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15 settembre 2017

La stupida distinzione "vita telematica - vita reale"

La stupida distinzione fra vita telematica e vita reale
In queste ultime ore un mio FB-friend ha linkato una vecchia bufala. Quella della signora di 86 anni che avrebbe umiliato il direttore di una banca e bla bla bla.

Ho commentato linkando semplicemente la ricerca su Google delle parole vecchietta 86 anni direttore bufala, per far capire che sarebbero bastati pochi secondi per apprendere la falsità della notizia, anche solamente osservando la pagina dei risultati di Google.

Il dialogo è andato avanti più o meno così (faccio alcune aggiustatine per una maggiore leggibilità e non includo commenti di altri utenti non rilevanti):

Si, sospettavo che fosse una bufala ma fa riflettere sul l'iter burocratico a cui siamo sottoposti e le contromisure che dovremmo mettere in atto! Grazie Marco per la segnalazione!

Però nell'intendimento comune alla maggior parte degli utenti FB se posti un link senza commentarlo significa che affermi la stessa cosa affermata dall'autore del relativo articolo.
Altra cosa: se voglio farti rifelttere su un argomento, non ti dico un
a bugia, cioè non ti propino una storia falsa spacciandola per vera. Posso anche inventarmi una storia, ma te la presento come una storia inventata utile a farti capire un concetto. Altrimenti nel momento in cui ti accorgi che ti ho preso in giro la mia credibilità va in fumo.
Altra cosa: in generale, se ti parlo col risultato di farti credere vera una notizia falsa, il mio comportamento è anti-etico quant'è vero che tu hai il desiderio di conoscere la verità. Se c'è gente disposta a spendere 1 euro per comprare un giornale e apprendere notizie vere, questo ti fa capire come propinarti notizie false sia grave quanto rubare.
Ne ho parlato in questo articolo: http://opidos.blogspot.it/2016/09/pubblicare-bufale-e-come-rubare.html


Dicono che un vecchio saggio africano radunasse attorno a se tutta la tribù per raccontare le sue storie... il vecchio cominciava ogni storia dicendo "Questa storia non è la verità; è piuttosto una bugia... ma in ogni storia puoi trovare del vero..."

Con questo hai confermato ciò che ho detto. Il vecchio saggio ha ammesso che racconta una bugia (che fa riflettere su cose vere). L'autore dell'articolo no. E questo fa del suo post (e, aggiungo, del suo intero blog) qualcosa da non diffondere.

Ho sistemato il post e l'ho commentato così dovrebbe andare...

Prima di quest'ultima risposta, il FB-friend ha linkato l'articolo di Lercio "Anzio sotto choc: giovane abbandona tutti i gruppi di WhatsApp e torna a vivere".

Questo mi ha spinto a deviare l'intero dialogo qui su OPIDOS. Infatti la ritengo un'occasione per eliminare un equivoco che alberga abusivamente nella testa di molte persone, quant'è vero che di tanto in tanto si sente mettere in contrapposizione la vita reale con la vita cosiddetta virtuale. E cioè le parole dette a voce (ma solo dal vivo o anche con una telefonata? E che dire se è un messaggio vocale via Whatsapp?) con le parole dette su Facebook o commentando un articolo, o un video YouTube, etc.
Quando sento o leggo cose del genere mi viene da chiedere al filosofo della comunicazione di turno se gli va bene che io gli scaraventi una sedia sul groppone, tanto è una cosa virtuale, mica reale. Perché mica l'ho colpito direttamente con le mie mani; ho usato una oggetto intermediario.

No, non è che parlare di fronte all'interlocutore sia vita importante e vera e parlare in TV o su Facebook o con una telefonata o con una chat, etc, sia vita meno importante e virtuale. I mezzi di comunicazione telematica sono fisici e reali. Le parole vengono lette / ascoltate... mi verrebbe da dire "né più né meno che dal vivo", ma in realtà è più corretto dire "ancora più che dal vivo", dato che le cose pubblicate online possono essere lette e rilette. E condivise, moltiplicando il messaggio. Intendere Internet come qualcosa di virtuale e poco importante fa molto danno. Vedi disinformazione, diffamazioni e una serie di altre azioni compiute online con leggerezza, i cui autori ci penserebbero due volte prima di fare la stessa cosa dal vivo.
A dirti cosa è vero e cosa è importante è il contenuto della comunicazione, non il mezzo usato per comunicare.
E se proprio vogliamo dire qual è la differenza più importante fra parlare dal vivo e parlare su un social network come Facebook, mettiamo in primo piano il fatto che in quest'ultimo caso i destinatari sono di solito in numero molto maggore, e vengono amplificati gli effetti di quello che diciamo, compresa la figura del pollo nel caso in cui siamo cascati in una bufala.

La distinzione da fare, e che probabilmente intendono tante persone che non colgono il punto quando esprimono certe considerazioni, è un'altra.

La distinzione da fare quando scegliamo il modo di impiegare il nostro tempo non è fra "internet o non internet", ma fra persone con cui è produttivo parlare e persone con cui parlare è inutile perché non riescono o non vogliono capire. Che queste ultime si individuino spesso sul web è vero, ma è un altro discorso.

Certo è che se parlo con te e a un certo punto mi linki un articolo come quello suddetto di Lercio, è come se mi dicessi "Stai approfondendo l'argomento con dei particolari poco importanti". Ok, quindi secondo te sono troppo bacchettone e pignolo. Il mio punto di vista ovviamente sarà un altro: la mia interpretazione (che dal vivo sarebbe identica), sarebbe "Lascia perdere internet, che è virtuale e quindi poco importante" "Lascia perdere questo interlocutore, con cui parlare è solo una perdita di tempo".

Sullo stesso argomento (circa) ti invito a leggere Il tempo libero altrui come argomento sbeffeggiante.

05 agosto 2017

Le strane testimonianze in stile Facebook per prodotti da appioppare

Testimonianze finte FB
È successo di nuovo. Vedo un post sponsorizzato su Facebook, apro il link per curiosità, leggo la storiella probabilmente inventata di un signore o una signora che ha risolto il suo problema grazie all'attrezzo in vendita e, alla fine della pagina, le "testimonianze".

E cioè i commenti con la stessa grafica di Facebook messi lì sperando che il visitatore non controlli la loro veridicità. Ma perché non controllarla prima di acquistare? Tanto ci vogliono pochi secondi. Chi mette commenti farlocchi non è così difficile da sgamare.

Come nel caso della pagina che ho visitato or ora.

Ho guardato le "testimonianze", nessuna delle quali negative, che figurano inserite col "Facebook comment plugin". E invece cliccando sui nomi non si apre nessun profilo Facebook. Inoltre ho provato a commentare e mi dà errore:

"Error occurred during initialization"

Ah, altra cosa: ho provato a cercare manualmente su Facebook i nomi e i cognomi a cui venivano attribuiti quei commenti. Risultato: l'utente non esiste oppure esiste un suo omomino con foto diversa. L'avrà cambiata pochi minuti fa, visto che il commento figura come postato pochi minuti fa? Ah, a proposito: il commento che circa 5 minuti fa era indicato come risalente a 39 minuti fa è tutt'ora indicato come risalente a 39 minuti fa!

Ora io mi chiedo: ma non è chiaro che quando un lettore si accorge di queste strane cose è disposto a farsi legare con una corda a un treno e farsi trascinare da Reggio Calabria a Aosta piuttosto che comprare qualsiasi prodotto tu stia vendendo in quella pagina, per quanto buono possa essere?

Fai così: se anche tu trovi una roba del genere, commenta direttamente su Facebook linkando questo articolo. Lì funziona... Magari il commento te lo cancelano, ma almeno per qualche minuto riuscirai a informare i lettori sprovveduti che è necessario avere un minimo di occhio per sgamare chi si crede strafurbo.

...Ah

Poi ci sono i post sponsorizzati con questi commenti qua:

La straordinaria pietra affila-rasoi che ti farà risparmiare un sacco di soldi. Uau.
Tutti, ma proprio tutti i clienti hanno avuto esperienze simili. In particolare Masum Billah e Md Jony Parvez (o come si chiamano).
Che coincidenze straordinarie!!! :D

20 giugno 2017

Diffusione di appelli su Facebook: non è vero che "non costa nulla!"

Stamattina ho letto sulla mia bacheca il seguente post:

Buonasera
Potrebbero, almeno tre dei miei amici di Facebook, fare copia e incolla? Linea per la prevenzione della depressione e del suicidio: 800.18.09.50
Qualcuno lo può fare? Non costa nulla!

Questo messaggio mi dà l'occasione per richiamare l'attenzione su una specifica frase che viene ripetuta spesso e che sopporto a fatica:

"non costa nulla"

Non sono contrario in generale alle catene di S. Antonio per una veritiera e intelligente giusta causa. Ma bisogna tener presente che hanno un costo. Non è vero che "non costa nulla":
Moltiplica il tutto per le migliaia di utenti FB che incapperanno nel messaggio e ottieni il numero di ore spese in totale, che si sommano a quelle delle altre catene di S. Antonio.

È importante ricordare che la diffusione di messaggi per giuste cause non è gratuita e quindi è purtroppo necessario selezionare solo quelle che ci stanno molto a cuore. Ogni giorno ricevo nella mia casella di posta elettronica in media 3 messaggi di mailing list di associazioni che si occupano di buone cause, che chiedono di firmare appelli o donare soldi. Se condividessi su FB tutti questi messaggi anziché condividerne uno ogni tanto, farei un uso improprio di Facebook, che serve principalmente a far sapere agli amici le novità sulla propria vita e non a chieder loro di fare cose. Altrimenti gli amici comincerebbero a scorrere la bacheca senza leggere i miei messaggi, abituati al fatto che si tratta quasi sempre di appelli che non hanno il tempo di firmare o di richieste di denaro che non vogliono dare.

Ecco, dunque, un altro motivo per il quale non è vero che "non costa nulla":

ai costi in termini di tempo dobbiamo aggiungere
  • il costo in termini di "reputazione" di chi diffonde il messaggio, o in altre parole "pazienza" dei lettori
  • il costo in termini di reputazione della piattaforma Facebook, il cui uso intelligente preverrebbe la diffusa idea secondo cui "Facebook serve solo per perder tempo".
Mi raccomando: se non vuoi, alla lunga, ottenere l'effetto opposto rispetto a quelo desiderato, condividi gli appelli e invita alla loro condivisione in modo parsimonioso... e possibilmente con un messaggio intelligente, evitando, ad esempio, di dire "Potrebbero, almeno tre dei miei amici di Facebook" (come fa un tuo amico a sapere se il numero di tre è stato raggiunto o no?).

10 giugno 2017

Webmaster sedicente amico: non fidarti

C'era una volta un webmaster, webdesigner e webmarketer, che qui chiamerò Nino, che si diceva mio amico.
Avevo accettato e ricambiato questo suo atteggiamento, tanto che nonostante il rapporto di lavoro a dir poco zoppicante che stava andando avanti da un bel po' (e che però non era drasticamente peggiorato come negli ultimi tempi), oltre a procurargli una cliente nel 2014 gli avevo anche fatto pubblicità su questo blog con un articolo (ora rimosso), dove scrivevo:

Vuoi che qualcuno realizzi per te un sito Internet o un blog di qualità e ciò nonostante spendere poco, pochissimo?
Parlando di siti Internet web a un professionista, ma anche a un blogger che scrive per divertimento e che comunque ci tenga a una buona grafica e a una buona funzionalità, spesso viene consigliato Wordpress, e quasi mai Blogger, quest'ultimo considerato una piattaforma di serie B.
Blogger piattaforma di serie B ?
Non se in mano a [azienda di mio allora webmaster] il team di web designer e webmaster presieduto dal mio amico Nino, specializzato nel creare siti con Blogger.
[...]
Dando un'occhiata al portfolio di [nome azienda] potresti stupirti sul fatto che certi siti da loro realizzati siano stati fatti con Blogger. Addirittura con Blogger sono riusciti a fare anche degli e-commerce!
Se sai già come vuoi la tua pagina web, puoi comunicarlo a parole o con un disegno, e [nome azienda] realizzerà un prototipo e poi segue eventuali indicazioni per modifiche successive.
Se non hai un'idea su come dovrebbe essere fatto un sito per essere efficace agli occhi dei naviganti, potrai affidarti direttamente alla creatività dello staff.
I prezzi di realizzazione del sito sono assolutamente concorrenziali, e a proposito di risparmio, lo spazio web è offerto da Google!
Questo comporta come unica spesa annuale quella del dominio. Una spesa minore di 10 euro all'anno anziché una spesa di 30-50 euro all'anno. Fra l'altro, cosa di cui non molti sono a conoscenza, puoi acquistare il dominio da un Registrar diverso da Google.
Potrai ricevere assistenza per tutto quello che riguarda l'acquisto del dominio, il suo allacciamento al sito e ogni altro aspetto tecnico, e sarai messo in condizioni di aggiornare autonomamente e facilmente i tuoi articoli e le tue pagine.
Il team di [nome azienda] si occupa anche di creazioni di Loghi, altri lavori di grafica, web marketing e realizzazione di volantini e brochure, sempre a prezzi supervantaggiosi.
[...]

Avevo ingaggiato Nino per creare alcuni miei siti web e per fare delle modifiche ad altri. La sua voce rassicurante, il suo modo di parlare educato gentile, i prezzi bassi che mi aveva proposto, il fatto che mi fosse stato presentato da una persona fidata avevano fatto sì che io fossi comprensivo nei suoi confronti, che gli perdonassi il ritardo con cui rispondeva alle mie email, che gli perdonassi i bidoni che mi dava a volte quando avremmo dovuto trovarci per una chiamata Skype, e che soprattutto gli perdonassi i lavori non ancora eseguiti o non finiti. Concordati, pagati con fiducia in anticipo, ma rimasti in sospeso.

Nino mi aveva detto che era oberato dal lavoro per un grosso progetto ed era subissato da richieste di grandi clienti e quindi aveva poco tempo per me... dimenticando che, pur da piccolo cliente, io l'avevo pagato.

Ancora prima mi aveva detto che i ritmi di lavoro che aveva a un certo punto lo stavano soffocando e allora si era imposto di non dedicare il week-end al lavoro, ma "alla vita" (parole sue).

Questa storia è andata avanti zoppicando per anni, con siti fatti bene a metà, richieste di modifiche concordate e mai eseguite, errori riscontrati nella versione da smartphone e mai corretti...
Sì, per anni. Volevo vedere il punto a cui sarebbe stato in grado di spingersi, con le foto che comparivano ogni tanto sul suo diario Facebook e che lo ritraevano in momenti di svago mentre i miei siti rimanevano in attesa di essere finiti/riparati, compreso quello che avevo regalato a mio babbo per Natale.

Dopo l'ennesima email che tardava ad avere una risposta, gli telefonai. Mi disse che era costretto ad abbandonare definitivamente il lavoro sui miei siti, perché proprio non ce l'avrebbe fatta, e mi suggerì di scrivergli un'email nella quale avrei quantificato un rimborso dettagliato per i lavori non fatti.


E così, il 21 novembre 2016, gli scrissi...


Ciao.
Visto che hai deciso di non assistermi più e di parlare di rimborsi, provo a fare una mia valutazione.
1)
Il sito di mio babbo
[...] funziona male, per i motivi che ti ho già spiegato. Non qui non si tratta di modifiche non concordate, ma di sito fatto male.
Per cui parlando di rimborso credo sia giusto un rimborso dell'intero importo di 150 €
2)
Sito [...]
nella versione responsive il form dei contatti non ha mai funzionato come ti avevo chiesto, visto che a differenza delal versione web iscrive a una sola mailing list. Quindi ogni volta che qualcuno si
iscrive da lì devo iscriverlo manualmente all'altra mailing list.
Rimborso: fai tu
3)
[altro sito]
Vedi allegato.
Rimborso: non mi torna il ragionamento che hai fatto, perché come sai meglio di me in giro non ci sono webmaster blogger.com. Quindi a causa del fatto che non hai corretto questi difetti nonostante fosse concordato, questi difetti sono destinati a rimanere e quindi il sito è da buttare via e da rifare. Quindi anche questo rimborso dovrebbe secondo me essere completo, e cioè di 150 + 50 euro = 200 euro che in totale ti detti.
4)
[altro sito]
Mi hai consegnato un sito senza avvertirmi che il backup doveva essere fatto in maniera diversa da come indicato nel suo pannello di controllo. Ho provato a contattarti per sapere come fare per modificarlo e, non ricevendo risposta e avendone l'esigenza, ho provato a farlo io, facendo danno pur seguendo le indicazioni a mia disposizione.
La responsabilità di questo danno è quindi secondo me tua. Non potendo tu intervenire per ristabilire il sito, questo è quindi da cestinare e rifare da zero.
Quindi anche questo rimborso dovrebbe secondo me essere completo, e cioè pari ai 150 euro totali che ti detti.
5)
Patema d'animo per le non-risposte e per le promesse non mantenute e per la perdita di tempo:
Non quantificabile. Fai tu.
Ho fatto questo prospetto e questa quantificazione non perché mi aspetto che tu mi rimborserai per quelle cifre (giusto un presentimento). Semplicemente mi hai chiesto cosa penso, e io sono lieto di dirtelo nel dettaglio.
E siccome non ho voglia di discutere con te, il riassunto di tutto è: fai tu.
mio paypal:
[...]
Mia PostePay:
[...]
Ciao
Marco


Per più di 2 mesi e mezzo, nessuna risposta. Così gli scrissi una nuova email, il 9 febbraio 2017...


Nino, potresti dirmi il motivo per il quale non ho ricevuto alcuna risposta all'email che tu mi hai suggerito di mandarti sul rimborso da te ideato?
Ciao
Marco


Sua risposta di 5 giorni dopo:


Ciao Marco,
scusami se rispondo solo adesso,
dirti che sono strato stra-preso è poco, ma chi di noi non lo è...
Si, ho "ideato" io la richiesta di richiesta di rimborso, perché lo ritenevo corretto, ma a mio avviso la tua analisi è quantomeno discutibili per non dire totalmente sbagliata.
Il mio rimborso era da intendersi come «se ho omesso delle modifiche, dall'ultimo lavoro prodotto, fammi sapere», questa si è tramutata in una mail che contiene "cose mostruose", il punto 4 su tutte...
Non continuo perché so che la situazione si trascinerebbe verso una deriva di sicuro poco simpatica.
Uno "scusa" sincero se ti ho creato disagio ma rifiuto la tua richiesta.
Ciao
[firma con la sua iniziale]


Mia risposta del giorno stesso (14 febbraio):


Anche io ho poca voglia di una deriva poco simpatica (anche se il tuo considerare "mostruose" considerazioni che ho argomentato in maniera razionale tanto simpatico non è).
Quindi rifiutando tu la mia richiesta come prevedevo, valuta tu il rimborso da fare e buonanotte.
Ciao
Marco


Nessuna sua risposta. Dopo altri 2 mesi e mezzo, provo a riscrivergli:


Visto che sono passati 2 mesi e mezzo senza che tu mi abbia risposto, mi pare lecito scriverti per chiederti: sei passato dal volermi dare un rimborso al volermi non dare più nulla, neanche un rimborso a piacere tuo, come da me suggerito?
Ciao
Marco


Sua risposta del giorno dopo:


Ciao Marco,
mi spiace seriamente per la brutta piega presa dal nostro rapporto lavorativo e umano.
Si, penso di non volerti riconoscere alcun rimborso (che tu quantificavi in oltre/circa 500€).
Questo senza alcuna cattiveria ma semplicemente, perché così messa, sembra quasi una pretesa (tra l'altro, a mio avviso, ingiustificata ed esosa).
Mi prendo le mie di responsabilità per la "scomparsa" ma è più che giustificata, credimi, da questioni lavorative e di vita che mi hanno distratto dal resto.
Mi riconosco sicuramente la colpa di non aver mai "concettualizzato" nulla con te, ad oggi non ci ritroveremmo a dire "mi devi, ti devo".
Fin quando potuto, penso di aver fatto il massimo per poterti soddisfare, meglio non avrei saputo fare.
Mi scuso per tutto il disagio che ti ho causato.


Mia risposta del giorno stesso:


Ciao Nino.
Mi pare di aver usato la massima gentilezza e di aver semplicemente risposto alla tua domanda di quantificazione, e di aver elencato anche il motivo di ciascuna voce, premettendo fra l'altro che il mio scopo era essere sincero e non avere davvero quella somma, in quanto già immaginavo che me l'avresti rifiutata.
In seconda istanza ti ho lasciato la libertà di rimborsarmi quanto tu credessi giusto. Questo proprio per eliminare qualsiasi tono di conflitto. Non so, secondo te, in quale altro modo mi sarei dovuto comportare per essere più diplomatico.
Non metto in dubbio il fatto che la tua "scomparsa" sia giustificata.
Ma non credi che quando si viene pagati per un lavoro che non si può ultimare si dovrebbe restituire almeno una parte di quanto incassato, se è proprio vero che ti dispiace per questa brutta piega?
Marco


No, Nino non crede, visto che dopo più di un mese non mi ha risposto.
Al posto di lavorare per me come concordato o rimborsarmi per il lavoro non fatto, preferisce semplicemente scusarsi.
E sembra essere convinto che pretendere di essere rimborsato per lavori non fatti sia un atteggiamento che merita il decadimento del diritto al rimborso.


QUINDI


Occhio ai webmaster. Anche se sono stati presentati da persone fidate. Non è il primo, nella mia esperienza che si atteggia ad amico, si fa pagare e poi non esegue i lavori concordati. Ebbene sì, ci sono cascato più di una volta, nella trappola del webmaster sedicente amico.
Ma da adesso in poi si scrive in maniera ordinata quello che dev'esser fatto, dettagliando i costi, si scrive entro quale data ogni lavoro dev'essere consegnato e le penali nel caso in cui il lavoro non venga eseguito nei tempi concordati.

E il pagamento anticipato? È proponibile non farlo?

Mi rendo conto che esistono clienti che non hanno pagato i lavori, e che quindi la colopa può essere dall'altra parte.

Forse la cosa migliore è pagare il 50% del lavoro dopo che metà lavoro è stato finito, poi un altro 30% quando il lavoro è quasi finito, e un rimanente 20% quando è stato completato? Se vuoi scrivimi cosa pensi nei commenti.

25 maggio 2017

Copertina profilo FB: zone visibili da computer e da smartphone

Dopo alcune prove di visualizzazione su browser da computer e sul cellulare ho elaborato questa immagine che potrebbe esserti utile nel caso tu volessi includere nella copertina del profilo Facebook un messaggio o un'immagine visibile in entrambi i tipi di dispositivo.


Non è precisa al pixel, ma è precisa quanto basta, credo.

Se qualcosa che non ti torna (è possibile perché possono esserci delle modifiche anche dovute allo staff di Facebook, com'è accaduto recentemente), segnalamelo commentando questo post e te ne sarò grato.

Tablet? No, quello non l'ho provato. Se ti va fammi sapere tu.

Copertina del diario Facebook - zone visibili da PC / Mac e da cellulare
Clicca sull'immagine per ingrandirla

05 marzo 2017

Amicizia agli amici, anche su Facebook

Come cambia l'atteggiamento nei rapporti interpersonali da offline a online? Per me zero. Per molti altri, invece, molto. Moltissimo.

Ad esempio è ben noto il fenomeno che vede come protagonisti migliaia di utenti che aggrediscono con feroce ferocia i loro interlocutori online, atteggiandosi ben diversamente da come farebbero dal vivo (ignorando che una frase sarcastica è una frase sarcastica, un invito a tacere è un invito a tacere, un insulto è un insulto, indipendentemente dalla forma verbale o scritta). Fenomeno talmente noto che ha anche un nome: "leoni da tastiera".

Molto meno noto è invece un errore analogo, secondo me quasi altrettanto grave, che riguarda la richiesta di amicizia su Facebook.

Immagina una persona che sta esponendo a un gruppo di amici un suo problema fisico, o relazionale, finanziario, o legale, o qualunque altra cosa che non direbbe mai a un pubblico qualsiasi; se tu la conoscessi solo di vista certo non ti parrebbe opportuno infilarti in quel gruppo e dire "Ciao! Come va? Stavi dicendo? Posso ascoltare anch'io, vero?".

Quel che mettiamo sul proprio diario non sono parole, foto o video buttati là, in pasto al web, indirizzate a non si sa bene chi. A seconda della scelta di pubblicazione, posso decidere di rendere visibile quell'aggiornamento di stato a tutti (anche chi non è mio amico) oppure solamente agli amici (oppure a specifiche liste di persone, o escludendo qualcuno, etc, ma per lo scopo di questo articolo non c'è bisogno di entrare nel dettaglio).

Se non sei mio Facebook-friend puoi comunque chattare con me e vedere i miei messaggi pubblici. Dunque...

quando è opportuno essere amici su Facebook?

Semplicemente quando siamo amici davvero.

...Oppure quando, pur conoscendoci da poco tempo, abbiamo motivo di pensare che ci siano i presupposti per diventarlo da subito. O per atteggiarsi come amici da subito in via sperimentale.

Chiedendo a una persona l'amicizia, le chiedi la possibilità di vedere i messaggi che per qualche motivo solo una cerchia di persone selezionate può vedere. Ricordati quindi di non fare questa richiesta a cuor leggero. Sarebbe da sfacciati.
Fallo solo se credi che quella persona voglia o abbia un qualche motivo di renderti partecipe delle sue esternazioni che solo agli amici ha voglia di dire.
Per lo stesso motivo, non rimanerci troppo male se non accetta la tua richiesta: non significa che non possiate essere comunque in ottimi rapporti. Potrebbe ad esempio aver predisposto il tasto "Segui" nella pagina del suo profilo, che serve a ricevere in bacheca gli aggiornamenti di stato che contrassegnerà come visibili da tutti. Se clicchi su "Segui", l'utente ne riceverà notizia e magari anche lui cliccherà sul tuo pulsante "Segui". Ricevere vicendevolmente tali aggiornamenti può essere un modo per iniziare a conoscersi, avere occasione di dialogare attraverso i commenti e in chat, per poter magari diventare amici in futuro.

Altra occasione in cui non devi rimanere male è quando scopri che un utente, pur non avendo litigato con te e pur non avendoti manifestato esplicitamente un problema nel vostro rapporto, ti cancella dagli amici.
È quello che talvolta io faccio quando vedo che non c'è interazione. Che essere amici su FB non serve a nulla. E cioè quando l'utente, non invia mai aggiornamenti di stato con cui mi tiene aggiornato sulle sue novità e non commenta o non clicca mai "mi piace" o altra reazione sui miei post. Oppure quando vedo che fra i nostri interessi, i nostri valori e le nostre opinioni c'è un divario talmente grande che essere in contatto non ha granché senso.

Insomma, non c'è nulla di orribile nel non essere amici su Facebook. La maggior parte degli utenti Facebook ha centinaia di amici. Ma com'è possibile essere amici di centinaia di persone? Come gestire centinaia di amicizie? Qualcuno trascuri per forza... addirittura a volte mi è successo di vedere un mio FB-friend e di pensare "Ma questo chi è?".

E che dire di chi chiede l'amicizia per far avere visibilità alla propria attività commerciale? È un uso improprio di Facebook e della parola "amicizia", e pertanto non ti fa fare bella figura. Si può usare Facebook per farsi pubblicità, ma attraverso una pagina FB aziendale, non attraverso un profilo personale.

22 febbraio 2017

Una soluzione al sovraffollamento della bacheca di FB

Come ho spiegato nell'articolo intitolato "Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti", lo scopo principale per il quale Facebook è nato è aggiornare gli amici con le notizie della propria vita. E invece se ne fa costantemente un uso improprio, pubblicando post che con la propria vita non c'entrano. La conseguenza è il sovraffollamento del diario degli amici e quindi perdita di tempo per chi fra loro è meno capace di amministrarlo e ha l'abitudine di scorrere la bacheca per guardarla tutta quanta.

Chiaramente non serbo grande fiducia che i miliardi di utenti cambieranno il loro comportamento per il fatto che io stia spiegando in questo articolo cosa sia opportuno pubblicare e cosa no.

Una possibile soluzione, allora, potrebbe essere adottata dallo staff di Facebook. Quello sì che potrebbe darmi retta, e io lo contatterò (aggiornamento: ecco fatto, ho inviato il consiglio a Facebook dalla pagina dedicata ai feedback degli utenti).
Gli intelligenti programmatori del gran social, com'è consueto nell'informatica destinata al grande pubblico, potrebbero impegnarsi in complicati algoritmi affinché il risultato offra una soluzione semplice e che porti gente sempliciotta a fare meno danno, senza farla troppo affaticare o arrabbiare. Come?

Premetto che attualmente esiste un modo per porre in evidenza le proprie notizie più importanti:

- Si va sulla pagina del proprio diario

- in alto rispetto al riquadro per l'aggiornamento di stato, si clicca su "Avvenimento importante"

- si sceglie il tipo di notizia

- si compila i vari campi (alcuni dei quali opzionali) e si sceglie, se del caso, una foto o un video

- si seleziona chi potrà visualizzare la notizia

- si clicca su "Salva".

Così facendo compare un post che occupa una discreta quantità di spazio, e che quindi è più facile catturi l'attenzione.

Ma questa funzione risulta insufficiente. Non contribuisce a che l'atteggiamento degli utenti Facebook prenda una buona piega, anzi, per certi versi va anzi nella direzione opposta, e questo è dimostrato dai fatti: la maggior parte continua a scrivere le notizie importanti e le robe frivole con lo stessa modalità, e cioè il semplice e classico aggiornamento di stato. Il che è anche compresibile: se ogni volta che parlo di una cosa che mi riguarda usassi lo strumento "Avvenimento importante" sembrerei un "invadente" che cerca di mettersi esageratamente in evidenza per notizie anche di importanza media o medio-bassa.
Ma la distinzione di cui sto parlando non è "cose poco importanti / avvenimenti importanti" (fra amici è normale dirsi anche cose non importanti).
La distinzione di cui sto parlando è "cose che riguardano la tua vita / tutto il resto".

...E non trovo buona cosa che venga percepita come normalità l'aggiornamento di stato contenente link esterni, barzellette, etc, e che venga percepita come eccezione una notizia che riguarda l'utente. Un motivo in più per ritenere lo strumento attualmente fornito da Facebook non adatto allo scopo di riportare questo social all'utilità per cui era nato e per facilitare la gestione del tempo di chi lo usa.

Io propongo un'altra cosa.

Facebook potrebbe obbligare, in fase di scrittura, a una veloce classificazione del post a seconda che sia un post "proprio" (in tutti i sensi), e cioè riguardante la propria vita, oppure un post "extra". E rendere possibile, in bacheca, il raggruppamento di queste tipologie di post.

Ad esempio nell'area per la creazione dell'aggiornamento di stato potrebbero comparire delle voci tipo "post su di me" e "post extra", e dopo aver scritto un aggiornamento di stato potrei dover scegliere una di queste affinché il pulsante "Pubblica" diventi cliccabile.
Per "post extra" si intende una barzelletta, una perla di saggezza, un video divertente, etc. Un post che se i miei amici lo leggono bene, altrimenti pazienza, perché non riguarda la mia vita.

Quanto alla lettura della bacheca, dovrebbe essere possibile in 3 modalità, ciascuna velocemente selezionabile dall'utente con un clic:
  • "tutti i post", per far comparire la bacheca come nello scenario attuale (contento te...)
  • "solo post importanti", per far comparire in bacheca solo i post contrassegnati dai loro autori come riguardanti la loro vita
  • "solo post extra", per quando uno ha del tempo che davvero gli avanza e vuole dedicarsi a una distratta lettura extra delle robe interessanti o divertenti consigliate dagli amici
E se un utente sbaglia a contrassegnare il suo post (distrattamente o volutamente)?
Beh, ci dovrebbe essere la possibilità per chi lo legge di segnalarlo. Dopo un certo numero di segnalazioni, la punizione potrebbe essere ad esempio l'impossibilità per 3 giorni di pubblicare aggornamenti di stato. Oppure semplicemente il lettore smette di seguirlo.

Aggiornamento del 19.9.2017:

In occasione del questionario che Facebook mi ha proposto, ho tirato fuori una variante della strategia su spiegata.
Facebook, anziché affidarsi all'appropriatezza di uso da parte dell'utente, potrebbe cercare di individuare automaticamente la tipologia di aggiornamento di stato e di conseguenza decidere in quale dei due feed inserirlo. Ad esempio, se semplicemente scrivo qualcosa senza nessun link, è molto facile che io stia scrivendo qualcosa che riguarda la mia vita. Se invece invio un link di un giornale online o di un video YouTube, è probabile che io voglia proporre qualcos'altro. Certo, è possibile che io linki un articolo di un mio blog o di un mio canale YouTube. Per questo dovrebbe esserci la possibilità di associare il proprio profilo personale Facebook a un sito e a un canale YouTube, affinché Facebook riconosca certi link come riguardanti la mia vita e si comporti di conseguenza quando si tratterà di inserire un aggiornamento di stato in uno dei tue tipi di feed.

15 febbraio 2017

Come commentare questo blog (e in generale i post di Blogger)

Pensavo fosse scontato, ma così non è. E allora facciamo un post anche su questo. Sì, perché non basta scrivere "IMPORTANTE" a lettere maiuscole sotto alla grande scritta rossa "Posta un commento". C'è chi salta a piè pari le cose importanti, preso dalla foga di chiacchierare. Bah. Frustate, sai...

Sarà anche una buona occasione per tranquillizzare chi sospetta che io censuri colpevolmente chi dissente dalla mia opinione. In realtà censuro (a volte subito, a volte dopo un po' che ho sopportato) solo chi si comporta in maniera scorretta.

Chiaro, questo è il mio blog, dunque cosa è corretto e cosa no viene deciso dal regolamento che io stabilisco. Detto così a qualche utonto può sembrare tirannico, ma basta pensarci un secondo per capire che se funzona in questo modo per le abitazioni non c'è motivo che sia diverso per un blog.

E, come si evince dal titolo, le regole qui sotto riportate fungono anche da consiglio su come commentare su tutti gli altri blog; in particolare la prima riguarda i blog sulla piattaforma Blogger.

Ordunque, ci siamo. Ebbene, per favore:

Non commentare come "Anonimo".
Non tanto per il fatto che voglio sapere chi sei per poterti mandare un commando di sicari che ti facciano a fette perché mi hai contraddetto. Il fatto è che se due persone commentano come "Anonimo", si crea confusione. Quando rispondo e dico "Ma vedi, Anonimo, il fatto è che..." non si capisce a quale dei due io mi stia rivolgendo.
Non devi per forza firmarti con nome e cognome. E non devi per forza identificarti col tuo account Google, o Wordpress, o LiveJournal, etc. Puoi anche scegliere l'opzione "Nome/URL", lasciando eventualmente vuoto lo spazio dell'URL. Così puoi usare anche un nick. Anche un nick provvisorio usa e getta. Ecco come fare:


Non insultarmi.
Non mi piace essere insultato. Se ti senti offeso per quello che ho scritto, parliamone pure. Sì, lo so, a volte dico anche che chi si comporta in una certa maniera è imbecille o robe del genere. Quindi, se ti accorgi che il tuo comportamento ti classifica come imbecille, puoi sempre correre ai ripari facendo tesoro di ciò che ho scritto e cambiando comportamento.

Non insultare altri commentatori.
Altrimenti rischi di essere querelato, e forse rischio di essere querelato anch'io per il fatto di aver ospitato il tuo commento. Quindi se cancello il tuo commento ingiurioso o diffamatorio dovresti solo ringraziarmi.

Non fare il processo alle intenzioni, non mettere a nessuno in bocca parole che non ha detto.
Questo è come dire "impara a leggere", ma mi rendo conto che se non sai leggere è un po' troppo riassuntivo. Ci vorrebbero delle lezioni vere e proprie. Beh, cercati qualcuno che ti dia una mano. Oggi giorno le ripetizioni di italiano si trovano a prezzi davvero bassi, data la disoccupazione dei laureati in materie umanistiche.

Leggi bene l'articolo e i commenti precedenti al tuo.
Se scrivi un commento i cui contenuti sono già smentiti nell'articolo in questione o in commenti precedenti, sei ad altissimo rischio censura e ignoramento. E no, non sono io che manco di rispetto alla tua libertà di espressione, ma tu che manchi di rispetto al tempo mio e degli altri potenziali lettori.

Per ora mi sono venute in mente queste regole qua. Poi vedremo.
Beh, se hai suggerimenti commenta pure (mi raccomando...).

[Link breve a questa pagina: http://tinyurl.com/comecommentare]

07 febbraio 2017

Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti

Facebook è un bellissimo strumento nato per aumentare il contatto fra AMICI che altrimenti comunicherebbero fra loro molto meno: spiace incontrarsi poco per via della distanza geografica, spiace frequentarsi poco perché i momenti in cui si è liberi non sono gli stessi, spiace non aver tempo per tutti e dover dedicare a qualcuno più tempo, a qualcun altro meno, e a qualcun altro ancora zero o quasi.

Facebook risolve almeno in parte questo problema. In pochi secondi o minuti posso inviare un messaggio a tutte le persone a cui voglio che arrivi. Così, con un dispendio minimo di tempo faccio sapere ai miei amici le novità della mia VITA; viceversa, con un dispendio di tempo molto più breve degli incontri offline, vengo a sapere delle novità delle loro VITE.

Riguardo quest'ultimo aspetto, però, a un certo punto mi sono accorto di un problema. Scorro la mia bacheca, entusiasta di avere velocemente un panorama di informazioni sulle novità delle VITE dei miei amici che altrimenti mi porterebbe ore e ore che purtroppo non ho... ma mi accorgo che lo scrolling della mia bacheca per vedere tutti i post comporta comunque una spesa di tempo eccessiva.

Questo per due motivi. Uno è che (nel momento in cui sto scrivendo questo articolo) ho tantissimi FB-friend, in quanto non ho ancora effettuato una selezione che conto di fare in un futuro prossimo... (non credo l'amicizia su FB si debba mantenere se non si è veri amici davvero, come ho spiegato in quest'altro articolo, e come potrai intuire avere centinaia di veri amici sarebbe bello ma è abbastanza inverosimile).
L'altro motivo, oggetto della trattazione di questo articolo, è che tanti amici usano troppo il proprio diario FB per post diversi da quello per cui FB dovrebbe servire. Post che, invece di parlare delle proprie novità, sono del tipo

"Ragazzi, sentite bella sta canzone"
"Sentite sta barzelletta"
"Leggete sta perla di saggezza"
"Guardate com'è buffo sto bambino / gatto / politico / cinghiale / ..."
"Ve lo ricordate sto giocattolo / motorino / spot pubblicitario degli anni '80? Che tempi!"
"Leggete sto scoop! La merendina cancerogena! / La Tachipirina che fa malissimo! / L'ISIS l'hanno inventato gli USA! / ..."
"Mi raccomando, siate buoni come me, scrivete Amen per solidarietà per questo bimbo nato senza il culo"

...Che sono tutte proposte interessantissime, ci mancherebbe. Solo che Facebook non è nato per questo. È nato, lo ripeto, per tenere in contatto gli amici e consentire loro di raccontarsi a vicenda le proprie novità.

Metti che tu sia uno di quegli amici che, per un qualche motivo, io non vedo mai o quasi mai se non per caso. Metti che per questo motivo io sia grato a Mark Zuckerberg e il suo staff per aver creato Facebook, che mi permette, con i pochi ritagli di tempo che ho ogni giorno, di dare un'occhiata alla mia bacheca per sapere se è successo A TE qualcosa di bello per congratularmi, o se è successo qualcosa di brutto A TE per aiutarti, o se è successo qualcosa di buffo, sempre A TE, per riderci o farci una battuta, etc.
Anche se si ha poco tempo a disposizione, ci tengo a sapere le novità degli amici, visto che abbiamo uno strumento che è fatto apposta e che ha proprio questa funzione.

Però tu non sabotarla, questa funzione. Ti prego. Pubblica le cose con saggezza.

Va bene che tu scriva dell'arresto di quel politico SE TU sei quel politico. Oppure SE TU sei il magistrato che ha fatto arrestare quel politico. Oppure se l'automobile della polizia che portava quel politico in caserma è passata sopra AL TUO PIEDE, fratturandotelo. Insomma, se la cosa un minimo ti riguarda.
E se fai una domanda a me e agli altri amici su un fatto della politica che non hai compreso? Va bene: chiedere un favore agli amici è normale. Lo è anche fare un sondaggio perché cerchi suggerimenti su cosa regalare a tuo cugino per il suo compleanno, o per sapere se è normale che la sua fidanzata si comporti in quel modo in reazione a bla bla bla, o per sapere cosa ne pensano gli amici di qualcosa nel caso in cui tu abbia BISOGNO di saperlo, o tu sia davvero MOLTO CURIOSO di saperlo, perché non saperlo ti crea problemi, tipo una crisi esistenziale, e quella crisi esistenziale riguarda la tua vita. Quindi diciamo va bene.
Va bene anche linkare, come faccio io, i link agli articoli che hai da poco tempo pubblicato sul tuo blog. Si tratta di una notizia sulla tua vita, dato che l'articolo l'hai pubblicato tu.
E invitare a firmare una petizione o a donare dei quattrini per una giusta causa? Qui siamo al limite. Nel senso che se quella petizione o giusta causa non ti riguarda direttamente, si può dire che ti riguardi indirettamente, perché tu tieni molto alla questione ed è sensato che tu inviti gli amici a seguire il tuo esempio. Fermo restando che non è credibile che tu dedichi interamente la tua mente e la tua vita alle petizioni, a meno che tu non lavori ad esempio per Amnesty International. Quindi, come me, fallo con moderazione.

Cosa inveve non vorrei proprio vedere sulla mia bacheca?
Post di amici che sembrano dei portalettere di un giornale o di un blog perché quella o quell'altra notizia è interessante, importante, divertente, etc.

E le barzellette? Se sto leggendo un libro sugli insetti della foresta amazzonica e nel mezzo di un capitolo trovo un riquadro con una barzelletta, la cosa non mi piace. Stavo facendo un'altra cosa. Il libro di barzellette lo leggo quando decido che mi va di ridere.
E se sto guardando la bacheca di Facebook (che è un notiziario sugli amici) ? Stessa cosa.

Non interpretare tutto questo pensando che io sia una persona estremamente pignola e irritabile. È un dato di fatto che il tempo della maggior parte delle persone è limitato. E la confusione sottrae tempo e non mi permette di usare come vorrei il poco tempo libero che ho.
Del resto non sarà la priam volta che senti parlare di "perdere tempo su Facebook". L'associazione fra "Facebook" e "perdita di tempo", anche se un po' superficiale e snobbistica, ha un suo perché. Che consiste proprio nel suo uso inappropriato da parte di un utente moltiplicato per tutti i FB-friend, che di solito sono molti. Il tempo necessario alla consultazione della bacheca si quintuplica o si decuplica, e fra l'altro aumenta il rischio di distrarsi e perdersi una notizia di un amico particolarmente importante.

Non è che io sia masochista e non ami leggere notizie interessanti, importanti o divertenti. Solo che quando ho voglia di farlo ci penso da me.
Se decido di usare Facebook per essere aggiornato ad esempio sulle notizie pubblicate da un giornale, vado sulla pagina di quel giornale, clicco "Mi piace" e ricevo gli aggiornamenti.

Ma mettiamo che tu sia follemente innamorato di un giornale o di un blog a cui è abbinata una pagina Facebook. Lo ritieni troppo, troppo forte, e parimenti vuoi tanto bene a me, e ritieni di fare un favore a tutti e due mettendoci in contatto, e cioè consigliandomi di cliccare "Mi piace" etc.
Come puoi farlo, se con quanto scritto sopra pare che io ti stia proibendo di usare il diario per scopi simili?

In realtà non te lo sto proibendo tassativamente. Nel momento in cui vedi una pagina Facebook che vorresti consigliare agli altri, puoi fare un post in cui dai questo consiglio. Condividi UNA volta il link alla pagina che ti piace tanto. Pagina a cui, se lo deciderò, provvederò ad abbonarmi, senza che tu in seguito ne linki i singoli post.

E se vuoi consigliare anche quella pagina ai tuoi futuri amici di Facebook?
I tuoi futuri amici, se davvero sono interessati ad ispirarsi alla lista delle tue pagine preferite, ci pensano da soli: il momento in cui diventerete amici sarà un'occasione per loro di visitare il tuo profilo e vedere le pagine a cui hai messo "Mi piace" e i gruppi a cui appartieni.
Già. Pochi lo fanno. Se proprio ci tieni a che lo facciano, puoi sempre prendere l'abitudine di ricordarlo ai futuri utenti, inviando a ognuno di essi un messaggio in chat nonappena siete diventati FB-friend.

Ecco, ti ho detto come devi comportarti. Vengo adesso a cosa ti accadrà se non ti atterrai alle mie disposizioni.
Beh, ti accadrà che io farò quello che non vorrei mai dover fare: dopo un po' smetto di seguirti.

Mi spiace. Ho accettato la tua amicizia perché ero lieto che tu condividessi con me le tue gioie e i tuoi dolori, perché questo l'amicizia è. Se però in mezzo alle 2 o 3 condivisioni appropriate ne trovo 40 inappropriate... Insomma, pensa a un amico che ti telefona per raccontarti una barzelletta. Non sempre la stessa, intendo. Una nuova ogni volta. Trovi le sue barzellette sghignazzosissime. Però lo fa 5 volte al giorno, portandoti via un sacco di tempo che non puoi dedicargli. Cosa fai dopo averglielo spiegato e dopo aver constatato che continua a comportarsi nello stesso modo? Quando vedi il suo numero sul display del tuo cellulare, non gli rispondi più. O almeno gli rispondi solo sporadicamente. Certo, con questo c'è il rischio che lui abbia necessità di contattarti per una questione importante, o addirittura per un'emergenza, e che tu non risponda. Beh, se l'è cercata.

Su Facebook... uguale. Se a lungo hai inviato post che non riguardavano la tua vita e noti che dopo aver raccontato della triste scomparsa del tuo animale domestico o di un tuo parente io non ti faccio le condoglianze, o dopo aver annunciato la tua laurea io non ti faccio i complimenti, non è perché io non sono un buon amico. È perché tu sei un cattivo utente.

27 gennaio 2017

Evviva Facebook, prezioso rilevatore di scemi

E riecco un altro post che mostra un bambino con una malformazione e augura anni di sfortuna a chi non condivide e non scrive "Amen". Ha circa 28mila commenti e 513 condivisioni.

Che faccio? Mi arrabbio per l'esistenza di certa gente? E dopo la mia segnalazione mi arrabbio per la risposta "Nessuna violazione" datami dallo staff di Facebook, leggi mandria di cingalesi pagati 3 euro l'ora e che conosce sì e no 8 parole di italiano?

No. Perché ci ho pensato un po', e ho concluso che non c'è nulla di cui arrabbiarsi, e c'è anzi da gioire.

Non più "maledetto Facebook, che mi mette davanti agli occhi avvilenti idiozie".

La considerazione più razionale da fare è EVVIVA FACEBOOK.

...Ed evviva il web in generale, dove ognuno può dire la sua. Oh, nonononono. Non è un discorso democratico, questo. Non sto parlando di quanto è bello che la comunità umana abbia la possibilità di arricchirsi ogni giorno con l'opinione e il sentire di chiunque.

Al contrario, mi riferisco al fatto che i mezzi online, Facebook in testa, ti fanno individuare, senza grandi indagini e approfondimenti, persone dal cervello bruciato che velocmente si auto-denunciano come tali. Sta a te poi a te decidere cosa farne (quello che decido io l'ho spiegato qui).

Quando non c'era la possibilità di esprimersi online, e non c'era gente che ticchettava quotidianamente sulla tastiera o sullo smartphone, individuare un imbecille poteva essere un processo molto più lungo di adesso. Magari chiacchieravi con una persona per giorni, magari ci uscivi insieme per anni, e poi a un certo punto ti deludeva. E la delusione era qualcosa di fastidioso e frustrante, perché pensavi a quanto tempo avevi speso con una persona senza accorgerti che era capace di dire o fare certe scempiaggini.
Perché prima tutto andava più lento. Ci si esprimeva meno, e ci si conosceva quindi più lentamente. Se avevi un presentimento che ti faceva dire "Quello non mi piace, secondo me ha qualche rotella fuori posto" poteva capitare che gli altri ti rispondessero, a volte a torto, a volte a ragione, che avevi dato un giudizio affrettato, perché dato senza un'approfondita conoscenza.

Il web oggi ha accelerato la conoscenza. Tutti si esprimono di più e più velocemente. Non dico che sia sempre possibile capire se un individuo è degno di considerazione o no guardando il suo diario o un suo blog: c'è chi non scrive mai, o si limita a condividere filmati e immagini umoristiche e di animali teneri e link esterni non complottari né bimbominchia-quantistici, quindi l'indagine è impossibile.

Ma sono molte le persone che scrivono post, commentano post altrui, linkano articoli o video in maniera significativa per dare di loro una valutazione. Valutazione parziale, certo, ma spesso sufficiente a dire "Non voglio avere a che fare con questo qui".

...E per dirlo, oggi, non devi conversarci o passarci del tempo insieme per settimane o mesi. Basta leggere il suo diario di Facebook, o il suo blog, o i suoi commenti.

Quindi, contrariamente a ciò che viene spesso detto, EVVIVA la possibilità per tutti di esprimersi.

Possibile obiezione: ma non è un male che uno spara-scempiaggini possa avere libertà di parola, col rischio di contagiare ogni giorno centinaia o migliaia di persone?
No, nessuno contagia gli altri con la sua stupidità. Caso mai istiga altre persone, che già sono stupide, a dire "Sì, hai ragione". Quindi non diffondono la stupidità. Istigando gli altri a parlare, diffondono l'utilissima spia che mette in evidenza la gente come loro.

18 gennaio 2017

Come caricare immagini su Google Foto senza l'uploader

Le istruzioni che Google fornisce nella sua guida per caricare immagini su Google Foto mi pare facciano riferimento all'uso di un software per l'upload che andrebbe scaricato e installato.

Ma c'è anche un altro modo, che non necessita di tale software. Eccolo:

- Loggati col tuo account Google


- In alto a destra clicca su "Carica", poi scegli il file dal tuo computer e clicca su "Apri"

- A caricamento ultimato, una finestra in basso a sinistra ti proporrà di inserire l'immagine in un album (già esistente o da creare con l'occasione), che può essere privato o condiviso. Clicca sulle relative scritte a seconda della tua scelta oppure clicca sulla "X" per chiudere la finestra e non aggiungere la foto ad alcun album.

Per inserire in un album un'immagine già caricata o da caricare:

- Clicca a sinistra su "album"

- Clicca sull'album da te scelto

- In alto a destra clicca sull'icona della foto col "+" ("aggiungi foto")

- Scegli la/le foto da includere nell'album cliccando su quelle già caricate; se vuoi includere immagini che devi ancora caricare, clicca in alto a destra su "seleziona dal computer", poi nella finestra che si apre seleziona una foto o più di una (in quest'ultimo caso devi tenere premuto il tasto CTRL) e clicca su "Apri".

04 dicembre 2016

Come riconoscere un sito clickbaiting / bufalaro

È accaduto di nuovo. Una FB-friend condivide su Facebook un link di un articolo sensazionalistico, altri utenti commentano facendole notare che si tratta di una bufala, e... nessuna cancellazione del post.

Chiedo cosa aspetta a cancellarlo.

Mi risponde che nel suo diario scrive quello che le pare. Poi dice che uno è libero di credere a quello che vuole. Due utenti la difendono.

Sì, uno è libero di credere quello che vuole, anche nelle falsità più evidenti, ma non dovrebbe sentirsi libero di fare disinformazione (neanche sul proprio diario), che costituisce un danno per chi legge.

Dopo lo scambio di qualche altra battuta, in una delle quali spiego che il link in questione appartiene a un tipico sito di clickbaiting, mi chiede:

"come faccio a riconoscere che si tratta, con certezza, del tipico sito clickbaiting come dici tu??"

Ero convinto che si trovasse un qualche articolo sul web cercando "Come riconoscere un sito clickbaiting", ma pare di no.

Quindi, nel solito spirito di questo blog, così come delle discussioni su FB a cui partecipo e che superano una certa lunghezza (destinate a essere riciclate come materiale per i miei articoli), rispondo qui, affinché possa essere utile anche ad altri lettori.

Un sito di clickbaiting (non solo come dico io... semplicemente si chiama così un sito nato con lo scopo di attirare click con l'inganno per guadagnare con la pubblicità) è sempre un sito bufalaro, e cioè un sito che pubblica notizie false oppure raccontate in maniera pesantemente tendenziosa, omettendo alcuni aspetti ed esasperandone altri, con l'evidente scopo di far cadere il lettore non attentissimo nel tranello di una interpretazione decisamente aberrata della verità e spingerlo alla diffusione per il clamore suscitato. Vale anche il viceversa? No, un sito bufalaro non è sempre un sito di clickbaiting (quindi non sempre c'è pubblicità), ma bisogna in ogni caso evitare di diffonderne i contenuti, se non per sbugiardarli. Quindi meglio spiegare non tanto come riconoscere i siti di clickbaiting, quanto in generale come riconoscere i siti bufalari.

Chi ha un po' di esperienza di navigazione riconosce subito a naso un sito che fa disinformazione. Se non hai abbastanza esperienza, puoi comunque riuscirci basandoti su vari indizi che emergono analizzando l'articolo, ma spesso è sufficiente anche leggere il titolo. Ecco i tipici indizi:
  • dopo una ricerca sul web con alcune delle parole principali inerenti all'argomento trattato insieme con la parola "bufala", noti che ci sono uno o più siti antibufala che sbugiardano l'articolo in questione
  • la notizia non è menzionata da alcuna testata giornalistica (né vicina al governo, né vicina all'opposizione, né indipendente), se non per essere smentita
  • i titoli degli articoli sono sensazionalistici mentre gli articoli, quando le notizie, se non completamente inventate, hanno un'importanza nettamente più blanda rispetto a quanto il titolo faceva presagire
  • la notizia descritta non ha riferimenti che possano far risalire ai dettagli del fatto (ad es. non indica data né luogo)
  • il sito è pieno di notizie già in passato smascherate come bufale (anche se in un sussulto di psichedelica fantasia volessimo supporre che gli autori erano in buona fede nel pubblicarle, si può notare come a tutt'oggi non siano state cancellate, quindi la malafede è acclarata in quanto è impossibile che non siano venuti a saperlo... e anche se così fosse... beh, si tratterebbe di bufalari involontari, ma pur sempre persone inaffidabili)
  • è lo stesso autore del sito a dichiarare, generalmente nel piè di pagina, che il sito "potrebbe" avere notizie inventate, con un avvertimento del tipo "questo è un sito satirico e quindi alcuni articoli contenuti in esso non corrispondono alla veridicità dei fatti"
  • il sito è elencato nella blacklist di bufale.net (vedi http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/) o nella blacklist di BUTAC (vedi http://www.butac.it/the-black-list/)
    Riguardo quest'ultimo punto, ogni tanto un utente se ne esce con la solita insinuazione superficiale, del tipo "E quei siti antibufala? Come fai a sapere che non sono anche quelli bufalari?"

    Risposta: che noia. Per accorgersene basta leggere i loro articoli, che non contengono semplicemente affermazioni del tipo "questa notizia è falsa". Sono ragionati e, a differenza di chi fa disinformazione, citano le fonti e spiegano chiaramente perché una notizia è falsa o raccontata in maniera scorretta, e quindi da non condividere. In rari casi le argomentazioni riguardando lo sbufalamento di un singolo articolo potrebbero non trovarti d'accordo, ma almeno hai la possibilià, appunto, di farti una tua idea soppesando i dati a disposizione.

    Aggiornamento (sì, c'è un aggiornamento ancora prima della pubblicazione dell'articolo, perché si tratta di una cosa accaduta dopo l'inizio e prima della fine della sua stesura): la FB-friend ha cancellato il post. Questo fatto mi ricorda un'altra lieta notizia che documentai alla fine di quest'altro articolo.

    09 novembre 2016

    Embedding di un video YouTube a partire da un certo istante del filmato

    L'interfaccia di YouTube permette la creazione automatica di un link di condivisione cliccando sul quale si visualizza il video a partire da un certo istante da noi deciso: basta cliccare su Condividi, selezionare "Inizia a:" e nella casella accanto indicare minuti e secondi; subito dopo la digitazione il link di condivisione che sta subito sopra si auto-modificherà per diventare esattamente il link che ci serve.

    E se voglio decidere l'istante di inizio del filmato condiviso con un embedding?

    In questo caso occorre agire manualmente: YouTube non offre la modifica automatica del codice embedded tramite un'interfaccia altrettando comoda.

    Ti mostro quindi come devi modificare il codice embedded, e lo faccio con un esempio.

    Prendiamo il video della puntata di MalaSpeak n. 15.

    Dopo aver cliccato, sotto al video, su "Condividi" e poi su "Codice da incorporare", viene visualizzato un box che fornisce il seguente codice:

    <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/CX0Ei0raf7Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

    A questo punto, ecco cosa fare:

    - Se vuoi, modifica il codice per regolare base e altezza del video (per questi parametri sì, l'interfaccia di YT offre la regolazione automatica), cosa che io in questo esempio non farò

    - Copia e incolla il codice eventualmente modificato su un qualsiasi foglio elettronico (es. documento del Blocco Note, pagina di creazione di un articolo di un blog o di un'email, etc)

    - A questo codice devi aggiungere una stringa che indica il tempo espresso non in minuti e secondi, ma solamente in secondi. Quindi se vuoi che il filmato sia visualizzato a partire da 2 minuti e 55 secondi, considera 22 minuti e 55 secondi = 175 secondi. La sintassi da usare in questo caso consiste nel far seguire tale numero di secondi a "?start=", quindi

    ?start=175

    Tale stringa va inserita subito dopo la URL del video che si trova all'interno di tale codice embedded. La URL la riconosci perché inizia con http ed è incluso fra virgolette. Lo indico in blu qui sotto:

    <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/CX0Ei0raf7Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

    Ecco quindi come effettuare l'inserimento della stringa indicante il tempo di inizio desiderato della riproduzione del video, che di nuovo indicherò in rosso:

    <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/CX0Ei0raf7Y?start=175" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

    Bene, hai finalmente ottenuto il codice embedded del filmato che potrai includere nel codice HTML della tua pagina web, filmato che dopo il clic su "play" da parte del visitatore verrà visualizzato a partire dall'istante da te scelto.

    Ed ecco il risultato dell'esempio che ho portato:

    14 settembre 2016

    Un'alternativa all'amicizia su Facebook: "Segui"

    Su Facebook c'è un limite al numero di amici che si può avere.

    Questo, di primo acchito, a qualcuno potrebbe dispiacere. Ma se ci pensi bene... Esistono al mondo persone che davvero hanno più di... (...sforzo la mia immaginazione per dire un numero più alto possibile...) ...più di 80-90 amici?


    Nota per gli sprovveduti che chiedono l'amicizia come strategia per trovare clienti o affiliati ai MultiLevel Marketing: se prima di decidere di accettare la tua amicizia una persona che non ti conosce dà un'occhiata al tuo profilo e capisce lo squallido motivo per cui l'hai contattata, dopo aver cliccato su "elimina richiesta" può cliccare sul tasto "spam" che compare subito dopo, e dopo un po' di volte che questo accade il tuo account verrà eliminato.
    Le richieste di amicizia devono essere inviate alle persone che si conoscono bene: amici, parenti, colleghi, e devono essere persone con cui hai ottimi rapporti.

    Molti pensano:

    E va beh, lo sanno tutti che quella su Facebook non è esattamente amicizia... Chiedere e dare l'amicizia su Facebook è un modo per rimanere in contatto anche fra persone che semplicemente abbiamo in simpatia o che abbiamo appena conosciuto e intuiamo sarebbe buona cosa conoscere meglio! Non fare il pignolo con le parole... Se Facebook ha utilizzato la parola "amicizia" in maniera un po' impropria non vuol dire che tu non lo debba usare come lo usano tutti gli altri!

    E però no, no, oh, no: non basta mettere in una frase l'espressione "buon senso" per aver ragione. ...Così come per essere nel giusto non basta fare come fanno molti altri (non tutti, per fortuna).

    Io dico

    Anvedi o

    una squadra di programmatori crea un social network, te e un'altra marea di persone sbagliate a usarlo (non perché vi sfugge un aspetto tecnico, ma il significato di "amicizia"), e siccome voi fraintenditori siete in tanti allora la colpa è dei programmatori?? Ma cosa vi frulla nel cervello?

    Comunque

    ti do una notizia che può essere che non sai: se desideri ricevere aggiornamenti di una persona che trovi interessante, ma che non conosci personalmente, anziché chiedere l'amicizia la potresti seguire.

    Seguire... E cioè?

    Dopo aver cliccato "Segui" sulla sua pagina-profilo di un utente, i suoi post verranno mostrati nella tua bacheca, esattamente come i post dei tuoi amici...

    ...A patto che si tratti di post indicati da quella persona come "pubblici" anziché riservati agli amici o altra lista specifica.

    Il tasto "segui" è eventualmente presente vicino al tasto "Aggiungi agli amici". Dopo averlo cliccato la sua scritta diventa "Segui già", e compare un menù a tendina in cui devi cliccare "mostra per primi" se ti interessa dare priorità ai post di questa persona che ritieni interessante.


    Se poi ogni volta che questa persona mette su FB un post pubblico vuoi ricevere una notifica (uno di quei numerini con sfondo rosso che compaiono in alto a destra sull'icona del globo), allora devi cliccare sui tre puntini accanto a "Messaggio" e poi, sul menù a tendina che appare, su "Ricevi le notifiche:


    Nota: ho detto che il tasto "segui" è eventualmente presente, perché a volte non c'è, per scelta dell'utente (vedi apposita pagina di impostazioni). In tal caso è impossibile ricevere in bacheca i suoi aggiornamenti di stato se non si è FB-friend, e per sapere le sue ultime novità (pubbliche) occorre visitare la sua pagina profilo.

    I personaggi pubblici (giornalisti, politici, etc) solitamente predispongono la possibilità di farsi seguire e inviano post pubblici poiché interessa loro che vengano letti da più persone possibili; la stessa cosa, comunque, fanno molti altri utenti in genere quando postano aggiornamenti che ritengono non mettere a rischio la propria privacy.

    ...Esattamente come faccio io.

    Per la chat, discorso simile. Puoi chattare con un utente Facebook anche se non fa parte dei tuoi amici, se (come me e la maggior parte di utenti) non ha modificato questa impostazione (e se non ti ha bloccato, ovviamente).
    Lo so, spesso il primo messaggio di un non-amico non viene notificato con numerino e squillino, viene messo nella sezione "altri", che verrà controllata non si sa quando (io la controllo abbastanza spesso), ma è giusto così. Se proprio hai urgenza che il messaggio venga visto, allora puoi usare impropriamente la richiesta di amicizia per farlo notare. Ma siccome non è detto che il destinatario apra Facebook spesso, se davvero è un messaggio urgente dovresti tentare con altri mezzi.

    Quindi:

    Se siamo già amici, chiedimi pure l'amicizia su Facebook, l'accetterò volentieri.
    Se mi conosci appena, ti sembro una persona simpatica o interessante e pensi ci siano delle verosimili premesse per un'amicizia, vai sul mio profilo e clicca su "Segui". Compariranno nella tua home le mie notizie pubbliche che ti aiuteranno a capire se davvero queste premesse ci sono; in chat contattami pure: compatibilmente coi miei impegni, ti risponderò.
     
    Se sei convintissimo/a che possiamo diventare amici, leggi l'articolo a questa pagina per sapere cosa intendo. Se dopo aver letto questo articolo la tua risposta è sì, chiedimi pure l'amicizia e l'accetrterò volentieri.

    10 settembre 2016

    Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)

    Stamattina un mio FB-Friend pro-tempore ha condiviso l'ennesima notizia razzista inventata di un noto sito di notizie inventate.

    Come molte volte è accaduto sotto i suoi post, ci sono stati commenti del tipo

    - "È una bufala"
    - "È l'ennesima bufala che condividi"
    - "Possibile che un grande professionista come te pubblichi queste scemenze? Ma che figura ci fai?"
    - [screenshot dei risultati di Google che mostra quanto notoriamente quel sito contenga notizie inventato]
    - Ennesimo post, oltretutto ennesimo post falso, che inneggia al razzismo, all'odio. Che brutta cosa, mamma mia!

    Alcune sue risposte sono state:

    - Non è razzismo, è ingiustizia. Bufala o no, ormai queste sono storie frequenti. Pirati della strada, ladri, e tanto altro. Un negoziante ha chiuso nel suo negozio dei ladri e poi ha chiamato le forze dell'ordine... denunciato x sequestro di persona.
    Io sono il razzista?

    - Pubblico bufale perché almeno alcuni hanno cose da scrivere. Se non vi interessano le mie bufale, toglimi dagli amici.

    Faccio qui due considerazioni che sfuggono purtroppo ad alcuni utenti utonti.

    1)

    "Bufala o no" un corno. Immagina questo: per 20 giorni, tutti i giorni, una persona è stata pesantemente insultata da una folla per aver posteggiato l'automobile in un parcheggio per disabili senza averne diritto; il 21° giorno questa persona non commette tale infrazione, ma c'è comunque un gruppo che urla il suo nome e lo chiama delinquente; si sbracciano cercando l'attenzione dei passanti, urlando che oggi per l'ennesima volta quello lì ha messo la macchina in un posto per disabili. Un passante fa loro notare che in realtà il posto per disabili è libero e non c'è nessuna automobile lì parcheggiata, e che è ingiusto accusare una persona per un'infrazione anche quando non l'ha commessa. Gli urlatori, invece di scusarsi, rispondono tipo "Non importa, tizio frequentemente manca di rispetto ai disabili. Per 20 giorni ha occupato un parcheggio a loro riservato, quindi non siamo noi gli ingiusti, è lui che non rispetta il codice della strada. E ora se non le dispiace riprendiamo a urlare le nostre ragioni. LA MACCHINA DI TIZIO È PARCHEGGIATA IN UN POSTO PER DISABILI!!! GUARDATE LA MACCHINA DI TIZIO DOV'È PARCHEGGIATA!!! STA OCCUPANDO IL POSTO DI PERSONE SVANTAGGIATE!!! È UNO SCHIFO!!! GUARDATE!!!". Alcuni altri passanti notano l'ilarità della cosa, dato il parcheggio vuoto, altri sentono le loro voci e basta, non danno un'occhiata per verificare, e ci credono. E non si rendono conto che questi urlatori sono quello che sono, e cioè... Come si potrebbero definire?... Degli imbecilli.

    Spero di aver reso l'idea di quanto sia imbecille accusare una persona mentendo e sapendo di mentire, e di come una menzogna non sia giustificata dal fatto che in altri momenti siano accaduti e accadano episodi simili.

    Si tratta di diffamazione. Diffamare una persona, cioè ad es. raccontare qualcosa di riprovevole che in realtà non ha fatto, significa apportarle un danno. Se hai apportato un danno a una persona, la devi risarcire. E non eseguire un risarcimento dovuto è come rubare. Questo indipendentemente dalla possibilità concreta che questa persona abbia nel dimostrarlo di fronte a un giudice.

    Stessa cosa, ma con una aggravante, vale per i gruppi di persone (di una stessa nazionalità, etnia, religione...). L'aggravante consiste nel fatto che la generalizzazione è doppia: viene estesa ingiustamente la colpa non solo agli eventi mai accaduti, ma anche ad altre singole persone mai coinvolte. Tornando all'esempio precedente, è come se la folla inveisse non solo contro quel tizio, ma anche contro tutta la sua famiglia.

    Nota per chi obietta "Va beh, è una notizia falsa, ma la condivido lo stesso perché rispecchia quello che succede spesso nel nostro paese": se mi hai presentato la notizia come vera non avendone la certezza o addirittura sapendo che è falsa, e poi mi confessi che e me l'hai detta lo stesso per educarmi alla tua visione politica, allora mi stai confessando che mi tratti da scemo. E quando me ne accorgo, se ce la faccio a trattenere la restituzione dell'insulto, ti dico con calma: deciditi. Vuoi descrivere il nostro mondo con delle favole? Raccontami delle favole, presentale come favole e dimmi che rispecchiano la realtà di oggi. Vuoi descrivere la realtà presentandomi dei fatti realmente accaduti? Proponimeli come tali dopo aver verificato che si tratta di fatti realmente accaduti.
    Un incrocio fra le due scelte, cioè proporre una notizia falsa presentandola come vera, non è educativo ma, ripeto, offensivo. Non arricchisce la conoscenza della realtà, ma la stravolge.
     
    2)

    Se scegli di usare un social network devi rispettarne il regolamento, perché questo si aspettano gli altri utenti che insieme a te lo usano.
    Il regolamento di Facebook:
    - vieta di pubblicare post che incitano all'odio
    - vieta di pubblicare notizie false
    Lo si vede anche dalla finestra che compare quando si segnala un post.

    In più, anche al di là del regolamento di Facebook, rifletti: se dare una notizia vera fornisce al lettore un beneficio (è come regalargli qualcosa, e infatti tante persone pagano per comprare un giornale), dare una notizia falsa equivale ad arrecargli un danno, cosa che non hai il diritto di fare neanche gratis.
    Immagina che uno straniero ti chieda informazioni su quale erogatore usare per mettere benzina nel serbatoio della sua automobile. Se, in buona fede oppure no, assicuri la persona che quella è benzina quando invece è gasolio, l'auto subirà un danno. Il fatto che tu abbia fornito questa informazione gratis e il fatto che quella persona ha scelto liberamente di fidarsi di te non tolgono il fatto che tu abbia provocato un danno. Per smarcarti da questa responsabilità avresti dovuto dire tipo "credo che...", oppure suggerire di chiedere informazioni a qualcun altro. Se invece dai semplicemente un'informazione (che in assenza di specificazioni si considera come spacciata per vera) tu sei responsabile delle conseguenze di quell'informazione.
    Se hai provocato un danno, devi risarcirlo. Se non lo risarcisci, è come rubare.

    Allo stesso modo, dare una notizia falsa provoca un danno, anche se non (direttamente) materiale. Puoi farti un'idea del'entità di questo danno mettendo un "meno" davanti al beneficio di avere una buona informazione. Al di là della possibilità o no di dimostrarlo in tribunale, al di là della possibilità di quantificarlo con esattezza, sappi semplicemente che fornendo una falsa informazione a una persona tu rubi il suo tempo, vai contro la sua voglia di conoscere la verità, ostacoli la sua evoluzione personale.
    Fai fare a questa persona un passo indietro rispetto a benefici che costano tempo e soldi: pensa al canone RAI, alla connessione Internet, al prezzo dei giornali cartacei ed alcuni giornali online, e pensa anche al prezioso tempo, che nessuno può restituire a chi l'ha perso.

    Ecco perché dare una notizia falsa, soprattutto quando si mente sapendo di mentire, è come rubare.

    Dalla bufala che hai diffuso non trai nessun beneficio economico o di altro tipo? Non importa: il fatto che il borsello scippato fosse vuoto e da buttare via non giustifica lo scippatore.
    Non l'hai fatto apposta? Non ti giustifica. Se tamponi l'automobile davanti a te sei comunque nel torto, avendo arrecato un danno. Danno che, se non risarcisci, sei come un ladro.
    E non ti giustifica il fatto che si possa scegliere di non leggere i tuoi post. Infatti:
    - per rendersi conto che hai scritto post falsi e smettere di leggerli c'è bisogno appunto di leggerli, e quindi di lasciare che tu almeno in quelle prime occasioni effettui almeno un "furto"
    - ci saranno persone che continuano purtroppo a crederti; se sono poco accorte non significa che tu abbia il diritto di rubare a loro; anzi, approfittarne è ancora più grave.

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