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06 novembre 2016

Con la sedazione continua profonda anche in Italia i malati (terminali e non) possono smettere di soffrire

In Italia l'eutanasia è vietata. Il suicidio assistito anche. Ma almeno un paziente terminale può chiedere che si ponga fine alle sue sofferenze mandandolo in coma farmacologico?

La risposta a questa domanda è sconosciuta a molti italiani, forse la maggioranza.

Per questo scrivo questo articolo su questo tema, che mi sta particolarmente a cuore e riguarda potenzialmente tutti (e a cui ciò nonostante troppe persone non danno grande importanza finché non li riguarda da vicino... ci vorrebbe anche un po' di "possipatia" per raddrizzare il mondo...).

Secondo la legge 38 del 2010 sulle Cure Palliative e la terapia del dolore, un paziente affetto da una patologia inguaribile e che soffre di dolori non diversamente controllabili ha diritto alla sedazione continua profonda, detta anche sedazione terminale. È quella che chiese ed ottenne ad esempio il Cardinal Carlo Maria Martini, morto nel 2012.

Non si tratta di "eutanasia clandestina", con cui viene talvolta confusa: quest'ultima tipicamente consiste nel sovradossaggio volontario di farmaci allo scopo di ottenere la morte del paziente. La sedazione terminale viene invece eseguita al solo scopo di eliminare le sue sofferenze, ed è quindi consentita anche quando può accorciare la vita.

E i pazienti non terminali?
I pazienti la cui accettabile qualità di vita non è sufficientemente garantita dalla terapia del dolore, ma che al tempo stesso non hanno una patologia che provoca la morte, hanno diritto alla sedazione continua profonda?

Questa domanda riguarda ad esempio alcune persone con gravi patologie neurologiche come un'avanzata stenosi del canale midollare, o con una sclerosi multipla avanzata che dà forti dolori, o pazienti con SLA o con una distrofia muscolare la cui durata della vita non si può prevedere in quanto sono sottoposti a ventilazione artificiale.

La legge 38/2010 dice che sì, anche loro ne hanno diritto.

04 novembre 2016

"L'inganno delle diete low-carb", il nuovo libro di Colin Campbell

Libro di Colin Campbell e Michael Greger
Le diete low-carb, come dice il termine stesso, sono quelle che prevedono una minimizzazione dei carboidrati e che propongono come alimenti principali i grassi e le proteine.

Fra le diete low-carb più conosciute ci sono:

- la dieta Atkins
- la dieta Zona
- la dieta South Beach

Un'altra variante è la "Paleo-dieta", che non è propriamente "low-carb" in quanto elimina solo una parte degli alimenti a alto contenuto di carboidrati, e cioè i cereali, mentre suggerisce l'introito di carboidrati con frutta, verdura e tuberi.

Tutte queste diete sono davvero salutari?

30 maggio 2015

Se vuoi diventare vegan ma non credi di poterci riuscire...

A volte sento degli onnivori che dicono che sarebbe bello e giusto diventare vegani, ma non ci riescono. Pur sembrandomi strano, ammettiamo come vero il fatto che tu non riesci a nutrirti senza sostanze animali. "Non riuscirci" può significare due cose:

- Non sai cos'altro mangiare e hai paura di una dieta troppo monotona

- Non riesci a rinunciare alle sostanze animali

Se non sai cosa mangiare basta che tu ti procuri delle ricette. Ne esistono a centinaia su libri e sui blog vegani.
Da quelle con ingredienti inusuali a quelle con ingredienti che puoi trovare tranquillamente in un comune negozio o supermercato. Da quelle raffinate, da grandi chef, a quelle semplicissime da preparare.

Vedi ad esempio "Nella cucina di Vegan Home", eBook gratuito edito da AgireOra.

Se non riesci a rinunciare alle sostanze animali, questa si chiama dipendenza. È quindi una patologia che, se davvero è presente, è opportuno curare.
Non sorprende, in particolare, che una persona abbia difficoltà nel rinunciare a latte e latticini, in quanto la caseina in essi contenuta dà appunto una forte dipendenza.
Il primo passo che ti consiglio di fare è rendertene conto e iniziare subito a cercare di liberare il tuo sistema nervoso da questo problema.

Ti suggerisco un sito che aiuta alla transizione da onnivori a vegan: Vegfacile.info.

05 gennaio 2014

Possibili nuove cure? Se non sei esperto, almeno impara a leggere

Poco fa ho visto che qualcuno aveva condiviso su Facebook un articolo intitolato "L’Italia radia Simoncini dall’Albo mentre negli USA si studia il Bicarbonato". L'articolo si trova a questa pagina.

Io non so se il metodo Simoncini funzioni. Ma il suddetto articolo è pura spazzatura, e lo si capisce sia dal titolo che dal linguaggio usato. Non mi riferisco alla semplicità delle parole scelte (che è certamente buona cosa se ci si rivolge a chi non è del settore) ma alla vaghezza dei concetti espressi e alla conseguente confusione fra concetti differenti.

"A quanto pare, aveva ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini"

"Aveva ragione". Aveva ragione a dire cosa? A dire che il bicarbonato è alcalino? A dire che intorno ai tumori c'è ambiente acido? A dire che la terapia a base di bicarbonato è efficace? Non viene specificato. Già questo basterebbe per dire che l'autore ha scritto l'articolo come si commenta una partita al bar sport. Peccato che l'argomento sia molto più importante e delicato.

"L’Italia radia Simoncini dall’Albo mentre negli USA si studia il Bicarbonato". Com'è d'effetto la forma impersonale "si studia". Così sembra che in tutte le università americane si stia studiando quel metodo. Invece nell'articolo si parla di una singola persona che sta studiando (e non "applicando sui pazienti", che è cosa ben diversa) questo metodo, per vedere se funziona oppure no.

La divulgazione sui metodi di cura è una grande responsabilità. Le lamentele sul modo di fare informazione dei giornali e delle televisioni sono state in passato e sono tutt'ora così frequenti da essere diventate un luogo comune. Adesso che l'informazione è anche in mano a noi, evitiamo di usare la stessa superficialità di cui abbiamo accusato i giornalisti.
Prima di schierarsi e tifare a favore di una persona che dice di aver ideato un metodo per curare una malattia grave, divulgarne pubblicamente il buon operato, e magari accusare di scarsa apertura mentale chi non è d'accordo, bisogna essere MOLTO esperti in quella materia. Ad esempio, rimanendo nell'ambito della cura oncologica, per divulgare la validità di un metodo penso si debba essere un oncologo oppure un medico che abbia una sufficiente esperienza nell'analizzare l'attendibilità degli studi scientifici.

Comunque sia, quando non si è esperti dell'argomento di cui parla un articolo che stiamo leggendo, se non altro si può avere il primo importante filtro: quello che ci fa valutare la forma, la logica, la chiarezza, e che ci permette quindi di riconoscere se l'articolo è degno di attenzione dal modo in cui l'autore parla.

A un sacco di naviganti farebbe bene imparare a leggere gli articoli per non farsi prendere per le mele da chi scrive tanto per scrivere, o da chi scrivere per difendere una persona o una teoria senza se e senza ma.

05 novembre 2012

La prima sigaretta e il futuristico filosofo





31 marzo 2012

Gelato: quale ti consiglio?

dal www.gelatigiuseppe.pl
Hai presente quando vieni a sapere che un luogo comune era falso? Se si tratta di un'informazione che influenza molto la tua vita, in quel momento ti dici "Meno male che adesso lo so!"
... e ti viene voglia di diffondere la buona novella (senza proselitismo e senza insistere con chi non
ha alcuna intenzione di capire, certamente).

Da questo punto di vista, grazie a Internet l'informazione circola certamente meglio rispetto a 20 anni fa, ma occorre non avere troppo entusiasmo per le false smentite né per le false notizie, diffuse più o meno in buona fede.

Per quanto mi riguarda, una delle notizie che fa ora parte delle mie conoscenze per mia grande fortuna e voglia di indagare (non mi sono certo fermato al primo blog o al primo post su Facebook per decidere sulla sua veridicità) riguarda qualcosa di molto importante, poiché si tratta di qualcosa che facciamo per tutta la vita tutti i giorni: l'alimentazione.

Come molte persone, adoro il gelato.

Quale gelato mangio e quale ti consiglio?

Lo dedurrai guardando la pagina di presentazione dell'eBook "L'inganno del latte":


NB: la pag non è mia, ma di Viviana e Leonardo e ti prego di non badare alla scritta "attenzione: questa pagina potrebbe essere oscurata da un momento all'altro"... questo giochino di far finta di essere eroi che rischiano la censura su Internet lo trovo veramente infantile. Quanto agli altri prodotti di Viviana e Leonardo non posso dire nulla, perché non li conosco.

AGGIORNAMENTO 2.9.2013:

...Bah, diciamo che il link sopra serve per spiegarti PERCHÉ ti consiglio un certo tipo di gelato. Di quale si tratta di sicuro l'hai già capito: il gelato vegano.

E allora colgo l'occasione per farti un ottimo esempio di gelato vegano a marchio Coop che ho scoperto recentemente: si chiama Bene sì. Non contiene latte e neanche soia, e quindi risulta più leggero.

NB: Non tutti i prodotti della linea "Bene Sì" sono privi di sostanze animali. Io garantisco per questi due gelati cacao - nocciola e banana - fragola.

11 febbraio 2012

Copriti, ché fa freddo...

Il maglione è l'indumento che il bambino deve indossare quando la mamma ha freddo.

Gran bell'aforisma, peccato sia anonimo. E peccato valga non solo durante l'infanzia.

Senza scomodare termini forse eccessivi come "genitori iperprotettivi", ecco alcune considerazioni e consigli.

I parenti non sanno che il figlio/nipote è provvisto di recettori della temperatura. Ma, se hai un figlio o un nipote, ti assicuro che è così: tutti gli esseri umani hanno i termocettori, anche quelli più giovani di te e imparentati con te. Per capire che non si tratta di una notizia fuori dal mondo, devi solo ricordare un episodio della tua infanzia in cui hai avuto freddo, pensare che il significato della parola "freddo" non l'hai appreso dopo la nascita di tuo figlio o nipote, ma nei primi anni di vita, e pensare che così vale per lui. Non ha ancora figli né nipoti, eppure ha quegli utilissimi recettori che non c'è alcun bisogno di sostituire con la tua parola.

I parenti non capiscono che si può guarire dalle patologie da basse temperature quali febbre, raffreddore, tosse, broncopolmonite, e che una volta avute eventualmente queste patologie il ragazzo è in grado di valutare se la prossima volta sarà meglio coprirsi di più o se invece preferirà rischiare di ammalarsi di nuovo.

I parenti non capiscono che le patologie da basse temperature sono meno fastidiose dei consigli banali del tipo "copriti". Consigli che indispongono soprattutto per fatto che:

1) se pensi che una persona, anche giovanissima, non sappia che stare al freddo fa venire un'infreddagione significa che lo ritieni tanto tanto scemo

2) se pensi che non debba essere libero di rischiare di ammalarsi oppure no, significa che credi di poter decidere al posto suo cos'è bene e cosa è male per lui.

Ai parenti non passa neanche per la testa che il figlio/nipote possa apprendere, quindi continuano a ripetere lo stesso disco rotto per tutta la vita (altro che infanzia). Conseguenza: il ragazzo si annoia e tende a diventare impermeabile a ogni tipo di consiglio, e c'è la possibilità che tenda a non dare importanza anche quelli potenzialmente utili. Troveranno una tremenda piaga questa impermeabilità anche se non sussisterà, figuriamoci se invece sussiste veramente. Quindi, onde evitare di sentirsi inascoltati, è bene dosare i consigli col contagocce e dare solo quelli veramente utili e senza insistere troppo neanche per quelli, sapendo che la migliore insegnante è l'esperienza.

Nota: Ciò NON autorizza frasi del tipo "Ok, non darmi retta, vedrai che ti troverai male e te ne pentirai", perché questo indispone ancora di più e porterà il figlio/nipote a non ammettere i propri sbagli neanche quando si manifesteranno come tali.

Riassumendo riassumendo: se hai figli o nipoti, non dargli consigli su come non prendere freddo. Non li vuole, non li apprezza, non li segue. E fa bene.

Se invece vedi il problema dalla parte opposta, cioè sei un figlio/nipote desideroso di far capire ai tuoi parenti che gestisci autonomamente gli scambi di temperatura fra il tuo corpo e l'ambiente e le loro conseguenze, invia loro il link a questo articolo.

Tutto quello che ho detto per i figli e i nipoti vale anche per le figlie e le nipoti femmine.

22 luglio 2011

Otturazioni con amalgami al mercurio - riferimenti e consigli

Qualcuno ancora continua a dire che non ci sono studi scientifici per affermare la nocività degli amalgami al mercurio usati per le otturazioni. Lo affermano purtroppo vari dentisti e lo sostiene l'ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).

Chiunque metta in dubbio la pericolosità delle otturazioni con amalgami (ovvero tutte quelle di colore scuro) evidentemente è in malafede oppure non si è mai interessato veramente all'argomento.
Se vuoi della documentazione a riguardo puoi chiedere all'ottimo dott. Miclavez, che si occupa dell'argomento da molti anni. Il suo sito è


Inoltre, vedi alla fine di questo post.

Come sapere se le tue otturazioni dentarie sono fatte con amalgami, e quindi contengono mercurio?

E' sufficiente osservarle: se sono scure, si tratta di otturazioni di quel tipo. Che vanno assolutamente tolte e sostituite con otturazioni bianche.


Cosa fare se hai uno o più amalgami in bocca ?

ATTENZIONE: non scegliere un dentista a caso. Devi assicurarti che il dentista che ti toglierà l'amalgamo lo faccia in protocollo protetto, altrimenti la rimozione crea più danni che tenersi l'otturazione.

Il protocollo protetto prevede l'uso di
·  diga, per evitare che frammenti di otturazione vengano a contatto con il cavo orale e/o ingoiati
· un potente aspiratore, per evitare che i vapori tossici che si creano nel momento dell'estrazione dell'otturazione vengano respirati dal paziente (e anche dall'operatore)

Come cercare un dentista competente per la rimozione?
  • Telefona a un dentista
  • Digli che hai in bocca otturazioni fatte con amalgami, e chiedigli se secondo lui è meglio toglierli. Se ti dà una risposta del tipo "non rappresentano un pericolo, ma se vuoi te la tolgo" salutalo e passa a un altro (perché un dentista che non dà importanza ai danni dell'amalgama è probabile che non usi neanche il protocollo protetto). Se invece ti dice "Sì, è meglio toglierli", prosegui la telefonata...
  • Digli che, da quanto hai letto su Internet, senza alcune precauzioni togliere un amalgama è peggio che lasciarlo, e chiedigli di quali precauzioni secondo lui c'è bisogno. Se ti risponde annoverando fra le precauzioni solamente la diga, salutalo e passa a un altro dentista. Se ti dice che usa la diga e l'aspiratore, prendi pure appuntamento con lui.

E se hai più di un amalgamo?

Non toglierli tutti in una seduta: togli un amalgamo al mese.

Cosa fare subito dopo la seduta di rimozione dell'amalgamo?

Dopo la rimozione dell'otturazione, fai subito una doccia e metti a lavare tutti i vestiti che indossavi.

NON RIMANDARE. TOGLI GLI AMALGAMI PRIMA POSSIBILE.

Fissa un appuntamento per la rimozione degli amalgami.

E anche anche un appuntamento per le analisi del sangue:


Prima di fissare un appuntamento dal dentista organizzati in modo da poter eseguire, entro 72 ore dalla rimozione dell'otturazione, le analisi del sangue per individuare eventuali tracce di mercurio in circolo.

La presenza di mercurio nel sangue, quindi l'intossicazione da mercurio è segno che il dentista non ha eseguito il lavoro di estrazione con le dovute precauzioni. Se malauguratamente questo dovesse essere l'esito dei tuoi esami ematici, potrai denunciare il dentista e chiedergli un risarcimento danni (ma SOLO se ti sei sottoposto a esami ematici entro 72 ore, perché dopo tale periodo il mercurio eventualmente presente non si trova più nel sangue, essendosi depositato sugli organi.. a quel punto il mercurio sarà rilevabile solo col mineralogramma, e non sarà possibile provare che la responsabilità della sua presenza è del dentista che ha effettuato l'estrazione dell'amalgamo)

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Se sei nuovo al tema della pericolosità delle otturazioni al mercurio, vietate in Italia purtroppo solo per i bambini sotto i 6 anni e per le donne incinta, puoi reperire tantissimo materiale su Internet. Ad esempio:

- guardare questo documentario che ho realizzato nel 2011:



- guardare su YouTube vari altri video sull'argomento

- visitare il sito di Cristiana Di Stefano, una delle migliaia di pazienti i cui sintomi sono enormemente migliorati dopo la rimozione degli amalgami in protocollo protetto, che dal 2005 si batte per dare informazioni e per far proibire l'uso di questo tipo di otturazioni dentarie

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