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23 luglio 2015

Agenzia viaggi "Pensiero Stupendo" di Arezzo: prima e ultima volta che viaggio con loro

Due settimane fa sono stato a Imola a vedere il concerto degli ACDC. Non è il mio gruppo preferito, ma ho accettato volentieri l'invito di un mio amico ad andare per passare una giornata e una serata di svago.

Il concerto è stato divertente. Non posso dire altrettanto del viaggio di andata e di ritorno in pullman, gestito dall'agenzia di Arezzo "Pensiero Stupendo" (facente parte dell'Agenzia Viaggi di Gruppo Srl).

Prima ancora di spiegare il perché, una nota sulla differenza fra gli esercizi commerciali italiani e quelli di USA e Canada: le aziende americane, quando si accorgono di aver sbagliato qualcosa nell'erogare un servizio, rendendolo peggiore delle aspettative, si affrettano a scusarsi e a riparare il danno concretamente. Tanto da trasformare il cliente, da deluso e arrabbiato che era inizialmente, a persona più contenta degli altri che non avevano riscontrato disguidi. Non credo che il motivo di questo risieda unicamente nel timore di vedere macchiata la propria reputazione. Credo che sia anche una questione di cultura, di mentalità, di buona abitudine. Di ciò che si è portati a pensare essere la più normale delle cose da fare. Del resto, persino un italiano (abituato a tutt'altro), se ci pensa bene, capisce che in fondo riparare un danno fatto non dovrebbe essere poi una cosa così fuori dal mondo.
In Italia invece, per avere il riconoscimento e il risarcimento di un danno devi fare causa. Il risultato è che la vinci oppure la perdi, e in entrambi i casi salvo rare eccezioni con quell'azienda hai chiuso tu e le persone che riterranno opportuno imitarti dopo che avrai parlato con loro a voce o che avranno letto un tuo post su Facebook, o dopo che avranno letto un articolo sul tuo blog. Perché in Italia la cultura è un'altra: finché non sono costretto a darti retta, faccio i comodi miei; le tue argomentazioni m'interessano poco.

Non scrivo questo articolo per rabbia o vendetta, né do consigli a sull'affidarsi all'agenzia viaggi Pensiero Stupendo. Scrivo semplicemente i motivi per i quali dopo quel viaggio e dopo l'interlocuzione che ho avuto con lo staff di questa agenzia la mia decisione è quella che hai letto nel titolo; lo faccio perché girando il web ho avuto tante informazioni utili sulle esperienze dei clienti di svariati prodotti e servizi e anch'io voglio fare la mia parte, convinto come sono che le comunicazioni fra consumatori via web siano sacrosante. Sono sacrosante perché possono far sì che le belle esperienze possano essere ripetute da altre persone e che le brutte esperienze non abbiano avuto luogo invano.

Fra l'altro non è detto che tutti i lettori di questo articolo daranno ragione a me al 100%... Riporto semplicemente i fatti, e ognuno li valuterà come crede il modo di lavorare dell'agenzia Pensiero Stupendo e soprattutto sul modo in cui si relaziona nei confronti di un cliente che per responsabilità dell'agenzia stessa ha fatto un viaggio assai disagiato.

Come ho fatto più volte in questo blog, risparmio un po' di tempo adottando quasi interamente la modalità "ti incollo le email che ci siamo scambiati, capisci tutto da lì".

Buona lettura.

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Mia email del 9 luglio che ho inviato dal cellulare a info@pensiero-stupendo.it:

Salve. Mi trovo in questo momento in un bus per un viaggio organizzato dalla vs. agenzia, e cioè quello che porta al concerto degli ACDC a Imola. Purtroppo, nonostante io l'abbia chiesto più volte, l'autista non sta riuscendo a far rispettare il divieto di fumare al piano di sopra dell'autobus. Non ce l'ho con lui personalmente,  ma non è certo mio il compito di far rispettate le regole per garantire che una persona non fumatrice non sia costretta ad avere la nausea per ore di viaggio in una giornata che aveva destinato al divertimento.
Sto valutando di tornare a casa con altro mezzo, in quanto il fumo mi fa davvero stare male.
Mi spiace ma questa è l'ultima volta che usufruisco della vs agenzia.



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L'email arriva sul cellulare di Mario, dello staff di Pensiero Stupendo, presente nel pullman, che per l'ennesima volta prende il microfono e redarguisce chi fuma al piano di sopra, e in più promette che se durante il viaggio di ritorno beccherà qualcuno a fumare farà fermare l'autobus e chiamerà le forze dell'ordine. Il viaggio di andata prosegue, e dopo una piccola pausa, al piano di sopra c'è ancora chi si accende una sigaretta, impunito.

Saltiamo a due giorni dopo il concerto.

Mia email dell'11 luglio a info@pensiero-stupendo.it:

Salve di nuovo. Sono ancora io, la persona che vi ha scritto giovedì pomeriggio, salita sul bus per il viaggio da voi organizzato da Terranuova Bracciolini a Imola a vedere il concerto degli ACDC[...] Trovo solo ora il tempo di scrivere questo messaggio, che avrei voluto scrivere nela notte fra giovedì 9 e venerdì 10. Ma digitare sul cellulare mentre sono in viaggio in pullman avrebbe di nuovo aumentato la nausea, come accaduto qualche ora prima. Né ho potuto scriverlo subito dopo arrivato a casa, perché anziché dormire, dovevo andare subito a lavorare.
Né ho potuto scriverlo subito dopo tornato dal lavoro, perché ero distrutto, per non aver dormito tutta la notte, neanche durante il viaggio di ritorno.
Perché non ho dormito durante il viaggio di ritorno?
Non ho dormito durante il viaggio di ritorno perché non riesco a dormire quando qualcuno sta fumando vicino a me. Infatti, nonostante il membro del vostro staff durante il viaggio di andata avesse specificato che in caso di trasgressione del divieto di fumo il pullman si sarebbe fermato e sarebbe stata chiamata la polizia, così non è stato. Così le mie aspettative da voi suggeite sono state deluse due volte:

- la prima volta, durante la prenotazione del viaggio, visto che sul
vostro sito non c'è scritto nessuna frase del tipo "attenzione: in
deroga alla legge italiana, nel pullman si può fumare", e io mi
aspettavo di poter fare un viaggio potendo respirare normalmente senza
sentirmi male né essere nervoso in una giornata che avevo destinato al
divertimento

- la seconda volta, quando con la suddetta dichiarazione del membro
del vostro staff, mi è stato falsamente garantito il rispetto del
divieto di fumo durante il viaggio di ritorno, facendomi credere che
di notte avrei potuto dormire (se avessi saputo come sarebbero andate
le cose, come ho detto nell'email precedente, avrei valutato il
ritorno con altro mezzo, avvertendo il mio cliente dell'indomani che
il nostro incontro sarebbe stato rimandato visto l'inevitabile ritardo
che avrei fatto).

Sono convinto che la causa di tutto ciò non stia nel menefreghismo del vostro staff, ma nella vostra poca esperienza.
E vi scrivo per consigliarvi di mettere in conto anche questo tipo di eventualità, che evidentemente può accadere.

Cosa fare la prossima volta? Non lo so, perché questo non è il mio mestiere.
Da parte mia posso solo consigliarvi cosa fare, a posteriori, nel caso di specie e in qualunque altro caso in cui un vostro cliente ha subito un danno per responsabilità vostra (ripeto, non per colpa vostra a livello
etico, ma per responsabilità vostra, dato che la vigilanza sul rispetto delle regole spetta a voi).
Si tratta di ciò che faccio io coi miei clienti. E cioè restituire l'importo che il cliente ha pagato, per riconquistare sua fiducia sua e delle persone con cui verrà a contatto... e, al di là di eventuali futuri rapporti, anche come segno di rispetto e come dimostrazione che il vostro dispiacere e la vostra solidarietà manifestatimi durante il viaggio e alla fine del viaggio, erano sinceri e non di circostanza.

Riporto qui di seguito il mio IBAN: [...]


Spero approfitterete di questo mio suggerimento. Immagino di poterci sperare se avrò un vostro riscontro nei prossimi 10 giorni lavorativi.

Buona giornata.
Marco


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Risposta che ho ricevuto il 13 luglio:

Egregio Sig. Malatesta, sono Mario l'accompagnatore del gruppo, onestamente dispiaciuto per quanto ci segnala.
Sono però costretto a FarLe notare che durante il viaggio di ritorno non mi sono assolutamente reso conto di quanto stava accadendo, in parte perché eravamo tutti molto stanchi e, per quanto mi è sembrato, tutto il pullman stava dormendo.
In tale situazione ho, forse erroneamente, considerato non opportuno muovermi tra i sedili, visto che molti occupavano anche il corridoio di transito con le gambe e avrei potuto causare disagi a persone che giustamente volevano riposare.
Come ha potuto notare nessuno ha chiesto soste durante il viaggio di ritorno.
Tali considerazioni derivano anche dalle passate esperienze: al ritorno i passeggeri normalmente sono tranquilli e non ci sono mai stati problemi.

Naturalmente se Lei ha rilevato questo problema, bastava che mi avvisasse e, con l'accordo dell'autista saremmo intervenuti, come sempre facciamo e come abbiamo fatto all'andata.
La nostra agenzia, non è assolutamente perfetta, ma a bordo dei nostri pullman c'è sempre un nostro incaricato a cui rivolgersi per i problemi che possono essere risolti al momento e non a posteriori, questo era uno di quelli.
Allo stato delle cose, e non avendo avuto segnalazioni sul posto, ci sembra di non poter accettare a posteriori la Sua richiesta di rimborso del servizio, che comunque Le abbiamo garantito al migliore dei modi.
Consideri, se vuole, che la partecipazione a concerti come quello degli AC DC e di altri gruppi rock, normalmente comporta problemi ben più rilevanti e di difficile soluzione rispetto a quello che ci ha segnalato.

Certo di aver chiarito la nostra posizione, Le invio i miei più cordiali saluti

___
Pistocchi Mario
Pensiero Stupendo di Viaggi di Gruppo Srl
Via Montefalco, 38 - 52100 Arezzo
Tel. +39.335.8344630 - Fax +39.0575.1940374
P.Iva - C. Fisc 013943970515
Iban: IT32B0301503200000003409607
Conto intestato a: Viaggi di Gruppo Srl http://www.pensiero-stupendo.it

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Mia risposta del 14 luglio:

Mario, mi hai dato del tu dal vivo (giustamente) e non c'è motivo che adesso tu mi dia del lei, o mi chiami "Egregio sig." o che mi invii i più cordiali saluti. La cordialità, quando davvero presente, non può prescindere dalla correttezza. Che nella tua email non vedo, dato che non riconosci la vostra responsabilità di aver fornito un servizio diverso da quello che era lecito aspettarsi data la notra legislazione.

È ovviamente falso che mi avete garantito il servizio nel migliore dei modi, dato che il migliore dei modi sarebbe stato vigilare su cosa stesse succedendo anche al piano di sopra, piano dove più di una persona fumava fregandosene delle regole più volte ribadite.
Invece fin da pochi minuti dopo la partenza il servizio già iniziava male, quando è stato detto (da te o dall'autista, non ricordo) che "si può fumare uno alla volta e se a nessuno dà noia", e questo è il peggior modo di proibire il fumo anche in maniera condizionata: è infatti improbabile che ogni fumatore si metta a indagare se a qualcuno dà noia, e che lo faccia ogni volta che sale un nuovo gruppo di persone, così com'è improbabile che il nuovo gruppo di persone venga istruito dalle persone già presenti su questa regola (che
infatti non è stata ripetuta ad ogni in ingresso nel pullman).
In particolare ci vuole un bel coraggio per dire che mi avete garantito il servizio nel migliore dei modi se consideriamo il viaggio di ritorno: dici "per quanto mi è sembrato tutto il pullman stava dormendo"; e allo stesso tempo affermi di non aver potuto vedere tutto il pullman, dato che lo schermo collegato alla videocamera del piano superiore era spento e dato che, come dici, a causa del corridoio di transito occupato dalle gambe di alcune persone, camminare lungo questo corridoio l'hai considerato non opportuno, "forse
erroneamente". Non forse erroneamente. Di sicuro erroneamente. Il corridoio di transito serve a transitare e tu hai il diritto-dovere di transitare per accertarti che le regole siano rispettate.
Inoltre il tuo "mi è sembrato", è evidentemente limitato non solo nello spazio, ma anche nel tempo, dato che a un certo punto ti sei addormentato... mentre altre persone, necessariamente sveglie, si sono messe a fumare. Te lo dico io che proprio per quel motivo non riuscivo ad addormentarmi, e che ho potuto constatare ciò con sicurezza, e non "per quanto mi è sembrato".

Hai un bel coraggio nel dire che sarebbe stato sufficiente avvisarti, e che così tu e l'autista sareste intervenuti come nel viaggio di andata: a parte il fatto che mi rimane molto difficile pensare che se ti avessi svegliato avresti fatto fermare il pullman e avresti chiamato la Polizia come promesso (fra l'altro non avrebbe avuto
senso, perché vedendoti arrivare il fumatore avrebbe subito spento la sigaretta impedendoti di identificarlo), considera due cose: primo, mentre tu stavi dormendo, io sono venuto vicino a te e all'autista, gli ho detto che c'erano persone che stavano fumando, e lui si è limitato a osservare che purtroppo certa gente non conosce
l'educazione; secondo, chiederti di intervenire sarebbe stato inutile, e tu stesso l'hai in pratica affermato in questa tua email dicendo "come abbiamo fatto all'andata". Infatti all'andata era stato inutile: avevi detto più volte al microfono di non fumare, avevi minacciato di fermare il pullman e chiamare la Polizia... dopo quel tuo
avvertimento, nel proseguo del viaggio di andata, varie persone al piano di sopra hanno ricominciato a fumare (evidentemente era facile trovare una posizione per non essere inquadrati dalla videocamera...
ma non per evitare di nuocere al mio apparato cardiorespiratorio).
Insomma, io all'andata ho fatto la segnalazione una volta, due volte, tre volte, quattro volte... Non è servito a nulla. A un certo punto l'utente smette di segnalare e chiede un rimborso, se non un risarcimento.
Ma anche al di là di questo, far rispettare la legge è compito della vostra agenzia a prescindere dalle segnalazioni. E se non sei riuscito a farla rispettare la responsabilità è tua, non mia.
Se a causa di una buca sull'asfalto la tua automobile subisce un danno e chiedi un risarcimento al Comune, il Comune non può difendersi dicendo "nessuno ce l'aveva segnalato". Soprattutto se in passato ci sono state altre segnalazioni per altre buche, segnalazioni correttamente protocollate da chi di dovere, ma senza che nessuno abbia versato un granello di asfalto.

Lo so, il Comune ha dei problemi per via della passata amministrazione, e i ragazzi che vanno in pullman ai concerti rock sono indisciplinati. Ma non è questo il punto. La responsabilità rimane del Comune e dell'agenzia viaggi, e non del padrone dell'automobile danneggiata o del vostro cliente che ha fatto un viaggio da schifo.

Se anche in passato ci sono stati problemi, questo sarebbe stato un motivo in più per vigilare efficacemente, cosa che non è accaduta.
Come ho spiegato sopra, hai anzi fatto il contrario, rassicurato, come dici, dal fatto che i passeggeri al ritorno sono normalmente tranquilli. Sì, è infatti è con totale tranquillità che hanno fumato, senza bisogno di chiedere inutili soste, come pure mi hai fatto notare.

I problemi "ben più rilevanti" che dici di aver incontrato in occasione di altri concerti rock sono evidentemente problemi che la vostra agenzia accetta di incontrare, visto che avete scelto di continuare a viaggiare per itinerari del genere. Non so quali siano questi "problemi più rilevanti" e se siate riusciti a risolverli; so solo che quello di cui vi ho parlato, a tua detta più piccolo, non l'avete risolto e dovreste darvi da fare per capire come prevenirli e accettare, in altri casi, di ripararli. Non serve ammettere che si può
sbagliare o che non tutto può andar sempre bene ("la nostra agenzia non è perfetta") se poi ci si rifiuta di rimediare coi fatti agli inconvenienti di propria responsabilità, e di dimostrare così la propria correttezza e onestà. E di dimostrare la vostra correttezza onestà, la risposta che mi hai dato è un'occasione persa.

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Dopo 2 settimane, nessuna risposta. Quindi immagino che la questione sia finita qui.
Subisco un danno per il quale la responsabilità è dell'agenzia, chiedo un rimborso, la risposta è no perché addirittura la colpa sarebbe mia.
Ed ecco perché con Pensiero Stupendo credo proprio di aver chiuso per sempre.

16 maggio 2015

iWeb Partners, sedicenti partner di Google: ecco com'è andata

È arrivato il momento di scrivere seguito di questo articolo, che stava diventando assai lungo e in cui rischiavo di andare troppo fuori tema, visto che era nato come dedicato, in generale, alle aziende che si classificano come partner di Google.

Prima di tutto ti ricordo che, quando ricevi una chiamata pubblicitaria, per farti un'idea almeno iniziale sull'affidabilità di chi ti chiama puoi inserire il numero di telefono del chiamante nel form del sito Tellows, di cui ho parlato qui. Cosa che, lo ammetto, mi sono ricordato di fare solo pochi minuti fa. Scoprendo che tante persone la pensano come me: vedi specifica ricerca sul numero da cui ho ricevuto le chiamate di cui sto per parlarti.

Orsù raccontiamo, anzi finiamo di raccontare (la prima parte, come dicevo, è nel precedente articolo) com'è andata specificamente con l'azienda iWeb Partners, che mi ha contattato il 4 maggio scorso per propormi i suoi servizi, senza che io, iscritto da anni al Registro Pubblico delle Opposizioni, abbia dato a loro il consenso per chiamate pubblicitarie, e senza poter sapere chi avrebbe dato loro legalmente il mio numero, dovendomi io accontentare, secondo il loro avvocato, di sentirmi dire "È tutto legale".

Come te lo racconto? Intanto copiando e incollando qui di seguito l'email che ho inviato loro il giorno successivo. Buona lettura.

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Ieri 4 maggio 2015 ho ricevuto al mio numero di cellulare [.......], iscritto da anni al Registro Pubblico delle Opposizioni, varie telefonate promozionali dal vostro numero telefonico 0687811171. Infatti sono stato chiamato sia da un ragazzo che si è qualificato come vostro impiegato, e poi con una signora che si è qualificata come Emilia.

Parlando con quest’ultima ho chiesto da dove avete preso il mio numero di telefono, visto che sono iscritto da anni al Registro delle Opposizioni, e visto che non vi ho mai dato dato l’autorizzazione a chiamarmi con fini pubblicitari. Mi ha risposto che avete il mio numero in quanto avete acquistato da terzi una lista di numeri di telefono; siccome non ricordo di aver autorizzato nessuno a cedere il mio numero a terzi per fini pubblicitari, ho chiesto chi vi ha venduto questa lista che comprendeva tale mio numero di telefono. Mi ha risposto che mi avrebbe richiamato l’indomani mattina per farmi avere una risposta, cosa che non è accaduta.

Nel pomeriggio di oggi 5 maggio ho ricevuto una nuova telefonata promozionale in cui cui la signora qualificatasi come Emilia mi parla dei servizi della vostra azienda. Le ho quindi ricordato che sono ancora in attesa di una risposta alla mia domanda: chi vi ha dato il mio numero? Mi ha risposto che, dopo essersi consultata con l’avvocato dell’azienda, il direttivo dell’azienda ha deciso che, per questioni di privacy, non può rivelarmi chi vi ha dato il mio numero.

Le ho risposto che invece è proprio per rispettare la legge sulla privacy che voi dovete venire incontro alla mia richiesta di sapere chi vi ha dato il mio numero. Dopo questa mia affermazione, mi ha salutato dicendo che non ha più nulla da dirmi.

È ormai noto che per raccogliere liste di persone da chiamare per fini promozionali non è adeguato l’elenco telefonico né altri elenchi cartacei tipo “Paginegialle”, né elenchi online come ad es. www.elenchitelefonici.it, perché non si tratta di elenchi che per la legge sono considerati “pubblici” e quindi il fatto che un numero sia contenuto in questo tipo di elenchi non autorizza di per sé a usare quel numero per telefonate promozionali. Per questo motivo chi deve chiamare per pubblicità spesso ricorre all’acquisto di quelle che vengono vendute da terzi come liste di potenziali clienti, ed è il vostro caso, stando a quanto dettomi dalla signora qualificatasi come Emilia.

E siccome tale signora si è rifiutata di dare una risposta esauriente alla mia legittima domanda su chi vi abbia fornito la lista in cui è presente il mio numero di telefono, allora a questo punto non accetto più da parte vostra una comunicazione telefonica: accetto solo risposte via email all’indirizzo marcomalatesta@marcomalatesta.com o via lettera cartacea al seguente indirizzo:

[mio indirizzo civico]

Come preannunciato prima di concludere la telefonata con la signora suddetta, ve lo chiedo adesso per iscritto (per brevità lo faccio per adesso via email, ma ho intenzione di procedere via raccomandata nelle prossime ore):

così come la legge sulla privacy vi obbliga su mia richiesta, venite incontro a tutte le mie seguenti domande e richieste:

1) Mettetemi a conoscenza della persona fisica o giuridica che vi ha fornito il mio numero di telefono.

2) Qual è lo scopo del trattamento del suddetto mio dato personale?

3) In che modo viene eseguito tale trattamento?

4) Quale logica applicate a tale trattamento effettuato con strumenti elettronici (computer, agende elettroniche, etc)?

5) Chi è il titolare di tale trattamento? Fornitemi gli estremi identificativi di questa persona, giuridica o fisica, che tratta il suddetto dato personale.

6) Chi sono le persone a cui, secondo quanto era scritto fin ora nei vostri archivi, può essere comunicato il mio suddetto dato, o che lo possono venire a conoscere essendo responsabili o incaricati o di rappresentanti designati nel territorio dello Stato Italiano?


7) Quali sono gli estremi identificativi del rappresentante del titolare del trattamento nel territorio dello Stato?

8) Da questo momento cancellate ogni mio dato personale da ogni vostro archivio e inviatemi conferma di tale cancellazione, nonché la conferma del fatto che avete comunicato a tutte le persone in possesso dei miei dati l’ordine di cancellarli. L’unica eccezione in merito sono le comunicazioni via email o cartacee (e non telefoniche) che riterrete opportuno fare per venire incontro alle domande e richieste suddette.


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Ad oggi, 10 giorni dopo, nessuna risposta. Quindi cosa faccio, adesso? Invio la raccomandata, come preannunciato? Non sono più sicuro di volerlo fare, dopo le informazioni arrivatemi da un lettore che dopo aver letto il mio articolo mi ha contattato. Abbiamo avuto qualche scambio di email su cosa avrei dovuto pubblicare e cosa no, e alla fine mi ha autorizzato a scrivere il racconto seguente. Buona lettura.

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[...] Sto valutando se dare mandato all'avvocato nei confronti della iWeb Partners, società che sembri sia di albanesi residenti a Roma e con operatività in Albania.

Nel febbraio di quest'anno veniamo contattati telefonicamente dalla iWeb Partners srl di Roma, per la proposta di una offerta per l'inserimento su Google nella prima pagina.
Ci suggeriscono di visitare il loro sito e ci indicano degli esempi dei loro risultati, nello specifico il primo posto di un ristorante nella ricerca “ristoranti roma” su Google. Il che è interessante; chiediamo un giorno per pensarci, visto che la spesa è di € 299,00 + IVA. Loro insistono nell'essere celeri nella risposta, perché possono inserire un solo cliente per zona e quindi la nostra offerta potrebbe essere presa da altri. La cosa sembra interessante ed è una questione su cui volevamo puntare (il sito è ben fatto e dicono di essere di Roma), chiediamo quindi un giorno per pensarci.

Veniamo richiamati il giorno dopo alla stessa ora, dalla stessa signorina del giorno prima (con accento decisamente straniero). Sul fatto che la persona fosse straniera e la società romana, non abbiamo dato alcun peso, per il semplice fatto che ormai tutti si appoggiano a call center esterni per contattare clienti e fare proposte.
Ci dicono che saremo contattati al più presto da un tecnico per discutere delle nostre esigenze, dare i dati del nostro sito che vogliamo inserire e soprattutto le voci di ricerca Google per le quali vogliamo comparire in prima pagina.
Viene fatto un contratto con registrazione telefonica (come avviene per le compagnie telefoniche), e mi viene garantito che riceverò al più presto un contratto scritto, dove poter leggere tutto e confermare.

Da quel giorno non veniamo più contattati da nessuno, fino a che, circa un mese dopo, riceviamo il contratto che parla di pagamento entro 30 giorni dall'ordine verbale; eravamo quindi prossimi alla scadenza.
La precisione nel contattare esattamente il giorno dopo quando ancora non era stato fatto il contratto, e la mancanza della chiamata del tecnico quando invece si trattava di impostare il loro lavoro, nonché la presentazione del contratto a ridosso della scadenza del pagamento da fare, ci fa inalberare e insospettire.

Telefono al ristorante di cui mi fecero nome, parlo con chi si interessa di marketing interno e mi dicono che non sanno nulla di questa società, perché il sito è affidato ad altri.
Telefono quindi al numero di Roma presente sul sito, convinto di parlare con almeno un tecnico e chiarire alcune cose. Mi sento rispondere da voci uguali a quelle del call center.

A quel punto mi chiedo chi sia questa società con sede a Roma. Chiedo di parlare con un responsabile o col tecnico incaricato del posizionamento, colui che avrebbe dovuto chiamarmi e prendere i dati e le voci che mi interessavano; mi viene passata un'altra donna con voce straniera che mi dice che è lei... Le chiedo di dov'è e da dove mi parla. Risponde che è albanese e vive a Roma.

Mi viene detto che devo pagare perché loro hanno già cominciato a lavorare per noi. Faccio presente che non capisco su cosa abbiano lavorato se nessuno mi ha mai chiamato per conoscere le chiavi di ricerca che ci interessavano e i dati del sito da posizionare!

Rimaniamo d'accordo che la signorina presentatasi come direttrice del marketing, mi manderà un'email con alcune referenze di clienti da poter contattare per informarmi sul buon lavoro svolto per loro da iWeb Partners. Ricevo qualche giorno dopo l'email... analizzando la quale scopro che proviene dall'Albania!

Qualche giorno dopo veniamo chiamati dallo staff di iWeb Partners loro (sempre le solite signorine). Mi dicono che hanno ricevuto i dati da Google che attendevano e che possono lavorare per noi; spiego loro che ho inviato da qualche giorno la lettera di recesso.
Pochi giorni dopo ci giunge la loro fattura che richiede il pagamento, emessa il giorno dopo la telefonata.

Non è nostra intenzione pagare perché siamo ormai sospettosi avendo visto poca chiarezza e serietà.
In seguito veniamo richiamati per sapere se mi fosse arrivato il pin di Google. No, non era arrivato.
Discuto con loro riguardo la fattura emessa e il preteso pagamento. Nonostante le mie rimostranze mi dicono che per la disdetta avevo 7 giorni di tempo dal verbale telefonico e non dall'arrivo del contratto cartaceo (quindi secondo loro io dovrei pagare senza contratto scritto). Ho la forte sensazione che questi signori siano ben preparati sull'argomento tempistiche, e cioè pronti a dare la suddetta risposta alla prima contestazione. Mi avvisano che daranno mandato ad un legale se mancherò di pagare.

Dopo qualche giorno arriva una busta da Google col famoso pin di cui ci avevano parlato telefonicamente.

A questo punto ci è sorto un dubbio, se ci fosse malafede o solamente scarsa professionalità; decido di dare ancora una chance e valutare, cioè rivedere i nominativi dei presunti clienti soddisfatti che mi erano stati indicati per dimostrare la bontà del loro lavoro.
Due di questi casi sono irrilevanti, in quanto si trovano in comuni con basssa densità abitativa (neanche mezzo quartiere di Roma). L'altro caso è di un'attività di Milano, che mi pare utile da analizzare: ha sede in una zona ad alta densità di popolazione ed ha una folta concorrenza, proprio come la nostra azienda. 

Faccio una ricerca su Google con le chiavi di ricerca che mi aveva indicato lo staff di iWeb Partners per quest'azienda, e scopro che essa non compare neanche fra i risultati della prima pagina.
Decido quindi di telefonare a questo loro cliente, come da loro consigliato, e riesco a parlare col diretto interessato. Mi risponde che si accorge solo ora che la sua attività non compare più sulla prima pagina di Google, dice che non è soddisfatto e che quando la sua attività era ben indicizzata, ciò era dovuto non esclusivamente al lavoro di iWeb partners, ma anche ad altri motivi.

Giungiamo entrambi alla conclusione (da inesperti del settore, ma usando la logica), che lo staff di iWeb Partners ottiene una buona indicizzazione del cliente all'inizio, subito dopo aver inserito i dati su Google My Businness (la cui iscrizione è gratuita); non fanno altro lavoro aggiuntivo che possa garantire il mantenimento della posizione, e infatti il sito perde posizioni man mano che i concorrenti fanno (o si fanno fare) la stessa semplice iscrizione. Tant'è vero che iWeb Partners da pochi giorni mi ha indicato questo suo cliente, e ha già perso il risultato ottenuto!

Tutto sembra confermare il mio sospetto secondo cui quei link erano specchietti per le allodole, e fatti anche male: di tre clienti presentati come casi di successo, uno non è più primo su Google e gli altri due sono irrilevanti per via di una utenza non paragonabile a quella di Roma. Tutto conferma
la scarsa professionalità dei "tecnici", che non sanno garantire il primo posto, se non per attività con bassa utenza, in città piccole.


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Nota: conservo i messaggi della persona che mi ha raccontato quanto sopra per poter dimostrare che non mi sono inventato tutto al fine di generare nei miei lettori suggestioni di sfiducia nei confronti di iWeb Partners.
Certo mi corre l'obbligo di dire che non conoscendone il mittente non posso sapere se si tratta di un'invenzione o della verità. La cosa di cui sono certo e che posso tranquillamente dire è che iWeb Partners con me si è comportata in maniera scorretta e illegale.

Aggiornamento del 28.09.2015: Avendo io partecipato alla discussione su Google Gruppi intitolata "Truffa da parte di Agenzia Web Marketing iwebpartners.it" , fra le varie notifiche dei nuovi messaggi che ho ricevuto, quella di poche ore fa è particolarmente divertente, se si pensa che è stato appunto inviato in una discussione sul fatto che iWeb Partners sia o no un'azienda truffatrice. Trattasi di un messaggio spam e che vedo è stato subito cancellato. Lo riporto di seguito perché merita davvero. Anzi, per la verità i messaggi sono due, entrambi di un sedicente "Matteo Dan".
Primo messaggio:

ciao

Secondo messaggio (incollo qui sotto senza correggere nulla, dato che non merita alcuna pietà):

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Sì, lo sapevo che certa gente non conosce vergogna. Ma non mi ci sono ancora abituato.

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