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24 giugno 2017

Sicurezza negli stadi: efficacia inglese e stupidità italiana

tappi di bottiglie sequestrati dalla polizia ai concerti e alla partite
Come concordato con un mio amico (che preferisce non essere citato), pubblico alcune considerazioni da lui scritte nel corso di una discussione sul sequestro di tappi di plastica e più in generale sulla sicurezza nelle manifestazioni agli stadi come concerti e partite di calcio. Ha parlato per esperienza diretta e attingendo a informazioni che ha avuto ai corsi di formazione in collaborazione con la polizia e i giuristi relatori.

"È successo che in inghilterra avevano toccato il fondo del permessivismo e della democrazia, ritrovandosi con partite di calcio che diventavano vere e proprie situazioni di guerrilla urbana, con moltissimi uomini della polizia coinvolti (e pagati) per provare ad arginare le violenze. Oggi invece in Inghilterra non ci sono nemmeno più le pareti divisorie fra tifoserie e la gente sta seduta composta a godersi lo spettacolo per cui ha pagato, senza rompere le palle alle altre persone. Cosa è successo? Partiamo dal presupposto che i contribuenti non sono felici di pagare collettivamente tutta quella polizia per manifestazioni che interessano ad una minoranza di fan o di tifosi. Serviva pertanto una soluzione privata che fosse a carico della manifestazione, non del governo. Ma se persino di fronte alla polizia in divisa questi sono capaci di scatenare violenze e guerrilla, cosa potevano fare privati disarmati per legge? Ecco, hanno trovato la soluzione: un privato può puntare un dito. Hanno istituito dentro gli stadi dei tribunali con un giudice che processa per direttissima e chi rompe le palle viene indicato, le forze dell'ordine vanno a rimuoverlo, egli viene quindi processato (con prove video a carico) per direttissima ed esce dallo stadio sulla camionetta della penitenziaria che lo porta al canile. Cosa ha fatto l'italia, al solito modo suo di non capire, non conoscere e fare tutto a cazzo? Ha detto: bello il modello inglese, funziona e le persone sono contente e tutelate. Facciamolo anche da noi, però senza il tribunale dentro gli stadi se no la gente si sente sotto pressione e brontola. Facciamo che la polizia guarda solo le strade e la pubblica cosa fuori dai concerti-partite e che dentro devono assumere dei privati così diciamo ai cittadini che stanno risparmiando. Privati disarmati, con pochi o punto poteri, che se puntano un dito gli fanno una pernacchia, che stanno lì inutilmente (il tribunale direttissimo è il motivo di TUTTA la pace ottenuta nelle manifestazioni inglesi, non era un dettaglio da scavalcare) con il compito di controllare tutti i tappi a gente che gli sputa in faccia che non essendo polizia non possono perquisire. Brava italia"

Già. Brava Italia. L'Italia che, come in molti altri casi, mette in atto pseudo-soluzioni o mezze-soluzioni di facciata. Tipo quella di cui parlavamo io e Aivia all'inizio della discussione, e cioè il sequestro di tappi, ideato con lo scopo di impedire il lancio di bottiglie contenenti acqua e chiuse, che lanciate possono fare molto male... Provvedimento che di per sé potrebbe sembrare intelligente, se non fosse per il fatto che non vengono fatte perquisizioni per vedere se chi sta entrando ha in tasca tappi di riserva. Provvedimento che quindi non impedisce di fare del male a chi vuole farlo, e che in compenso crea scomodità a chi semplicemente vorrebbe assistere alla manifestazione senza il rischio di rovesciare una bevanda.
Brava Italia. Non solo non ti smarchi dall'antipatia da parte di chi si lamenterebbe per eventi di teppismo (dato che ci sarebbero comunque), ma crei ulteriore antipatia attuando provvedimenti che sembrano e sono solamente stupidi e fastidiosi.

20 aprile 2017

Obbligo di fedeltà in azienda: come interpretarlo?

Ho letto poco fa un articolo su La Stampa su una psicologa che ha vinto una causa contro l'ASL1. Secondo il giudice (e anche secondo me) era stata ingiustamente sospesa per il fatto di aver denunciato su Facebook le pietose condizioni del luogo di lavoro che le era stato assegnato, pubblicando foto e commenti denigratori. Del resto le foto erano vere, e il luogo di lavoro era effettivamente pericoloso e fatiscente. Quindi con che coraggio l'ASL1 aveva deciso di punirla?

Questa vicenda mi ha ricordato un fatto di qualche anni fa. Mi lasciò perplesso una clausola che una cooperativa di servizi inseriva nei contratti di ingaggio di professionisti della salute e operatori di assistenza in una casa di riposo.

Questa clausola, si leggeva nel contratto, vietava al professionista

"di comunicare e divulgare a terzi qualsiasi tipo di dato, informazione, notizia inerente l’organizzazione aziendale, i singoli servizi e gli utenti di cui viene a conoscenza durante le prestazioni professionali e dopo la cessazione delle stesse, e a non utilizzare, né in proprio né a favore di terzi, dati o fatti inerenti la Cooperativa e le strutture in cui opera"

Dopo una ricerca sul web del codice di riservatezza, sancito dal codice civile, trovai questa pagina dedicata al diritto, dove un legale rispondeva alla domanda di un utente. Nella sua risposta, fra l'altro, si legge un riferimento al cosiddetto obbligo di fedeltà:

[...] anche successivamente alla scadenza del contratto, non avrai facoltà di "divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio"(pensa ad esempio, alle opere tecnologiche innovative, assoggettate a brevetto, ovvero all'esito degli studi e delle ricerche scientifiche, di cui ti occuperai all'interno dell'azienda). [...] L'obbligo sussisterà fino a quando l'imprenditore/ex datore di lavoro avrà interesse a tale segretezza, ossia fino a quando l'azienda svolgerà la sua attività, nello specifico settore imprenditoriale in cui opera attualmente. In caso di violazione dell'obbligo di fedeltà, successiva all'estinzione del rapporto di lavoro subordinato, sorgerà nei tuoi confronti, una responsabilità civile, ossia sarai obbligato a risarcire il danno patrimoniale, cagionato al tuo ex datore di lavoro."

Ok, il Codice Civile vieta la divulgazione di notizie che cagionerebbero un danno all'azienda. Se il lavoratore lo fa, l'azienda può citarlo in giudizio e chiedere il risarcimento per quel danno (a patto che quel danno venga dimostrato, immagino). Ed essendo ciò sancito da una legge, vale anche se non è scritto nel contratto.

Ma in quel contratto il divieto era più esteso. Non si vietava soltanto la diffusione dannosa di informazioni. Si vietava la diffusione di informazioni. Anche se non dannose. E questo anche dopo la fine del rapporto di lavoro.
Praticamente se accetti quel contratto, 20 anni dopo che hai smesso di lavorare per quella cooperativa non puoi confidare a tuo fratello uno dei "fatti inerenti la cooperativa e le strutture in cui opera", ad esempio che una volta un tuo collega è stato licenziato, o che una volta alla cuoca è caduto di mano un piatto.
Altrimenti, pur non arrecando danno alla cooperativa violi il contratto. E quindi potrebbe esserti chiesto un risarcimento per contratto non onorato.

Ma... ma... MA...

...per prevedere una sentenza, a quanto pare, non sempre è sufficiente leggere il significato delle parole di un contratto e di una legge. A volte, legge o non legge, contratto o non contratto, il giudice aggiunge del suo.

Ad esempio, premesso che sono contento della sentenza che ha dato ragione alla psicologa, non posso non notare che la legge le dà torto: nel Codice Civile c'è scritto che è vistato di divulgare notizie attinenti all'organizzazione. Non c'è scritto che "però quelle informazioni puoi divulgarle se corrispondono a verità, o se sono facilmente reperibili".

Quindi, per l'ennesima volta, dititto italiano... BOH.

12 aprile 2017

Il passeggero della United Airlines picchiato perché non voleva rinunciare al viaggio

Ieri ho appreso da questo video di Federico Pistono la notizia del passeggero di un aereo della United Airlines, picchiato perché non voleva scendere dall'aereo e rinunciare al suo viaggio. Si trattava di un medico in procinto di tornare a casa e che doveva essere in ospedale il giorno dopo. Come alcuni altri passeggeri è stato fatto scendere per far posto a membri dello staff aggiuntivi. Ma, a differenza degli altri passeggeri espulsi, lui non voleva accettare il risarcimento di un voucher da 800 dollari in cambio del rinuncio al volo, così è stato malmenato e trascinato via di peso a causa della sua resistenza.



Le azioni della United Airlines sono scese nei giorni successivi alla messa online dei filmati relativi a questo fatto.

Io sono molto diffidente e sospettoso riguardo le compagnie aeree in generale, perché so che molte vessano i loro clienti in maniera odiosa. Ad esempio ho saputo che in seguito a un overbooking andato male (overbooking = vendere più biglietti dei posti disponibili, sapendo che nella maggior parte dei casi ci saranno degli assenti... appunto, nella maggor parte dei casi, e non sempre!) è stata truccata la bilancia del bagaglio a mano per costringere quello o quell'altro passeggero a rimanere a terra.

Ripeto, sono molto diffidente e sospettoso nei confronti delle compagnei aeree. Ma cerco di non lasciarmi trascinare dall'emozione e dalla fretta quando si tratta di dare ragione o torto.

Osservando questa storia, il pensiero di molti commentatori è andato all'overbooking. I fautori del libero mercato senza se e senza ma direbbero: "Le regole le sai quando acquisti un biglietto. Se non ti piacciono, acquisti il biglietto di un'altra compagnia, oppure fondi tu una compagnia aerea". In realtà questo tipo di argometnazione non sempre regge, perché un'altra compagnia, che tratta meglio i clienti, costerebbe di più, e anche i meno abbienti hanno riditto di viaggiare in posti lontani se ne hanno bisogno, e figuriamoci se ogni volta che si viene vessati da un'azienda la risposta può essere fondarne una. Un governo può intervenire legiferando su questo e proibire l'overbooking, ad esempio, proprio come ha proibito i costi di ricarica per i cellulari, ottenendo il plauso della quasi totalità della popolazione.
Occorre comunque riflettere e non lasciarsi trascinare dall'apparenza. Ad esempio, riguardo la telefonia mobile si poteva ragionevolmente temere che i costi di ricarica sarebbero stati spalmati sulle tariffe di chiamata (anche se ciò non è avvenuto, mi pare, fortunatamente). Analogamente, la proibizione dell'overbooking (o l'aumento dei risarcimenti per le vittime dell'overbooking, etc) potrebbe avere conseguenze sul rialzo dei prezzi dei biglietti.

Polizia rimuove con la forza passeggero United Airlines
 Sta di fatto che i tanti aneddoti di vessazione dei clienti e la grande quantità di compagnie aeree che si fanno concorrenza fra loro (e alcune delle quali ogni tanto falliscono) mi fa pensare che un buon posizionamento sul mercato di una compagnia aerea potrebbe essere proprio "La compagnia aerea low-cost che non truffa i clienti", o qualcosa del genere.

Ma questa che ho fatto era solo una parentesi, perché se ho capito bene nel caso di specie probabilmente non si è trattato di overbooking, come ha detto un commentatore:

[...] l'overbooking viene gestito in fase di check in... Non c'è più posto = no carta di imbarco. Penso sia stata una situazione di emergenza nata dopo il check in. In caso si debbano inviare urgentemente manutentori/equipaggio per un altro aereoplano fermo da un'altra parte. In questo caso chiedono a chi è già imbarcato di accettare un indennizzo se lascia il posto. Generalmente si assiste ad un asta al rialzo fino a che non si liberano i posti necessari.
Ovviamente qui qualcuno non ha seguito le procedure in modo appropriato.

Un altro commentatore ha precisato:

[...] i passeggeri selezionati sono quelli che hanno pagato meno e che hanno quindi una priorità più alta nell'essere soggetti a decisioni della compagnia. Viene sempre spiegato in fase di prenotazione sia in agenzia che sul WEB. L'atteggiamento del poliziotto nasce dal fatto che l'interruzione di pubblico servizio va punita e negli USA non si scherza, mi pare... anche se verrà sanzionato per il metodo usato.

Anche se non ero lì, immagino non siano state date ai passeggeri da espellere tutte le spiegazioni.
Per scongiurare il problema sarebbe stato sufficiente fare ai passeggeri un ripassino delle condizioni contrattuali, nonché dar loro un risarcimento che potesse essere percepito come congruo. Queste cose capitano di rado (al contrario dell'overbooking), quindi non vedo il problema di dare a ogni passeggero un risarcimento anche di 1000 dollari a testa (dollari, non voucher).

Prima di leggere l'articolo di Wired sulla vicenda ero stato tentato di scrivere "Comunque se dei poliziotti, a torto o a ragione, ti danno un ordine e tu rifiuti di eseguirlo, non stupirti se usano la forza; la tua resistenza non fa che peggiorare la tua situazione e non ti apporta nessun vantaggio". E invece non è stato così: curiosamente il passeggero, in un momento successivo, è stato riammesso nell'aereo! La sua tenacia e il suo coraggio l'hanno premiato. Beh, anche la sua incoscienza.

Con l'occasione la compagnia aerea concorrente Southwest ha approfittato del fatto per uno slogan: "Battiamo la concorrenza, non te".
Aggiornamento: poche ore fa sul canale YouTube Fame Magazine II è apparso questo video su come usare il Ju-Jitsu per difendersi da United Airlines

15 marzo 2017

Dito medio di J-Ax e Fedez contro gli anti - adozioni gay... Hanno torto?

È giusto proibire le adozioni di un bambino da parte di una coppia omosessuale?

La risposta a questa domanda dev'essere data unicamente attingendo a dati scientifici riguardanti l'osservazione delle condizioni di benessere dei bambini allevati fin ora da coppie omosessuali.

Tutto il resto è teoria, o, peggio, ideologia.

E non è la sola teoria, e tanto meno l'ideologia a dover decidere sulla vita delle persone.

Allora Vediamo cosa dice la scienza.

Cito da un articolo sul sito dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, scritto dalla dott.ssa Paola Biondi:

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Oltre 40 anni di ricerche internazionali di vario tipo, sempre più complesse e lunghe nel tempo, concordano nell’affermare che non esistono differenze significative tra la prole di coppie dello stesso sesso e la prole di coppie di sesso differente.

Si vedano per una accurata analisi due tra gli ultimi contributi pubblicati sul tema: Adams J., Light R., 2015 – Scientific consensus, the law, and same sex parenting outcomes in Social Science Research, Volume 53, September 2015, Pages 300-310 e Ferrari F., 2015 – La famiglia in-attesa, ed. Mimesis.

Ma ancora voglio citare alcuni pareri autorevoli della comunità scientifica italiana e internazionale quali questi che seguono:

– 2006, American Academy of Pediatrics: “I risultati delle ricerche dimostrano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali. Più di venticinque anni di ricerche documentano che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Questi dati dimostrano che un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corre alcun rischio specifico. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.

- 2009, American Academy of Child and Adolescent Psychiatry: “non vi è evidenza scientifica a sostegno della tesi secondo cui genitori con orientamento omo- o bisessuale siano di per sé diversi o carenti nella capacità di essere genitori, di saper cogliere i problemi dell’infanzia e di sviluppare attaccamenti genitore-figlio rispetto ai genitori con orientamento eterosessuale. Da tempo è stato stabilito che l’orientamento omosessuale non è in alcun modo correlato ad alcuna patologia, e non ci sono basi su cui presumere che l’orientamento omosessuale di un genitore possa aumentare le probabilità o indurre un orientamento omosessuale nel figlio. Studi sugli esiti educativi di figli cresciuti da genitori omo- o bisessuali, messi a confronto con quelli cresciuti da genitori eterosessuali, non depongono per un diverso grado d’instabilità nella relazione genitori-figli o rispetto ai disturbi evolutivi nei figli”.

- 2011, Associazione Italiana di Psicologia: “In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di garantire loro cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, superare incertezze e paure, sviluppare competenze emotive e sociali”.

– 2013, Antonino Ferro, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana: "Che ben vengano bambini di coppie che si amano e che siano capaci di buoni accoppiamenti mentali. Non sarà il sesso biologico dell’uno o dell’altro ad aver più peso ma le attitudini mentali dell’uno e dell’altro. I figli li faccia chi ha voglia di accudirli con amore."

- 2014, Vittorio Lingiardi e Roberto Cubelli: “Le più importanti associazioni scientifiche internazionali nel campo della psichiatria, della pediatria, della psicologia e della psicoanalisi (non ultime le dichiarazioni del Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, Antonino Ferro), sottolineano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali e che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.

In una discussione su Facebook, un commentatore ha risposto a questa citazione dicendo

"Magari potresti citare anche la scienza che sottolinea le problematiche dei bambini di coppie omosessuali; per par condicio"

Ma la scienza non è democratica. Non è politicamente corretta. Non è una gara dove c'è chi vince e c'è chi perde. Vinciamo sempre tutti, e cioè dopo ogni ricerca ben condotta tutti abbiamo a disposizione più dati di cui beneficiare... a patto che ci sia buona fede e competenza e correttezza nella loro lettura.

Nella scienza non devono esistere tifoserie.

Io non ho problemi a cambiare idea, anche perché non sono gay, e non sono interessato ad avere figli adottivi né naturali, e non sono un fan di J-Ax o di Fedez. E credo di potermi fidare persone esperte del settore che semplicemente guardano i dati e fanno le relative deduzioni, senza avere alcun interesse che spinga a sostenere l'una o l'altra tesi.

Se fin ora non mi sono imbattuto in alcuna ricerca scientifica che dimostra la dannosità di avere genitori dello stesso sesso non è colpa mia.

Ne hai trovato tu qualcuno, familydayista? Da un lato sarebbe confortante sapere che la risposta è sì, e cioè che ti basi su dati concreti anziché sulla tua intuizione, sulle tue deduzioni e sulla tua religione.

Altrimenti si dovrebbe dire che la proibizione che tu auspichi è ideologica, e

proibire sulla base di una ideologia, cioè condizionare la vita degli altri sulla base di una ideologia, a mio parere merita abbondantemente il dito medio che J-Ax e Fedez hanno mostrato nella trasmissione "Le Iene",

cosa di cui lo staff di "Generazione Famiglia" si è lamentato, chiedendo le scuse di Mediaset con questa petizione sul sito cattolico Citizengo.

Dunque, se sei uno dei firmatari della suddetta petizione e pensi di non meritare quei gestacci di J-Ax e Fedez,  dimmi pure. Ti invito a linkare gli articoli scientifici a favore della tua tesi nello spazio dedicato ai commenti di questo post. Li leggerò con interesse e, ripeto, sono pronto a cambiare idea.
Sono ancora più benvenuti eventuali link ad articoli scientifici che dimostrino che essere allevati da coppie gay o lesbiche o da singol gay o lesbiche porta a un maggior rischio di problemi rispetto ad essere allevati in orfanotrofi.

Comunque... esperienza di navigazione web di oggi:

Cercando materiale sull'argomento, mi sono imbattutto in questo articolo di Costanza Staggetti, che afferma la non grande evidenza di vari studi per stessa ammissione di alcuni ricercatori. Ma mi sembra che si sia data la zappa sui piedi (stando alle intenzioni che intuisco dal fazioso titolo): piccole evidenze sommate ad altre piccole evidenze iniziano a costituire evidenze importanti; inoltre l'unico articolo da lei citato che a sua detta sarebbe a sfavore delle adozioni gay, "Lesbian mothers and their children: A comparison with solo parent heterosexual mothers and their children" riporta delle conclusioni del tutto opposte! Costanza Staggetti scrive, riferendosi a questo articolo:

R. Green in Archives of Sexual Behavior,  ha scoperto che i pochi studi sperimentali che includevano un numero di campioni anche solo modestamente più alto (13-30) di maschi e femmine educati da genitori omosessuali ...«hanno rilevato differenze di sviluppo statisticamente significative fra bambini allevati da genitori omosessuali in confronto a quelli allevati da genitori eterosessuali Ad esempio, i bambini educati da omosessuali hanno un maggiore incoraggiamento dai genitori nello scambio dei ruoli di genere e una maggiore inclinazione al travestitismo»

Le virgolette servono per citare un testo preciso, o la traduzione di un testo preciso. Ma come si può osservare dal testo originale dell'articolo, quelle parole "citate" non ci sono. Non c'è nessun riferimento al "travestitismo" (parola usata comumemente per indicare i gay che si vestono da donna), mentre c'è scritto che il 21% delle bambine allevate da due donne gradivano vestirsi da uomo e fare giochi con ruoli in cui impersonavano un uomo, mentre per le bambine allevate da un uomo e da una donna questa percentuale era l'11%.

E questo per quanto riguarda uno solo dei tanti aspetti che lo studio ha osservato. Tutti gli altri aspetti hanno portato gli autori dello studo alle seguenti conclusioni

Gli autori hanno osservato che non c'erano bambini che mostrassero segni di disordine di identità sessuale. La paura che i bambini cresciuti da madri lesbiche "produrrà un conflitto di identità sessuale e una stigmatizzazione fra coetanei" sembra essere infondata. Gli autori affermano propro che "È evidente che i ragazzi e le ragazze cresciuti fin dall'infanzia da una madre omosessuale senza un maschio adulto in famiglia per circa 4 anni non appare apprezzabilmente diverso rispetto a quelli cresciuti da madri eterosessuali senza un maschio adulto, per quanto riguarda lo sviluppo sessuale e sociale"

Insomma, per l'ennesima volta ho notato ignoranza oppure disonestà intellettuale in una persona sostenitrice della proibizione delle adozioni gay.

Davvero simpatico il coraggio con cui spesso i cattobigotti sostengono che chi sostiene tesi discordi dalle loro lo fa per via di una ideologia, affermano derivare dal "buon senso" anziché dalla religione le proprie affermazioni e si impegnano a darsi un tono di oggettività. Più lo fanno, più si coprono di ridicolo.
Lo so, ho dichiarato di essere imparziale rispetto ai dati, e ripeto che non ho interesse a tifare per nessuna tesi in particolare, ma non è colpa mia se c'è chi per una tesi tifa, e lo fa in maniera invero buffogoffa.

Ad esempio il suddetto articolo si intitola "Adozioni gay: ricerche condizionate dall’ideologia", e il sito che ospita l'articolo si chiama "documentazione.info"; sottotitolo "Oltre le opinioni". Che cosa c'è oltre alle opinioni in quel sito? Ben poco.

Rimango in attesa di tesi anti - genitori gay basate sui fatti.

Solo quando ne avrò potrò essere d'accordo con la richiesta di scuse in seguito ai diti medi di J-Ax e Fedez.

15 gennaio 2017

Un semplice rimedio contro i finti nullatenenti

Come tutti si sa, se commetti un illecito penale puoi avere una condanna penale: tipicamente vai in galera. Questo pareggia il debito che hai con lo Stato (sì, se hai commesso un reato ai danni di un cittadino vieni condannato in quanto hai offeso lo Stato, non il cittadino; per aver offeso il cittadino c'è la giustizia civile; questa l'impostazione filosofica della giustizia). Salvo i casi in cui vieni giudicato troppo vecchio o malato o ti fai mettere incinta una volta all'anno, oppure hai fatto andare il reato in prescrizione, almeno in teoria il modo di ripagare il tuo "debito" c'è, e non si ferma alla teoria. La punizione viene inflitta. Se proprio l'hai fatta grossa c'è il massimo della pena, e cioè l'ergastolo.

Con la giustizia civile molto spesso la punizione rimane teorica: se figuro come nullatenente (senza necessariamente esserlo davvero), per grande che possa essere il mio debito nei tuoi confronti, se i soldi non ce li ho (oppure li ho accuratamente nascosti), nessuno può obbligarmi a darteli. Si dice "Beh, quello ti deve dei soldi, ma se non ce li ha mica li può stampare".

Questo vale in Italia come nella maggior parte delle nazioni, immagino.

Ma ecco che intervengo io e, siccome sono un genio, suggerisco la soluzione che ridurrà drasticamente il problema della giustizia civile inapplicata.

Riflettiamo: perché se commetto l'illecito penale di darti una sberla (che è umiliante, ma non ti cambia la vita) posso essere condannato alla reclusione e nessuno ci vede niente di esagerato (giustamente), mentre se un giudice stabilisce che ho commesso l'illecito (anche) civile di farti perdere 70mila euro (che ti cambia la vita in molto peggio) non posso essere condannato a lavorare 8 ore al giorno (es. a raccogliere i pomodori in una azienda agricola di proprietà dello Stato) finché non ti risarcisco, qualora io figuri come nullatenente?

Questo dovrebbe accadere.

In questo modo, fra l'altro, di sicuro tanti finti nullatenenti smetterebbero di nascondere i quattrini e li tirerebbero fuori. E in più certi illeciti proprio non verrebbero commessi.

05 settembre 2016

Servizio che immortala pagine online: utile, ma... Legale? Etico?

Pochi giorni fa ha avuto luogo un battibecco a distanza fra due giornalisti che scrivono su blog molto conosciuti. Il tema era un contenuto copia-incollato e quindi ritenuto un plagio.
 
Non voglio entrare nel merito della questione, ma spendere qualche parola sul sito di cui uno dei due litiganti si è servito per immortalare sul web la prima versione dell'articolo-quasi-fotocopia.

Si tratta di un sito che non voglio nominare né linkare, in quanto offre un servizio su cui mi è sorto un dubbio quanto a liceità e eticità. Alludo proprio al tema del diritto d'autore.
Il blog di questo sito è dedicato alle domande degli utenti, a cui viene data una risposta con discreta prontezza... quando viene data. Osservando le date dei vari articoli deduco che le domande sul diritto d'autore, da me inviate più di una settimana fa, siano state bypassate.

Dunque non mi rimane che esprimere i miei dubbi qui, su OPIDOS.

Come si legge in home page, si può usare questo servizio online per conservare il contenuto di una pagina web, che viene salvata internamente in una pagina replicata, ospitata dai server di questo sito. Viene generato un link che porta a questa pagina replicata, link a cui potenzialmente chiunque può avere accesso, indipendentemente dalla volontà dell'autore della pagina originale.

Quindi il sito in questione, mi pare, viola il diritto d'autore ogni volta che (su azione di un utente che non fa parte dello staff, ma questo è irrilevante) incolla su una propria pagina un mio testo che ho pubblicato su una mia pagina web nonostante io non ne abbia dato il consenso (a proposito: se sul mio sito non scrivo nulla in proposito, per legge è sottinteso che non sto dando alcun consenso)!
E potenzialmente viola anche la privacy: il motivo della cancellazione o modifica di una pagina può avere a che fare con la privacy dell'autore (che magari ha cambiato idea su qualcosa) o con la privacy di qualcuno di cui ha parlato, che ha chiesto e otenuto che rimuovesse un contenuto.

Immagino che questo servizio online - completamente automatizzato - sia stato creato con buoni intenti, e cioè fornire delle prove su cosa conteneva un sito in una tale data in occasione di un contraddittorio, oppure linkare un contenuto dall'affidabile e duratura stabilità per paura che una pagina web in questione chiuda i battenti domani o fra 15 anni per motivi diversi dalla privacy dell'autore o dal copyright. Ma la buona fede è irrilevante, sia da un punto di vista giuridico che dal punto di vista di un ingiusto danno che un utente potrebbe avere.

Quindi non sto facendo pura speculazione in punta di diritto. Il problema di cui parlo ha un risvolto anche pratico.

Ammettiamo che io abbia scritto qualcosa che non lede gli interessi di nessuno, nella più completa legalità, e che a un certo punto cambi idea e decida di toglierlo dalla rete per questioni di immagine (ad es. ero uno spogliarellista e adesso, pentito, voglio farmi prete e voglio cancellare la mia pagina web in cui pubblicizzavo tale attività). È giusto che un altro sito possa senza il mio consenso conservare e mostrare le foto di me che faccio i versi su un palco in mutande, nonché i testi contenenti il mio numero di cellulare per prenotare degli spettacoli? Questo accade nel caso in cui un utente, magari senza alcuna volontà di danneggiarmi, abbia un anno fa salvato-duplicato la mia pagina web su un servizio online come questo prima della mia conversione e decisione di cambiare vita.

La confessione cancella i peccati dall'anima. E per cancellarli da un sito copia-incollatore come si fa? Come dicevo, lo staff non risponde alle mie domande. Forse quella buona fede che supponevo all'inizio tanto buona non è. Beh, spero che anche loro ritrovino la fede e riparino le loro colpe.

01 settembre 2016

Sarebbe così facile capire perché non dobbiamo fare più figli!

Ieri ho scritto su Facebook:

"Per gli imbufaliti a causa dell'annuncio di una manifestazione politico-sociale promossa da una matta ministra: più ne parlate, più le date visibilità. Ignoratela. Fate finta che non esista. Non vi preoccupate: non verrà apprezzata da nessuno che non la pensasse già come lei, e le prediche di lei e affini non faranno fare un figlio in più neanche ai più pecoroni.
Ignorate. Rimandate al dopo-manifestazione le vostre considerazioni, fra le quali magari ci saranno anche osservazioni sul poco seguito ottenuto."

Beh, ho cambiato idea.
Tanto comunque questo blog non lo seguono mica in tanti. E poi non faccio il nome della manifestazione, né quello della ministra matta. Anche perché parlerò, in generale, di una situazione che dura da ben prima della suddetta trovata e purtroppo continuerà a durare ancora per molti anni (trovi qui un mio articolo su Psicoperformance sullo stesso argomento).

Buona lettura.
I numeri sono numeri. In un dato territorio (es. continente, nazione, regione, prendi quello che vuoi, tanto tutto è in proporzione) c'è benessere nella misura in cui il numero di persone presenti si avvicina al numero di persone che possono sostentarsi in modo autonomo, e cioè persone che hanno un reddito sufficiente a mangiare, istruirsi, curarsi e abitare sotto un tetto e divertirsi.

Il problema sorge fondamentalmente in due casi:
  • le risorse che il territorio dà ci sono, ma non sono sfruttate abbastanza perché non ci sono abbastanza persone --> Si auspica la presenza di più persone, che consumerebbero meno risorse rispetto a quanto produrrebbero per sé e per la collettività
  • le risorse del territorio già vengono sfruttate al massimo, e le persone presenti avanzano, cioè c'è disoccupazione, cioè ci sono persone che non possono lavorare ma che devono comunque mangiare.
Oggi come da molti anni l'Italia ricade, con tutta evidenza, nel secondo caso.

E no, aumentare futuri disoccupati non aiuterà a pagare le pensioni. E no, un'amministrazione più intelligente, benché auspicabile, poco può fare se i numeri sono questi. Può aumentare la flessibilità (e allora chi vuole il post ofisso si lamenterà perché non ha un futuro sicuro), si può fare a turno che un mese lavoro io e un mese lavori tu, si può detassare quello però si deve recuperare tassando l'altro...
Si possono fare tutti i giri di parole e di statistica-contabilità che si vuole...Gira e rigira la coperta è corta.

Certo, c'è di mezzo ANCHE la corruzione, la lentezza della burocrazia, la concorrenza dei cinesi, e tutti quei fattori importantissimi e influenti ma comunque secondari di cui i politici possono riempirsi la bocca evidenziando l'uno o l'altro a seconda del tipo di elettorato a cui il loro partito punta... senza però poter parlare di quell'argomento assolutamente impopolare, ma centrale, e cioè il problema della sovrapopolazione. Sì, sovrapopolazione. Non sotto.
Ma dirlo è brutto e sconveniente. Perché tante persone da quell'orecchio non ci sentono, e se lo dici ti odieranno e non ti voteranno. Persone che prendono una decisione perché lo vogliono e basta, indipendentemente dalle sue conseguenze. Persone fissate con l'avere figli ma che sorvolano sulla loro esistenza (vedi immagine che ho scelto per questo articolo).

Eppure sarebbe facile capirlo, com'è facile capire che la matematica non è un'opinione: non si può prescindere dal rapporto fra quantità di risorse disponibili e quantità di persone presenti.
Solo una persona spinta da ragioni ideologiche può auspicare un aumento del numero di persone presenti in Italia... Cosa che comunque sta purtroppo già avvendndo grazie all'immigrazione di africani, molti dei quali tanto iper-creativi e ottimisti da continuare a gonfiare fidanzate e mogli al ritmo delle bombe prima del loro viaggetto di sola andata in qua.

28 agosto 2016

Divieto del burkini: coerenza di chi l'ha voluto vorrebbe ben altro

Nota: se decidi di leggere questo articolo, leggilo fino in fondo. Se lo leggi fino a metà, o anche fino a 3/4 è probabile che tu capisca il contrario di quello che voglio dire.

In alcuni comuni francesi è stato vietato il burkini, cioè il costume per donne islamiche che copre il loro corpo dalle caviglie al collo, con l'aggiunta di un copricapo.

Il motivo dichiarato del divieto sta nel fatto che con tale indumento viene manifestata l'idea secondo cui il corpo della donna sarebbe qualcosa da non mostrare in quanto impuro, idea incompatibile coi valori della Francia.

Ho visto poi questa immagine:



Che differenza c'è fra una suora in spiaggia completamente coperta tranne viso e piedi e una donna islamica in spiaggia col burkini?

Ho provato a dare una risposta: magari la differenza sta in ciò che nella maggior parte di volte accade per una suora e ciò che nella maggior parte di volte (credo) accade per una donna islamica.

Per una suora, andare così coperta in ogni luogo, spiaggia compresa, è una regola da accettare se vuole rimanere suora, cosa non obbligatoria. Non solo non è obbligatoria per legge, ma neanche esiste un obbligo morale e sociale. Se una suora decide di tornare allo stato laicale, con le sue ex-consorelle e con tutte le persone di chiesa con cui aveva rapporti fino a quel momento può continuare ad esserci amicizia e cordialità. Analogamente coi suoi genitori e altri parenti.

Per una donna islamica invece non è così. Se passa dal rispetto dei dictat islamici alla vita cosiddetta "all'occidentale", è altamente probabile che le persone islamiche con cui aveva avuto rapporti interpersonali fino ad allora tentino di farla sentire in colpa. Secondo loro andare in giro coperta non è il risultato di una scelta che potrebbe essere fatta oppure non fatta, come per le donne che scelgono di diventare suore. È un obbligo morale per tutte le persone che appartengano al sesso femminile e un requisito per essere rispettata. E spesso non si tratta di un ristretto gruppo di persone bigotte che semplicemente "lasciale perdere": fra queste persone ci sono anche i parenti più stretti, che talvolta la puniscono picchiandola o ammazzandola.

Sì, anche i parenti della suora potrebbero prendersela a male se lei lasciasse il velo. Ma questo accade molto più di rado e sempre più di rado. Le ordinanze di divieto del burkini sono state emesse, come tutti i provvedimenti legislativi dovrebbero essere emessi, sulla base di una valutazione quantitativa e soggettiva.
Soggettiva, perché è impossibile avere un'opinione giusta in assoluto su qual è il limite che può raggiungere un gruppo di persone nel diffondere un messaggio incivile (do per scontato che il messaggio sia incivile perché non è questo il tema dell'articolo).

Faccio un esempio più eclatante.
Prendiamo l'infibulazione, una pratica orrenda che viene da una tradizione e non da una religione, contro la quale credo saranno contrari tutti quelli che mi leggono, musulmani compresi.

Libertà di pensiero e di parola significa anche libertà di diffondere l'idea secondo cui è giusta l'obbligatorietà per tutte le bambine di subire l'infibulazione?

Una persona che ha questa opinione ha il diritto di pensare in questo modo?
Ha diritto di insegnare quest'idea ai suoi figli e nipoti?
Ha diritto di divulgare quest'idea fra i suoi amici?
Ha diritto di fondare una scuola di meditazione o simili, fare vari adepti su cui ha una grande influenza, e parlar loro dell'infibulazione convincendoli che è giusto renderla obbligatoria?
Ha diritto di fondare un gruppo Facebook raccogliendo 25mila iscritti, che si fanno persuadere da quell'idea?
Ha diritto di andare in giro con una maglietta con scritto "Se vuoi che tua figlia non sia impura, falle l'infibulazione", e lanciare fra i suoi adepti questa moda, al punto che nella  tua città inizi a vedere un sacco di persone con questa maglietta, parli con la gente e ti accorgi che 2-3 su 10 sono stati persuasi da questa idea?
Ha diritto di spiegare questa idea ai bambini della scuola elementare in cui è maestro? Sì, mi ero scordato di dirtelo: è un maestro elementare (mica ci sono leggi che impediscono a una persona di insegnare solo perché la pensa diversamente da te)?
Ha diritto di fondare un'associazione che promuove l'infibulazione che raccoglie milioni di associati in tutto il mondo (No, non è super-fantascienza, vedi più avanti)?

Alle prime domande che ti ho fatto probabilmente hai risposto di sì. Leggendo domande successive la tua voglia di rispondere di sì ha subito una frenata, ma ha prevalso il tuo orgoglio democratico sul disgusto nei confronti di una pratica incivile, che pure in cuor tuo censureresti volentieri, e quindi hai continuato a rispondere di sì.
Successivamente, se hai a cuore il senso civico di una popolazione in cui sei immerso e in cui sono immersi i bambini di oggi e adulti di domani, hai capito che a tutto c'è e ci deve essere un limite.

Dopo l'ultima domanda ti ho detto che non è super-fantascienza perché un movimento di pensiero (religioso o no poco importa) che porta con sé un'idea dannosa per le persone e che è molto, molto diffuso esiste già: i testimoni di Geova, quelli che preferiscono far morire una persona piuttosto che farle fare una trasfusione di sangue.
Si pensa che tutto sommato siano innocui perché sono "solo" circa 8 milioni nel mondo, e perché la loro idea sulle trasfusioni viene bypassata dai medici che comunque le eseguono senza dar loro retta, anche quando si tratta dei loro figli.

La pratica dell'infibulazione, invece, non è così controllabile dalle istituzioni. La legge lo impedisce, ma è difficile beccare chi la esegue.

Quindi che si fa? Si piazzano i microfoni nascosti in tutte le case e in tutte le scuole per beccare e punire chi parla bene dell'infibulazione, previa varo di un'apposita legge?
No, finché a sparare queste idiozie sono quattro gatti con pochissimo seguito.
Ma quando il fenomeno si dovesse diffondere in maniera preoccupante, è giusto porvi un freno a difesa del vivere civile. Il Consiglio di Stato Francese ha detto che un divieto dev'essere giustificato dal comprovato rischio di un pericolo. Ma un pericolo non è solo un vaso che ti cade in testa o un terrorista che si fa esplodere. Pensare in maniera incivile porta a vivere in maniera incivile, e questo è palese e non necessita di dimostrazioni specifiche. Se un genitore pensa che sia giusta l'infibulazione, in barba alla legge, probabilmente la farà eseguire su sua figlia. Non bastano i divieti. Su certe cose occorre agire anche sulla diffusione delle idee.

Un atteggiamento fascista?

Il fascismo prevede la non libertà di parola, di stampa e di associazione, quando ciò significa promuovere idee contrarie a quelle del governo.

Tutt'altra cosa, esattamente opposta, è il divieto di diffondere idee anti-libertarie. Divieto che in Italia esiste. È la legge Scelba, che individua il reato di "Apologia del fascismo". Una legge antifascista che impedisce a gruppi di 5 o più persone di promuovere il pensiero del fortunatamente disciolto partito della vergogna per eccellenza.

Lo spirito della legge Scelba è impedire che l'inciviltà di eventuali persone liberticide con grandi doti persuasive possa contaminare il pensiero di persone deboli e facilmente persuadibili, inculcando nella loro testa un'idea contraria ai diritti fondamentali dell'uomo, quindi danneggiando la loro integrità di persone civili, e danneggiando potenzialmente le persone con cui avranno a che fare, a partire dai figli.

Tornando alla questione Burkini, se davvero, come dichiarato da chi l'ha vietato, l'intenzione è impedire la diffusione di una mentalità contraria ai valori della Francia che riguardano la libertà, allora vietare solamente un costume da bagno è assolutamente riduttivo e quindi appare come un provvedimento di facciata.
Coerenza vorrebbe che fosse proposto il divieto dell'insegnamento dell'Islam e di costituire associazioni islamiche quando la chiave di lettura del Corano comprenda valori contrari a quelli della Francia e dei paesi democratici in generale, e cioè superiorità dell'uomo nei confronti della donna e corpo della donna come qualcosa di impuro.

19 maggio 2016

Ciao Marco Pannella. Grazie di tutto

"Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più "radicale" di altri."

> Marco Pannella

Alcuni pensieri che ho letto su Facebook e Twitter e che condivido:

Pannella è stato molto più di quanto l'Italia si sia mai meritata. Questo video recente [https://youtu.be/ih9jPWzaAwU] ti mostra come queste mezze seghe di italiani trattano chi per vent'anni, senza tener niente per sé, ha combattuto per la civiltà italiana. Grazie Marco per essere esistito, per quello che hai fatto (e per quello che hai sopportato con tanta civiltà)

Non ha avuto bisogno del potere per creare libertà.

Onore a Marco Pannella. Oggi abbiamo diritti che riteniamo sacrosanti ma prima che arrivasse erano considerati una bestemmia


Se solo potessimo darti indietro un briciolo di tutta quella speranza che ci hai dato con la tua lotta caro Marco Pannella.

Nei prossimi giorni anziché i soliti ipocriti encomi post mortem, in televisione vorrei vedere immagini come queste [riferito allo stesso video linkato sopra]. Di lui col sorriso sulla faccia che guarda dritto negli occhi una folla di presuntuosi ignoranti con la bandierina in mano che lo aggrediscono per ragioni che neanche loro sembrano conoscere bene. Anche se l'insulto più grande che gli è stato fatto è stata la censura, il silenzio informativo nel quale è stato rinchiuso dai media stessi. Chissà se lo rivedrà la politica italiana un uomo come lui, che con un partito che non ha mai preso più di qualche seggio in parlamento, ha dato agli italiani la libertà di abortire e divorziare, l'obiezione di coscienza antimilitarista, che ha lottato e ottenuto successi in battaglie per i diritti civili di fronte alle quali tutti gli altri voltavano le spalle.

Tutto quello che mi sento di aggiungere oltre al titolo di questo post è il selfie con Marco fatto nel 2001, dopo la manifestazione a favore dei praticanti del Falun Gong davanti all'ambasciata cinese, contro il governo cinese che li perseguitava.

02 maggio 2016

No al quorum, e neanche al suffragio universale (ci vuole il patentino per votare)

In questi giorni post-referendum ho visto più volte su Facebook questa scritta, attribuita a Beppe Grillo:

Abolire il quorum, solo chi vota deve decidere. Non si può far vincere l'astensionismo delle persone menefreghiste. Non possiamo dare il paese in mano ai menefreghisti!

Sono d'accordo, ma assieme a questo si deve assolutamente tenere conto di una cosa che è moooolto politicamente scorretto dire, e che quindi nessun politico (che io sappia) osa dire: in Italia una enorme percentuale di persone ha un alfabetismo di ritorno. Magari sa leggere, ma non capisce il significato del testo che sta leggendo. Ed è una percentuale altissima. che si aggira intorno al 30-40%.

Ridiamo quando vediamo un'immagine di una persona che fa o dice una cosa stupida col commento "Il suo voto vale quanto il tuo", ma c'è poco da ridere.

La facoltà di votare è un potere importante, che influenza il modo in cui un popolo verrà governato. Influenza quindi i rapporti fra le persone, i rapporti fra le nazioni, influenza il fatto che un comportamento possa determinare una pena detentiva oppure no.

Ecco perché per votare dovrebbe essere necessario un patentino, secondo me da rinnovare ogni 5-10 anni, per ottenere il quale si dovrebbe dare esami con dei quesiti di

- storia degli ultimi 100 anni dell'Italia (fino a 2 mesi precedenti l'esame)
- storia degli ultimi 80 anni della politica italiana (fino a 2 mesi precedenti l'esame)
- scienze dell'ambiente
- diritto penale, internazionale, civile, del lavoro
- comprensione del testo
- logica e epistemiologia

Quesiti semplici, per carità. Le cose di base. Almeno quelle.
Almeno fare in modo che il destino di una nazione non sia anche in mano a dei rincoglioniti totali. Perché non è giusto che i politici si approfittino delle persone che non sono in grado di intendere e volere. E non è neanche giusto che i politici debbano tacere ciò vorrebbero dire per paura di risultare antipatici agli occhi di chi non vuole sentirsi dire la verità.

Con questo si può anche togliere il limite di età per il diritto di voto. Anche un bambino di 4 anni potrebbe essere autorizzato a sostenere l'esame per il patentino. In caso di promozione, significherebbe che quello è un bambino prodigio, in grado di intendere e voelre a sufficienza per votare, e quindi è giusto che abbia il diritto di voto.

Inoltre chi è stato condannato per un reato dovrebbe perdere il diritto di voto fino a che non ha scontato la pena (che sia detentiva o no). Infatti è un controsenso dare a una persona il potere (anche indiretto) di decidere sulle nostre leggi prima che la si consideri ri-educata.

In una discussione su FB su questo argomento ho letto:

[...] Tre secoli di liberalismo hanno posto tra i fondamenti delle democrazie moderne il diritto di voto universale ai maggiorenni. Se si comincia a toglierlo agli ignoranti, poi ai condannati, poi che ne so, ai vecchi perché tanto tra poco muoiono... la democrazia se ne va in un attimo. E noi, noi che discutiamo qui, siamo sicuri di passare l'esame? E dove la mettiamo l'asticella? Si finisce all'autoritarismo, perché "il popolo non sa, deve essere guidato da chi sa". Meglio lasciare le cose come stanno, e impegnarsi per una cultura civica diffusa. [...]

Se qualcosa è stata posta da 3 secoli di liberalismo o 8 secoli di qualsiasi altra cosa non cambia ciò che penso. Né cambia ciò che penso un fatto che spesso viene richiamato alla memoria, e cioè che "sono morte tante persone per ottenere questa cosa". I numero di secoli o di morti non decretano automaticamente che un'istituzione sia la migliore possibile.
Altro errore retorico, in cui non si deve cascare è quello del "si comincia da questo e poi non si sa dove si va a finire" (e no, non è "un attimo": per ottenere questo tipo di cambiamento ci vogliono anni o decenni, altro che). Io penso che il voto andrebbe tolto a chi non è in grado di decidere con cognizione di causa. Poi su quale sia il metro giusto per stabilire la capacità di decidere con cognizione di causa si può discutere. Immagino che si debba essere abbastanza di manica larga, e che l'esame per prendere il patentino per votare debba essere abbastanza facile. Ma non può prenderlo chi non sa se Mussolini era un dittatore oppure un portiere della nazionale. O chi non capisce il quesito che gli si pone nell'urna, o che non conosce il programma del partito che sta per votare. Per decidere si deve conoscere, altrimenti è una falsa decisione. E quindi è una falsa democrazia. In realtà non sto dicendo nulla di stratosferico e sto semplicemente estendendo la normale e giusta norma secondo cui è vietato far votare la gente in materie fiscali.
Detto questo, spero anch'io che un numero maggiore possibile di persone si aggiudichi il patentino per votare. Il che, calato nella realtà attuale, corrisponde a sperare che tramite un buon insegnamento scolastico e dei buoni mezzi di informazione i ragazzi e gli adulti vengano adeguatamente e obiettivamente istruiti ed educati all'essere civili (e in quest'ultimo aspetto c'è anche il non dare un voto strategico, che secondo me è un atto disonesto motivato dalla non accettazione di perdere giustamente le elezioni se si è in minoranza).


[...] senza quorum quali leggi potrebbero abolire casalesi e affini? Qualunque minoranza motivata ed organizzata potrebbe cancellare qualunque legge volesse. In un paese così vorresti far vivere i tuoi figli? Potremmo abolire il resto di omicidio?

Per avere un referendum ci vogliono 500mila firme, pari a circa 1 centoduesimo degli italiani aventi diritto al voto. Non credo che una persona su 102 sia disposta a firmare per abolire un articolo di una legge stra-evidentemente giusto; inoltre, anche se così fosse (ma ce ne vuole di pessimismo per supporlo), a votare ci va di solito una persona su 3, o una persona su 4. Consideriamo pure un'eventualità pessimistica, in cui vada a votare solo una persona su 6 o su 8 degli aventi diritto. È sempre molto, molto di più che una persona su 102, per cui il rischio di abolizioni oscene come il reato di omicidio non esiste! E non esiste neanche se dimezziamo il numero degli aventi diritto, cosa che più o meno accadrebbe, credo, introducendo la regola del patentino che con occhi lustri tanto sospirando anelo.

Aggiornamento a proposito di voto concesso a tutti i cittadini, compresi i male informati... segnalo un articolo del giornale "Il Fatto Quotidiano": "Brexit, 1 milione si pente del voto anti Ue. Riflessioni sull’uso del referendum".

19 marzo 2016

I rischi che non sanno di correre i mariti aguzzini e simili (MalaSpeak 13)

Questo è il 13° episodio del videoblog MalaSpeak. Un episodio monotematico. Tutto incentrato su un argomento abbastanza noto, ma che noi abbiamo qui affrontato da un altro punto di vista. Buona visione. O, se preferisci, buona lettura delal più o meno trascrizione, sotto al video.

...O, se preferisci, buon ascolto della versione audio: puoi scaricare l'Mp3 cliccando qui.



In alcune delle puntate precedenti abbiamo già parlato di violenza sulle donne, ci siamo rivolti alle donne vessate dai mariti aguzzini consigliando di denunciare subito, senza aspettare e senza sopportare.
Ma non abbiamo ancora parlato di possibili vie d’uscita dallo stato di prigionia familiare extra-istituzionali. Abbiamo solo accennato a situazioni del tipo: la donna denuncia e, in attesa del processo, il marito per vendicarsi la ammazza. Oppure il marito si prende tot anni di galera, e quando esce di galera la ammazza.
Brutto dirlo, ma purtroppo a volte la giustizia non aiuta.

Cosa può fare una donna se teme tutto questo? Ne parliamo in questa puntata monotematica. A che scopo? Per istigare la donna vessata a adottare metodi illegali? No, perché sarebbe istigazione al reato e saremmo perseguibili penalmente. Lo facciamo per avvertire il marito violento. Attento, marito violento, perché tua moglie, esasperata dalle umiliazioni che le infliggi, potrebbe vedere solo una via d’uscita, e cioè ammazzarti (perché una via di mezzo, cioè renderti inoffensivo per un tempo limitato significherebbe esporsi alla tua terribile vendetta).

Tua moglie potrebbe confidare sul fatto che il Giudice capirà i suoi motivi e le dia una pena minima (che comunque è sempre meglio che essere in pratica carcerata e picchiata da te per tutta la vita) o addirittura la dichiarerà innocente.
Ricorda, marito violento, che lei per ammazzarti non ha bisogno di fare anni di allenamento in palestra per diventare più forte di te oppure di acquistare una pistola da un criminale criminello di strada. Le basta uno di quei coltelli che avete in cucina. Oppure, se non ce n’è uno che taglia a sufficienza o che non è appuntito per infilzarti, lo può comprare in un negozio di casalinghi.

Magari sei un gran fusto atletico e lei è una poverina mingherlina che riusciresti a disarmare?
Potrebbe infilzarti o fracassarti il cranio mentre dormi.
Hai un sonno leggerissimo e adesso che ti ho detto questo ce l’avrai ancora più leggero, e anzi, farai finta di dormire quando sospetterai un suo attacco notturno per poter contrattaccare?
Possibile, se sei in buone condizioni metaboliche e se non ti sei appena addormentato dopo esserti riempito di vino o altri alcolici.

Ma metti che lei abbia mimetizzato dell’appetitoso veleno per topi all’interno del saporitissimo sugo che ha cucinato per te. O che si sia informata su come stordirti procurandosi una potente droga da metterti nella tua acqua o nel tuo vino, o che si sia informata su quali funghi velenosi cucinarti per stenderti.
Metti che mentre accusi un grosso malore, ti dice che sta chiamando il 118, mentre in realtà sta solo facendo finta, e l’ambulanza non arriverà mai.

Stalker
Eh. Adesso che ti abbiamo messo la pulce nell’orecchio l’ambulanza preferirai chiamarla tu, eh?
Non sappiamo se prima che arrivi l’ambulanza il tuo malessere peggiorerà fino a renderti incapace di difenderti da una coltellata da parte di tua moglie, ma fossi in te non rischierei.
Perché vedi, questi che ti abbaimo fatto sono solo degli esempi. E la necessità aguzza l’ingegno. Tua moglie potrebbe progettare la tua eliminazione nei minimi dettagli, e per settimane calcolerà tutti i “se lui fa questo… e se non dovese funzionare quest’altro, eccetera”. Sia dal punto di vista pratico, sia dal punto di vista del rapporto con le istituzioni. Magari deciderà di costituirsi subito per elemosinare la comprensione del giudice, oppure con la sega che avrà comprato pochi giorni prima taglierà il tuo cadavere in tanti pezzetti di pochi centimetri l’uno per poi buttarli nella pattumiera dell’organico, dandoti per misteriosamente scomparso.

Insomma, se hai deciso di fare di tua moglie un giocattolo da usare e maltrattare quando vuoi, sappi che non sei mai al sicuro. Sappi che se lei si rende conto di aver vissuto per tanto tempo come una prigioniera senza averne avuto nessuna colpa, potrebbe decidere di progettare una ribellione, e nel momento in cui la starà progettando non potrai accorgertene: farà tutto nella sua testa. Durante il periodo della pianificazione continuerà ad atteggiarsi a donna sottomessa finché, a preparazione ultimata, arriverà la resa dei conti. Sì, è possibile che questo accada anche se non è accaduto niente del genere per 1 anno, 5 anni o 20 anni.

Adesso che lo sai non ti senti più così al sicuro, vero? Magari hai paura che una donna abbia visto prima di te questa puntata di MalaSpeak e abbia detto “Hei, è vero, potrei ammazzarlo”. E da ora in poi senti la necessirtà di essere in allerta tutto il giorno come un pentito di mafia a cui hanno tolto la scorta. Devi stare attento a quello che mangi, a quello che bevi, a quello che succede mentre dormi… sapendo che non potrai mai stare abbastanza attento da procurarti una protezione completa. Un po’ come una donna maltrattata: deve sempre stare attenta, sapendo che comunque il pericolo di subire violenza è sempre in agguato. Ma tu i motivi per i quali dovresti avere paura li hai solo immaginati per pochi minuti ascoltando le nostre parole, mentre tua moglie li ha vissuti con la sua esperienza reale per un lungo periodo. Quindi non possiamo dire “adesso sai come ci si sente”, ma possiamo dirti che se ti senti un po’ meno al sicuro dopo questa puntata di MalaSpeak, moltiplica questo disagio per centomila, e ti avvicinerai forse un pochino a capire come tua moglie si sente. Non solo come si sente mentre la picchi e la insulti, ma come si sente durante tutto il giorno, mentre vive consapevole di essere una tua vittima. E quindi, violento come sei, capirai facilmente che… hai presente quando prima di picchiarla dici “Adesso ti do una lezione?” Ecco, se deciderà di ammazzarti, potrai essere contento che lei la lezione che le avevi impartito ha dato buoni frutti.

Tutto questo naturalmente vale non solo per il marito violento e la donna sottomessa, ma anche per l’ex-marito o ex-fidanzato stalker e l’ex-moglie o ex-fidanzata perseguitata.
O anche per uno stalker e la donna che ha preso di mira senza aver avuto con lei alcun rapporto di coppia.
Sì, perché anche in questi casi, in cui la donna si è accorta che minacce legali o azioni legali sono inefficaci o addirittura peggiorative della propria situazione, potrebbe fingersi accondiscendente alle tue proposte dopo aver pianificato la pulizia del pianeta dalla spazzatura che tu sei.


18 marzo 2016

Io non capisco gli scioperi. Aiutatemi.

Una cosa non ho mai capito sugli scioperi. Anzi, di più. Sostituisco "su" con due punti. Riformulo. Una cosa non ho mai capito: gli scioperi.

Non voglio, in questo articolo, intavolare una discussione politica sulla giustezza di questo strumento che la legge assicura ai dipendenti di privati e dello Stato. Si tratta proprio di un meccanismo che non riesco a capire.

Si dice che lo sciopero è un modo per comunicare un dissenso al proprio datore di lavoro.
Se io sono un dipendente e voglio comunicare un qualunque concetto al mio datore di lavoro, compreso un dissenso, a ciò dovrebbe essere sufficiente dirglielo nella lingua che entrambi parliamo, e cioè nella fattispecie l'italiano.
Mi pare che lo sciopero non significhi comunicare col proprio datore di lavoro. Anche perché, per legge, prima di scioperare occorre darne notizia e spiegarne il motivo.

Quindi dopo che il datore di lavoro ha letto l'apposito documento e capito la ragione dello sciopero (se non ha capito qualcosa può sempre chiedere delucidazioni con uno qualsiasi degli aspiranti scioperanti), la comunicazione è avvenuta, dunque di quello "sciopero che serve a comunicare il dissenso" non ci dovrebbe essere più bisogno.

Ma viene fatto comunque. E io non capisco perché.

Infatti mi pare che siano due i casi che hanno senso:

1)

Il datore di lavoro dice "Mi state dicendo che avete intenzione di scioperare perché non vi concedo X... pensandoci bene avete ragione, eccovi X", e lo sciopero non si fa;

2)

Il datore di lavoro dice "No, X non posso e/o non voglio concedervelo, è inutile che scioperiate". E una volta che ha dato questa risposta, a che pro scioperare, dato che ha appunto detto che non servirà?

Consideriamo poi gli scioperi durante i quali, invece che starsene a casa, i dipendenti organizzano un corteo con artelli e striscioni. I messaggi scritti su quei cartelli e su quegli striscioni a chi sono rivolti? Al datore di lavoro? Questo avrebbe senso solo nel caso in cui il datore di lavoro avesse problemi di vista e avesse bisogno di scritte più grandi rispetto a quelle riportate sulla lettera di avvertimento dello sciopero. Oppure si potrebbe fare un discorso analogo con i problemi di udito che rendono necessaria una comunicazione con un megafono.
E visto che queste mie considerazioni sono grottesche, e al tempo stesso sono le uniche che mi vengono in mente se voglio forzare il signifciato di sciopero e manifestazione come "comunicazione del dissenso al datore di lavoro", ci dev'essere dell'altro.
 
Cioè con gli striscioni e i megafoni rivolgo un messaggio a te, datore di lavoro, ma in realtà l'obiettivo vero è che di questo messaggio vengano a sapere più persone possibili. Ma neanche questo ha un gran senso, la maggior parte delle volte. Infatti se viene fatta una manifestazione ad esempio da parte di operaie di una industria tessile, alla maggior parte dei passanti o ai telespettatori non gliene importa granché. Sul momento potranno dire "Oh beh, hanno ragione", senza che le vendite da parte di quella ditta calino di un solo euro. In compenso, le uscite diminuiranno, dato che la ditta non dovrà pagare gli stipendi delle persone in sciopero.
Nei casi poi in cui vengano danneggiati gli utenti dei servzi, l'effetto che si vorrebbe ottenere potrebbe essere l'opposto. Tipico esempio sono gli scioperi nell'ambito dei trasporti. Se tu, ferroviere, vuoi comunicare a me, cittadino, quanto è bastardo il tuo datore di lavoro (e io che ci posso fare??), e lo fai danneggiando me e facendomi stare 4 ore in più ad aspettare un treno, la mia solidarietà non l'avrai di certo. non so consigliarti un modo efficace per far valere i tuoi diritti. Però posso dirti che questo di sicuro non va bene, dato che io non c'entro nulla e al tempo stesso sono l'unico che tu danneggi con questa azione oltre a te stesso per via del tuo mancato stipendio. Se tu sei arrabbiato col tuo datore di lavoro e te la rifai con me, io sto col tuo datore di lavoro e spero che ti bastoni ancora più forte. Mi pare normale.
Forse mi sfugge qualcosa. Ma non ci arrivo proprio. Aiutatemi. Spazio ai commenti.

12 febbraio 2016

Chiesa Cattolica, puoi fare la cosa giusta anche se non te lo ordina un giudice, eh

Una delle cose che trovo più irritanti è quando una persona, interrogata sull'opportunità di un risarcimento, risponde che per quello c'è la giustizia civile. Un sacco di personaggi sembrano convinti che questo tipo di risposta sia una sorta di jolly che attenua la figuraccia che stanno facendo, mentre in realtà la peggiorano.

Se danneggi una persona è innanzi tutto l'etica a dirti che devi risarcirla.

Se lasci che ci si metta di mezzo la giustizia, allora la figuraccia che hai fatto, che poteva essere una singola semplice figuraccia per aver sbagliato, diventa tripla:

- hai danneggiato una persona
- ti sei rifiutato di risarcirla, costringendola a ricorrere alla giustizia, e questa è evidentemente una tua scappatoia per ritardare più possibile il tuo doveroso pagamento dei danni
- ecco, avevi torto. Lo dice anche il Giudice. Contento?

Un esempio eclatante è stato raccontato in questo servizio delle Iene dell'anno scorso, che parla della storia di un ragazzo che ha appreso da sua madre una verità scioccante: ha scoperto di essere stato concepito con una violenza sessuale da parte di un prete di 45 anni su una ragazzina di 15 anni.

Questo prete, che adesso ha più di 70 anni, intervistato, ha detto che ha chiesto scusa a Dio e non deve chiedere scusa a nessun altro.

Gli altri membri della Chiesa, quando l'intervistatore parla di risarcimento del danno, si rifugiano in argomentazioni che fanno appello alla legge.

...Non rendendosi forse conto che, come dicevo, in questo modo ci fanno una figura ancora più meschina. Se avessi potere decisionale all'interno di un'organizzazione così grande e piena di soldi, e venissi a sapere di un fatto del genere, la mia reazione sarebbe credo la stessa di tutte le persone di buon senso, e cioè:

"Non sto neanche a guardare cosa dice la legge: cerco di immaginare l'umiliazione tua e di tua mamma e le difficoltà con cui avete vissuto tutti questi anni [sì, perché contestualmente alla denuncia il ragazzo e i suoi numerosi parenti, per nulla benestanti e che vivevano in una casa appartenente alla Chiesa, furono sfrattati], vi chiedo scusa pubblicamente e vi risarcisco di una quantità di denaro doppia rispetto a quella che chiederei io se fossi nei vostri panni"

Invece l'atteggiamento è stato tutto l'opposto: subito dopo la violenza sessuale, il prete miacciò pesantemente la ragazzina per non farle spifferare niente; le uniche comunicazioni da parte dei funzionari ecclesiastici venuti a sapere della vicenda si potevano riassumere così: "Se non denunci, non verrete sfrattati".

Sono particolarmente grato a questo ragazzo e a sua madre per il coraggio che hanno avuto di dire la verità, e per averci messo al corrente su a che punto può arrivare il comportamento indegno non di una singola mela marcia, ma di TANTE, TROPPE mele marce tutte insieme. Troppe, per rappresentare una coincidenza. Troppe in quegli anni, a ridosso della violenza sessuale, e troppe al giorno d'oggi, come si vede in queste interviste.

...Grazie inoltre alle Iene, grazie alle quali il grande pubblico ha potuto rendersi conto di questa vicenda, e anche dell'atteggiamento dell'oggi amatissimo Papa Francesco, intervistato anni fa su un argomento simile, che si rifiutò di dare risposte.

01 febbraio 2016

Non ti paga e vuoi scriverlo su Facebook? Fai MOLTA ATTENZIONE

In un articolo del 9 novembre 2015 L'avvocato Stefano Comellini ha pubblicato su Linkedin un post intitolato "Non mi paghi le fatture? E io lo scrivo su Facebook!". Il post parla di una sentenza del Tribunale di Roma che aveva dato torto a un debitore inadempiente in seguito alla sua richiesta di rimozione da Facebook di un presunto post diffamatorio... che diffamatorio non è stato ritenuto, visto che riportava la verità, e cioè il debitore era effettivamente inadempiente.

L'entusiasmo dei creditori che leggono post del genere non dev'essere però troppo affrettato, come si legge in vari commenti nella stessa pagina, i cui concetti fondamentali riassumo di seguito:

- Il contenuto pubblicato deve riportare fatti che siano non solo veri, ma anche dimostrabili. Non è quindi sufficiente agire secondo il concetto "Male non fare paura non avere".

- Il creditore deve aver ragione in maniera inequivocabile. L'autore deve quindi chiedersi se esistono elementi che potrebbero mettere in dubbio il fatto di essere dalla parte della ragione. Come ha osservato un commentatore, se le sentenze vengono più volte ribaltate, figuriamoci quanta cautela dovrebbero avere i privati cittadini nel decidere chi ha ragione e chi ha torto.

- Il contenuto pubblicato deve contenere fatti di interesse pubblico. Se un debitore non ti paga il fatto è di interesse pubblico? In questo caso il tribunale ha deciso che è così (probabilmente ha ritenuto che lo sia, nel senso che altri potenziali creditori saranno utilmente messi in guardia da quel debitore inadempiente), ma non è detto che sia così sempre.

- Il contenuto dev'essere esposto in maniera corretta, cioè non ci devono essere accostamenti suggestivi o espressioni offensive

- In Italia, come ho spiegato nell'articolo No, una sentenza della Cassazione NON ti mette al sicuro, le sentenze non hanno valore legislativo. Quindi un processo del tutto analogo in futuro potrebbe avere una sentenza diversa, emessa da un Giudice che la pensa in maniera diversa.
 
Per questi motivi lo stesso Stefano Comellini in un commento ha scritto

Consiglio di evitare il ricorso ai social network o ai blog per fare "pressione" sui debitori o per "vendicarsi" per mancati pagamenti.

11 gennaio 2016

No, la cattiveria non è nel DNA degli extracomunitari

Si dice spesso che chi vuole essere ben accetto in un posto deve rispettarne le regole. Lo dice spesso chi è animato da furie xenofobe, e che su Facebook predica bene e razzola male, dato che sia il Codice Penale, sia il regolamento di Facebook vietano l'incitamento all'odio raziale.

Riporto il dialogo che ho avuto su Facebook con un mio amico, visto che il dialogo è stato abbastanza lungo da farci un articolo e il tema è molto importante.
 

Il post linkava un filmato dove un negro schiaffeggia una ragazza, e poi il cameraman, anche lui negro, si inquadra mentre ridacchia.

Testo del post scritto dall'amico in questione:

"Ecco perche si chiamano razza inferiore. Sono solo delle scimmie e andrebbero rimandate a calci nel culo dentro la foresta da dove sono spuntati. Grandissimi figli di scimmie"

Di seguito, i miei commenti in verde e i suoi in viola.

- Raramente la colpa è da una parte sola. E se proprio dev'esser da una parte sola, è dalla nostra che abbiamo cominciato ieri a fare ciò di cui ci lamentiamo oggi.
Se NOI fossimo rimasti a casa nostra invece di andare a sfruttare i loro territori e ridurli in povertà a quest'ora forse ci sarebbe meno guerre, meno bambini educati alla delinquenza e meno immigrazione in generale.
Non esiste la razza inferiore. Se un'inferiorità c'è, è quella di chi non ha studiato la storia e trae conclusioni affrettate.
E se c'è un'inferiorità ancora più grave, è quella dei politici che invece queste cose le sanno ma fingono di non saperle approfittando dell'ignoranza di chi non ha studiato.

- Marco sono scimmie e stanno bene nei boschi e non nelke città tutti sbagluano io per primo na non vado ad ammazzare uba vecchietta per 50 euro come fanno rumeni neri albanesi e quanto altro. È nel loro dna fare queste cose.

- Non sei il primo che sento parlare di cattiveria nel DNA. È un'affermazione priva di ogni dimostrazione scientifica. Nel DNA umano c'è semmai la pigrizia, questo sì. Cioè la tendenza a semplificare le cose che semplici non sono e trovre una risposta veloce anche se inesatta. In particolari momenti, ad esempio quelli di urgenza o emergenza, questa caratteristica avrebbe un senso, mentre quando si fa un'analisi sociale è dannosa perché ci allontana dalla verità. Te ne accorgi perché basta fermarti a riflettere e analizzare i dati non dico per ore, ma qualche secondo in più per capire che la tua tesi non regge ed è dettata solo dall'emozione. Ci vogliono infatti pochi secondi per ricordarsi che il DNA delle persone che hai visto è lo stesso di migliaia di altre persone della stessa razza che, se cresciute con una buona educazione, hanno una probabilità di diventare delinquenti pari a quella di qualunque altra razza. Se ti è più facile pensare a un ambiente civile come a un ambiente moderno occidentale, prendi l'esempio dei milioni di negri americani civili e onesti. Pensa inoltre a quanto, qualche decina di anni fa, era normale per uomini della nostra stessa razza sterminare persone, bambini compresi, per il fatto di essere ebrei o zingari o disabili.. Sparare era come bere un bicchier d'acqua. Totale 6 milioni di morti. Pensa poi ai 100 milioni di morti che persone della nostra stessa razza hanno fatto in America, sterminando i pellerossa. Pensa ai milioni di morti (sempre civili, comprese donne e bambini) che abbiamo fatto noi italiani andando nel corno d'africa (con gas urticanti che bruciavano occhi e vie respiratorie... una morte orribile). Pensa ai roghi fatti nel medioevo a chi si azzardava ad avanzare opinioni diverse da quelle della Chiesa Cattolica. Di fonte a tutti questi dati messi insieme un negro ignorante, ma cresciuto con una buona educazione, potrebbe guardarti, vedere che sei rosa e dedurre che appartieni alla razza di quelli che hanno fatto le stragi più efferate, razza che quindi probabilmente ha la cattiveria nel DNA.
La verità è che nel DNA non c'è la cattiveria... per fortuna. Questo ci fa ben sperare. Prenderne coscienza non è filosofia da salotto. È una cosa indispensabile per la pace nel mondo. Non è tutto, ma è secondo me senz'altro il primo passo da fare.

- Ascolta marco sai che ti voglio bene ma vorrei che tua figlia tornasse a casa avendo subito una cosa del genere e vedere la tua reazione. Ma che cazzo dici perche sono stati sfruttati si devono permettere di fare del male a una ragazzina? Se succede a mia figlua finche non li trivi non mifo pace e a bastonate gli frollo la carne e se trovo uno che mi si mette nel mezzo con codeste teorie sono badtonaye anche per lui. Non va bene comunque sono daccordo cob pannella nell abolire le carceri dato che si devono anche mantenere. Io al muro e fucikazione. Meno piedi meno puzzo.

- Se davvero mi vuoi bene, allora leggi con più attenzione quello che scrivo e non attribuirmi affermazioni che non ho fatto. Non ho contestato la colpevolezza degli individui del filmato, né ho detto di voler lasciare impunite quelle persone, cosa su cui credo sia inutile discutere. E infatti ho parlato di tutt'altra cosa. Ho contestato le affermazioni e generalizzazioni che hai fatto (che fra l'altro costituiscono reato di istigazione all'odio razziale) e ti ho spiegato perché sono false da un punto di vista sia scientifico che logico. Mi è dispiaciuto che ci sia stato bisogno di spiegare una cosa così semplice e ancor di più mi dispiace che ti rifiuti di capirla.
P.S.: No, non ho detto che li abbiamo semplicemente "sfruttati". Li abbiamo sterminati e schiavizzati. Non a migliaia, ma a milioni. Ma nessun negro dice che i bianchi hanno la cattiveria nel DNA. Fanno dunque un errore in meno rispetto a quello che hai appena fatto (che non è un errore da poco, anzi...), quindi direi che hai tutt'altro che titolo per dire che sono di una razza inferiore rispetto alla tua.

- Allora lasciamoli fare a me questo buonismo da il volta stomaco ora capisco perché il mondo va alla malora troppa teoria e poca pratica.

- Cercare di capire meglio la realtà senza essere trascinati dall'emotività non è eccessiva teoria, come non è eccessiva teoria studiare il corpo umano prima di operare.Ti ho parlato di cose concrete.
Tu sì che invece hai preso un avvenimento concreto e ne hai tirata fuori un'assurda teoria sull'inferiorità di tutti i negri.
I criminali vanno puniti. E fra i crimini c'è picchiare una persona e anche incitare all'odio raziale. Quest'ultimo reato è a mio avviso più grave di uno schiaffo, per questo ho segnalato il tuo post, che viola anche il regolamento di Facebook.

- Vedi caro amico che mi segnala su Facebook io ho il diritto di esprimere un mio libero pensiero senza bisogno che arrivi te a fare casino . Ho detto quello che io farei, non allora dobbiamo tutti fare. Capisci oppure hai studiato troppo per capire cio? Allora ti dovevo segnalare per istigazione al delinquere dato che scusi certe azioni e invece non l'ho fatto perche io mi chiamo [XXXXX] e non marco! Questo ricordatelo bene sempre! Comunque graxie del tuo nobile e facoltoso gesto. Ti ammiro soprattutto come amico ciao

- Vedo che hai incentrato il discorso sul da farsi. Hai detto che secondo te ci sarebbe da fare una certa cosa, senza obbligare gli altri a farla. Ma la mia critica non era rivolta a questa tua opinione. Era rivolta alle tue parole "Ecco perche si chiamano razza inferiore".
Per quanto riguarda la legge italiana e il regolamento di Facebook hai diritto a esprimere il tuo pensiero con dei limiti, alcuni dei quali sono ad esempio ingiurie, istigazione a delinquere, apologia di reato, istigazione all'odio raziale.
Per quanto riguarda la mia opinione, in questo caso coincide con quella di chi ha scritto il regolamento di Facebook e con la legge italiana, e in più non credo tu debba essere libero di offendere interi gruppi di persone, perché se fai questo allora includi in tutte le persone che offendi anche tanti innocenti che non se lo meritano, compresi alcuni bravissimi ragazzi che conosco personalmente.
Io non ho istigato al reato e anzi ho detto che le azioni come quelle che si vedono nel filmato che hai postato sono da punire. Né ho detto una sola parola per scusare quelle azioni. Se nelle mie parole hai letto giustificazioni per quanto accade in quel filmato significa che non sono io che ho studiato troppo, ma tu che non sai leggere o, più probabilmente, non hai voglia di farlo con attenzione, il che è anche peggio.
Il mio gesto non è stato nobile. È stato normale quanto doveroso. Non è che siccome siamo amici allora sei libero di offendere il genere umano in questo modo. E stavolta non parlo di offendere i negri. Sto parlando proprio di offendere il genere umano. Nel senso che dicendo queste cose offendi la specie a cui appartieni.

- Marco! Meno male ci sei te! Ok ciao

- Meno male che ci sono io? Il tuo sarcasmo è del tutto fuori luogo. Infatti per fortuna le persone non razziste sono tante, non ci sono solo io e certamente non ho motivo di vantarmi di essere né il primo né il miglior divulgatore di idee anti-razziste e di diritti umani.

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Invito chiunque a segnalare post simili. Credere che la propria famiglia, la propria città, la propria nazione, la propria etnia siano meglio dell'altrui famiglia, città, nazione è uno dei principali ostacoli alla pace nel mondo.

Aggiornamento:

Commenti seguenti:

- Marchino in uno stato libero ho il diritto di potermi esprimere e difendere capisci? Poi scusa ma a te chi ti ha interpellato io? Senti ti do un consiglio da amico ma da amico vedi di chiudetla qui ok? Marco?

- Visto che mi hai fatto delle domande, eccoti le mie risposte:
1) Capisco, sì, che è uno stato libero, ma fino a un certo punto ovviamente, e qui sei tu che non vuoi capire; in modo più semplice di come ho già fatto non riesco a spiegartelo.
2) No, non mi hai interpellato, come io non ho interpellato te. Su Facebook scrivere un aggiornamento di stato equivale a inviare un messaggio a tutti quelli che ti sei scelto come amici. Che quindi sono automaticamente liberi di scrivere un commento. Se non vuoi che questo accada, puoi sempre impostare un aggiornamento di stato scegliendo chi può vederlo e chi no. Ho anche scritto e pubblicato una guida su come fare, e se tu fossi stato gentile con me ti invierei anche il link, ma a questo punto se t'interessa te la cerchi da solo.
3) Riguardo al tuo consiglio "da amico ma da amico" di chiuderla qui, l'unica interpretazione che mi viene in mente è che si tratti di una minaccia; se non lo è ti faccio notare che è facilmente interpretabile come tale e quindi ci fai tutt'altro che una bella figura, completando il triste quadro di quanto hai scritto oggi. Comunque, minaccia o non minaccia, sì, la chiudo qui, visto che parlare con te è come parlare a un muro: ti ho dato più di uno spunto di riflessione e l'ho fatto nella maniera più chiara e gentile possibile, ma te hai preferito andare a diritto a testa bassa senza seguire il filo delle mie argomentazioni, al contrario di quanto ho fatto io con te.
Ricambio il tuo consiglio con un consiglio da parte mia: se per te è eccessivamente fastidioso discutere su Facebook con una persona così antipatica che si permette perfino di proporti di ragionare, vai sul suo profilo, sulla copertina clicca in basso a destra "Amici" e dal menù a tendina che ti appare clicca "Rimuovi dagli amici". Per me non importa che tu lo faccia, ci penso io subito dopo aver inviato questo commento. Alé: nulla di tutto ciò che d'ora in poi scriverai (qui sotto o nel tuo diario) potrò più leggere né commentare. Spero di ciò sarai contento quanto me.


Messaggi su Watsapp:
 
- Intanto ti dico che tutto quello che hai detto io ti rispondo che detto da te per me è un complimento ok? Piu devi decidere tra la mia amicizia e le stronzate! Se scegli la mia amicizia farò finta che non sia successo niente se svegli le cazzate di dico marco vaffanculo. Non ho bisogno di lezioni di vita da te oggi domani e sempre e prima di giudicare guardati per te . Ciao

- Il tuo insulto in questo caso non è nulla di nuovo rispetto a quanto hai scritto fin ora, ne è solo un riassunto.
Mi dispiace che tu chiami stronzate delle cose così gravi, prima di tutto per quanto riguarda il razzismo e poi per quanto riguarda il modo in cui comunichi. Da amico (e non da professore) mi sono permesso di fartelo notare, ma tutto quello che ho ottenuto come risposta è un rifiuto di prendere in anche in minima considerazione le mie argomentazioni e l'invito "guardati per te" (cosa che peraltro faccio ogni giorno, e che non mi impedisce di criticare gli altri quando lo ritengo opportuno). I presupposti per dirmi tuo amico non ci sono se violi in maniera così pensante dei valori che ritengo fondamentali e se comunichi in questo modo.
Se rileggessi il dialogo che abbiamo avuto ieri e anche questo tuo ultimo messaggio potresti accorgerti che l'atteggiamento di superiorità che trovi comodo attribuirmi (per cambiare argomento e non rispondere nel merito) in realtà ce l'hai solo te, così come potresti accorgerti che varie altre cose che hai scritto sono proprio all'incontrario e hanno come più adeguato destinatario il loro mittente, "vaffanculo" compreso.

- Oh marco via basta! Oh  come vivi ma rilassati ci sono cose molto piu importanti! Tipo l'amicizia la salute e il rispetto. Guarda faccuamo cosi siccome nonisrante tutto ti porto rispetto la concludo io ma non ti pernettere piu di intromettermi nei cazzi miei se no non sono io il problema ma purtroppo e me ne dispiace sei tu! Io ho altro da pensare e te non sei ne il giustiziere con la maschera e sei l'ultimo dei miei pensieri . Ciao marco e spero di risentirti con un altro tono.

- Ci sono cose più importanti? Poche cose sono più importanti della pace nel mondo. E il razzismo va in direzione esattamente opposta. Quello che scrivi e dici agli altri non sono più solo affari tuoi. Diventano anche affari degli altri. Adesso in questi "altri" io non ci sono più, ed è l'unico modo per far sì che io non intervenga più: come ben hai detto, non sono un giustiziere e questo significa che non posso intervenire su qualunque messaggio io legga, altrimenti starei tutta la vita a scrivere e non basterebbe. Altra cosa è quando certe cose le vedo scritte da una persona che si dice mia amica. Lì devo dire la mia, perché essere amico di una persona significa avere anche una responsabilità. Non intervenire in questo caso sarebbe stato segno di menefreghismo, e un mio amico negro avrebbe potuto giustamente dirmi "Scusa... quella persona mi ha offeso pubblicamente, è tua amica, e ti va bene così? Non gli dici nulla?". Ma al di là di questo (era solo un esempio, nessun mio amico negro per fortuna ha letto quello che hai scritto), ti ho cancellato dagli amici perché non voglio leggere certe bestemmie che offendono il genere umano e quindi anche me. Sono disposto a risentirti quando avrai preso coscienza che non esistono razze umane superiori e inferiori. Discorsi razzisti (che vanno ben al di là delle opinioni sulle politiche sull'immigrazione dure o permissive), hanno un effetto tutt'altro che rilassante su di me quando sono detti da un parente o da persone che si dicono mie amiche. Il mio tono? Sempre stato cordiale. Se l'hai immaginato scorbutico, altezzoso, no, il problema non sono io.

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Nel frattempo ricevo da Facebook il seguente messaggio:

Abbiamo controllato la tua segnalazione del post di [...] 
Grazie per il tempo dedicato alla segnalazione di un contenuto che secondo te potrebbe non rispettare i nostri Standard della comunità. Le segnalazioni come la tua sono fondamentali per rendere Facebook sicuro e accogliente. Abbiamo analizzato il post che hai segnalato per la presenza di discorsi o simboli inneggianti all'odio e abbiamo stabilito che non viola i nostri Standard della comunità.



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