abbonamento o simili, il valore di aver fatto un favore a una persona senza rimetterci nulla e senza approfittarsi avvoltoiosamente di un suo errore.
Io ad esempio ho molto apprezzato il fatto che in passato una persona dello stesso qusto gruppo FB abbia acquistato le mie marche da bollo che avevo acquistato erroneamente; in quell'occasione non ho dovuto diminuire il loro prezzo per convincerla a comprarle. Non aveva nessun motivo, se non quello "ricattatorio", di acquistale in tabaccheria anziché da me.

15 settembre 2017

La stupida distinzione "vita telematica - vita reale"

La stupida distinzione fra vita telematica e vita reale
In queste ultime ore un mio FB-friend ha linkato una vecchia bufala. Quella della signora di 86 anni che avrebbe umiliato il direttore di una banca e bla bla bla.

Ho commentato linkando semplicemente la ricerca su Google delle parole vecchietta 86 anni direttore bufala, per far capire che sarebbero bastati pochi secondi per apprendere la falsità della notizia, anche solamente osservando la pagina dei risultati di Google.

Il dialogo è andato avanti più o meno così (faccio alcune aggiustatine per una maggiore leggibilità e non includo commenti di altri utenti non rilevanti):

Si, sospettavo che fosse una bufala ma fa riflettere sul l'iter burocratico a cui siamo sottoposti e le contromisure che dovremmo mettere in atto! Grazie Marco per la segnalazione!

Però nell'intendimento comune alla maggior parte degli utenti FB se posti un link senza commentarlo significa che affermi la stessa cosa affermata dall'autore del relativo articolo.
Altra cosa: se voglio farti rifelttere su un argomento, non ti dico un
a bugia, cioè non ti propino una storia falsa spacciandola per vera. Posso anche inventarmi una storia, ma te la presento come una storia inventata utile a farti capire un concetto. Altrimenti nel momento in cui ti accorgi che ti ho preso in giro la mia credibilità va in fumo.
Altra cosa: in generale, se ti parlo col risultato di farti credere vera una notizia falsa, il mio comportamento è anti-etico quant'è vero che tu hai il desiderio di conoscere la verità. Se c'è gente disposta a spendere 1 euro per comprare un giornale e apprendere notizie vere, questo ti fa capire come propinarti notizie false sia grave quanto rubare.
Ne ho parlato in questo articolo: http://opidos.blogspot.it/2016/09/pubblicare-bufale-e-come-rubare.html


Dicono che un vecchio saggio africano radunasse attorno a se tutta la tribù per raccontare le sue storie... il vecchio cominciava ogni storia dicendo "Questa storia non è la verità; è piuttosto una bugia... ma in ogni storia puoi trovare del vero..."

Con questo hai confermato ciò che ho detto. Il vecchio saggio ha ammesso che racconta una bugia (che fa riflettere su cose vere). L'autore dell'articolo no. E questo fa del suo post (e, aggiungo, del suo intero blog) qualcosa da non diffondere.

Ho sistemato il post e l'ho commentato così dovrebbe andare...

Prima di quest'ultima risposta, il FB-friend ha linkato l'articolo di Lercio "Anzio sotto choc: giovane abbandona tutti i gruppi di WhatsApp e torna a vivere".

Questo mi ha spinto a deviare l'intero dialogo qui su OPIDOS. Infatti la ritengo un'occasione per eliminare un equivoco che alberga abusivamente nella testa di molte persone, quant'è vero che di tanto in tanto si sente mettere in contrapposizione la vita reale con la vita cosiddetta virtuale. E cioè le parole dette a voce (ma solo dal vivo o anche con una telefonata? E che dire se è un messaggio vocale via Whatsapp?) con le parole dette su Facebook o commentando un articolo, o un video YouTube, etc.
Quando sento o leggo cose del genere mi viene da chiedere al filosofo della comunicazione di turno se gli va bene che io gli scaraventi una sedia sul groppone, tanto è una cosa virtuale, mica reale. Perché mica l'ho colpito direttamente con le mie mani; ho usato una oggetto intermediario.

No, non è che parlare di fronte all'interlocutore sia vita importante e vera e parlare in TV o su Facebook o con una telefonata o con una chat, etc, sia vita meno importante e virtuale. I mezzi di comunicazione telematica sono fisici e reali. Le parole vengono lette / ascoltate... mi verrebbe da dire "né più né meno che dal vivo", ma in realtà è più corretto dire "ancora più che dal vivo", dato che le cose pubblicate online possono essere lette e rilette. E condivise, moltiplicando il messaggio. Intendere Internet come qualcosa di virtuale e poco importante fa molto danno. Vedi disinformazione, diffamazioni e una serie di altre azioni compiute online con leggerezza, i cui autori ci penserebbero due volte prima di fare la stessa cosa dal vivo.
A dirti cosa è vero e cosa è importante è il contenuto della comunicazione, non il mezzo usato per comunicare.
E se proprio vogliamo dire qual è la differenza più importante fra parlare dal vivo e parlare su un social network come Facebook, mettiamo in primo piano il fatto che in quest'ultimo caso i destinatari sono di solito in numero molto maggore, e vengono amplificati gli effetti di quello che diciamo, compresa la figura del pollo nel caso in cui siamo cascati in una bufala.

La distinzione da fare, e che probabilmente intendono tante persone che non colgono il punto quando esprimono certe considerazioni, è un'altra.

La distinzione da fare quando scegliamo il modo di impiegare il nostro tempo non è fra "internet o non internet", ma fra persone con cui è produttivo parlare e persone con cui parlare è inutile perché non riescono o non vogliono capire. Che queste ultime si individuino spesso sul web è vero, ma è un altro discorso.

Certo è che se parlo con te e a un certo punto mi linki un articolo come quello suddetto di Lercio, è come se mi dicessi "Stai approfondendo l'argomento con dei particolari poco importanti". Ok, quindi secondo te sono troppo bacchettone e pignolo. Il mio punto di vista ovviamente sarà un altro: la mia interpretazione (che dal vivo sarebbe identica), sarebbe "Lascia perdere internet, che è virtuale e quindi poco importante" "Lascia perdere questo interlocutore, con cui parlare è solo una perdita di tempo".

Sullo stesso argomento (circa) ti invito a leggere Il tempo libero altrui come argomento sbeffeggiante.

14 settembre 2017

Majestic SD 238... 5 inutili restituzioni in garanzia, e il negozio "Prezzo Bomba" mi nega il rimborso

Autoradio Majestic SD 238
Ho aspettato un bel po' prima di scrivere la negativissima recensione su Amazon per un prodotto che mi ha fatto tribolare in modo sproporzionato rispetto al suo costo, ma a cui ho continuato a dedicarmi per la curiosità di vedere come sarebbe andata a finire, in vista anche della pubblicazione di un articolo su questo blog. Già. È giusto che la gente sappia e io, da mini-bloggatore occasionale, faccio quello che secondo me dovrebbero fare un po' tutti, e cioè faccio la mia piccola parte di divulgatore di vicende che mi hanno coinvolto, simili a quelle che potrebbero coinvolgere qualcun altro.

Sono stato molto paziente prima di decidere di pubblicare questa recensione. E la mia pazienza non mi ha premiato. Anzi, fra l'altro mi ha fatto perdere la possibilità di scrivere un feedback per il venditore, che sarebbe stata la cosa più rilevante. Questo per motivi informatici, legati ai tempi stabiliti dal sito di Amazon. Ho voluto dare al venditore il tempo di capire. Più volte gli ho spiegato e rispiegato le cose. Niente da fare. E il feedback per il venditore andava rilasciato entro 90 giorni dall'ordine, a differenza del feedback per il prodotto, per il quale mi pare di aver capito che non esistano limiti di tempo. Quindi il feedback per il venditore lo scrivo qui, unitamente alle considerazioni sul prodotto che ho riportato anche nella recensione su Amazon.

E insomma ecco cos'è successo di preciso: ho fatto vari e vani tentativi di avere un'autoradio funzionante facendo valere la garanzia legale e successivamente vari e vani tentativi di ottenere un rimborso, come in questi casi la legge italiana prevede.

L'articolo in questione è l'autoradio Majestic SD 238

(ah, vedo adesso che ADESSO, DOPO UN ANNO E MEZZO, IL PREZZO DI QUEST'AUTORADIO È AUMENTATO !!! UAH UAH UAH !!! Diamine, che coraggio. Invece di ritirarla dal mercato...).

Il venditore Amazon in questione, che si è guadagnato la mia totale disistima, è "Prezzo Bomba", negozio di Casalnuovo di Napoli, sul cui sito web si legge lo slogan "Solo per chi desidera il meglio". Ah sì, eh? Beh, buona lettura.

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L'acquisto dell'autoradio Majestic SD 238 fu da me effettuato il 25 febbraio 2016. Il venditore Amazon "Prezzo Bomba" era sito fisicamente a centinaia di km da casa mia, ma mi tranquillizzava il fatto di avere a pochi chilometri da casa mia un centro assitenza Majestic, dove avrei potuto portare l'autoradio in caso di malfunzionamento. Pensai infatti che in un'autoradio non appartenente a una sottomarca i difetti sarebbero stati più improbabili, ma nel caso più noiosi e dispendiosi da risolvere, dato che non ho vicino a me un centro assistenza Kenwood, Sony, etc. Inoltre avevo avuto problemi simili con un'autoradio Majestic molti anni fa e speravo che questa casa produttrice avesse fatto passi in avanti.

Dopo due mesi circa dal ricevimento dell'autoradio la montai nella mia macchina. Già, non proprio immediatamente... avevo altre cose da fare, e rinunciai così alla possibilità di restituzione entro 30 giorni offerta da Amazon, ma del resto rimaneva sempre la garanzia legale.
Dopo pochi giorni l'autoradio iniziò a presentare malfunzionamenti. La portai a riparare al vicino centro assistenza, che me la restituì dopo circa un mese.
La installai nella mia automobile, e dopo pochi giorni presentava nuovamente altri malfunzionamenti.
La portai di nuovo al centro assistenza. Mi venne restituita. Ancora difetti.
Tutto questo si ripeté nei mesi, fino a pochi giorni fa. In totale ho portato l'autoradio al centro assistenza 5 volte. Ogni volta dovevo aspettare circa 3-4 settimane prima di poterla ritirare, tranne l'ultima volta: un mese e mezzo. Le ultime due volte l'impiegata del centro assistenza mi ha detto di averla spedita alla sede di Rimini di Majestic, che ha preferito effettuare una sostituzione con un esemplare nuovo dello stesso modello. E alla fine? Niente da fare. Tutt'ora mi trovo con un'autoradio difettosa.

Nel penultimo caso non solo l'autoradio nuova presentava malfunzionamenti: dopo tre giorni addirittura era impossibile accenderla.
Così siamo arrivati a più di un anno e mezzo da quando ho effettuato l'acquisto. Un anno e mezzo durante il quale non solo non ho goduto del bene acquistato, ma ho perso molto tempo per cercare di risolvere il problema.

A questo punto avevo diritto alla restituzione del denaro speso.
Non mi riferisco al regolamento di Amazon, secondo cui si può restituire l'articolo entro 30 giorni. Mi riferisco alla legge italiana (più precisamente all'articolo 130 del Codice del Consumo, commi 1, 2, 5, 7a, 7b, 7c, 8, 9a, vedi www.codicedelconsumo.it), che parla di garanzia di 24 mesi, e inoltre parla di ciò che succede quando la riparazione si dimostra impossibile.
C'è stato fra me e "Prezzo Bomba" un botta e risposta andato avanti per più di 10 messaggi. Hanno risposto che devo farmi rimborsare l'autoradio dalla casa produttrice. Inutile rispondere loro citando e linkando il Codice del Consumo, che dice chiaramente che il bene dev'essere rimborsato dal venditore e non dalla casa produttrice, su cui il venditore può successivamenet rivalersi. Hanno fatto orecchie da mercante, continunando a ripetere (senza citare alcun passo di alcuna legge a supporto della propria tesi, dato che non esiste) che dovevo chiedere il rimborso dalla casa produttrice Majestic. Parlando al telefono con la casa produttrice Majestic ovviamente ho avuto la conferma che il rimborso devo cheiderlo al venditore. E me lo hanno confermato vari siti web dedicati ai consumatori.
Ma questo a "Prezzo Bomba" non frega nulla. In violazione della legge, si rifiutano di rimborsarmi un prodotto malfunzionante.
In agguinta, ecco una splendida barzelletta: lo staff del centro assistenza mi dice che secondo lo staff della casa madre i malfunzionamenti sono dovuti alla mia automobile. Cioè l'alternatore della mia automobile, forse conforme agli standard giapponesi e non europei, non si interfaccerebbe bene all'autoradio, quest'ultima, invece, senza difetti. Ma ho parlato col titolare dell'elettrauto che lo stesso centro assistenza mi ha indicato, che quando gli ho riportato le suddette parole ha fatto una faccia stranita, ha escluso con sicurezza che il problema fosse dell'alternatore, e con sicurezza ancora maggiore dopo aver eseguito un test.
E adesso i difetti, alcuni presenti in una delle 6 puntate di questa telenovela ( = versione iniziale dell'autoradio + le 5 volte che mi è stata restituita, "riprata" o sostituita)... Spero di ricordarmeli tutti...
  • Tenendo premuto il tasto fast forward non si verifica lo scorrimento veloce in avanti, né tenendo premuto il tasto rewind si verifica lo scorrimento veloce indietro
  • Accensione dell'autoradio impossibile
  • Accensione dell'autoradio possibile solo se si toglie e si rimette il frontalino
  • Accensione dell'autoradio con riproduzione dell'Mp3 che inizia non da dove l'avevo lasciato, ma dall'inizio dell'elenco tracce
  • Alcuni file.mp3 non vengono riprodotti (ed ho verificato che si tratta di file non corrotti)
  • Riproduzione di ogni traccia con anomala dissolvenza in ingresso nel primo mezzo secodno circa, cioè ad esempio se una canzone inizia in modo netto con una nota di pianoforte, non si sente eseguire la nota di netto, ma sfumata, come se all'inizio il volume fosse a zero e venisse alzato solo dopo il primo mezzo secondo.
Quest'ultimo difetto sembra proprio un tremendo fiore all'occhiello di questo modello, dato che sia nella penultma puntata che nell'ultima (ripeto, entrambi i casi autoradio sostituita con una nuova), il difetto era presente.
A te la scelta se acquistare un modello di autoradio del genere.
Inoltre, a te la scelta se acquistare da un negoziante (tutt'ora attivo su Amazon, dove al momento vende non autoradio, ma altri prodotti: videogiochi, cialde di caffè, accendini, ciabatte rosa, wafer) che si è rifiutato di rispettare la legge a scapito di un cliente a cui ha venduto un prodotto difettoso.

09 settembre 2017

iN’s Mercato mente ai consumatori sulle uova di galline allevate in gabbia

iN's Mercato (gruppo Pam)
Un logo più appropriato per
iN's Mercato (gruppo Pam)
Vorrei tanto non dover parlare mai di maltrattamenti animali. E cioè vorrei non essitessero. Purtroppo invece ci sono, e ci sono per uno sporco e semplice motivo: c'è chi ne ricava un profitto.

Non mi riferisco solo a chi organizza combattimenti di cani. Quelli sono delinquenti che già la gente riconose come tali, e sono responsabili forse di qualche decina di morti di cani all'anno.

Mi riferisco soprattutto a chi sottopone sistematicamente, quotidianamente, migliaia di animali - esseri senzianti come noi - a sofferenze che iniziano il gorno della loro nascita e si concludono nel giorno della loro morte, senza un giorno di pace nell'intera vita.

Ne ho parlato in Eurospin non dichiara pubblicamente "Basta uova di galline in gabbia", articolo in cui ho spiegato i motivi per i quali tanti consumatori, me compreso, partecipa al boicottagio di Eurospin dopo le ripetute ma inascoltate richieste sulla cessazione della vendita di uova provenienti da galline allevate in gabbia.

Purtroppo Eurospin non è la sola a macchiarsi di una condotta così poco etica nei confronti degli animali. C'è anche iN's Mercato, appartenente al gruppo Pam, che ha dato motivo a Animal Equality di lanciare questa petizione, che ti invito a firmare.

iN's Mercato non sta seguendo l'esempio di altre aziende che recentemente hanno reso pubblico il loro impegno a non approvvigionarsi più di uova ottenute con metodi crudeli, come ad esempio Coop, Lidl, Esselunga, Carrefour ed Auchan. Altri esempi sono Pam Panorama, Pam Local e Pam Franchising, mentre iN's mercato è rimasta l'unica catena del gruppo Pam che continua ad appoggiare una pratica di cui i consumatori devono assolutamente prendere coscienza per poter scegliere se acquistare quelle uova oppure evitare di rendersi complici di una logica tanto oscena, che riduce la vita delle galline a una prigione costante, una prigione così piccola da non consentire neanche l'apertura delle ali.

iN's Mercato ha fatto un'altra cosa molto grave: ha mentito ai propri consumatori.

Ha dichiarato il falso in un comunicato sulla propria politica relativa alle uova da allevamento in gabbia.

Infatti dopo una campagna che Animal Equality, aveva lanciato nel giugno scorso, nella quale informava i consumatori sul rifiuto di iN's Mercato di cessare la vendita di uova provenienti da galline allevate in gabbia, il 22 giugno l'azienda ha pubblicato sul suo sito un "impegno nei confronti degli animali", in cui affermava

“Le uova presenti nei punti vendita In’s Mercato, provengono già per lo più da allevamenti a terra o biologici, in cui le galline razzolano e si muovono liberamente. Le uova vengono controllate durante tutta la filiera di produzione in modo da garantire al consumatore requisiti igienici e di sicurezza alimentare elevati. Alcune referenze che non rispondono a questo standard sono in fase di smaltimento e non saranno più riassortite” manifestando quindi chiaramente l’intenzione di non approvvigionarsi più di uova di galline allevate in gabbia una volta esaurite le scorte"

Nel comunicato non si leggeva alcuna data precisa entro la quale la cessazione di quel tipo di uova sarebbe avvenuta.

Oggi possiamo dire che i forti sospetti sull'inattendibilità di quel comunicato sono confermati, a meno di non voler pensare alla vendita di uova non conforme al Regolamento (CE) N. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004.

Quest'ultimo infatti stabilisce che

"Le uova devono essere consegnate al consumatore entro un termine di ventun giorni dalla data di deposizione".

Sono passati più di due mesi dal comunicato suddetto di iN's Mercato. Ma l'azienda continua a vendere uova provenienti da galline allevate in gabbia. Quindi, delle due l'una: menzogna o illegalità.

L'inaffidabilità che l'azienda ha dimostrato ha provocato l'indignazione di migliaia di persone che hanno contattato l'azienda per chiedere spiegazioni e per chiedere una condotta trasparente ed etica. Ma non è servito a nulla. iN's Mercato continua a vendere galline provenienti da animali maltrattati, e mantenendo sul proprio sito un comunicato in cui dichiara il falso.

A te la scelta se acquistare da un'azienda che mente ai propri consumatori oltre a farsi complici di un maltrattamento di animali che potrebbe essere evitato.

Aggiornamento: su suggerimento di Carolina Bertolaso, di Animal Equality, ho spedito una lettera a Arturo Bastianello, amministratore delegato del gruppo Pam. Ecco cosa gli ho scritto:

Bastianello, ho cercato di contattare lei ed altri suoi colleghi della direzione di Gruppo Pam ed in particolar modo di iN's Mercato, ma è chiaro che non avete intenzione di comunicare con i vostri clienti, per cui ho deciso di scriverle una lettera. Le ricordo ancora una volta che mentire ai consumatori in modo palese è gravissimo.
Il 22 giugno 2017 iN's Mercato ha pubblicato un annuncio sul proprio sito intitolato "L'impegno di iN's Mercato nei confronti degli animali: eliminare le uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia" in cui si leggeva
"le uova presenti nei punti vendita In's Mercato, provengono già per lo più da allevamenti a terra o biologici, in cui le galline razzolano e si muovono liberamente. Le uova vengono controllate durante tutta la filiera di produzione in modo da garantire al consumatore requisiti igienici e di sicurezza alimentare elevati. Alcune referenze che non rispondono a questo standard sono in fase di smaltimento e non saranno più riassortite."
Secondo il regolamento (CE) N. 853/2004 del Parlamento europeo e del consiglio del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale, "Le uova devono essere consegnate al consumatore entro un termine di ventun giorni dalla data di deposizione".
Se iN's Mercato avesse detto la verità, le uova di galline allevate in gabbia non sarebbero state più disponibili a partire dal 13 di luglio. Non solo questo non è accaduto e sugli scaffali di iN's Mercato continuano ad essere disponibili uova provenienti da allevamenti in gabbia... ma addirittura iN's Mercato continua a rifiutarsi di pubblicare una data per la cessazione della vendita di queste uova.
Potreste benissimo stabilire per esempio che entro il 2018 iN's Mercato non venderà più uova di galline in gabbia.
Esselunga, Auchan, Lidl, Coop, Carrefour e Pam Panorama hanno comunicato una data, e potete farlo anche voi. Il fatto che non lo facciate può significare una cosa sola: state semplicemente mentendo senza pudore.
DOVETE PUBBLICARE UNA DATA.

Mi darà retta?
Speriamo.

Tu intanto, se non l'hai già fatto, firma la petizione e diffondila.




Aggiornamento 18.9.2017:

Come da suggerimento letto nella newsletter di Animal Equality, ho telefonato all'ufficio centrale di Gruppo Pam (041 549 5111).
Ho chiesto informazioni sulla storia delle uova. Mi è stato risposto che per questo devo chiamare il centralino (041 - 86.90.111), e così ho fatto. La conversazione è andata più o meno così:

- Pronto?
- Salve, vorrei informazioni riguardo alle uova bla bla bla
- Per questo deve inviare un'email all'indirizzo info@insmercato.it.
- Ok, grazie, arrivederci.

Giorni dopo, dato che in realtà come altre persone avevo già contattato iN's Mercato via email, ho chiamato di nuovo. La conversazione è andata più o meno così:

- Pronto?
- Salve, vorrei informazioni riguardo alle uova bla bla bla
- Per questo deve inviare un'email al seguente indirizzo: ...
- Forse lo so già: è info@insmercato.it, giusto?
- Sì, esatto.
- Scusi, ma di solito entro quanto tempo rispondono?
- Non glielo so dire
- Glielo chiedo, perché ho già inviato un'email, e so che l'hanno fatto molte altre persone, ma senza risposta, dopo molti giorni.
- Probabilmente è dovuto al fatto che tante persone hanno scritto per chiedere la stessa cosa, e ci vuole tempo per rispondere
- In realtà se tante persone hanno chiesto la stessa cosa basterebbe scrivere la risposta sul sito Internet aziendale e dire a tutti velocemente "La risposta è questa qua".

- Non posso darle risposte in merito; io posso solo invitarla a inviare una nuova email, o ad appuntarmi e riferire quello che mi dice.
- Allora non mi rimane altro che chiederle di appuntare e riferire che queste non-risposte fanno fareall'azienda la figura di chi ha torto e sa di avere torto.
- Bene, riferirò
- Grazie, arrivederci
- Grazie a lei, arrivederci

Aggiornamento 19.9.2017:

Ho conversato via email con Flavia Cruciani di Animal Equality. Le ho confidato il mio timore per il fatto che un rappresentante di iN's Mercato potesse contrattaccare con un messaggio del tipo:

"Per l'ennesima volta gli animalisti mostrano la loro puntuale incoerenza, dimostrandosi né più né meno che dei buffoni esaltati con un sacco di tempo libero, e che vanno sbraitando delle tesi che si
demoliscono un un nanosecondo.
Ma come vi lavora il cervello? Cercate di convincerci a imitare altre catene di supermercati tessendo le loro lodi per il fatto che secondo voi non venderebbero uova di galline allevate in gabbia, mentre ovviamente le vendono eccome, all'interno di tantissimi biscotti e altri prodotti (e qui sì che quelle uova, vengono vendute a migliaia ogni giorno in ogni negozio, altro che decine o centinaia).
Non rompete le scatole a noi di iN's Mercato. Il nostro comportamento non è peggiore di quello degli altri. Gli altri dichiarano di aver cessato la vendita di uova e invece continuano a venderle tutti i
giorni, e se la ridono alla faccia vostra per avervi dato il contentino simbolico.
Meno male che voi siete quelli che fanno vedere al mondo quello che nessuno vede. Basta nascondere le uova all'interno di biscotti e il gioco di prestigio è fatto, e siete già contenti.
Questa vostra campagna animalista, più che far passare noi per cattivi, fa passare voi per persone che non vedono più lontano di un palmo dal loro naso, quindi persone da ignorare, cosa che non a caso abbiamo fatto fin ora e che continueremo a fare".


Flavia mi ha risposto in modo abbastanza esauriente. Cito dalle sue due email che mi ha inviato:

Il panorama del settore alimentare è vasto e variegato, per questo noi come dipartimento di sensibilizzazione aziendale dobbiamo avere un approccio multiplo, per avere il maggior impatto possibile.  
Quando parliamo di "utilizzare" uova da allevamento in gabbia, ci riferiamo ai produttori come Rana e Galbusera, che si sono impegnati a cambiare la tipologia di uova utilizzati nei loro prodotti. Quando invece parliamo di "vendita" delle uova, ci riferiamo ai supermercati e in questo caso la cessazione si riferisce alla vendita di uova fresche in guscio. Questo perché non è possibile, al momento, chiedere di più ai supermercati. Per eliminare l'utilizzo di uova da allevamento in gabbia all'interno di prodotti come i biscotti, a cui tu fai riferimento, ci rivolgiamo direttamente ai marchi di produzione (e quindi come dicevo ad aziende come Galbusera, Ferrero e tante altre). In questo modo possiamo ottenere entrambi i risultati, ma rivolgendoci a chi ne ha la responsabilità: i supermercati per quanto riguarda le uova in guscio e i produttori per quanto riguarda le uova utilizzate.


Capisco perfettamente la tua preoccupazione, ma fortunatamente un comunicato del genere non risulterebbe affatto vincente, per due motivi principali:

1) Le catene di supermercati che si sono impegnate a non vendere più uova da allevamento in gabbia stanno facendo molto più di quello che fanno iN's mercato o Eurospin per migliorare le condizioni di vita delle galline ovaiole, che invece non stanno facendo nulla in merito. È esattamente come se una persona che segue una dieta onnivora se la prendesse con un vegetariano perché continua a mangiare alimenti di origine animale: certo può farlo, ma che credibilità avrebbe? Non si potrebbe semplicemente ribattere che quel vegetariano sta facendo già molto per gli animali eliminando la carne e di certo più dell'onnivoro? Ti faccio questo esempio perché succede spesso, e una replica logica e coerente c'è eccome! Le critiche non ci spaventano assolutamente, soprattutto quando non hanno una base solida su cui poggiare.

2) Forse non lo sai, ma la vendita di uova in guscio dei supermercati rappresenta uno dei settori di maggiore acquisti e vendita di questo prodotto nel mercato. Ti faccio un esempio: un supermercato come Esselunga o Carrefour Italia in un anno commercializza dai 150 ai 250 MILIONI di uova in guscio (solo quelle vendute come uova, non parliamo di quelle contenute nei prodotti pronti), dunque la loro politica di abbandono degli allevamenti in gabbia per quanto riguarda la vendita ha avuto un impatto su centinaia di migliaia di galline (parliamo di una cifra che, combinando solamente l'impatto di queste due insegne, raggiunge e supera il milione di galline, ovvero oltre il 3% del totale allevato in Italia). Non ti sembra molto più di un "contentino simbolico" già di per sé? E soprattutto, se paragonato a quello che stanno facendo iN's o Eurospin, ovvero niente, non ti sembra ancora più d'impatto come cifra?

In ogni caso ti ringrazio molto della domanda, dobbiamo sempre tenere in mente le potenziali critiche ed essere pronti a controbatterle, quindi mi stai dando la possibilità di fare un esercizio utilissimo :) Fortunatamente in questo caso la possibile obiezione non ci spaventa affatto, visto che non sta in piedi agli occhi di chiunque ragioni in modo logico. Poi i contestatori ci saranno sempre, quelli che non vogliono ascoltare né capire, ma figurati: ci siamo decisamente abituati!

Aggiornamento felice 28.09.2017:

iN's Mercato, nella sua pagina Facebook, annuncia:

In's Mercato comunica ufficialmente che, a partire DAL 1° NOVEMBRE 2017, le uova provenienti da allevamenti in gabbia non saranno più presenti nei punti vendita. Qui il comunicato ufficiale: http://bit.ly/2xHNAVz

Era ora.