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04 febbraio 2017

Il piccolo negoziante col cartello supplicante

Detesto la poca chiarezza, ed è uno dei motivi principali per cui ho messo su questo blog. Purtroppo spesso le persone non individuano la mancanza di chiarezza in un messaggio, vanno in confusione e in questa confusione, su due piedi, rischiano di dare ragione a chi esprime una visione distorta della realtà o richiama in maniera distorta i valori del lettore o ascoltatore.

Un esempio è l'immagine che da qualche mese sta girando su Facebook, raffigurante un uomo che, all'interno di un negozio, con espressione fra il mesto e l'orgoglioso (lo so, sembra una contraddizione, ma così mi sembra), mostra un foglio in cui si legge:

"Quando fai acquisti in un piccolo negozio non stai aiutando un manager a comprare la terza casa al mare. Stai aiutando una bambina a frequentare lezioni di danza, un bambino ad allenarsi a basket, una mamma e un papà a mettere del cibo sul loro tavolo...
i piccoli commercianti ringraziano"

Se hai bisogno di soldi, dillo chiaramente. "Mandatemi dei soldi, sono in difficoltà". Mi frugherò in tasca e ti darò qualche soldo, se ritengo che tu debba avere la priorità su altre persone che sono in fila per averli (il budget annuale di beneficienza di ognuno purtroppo obbliga a una classifica).

Magari andrò al centro commerciale, dove i prezzi sono più bassi, e col denaro risparmiato ti farò l'elemosina.

Che è esattamente quello che stai chiedendo, mascherando però il tuo messaggio da invito a un consumo responsabile.

Vuoi dirmi che è irresponsabile acquistare nei grandi centri commerciali? Non basta strizzare l'occhio a questo concetto velatamente. Non è di per sé immorale che un manager si compri una terza casa al mare se ha ottenuto lecitamente i mezzi per averla, e non è immorale da parte mia dare i miei soldi a questo manager. Vuoi incitarmi al boicottaggio? Dillo, e spiega le tue ragioni.

Magari mi convincerai e non acquisterò nel centro commerciale (tutti i centri commerciali o solo alcuni specifici? Boh, dimmi tu...). E magari non acquisterò né lì né da te, perché mi state antipatici entrambi.

Insomma... tolti i casi in cui sia doveroso il boicottaggio (e ce ne sono ma, ripeto, vanno spiegate senza generalizzare), l'acquirente acquista pensando al proprio beneficio. Anche fare l'elemosina dà un beneficio, e cioè il piacere di fare del bene.
Invece fare l'elemosina mascherata e travestita da dovere civico, quella almeno a me no, non dà piacere, non ho motivo per farla e fra l'altro ritengo danneggi chi la riceve: se si realizzasse quello che l'ormai famoso signore con cartello ha scritto, il negoziante avrebbe l'illusione di un quotidiano dare-avere alla pari e di essere dunque un bravo commerciante, mentre il suo successo è dovuto alla pietà degli altri piuttosto che alla sua bravura.

15 gennaio 2017

Un semplice rimedio contro i finti nullatenenti

Come tutti si sa, se commetti un illecito penale puoi avere una condanna penale: tipicamente vai in galera. Questo pareggia il debito che hai con lo Stato (sì, se hai commesso un reato ai danni di un cittadino vieni condannato in quanto hai offeso lo Stato, non il cittadino; per aver offeso il cittadino c'è la giustizia civile; questa l'impostazione filosofica della giustizia). Salvo i casi in cui vieni giudicato troppo vecchio o malato o ti fai mettere incinta una volta all'anno, oppure hai fatto andare il reato in prescrizione, almeno in teoria il modo di ripagare il tuo "debito" c'è, e non si ferma alla teoria. La punizione viene inflitta. Se proprio l'hai fatta grossa c'è il massimo della pena, e cioè l'ergastolo.

Con la giustizia civile molto spesso la punizione rimane teorica: se figuro come nullatenente (senza necessariamente esserlo davvero), per grande che possa essere il mio debito nei tuoi confronti, se i soldi non ce li ho (oppure li ho accuratamente nascosti), nessuno può obbligarmi a darteli. Si dice "Beh, quello ti deve dei soldi, ma se non ce li ha mica li può stampare".

Questo vale in Italia come nella maggior parte delle nazioni, immagino.

Ma ecco che intervengo io e, siccome sono un genio, suggerisco la soluzione che ridurrà drasticamente il problema della giustizia civile inapplicata.

Riflettiamo: perché se commetto l'illecito penale di darti una sberla (che è umiliante, ma non ti cambia la vita) posso essere condannato alla reclusione e nessuno ci vede niente di esagerato (giustamente), mentre se un giudice stabilisce che ho commesso l'illecito (anche) civile di farti perdere 70mila euro (che ti cambia la vita in molto peggio) non posso essere condannato a lavorare 8 ore al giorno (es. a raccogliere i pomodori in una azienda agricola di proprietà dello Stato) finché non ti risarcisco, qualora io figuri come nullatenente?

Questo dovrebbe accadere.

In questo modo, fra l'altro, di sicuro tanti finti nullatenenti smetterebbero di nascondere i quattrini e li tirerebbero fuori. E in più certi illeciti proprio non verrebbero commessi.

10 settembre 2016

Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)

Stamattina un mio FB-Friend pro-tempore ha condiviso l'ennesima notizia razzista inventata di un noto sito di notizie inventate.

Come molte volte è accaduto sotto i suoi post, ci sono stati commenti del tipo

- "È una bufala"
- "È l'ennesima bufala che condividi"
- "Possibile che un grande professionista come te pubblichi queste scemenze? Ma che figura ci fai?"
- [screenshot dei risultati di Google che mostra quanto notoriamente quel sito contenga notizie inventato]
- Ennesimo post, oltretutto ennesimo post falso, che inneggia al razzismo, all'odio. Che brutta cosa, mamma mia!

Alcune sue risposte sono state:

- Non è razzismo, è ingiustizia. Bufala o no, ormai queste sono storie frequenti. Pirati della strada, ladri, e tanto altro. Un negoziante ha chiuso nel suo negozio dei ladri e poi ha chiamato le forze dell'ordine... denunciato x sequestro di persona.
Io sono il razzista?

- Pubblico bufale perché almeno alcuni hanno cose da scrivere. Se non vi interessano le mie bufale, toglimi dagli amici.

Faccio qui due considerazioni che sfuggono purtroppo ad alcuni utenti utonti.

1)

"Bufala o no" un corno. Immagina questo: per 20 giorni, tutti i giorni, una persona è stata pesantemente insultata da una folla per aver posteggiato l'automobile in un parcheggio per disabili senza averne diritto; il 21° giorno questa persona non commette tale infrazione, ma c'è comunque un gruppo che urla il suo nome e lo chiama delinquente; si sbracciano cercando l'attenzione dei passanti, urlando che oggi per l'ennesima volta quello lì ha messo la macchina in un posto per disabili. Un passante fa loro notare che in realtà il posto per disabili è libero e non c'è nessuna automobile lì parcheggiata, e che è ingiusto accusare una persona per un'infrazione anche quando non l'ha commessa. Gli urlatori, invece di scusarsi, rispondono tipo "Non importa, tizio frequentemente manca di rispetto ai disabili. Per 20 giorni ha occupato un parcheggio a loro riservato, quindi non siamo noi gli ingiusti, è lui che non rispetta il codice della strada. E ora se non le dispiace riprendiamo a urlare le nostre ragioni. LA MACCHINA DI TIZIO È PARCHEGGIATA IN UN POSTO PER DISABILI!!! GUARDATE LA MACCHINA DI TIZIO DOV'È PARCHEGGIATA!!! STA OCCUPANDO IL POSTO DI PERSONE SVANTAGGIATE!!! È UNO SCHIFO!!! GUARDATE!!!". Alcuni altri passanti notano l'ilarità della cosa, dato il parcheggio vuoto, altri sentono le loro voci e basta, non danno un'occhiata per verificare, e ci credono. E non si rendono conto che questi urlatori sono quello che sono, e cioè... Come si potrebbero definire?... Degli imbecilli.

Spero di aver reso l'idea di quanto sia imbecille accusare una persona mentendo e sapendo di mentire, e di come una menzogna non sia giustificata dal fatto che in altri momenti siano accaduti e accadano episodi simili.

Si tratta di diffamazione. Diffamare una persona, cioè ad es. raccontare qualcosa di riprovevole che in realtà non ha fatto, significa apportarle un danno. Se hai apportato un danno a una persona, la devi risarcire. E non eseguire un risarcimento dovuto è come rubare. Questo indipendentemente dalla possibilità concreta che questa persona abbia nel dimostrarlo di fronte a un giudice.

Stessa cosa, ma con una aggravante, vale per i gruppi di persone (di una stessa nazionalità, etnia, religione...). L'aggravante consiste nel fatto che la generalizzazione è doppia: viene estesa ingiustamente la colpa non solo agli eventi mai accaduti, ma anche ad altre singole persone mai coinvolte. Tornando all'esempio precedente, è come se la folla inveisse non solo contro quel tizio, ma anche contro tutta la sua famiglia.

Nota per chi obietta "Va beh, è una notizia falsa, ma la condivido lo stesso perché rispecchia quello che succede spesso nel nostro paese": se mi hai presentato la notizia come vera non avendone la certezza o addirittura sapendo che è falsa, e poi mi confessi che e me l'hai detta lo stesso per educarmi alla tua visione politica, allora mi stai confessando che mi tratti da scemo. E quando me ne accorgo, se ce la faccio a trattenere la restituzione dell'insulto, ti dico con calma: deciditi. Vuoi descrivere il nostro mondo con delle favole? Raccontami delle favole, presentale come favole e dimmi che rispecchiano la realtà di oggi. Vuoi descrivere la realtà presentandomi dei fatti realmente accaduti? Proponimeli come tali dopo aver verificato che si tratta di fatti realmente accaduti.
Un incrocio fra le due scelte, cioè proporre una notizia falsa presentandola come vera, non è educativo ma, ripeto, offensivo. Non arricchisce la conoscenza della realtà, ma la stravolge.
 
2)

Se scegli di usare un social network devi rispettarne il regolamento, perché questo si aspettano gli altri utenti che insieme a te lo usano.
Il regolamento di Facebook:
- vieta di pubblicare post che incitano all'odio
- vieta di pubblicare notizie false
Lo si vede anche dalla finestra che compare quando si segnala un post.

In più, anche al di là del regolamento di Facebook, rifletti: se dare una notizia vera fornisce al lettore un beneficio (è come regalargli qualcosa, e infatti tante persone pagano per comprare un giornale), dare una notizia falsa equivale ad arrecargli un danno, cosa che non hai il diritto di fare neanche gratis.
Immagina che uno straniero ti chieda informazioni su quale erogatore usare per mettere benzina nel serbatoio della sua automobile. Se, in buona fede oppure no, assicuri la persona che quella è benzina quando invece è gasolio, l'auto subirà un danno. Il fatto che tu abbia fornito questa informazione gratis e il fatto che quella persona ha scelto liberamente di fidarsi di te non tolgono il fatto che tu abbia provocato un danno. Per smarcarti da questa responsabilità avresti dovuto dire tipo "credo che...", oppure suggerire di chiedere informazioni a qualcun altro. Se invece dai semplicemente un'informazione (che in assenza di specificazioni si considera come spacciata per vera) tu sei responsabile delle conseguenze di quell'informazione.
Se hai provocato un danno, devi risarcirlo. Se non lo risarcisci, è come rubare.

Allo stesso modo, dare una notizia falsa provoca un danno, anche se non (direttamente) materiale. Puoi farti un'idea del'entità di questo danno mettendo un "meno" davanti al beneficio di avere una buona informazione. Al di là della possibilità o no di dimostrarlo in tribunale, al di là della possibilità di quantificarlo con esattezza, sappi semplicemente che fornendo una falsa informazione a una persona tu rubi il suo tempo, vai contro la sua voglia di conoscere la verità, ostacoli la sua evoluzione personale.
Fai fare a questa persona un passo indietro rispetto a benefici che costano tempo e soldi: pensa al canone RAI, alla connessione Internet, al prezzo dei giornali cartacei ed alcuni giornali online, e pensa anche al prezioso tempo, che nessuno può restituire a chi l'ha perso.

Ecco perché dare una notizia falsa, soprattutto quando si mente sapendo di mentire, è come rubare.

Dalla bufala che hai diffuso non trai nessun beneficio economico o di altro tipo? Non importa: il fatto che il borsello scippato fosse vuoto e da buttare via non giustifica lo scippatore.
Non l'hai fatto apposta? Non ti giustifica. Se tamponi l'automobile davanti a te sei comunque nel torto, avendo arrecato un danno. Danno che, se non risarcisci, sei come un ladro.
E non ti giustifica il fatto che si possa scegliere di non leggere i tuoi post. Infatti:
- per rendersi conto che hai scritto post falsi e smettere di leggerli c'è bisogno appunto di leggerli, e quindi di lasciare che tu almeno in quelle prime occasioni effettui almeno un "furto"
- ci saranno persone che continuano purtroppo a crederti; se sono poco accorte non significa che tu abbia il diritto di rubare a loro; anzi, approfittarne è ancora più grave.

31 marzo 2016

Critichi la ragazza che si è fatta sterilizzare? Sarebbe da premiare.

In questi giorni ho letto l'articolo di Huffingtonpost su Holly Brockwell, giornalista inglese trentenne che dopo una battaglia legale durata 6 anni è riuscita ad ottenere da parte del servizio sanitario nazionale la sterilizzazione chirurgica, e l'articolo di Wired intitolato "Sono Mamma e difendo il diritto a sterilizzarsi delle donne".

Ho condiviso il primo dei due articoli su Facebook commentandolo così:

Tutti a dirle: ma sei sicura? La stessa domanda andrebbe però fatta anche e soprattutto a chi decide di fare figli.

Ne è nato un dibattito abbastanza lungo da potersi trasformare in articolo... ed eccoci qua.

Un commentatore, FB-Friend di un mio amico, ha risposto chiedendo perché la collettività dovrebbe pagare "per una sua scelta personale peraltro discutibilissima".

Questa la mia risposta:

Ai fini della legittimità di spendere soldi pubblici per questo intervento sarebbe rilevante il fatto che questa scelta sia proprio sbagliata, e non semplicemente discutibile o discutibilissima, visto che si può discutere praticamente su tutto. Scendendo nel merito: discutibile o no, per una questione del genere mi pare indiscutibile che l'ultima parola ce l'abbia la diretta interessata (che sicuramente ne ha già discusso abbastanza con gli altri e con sé stessa).
Quanto all'aspetto economico, la collettività in realtà ci guadagna. Spendere per un'operazione chirurgica è un piccolo investimento che viene ripagato negli anni successivi. Infatti quando si è superato una certa quantità di individui (ed è stato fatto ampiamente), ogni individuo rappresenta per la collettività un costo. Fra i tanti esempi che si potrebbero fare a riguardo, il più facile da capire è quello della disoccupazione, probema risolvibile solo in piccola parte con una buona politica (ma i politici non possono invitare a fare meno figli, perché non è politicamente corretto): se esiste un importante tasso di disoccupazione significa che esiste un numero importante di persone che non guadagnano, quindi non pagano tasse, quindi hanno diritto ai vari servizi esentasse come assistenza sanitaria, istruzione, spese legali in caso di torti subiti o commessi, etc., che la collettività pagherà al posto loro. E questo per un'intera vita. Altro che costo di un'operazione chirurgica.
Discorso poco romantico quello dei quattrini... io non lo volevo fare, ma sei tu che l'hai proposto. Se la matematica non è un'opinione, ecco la risposta alla tua domanda sul perché deve pagare la collettività. Deve pagare la collettività perché questa ragazza INVITA A NOZZE la collettività, assicurando alla collettività una spesa minore, non maggiore.
Colgo l'occasione per essere, a questo punto, ancor meno romantico (del resto un intervento chirurgico, con tutto quel sangue, quanto è romantico? Eppure può salvare una romanticissima vita... così come un intervento amministrativo può essere zero romantico e salvare il nostro bellissimo mondo)... A ragazze come questa dovrebbero essere dati incentivi statali come premio, altro che impedimenti. E pedate nel culo ai romanticissimi disoccupati che fanno 3 figli e zero calcoli.

Un altro utente ha commentato sulla veridicità del fatto che ogni individuo sia davvero un costo per la società, e ne è nato un dialogo di cui riporto i punti essenziali:

- Ogni individuo per la collettività è un guadagno; anche un disoccupato, che per quanto non guadagni contribuisce al gettito fiscale quando acquista un qualunque prodotto o servizio (IVA, accise...). In un sistema come il nostro, dove più che essere concittadini siamo consumatori, una persona in più è un consumatore in più... Solo i morti non consumano. La bassa natalità degli ultimi 30 anni ha avuto dei costi enormi: abbiamo perduto circa 6 milioni di italiani, il che ha creato necessità di immigrazione, con in costi notevoli sul piano sociale e educativo (e con l'enorme deflusso di denaro all'estero per le rimesse alle famiglie in patria che gli immigrati fanno sempre); inoltre pensa a quanto mercato interno ci siamo giocati: 6 milioni di carrozzine in meno da fabbricare, 6-12 milioni di passeggini, almeno 20 x 6.000.000 di paia di scarpe in meno... (fino a 17-17 anni si cresce e le scarpe si cambiano ogni anno) e così via per tutto il resto. Quanti posti di lavoro in meno, quante tasse in meno? Quei 6 milioni non sarebbero stati un costo: i servizi che lo stato dà hanno un enorme costo fisso che è in parte indipendente dal numero di persone che lo sfruttano

- Più persone significa più clienti se i soldi ci sono, ovvero se la disoccupazione non c'è. Oggi quasi tutti i posti di lavoro sono presi e il mercato è così saturo che fra professionisti e fra le aziende di ogni tipo è in atto una costante guerra dei prezzi. Quindi oggi con buona approssimazione si può dire che mettere al mondo un figlio significa in media mettere al mondo un disoccupato o sotto-occupato (importante considerare i sotto-occupati, che le statistiche spesso ignorano: se guadagni 5 euro l'ora lavorando 6 ore alla settimana allora un'occupazione ce l'hai, quindi non vieni conteggiato in una statistica sulla disoccupazione... furbissimo metodo per falsare le dimensioni reali di questo e altri problemi).
Una persona senza un impiego non ha denaro per pagare i beni e servizi di cui parli. E la soluzione non è "Per dare occupazione alle industrie di scarpe, fate più figli". Questo è accanimento terapeutico nei confronti dei negozi di scarpe. Non ce n'è bisogno? Non ce n'è bisogno. Chiudi, negoziante di scarpe, e smetti di fare figli anche tu. Chi eroga un bene o un servizio risolve un problema. Non è che per fargli un piacere devo creare un problema che poi lui deve risolvere. Altrimenti avrebbe senso auspicare l'aumento dei ladri per salvaguardare l'occupazione dei produttori di antifurto e nelle agenzie di sorveglianza.
Quanto ai costi fissi che lo Stato deve sostenere, sono quello che sono unicamente perché non può permettersi di spendere di più. Ad esempio gli ospedali e i carceri sono pieni.

- Ma anche chi non lavora in un certo senso paga le tasse: se hai una casa ci paghi l'IRPEF, e se non puoi pagarla te la mettono all'asta; se sei un barbone e con 5 euro ottenute mendicando compri da mangiare o un pacchetto di sigarette, circa la metà di quei 5 euro va allo Stato; se mangi alla Caritas il cibo è stato già tassato al momento del suo acquisto; non ha il medico di base e ha diritto all'assistenza sanitaria solo in caso di emergenza. Quindi anche un barbone è un affare per lo Stato.

- Ciò che dici in parte è vero, ma non può essere il punto centrale della questione. Quanto indotto economico portano i disoccupati alle ditte private, rispetto alle risorse che lo Stato deve dare loro per sopravvivere? Dai, non scherziamo. Senza contare che la disoccupazione aumenta (e per alcuni giustifica!) la delinquenza.

- Da un punto di vista matematico e logico hai tutte le ragioni, ma il nostro sistema è malato e produce proprio questi risultati folli. Ad esempio: lo Stato offre lavoro a persone che dovrebbero aiutare i disoccupati a trovare lavoro.... e voilà, la disoccupazione in quanto bisogno produce un mercato e un reddito. Il risultato è che ci sono persone che vivono grazie ai disoccupati. Anche il concetto secondo cui il numero di persone produce reddito è un'idea malata: negli anni 50-60 abbiamo creato una serie di bisogni indotti che ha fatto salire le richieste. Abbiamo indotto il bisogno di avere la macchina, ed è aumentata la richiesta di autovetture e si sono aperte altre fabbriche, si è creato lavoro e gli operai che producevano le macchine e poi se le compravano pure... Ed ecco che negli anni 80-90 la densità di autovetture pro capite in Italia era di gran lunga superiore a quella dell'Inghilterra, che non era certo un Paese più povero di noi. Il tutto a scapito della circolazione ferroviaria...

- Praticamente lo Stato "ri-impasta l'occupazione", fa supercazzole varie, ma se voleva ottenere lo stesso risultato facendo meno danno poteva dare quattrini ai disoccupati senza chiedere nulla in cambio. Brutto da dire, ma è inutile girarci intorno. Non mi servi. Cosa vuoi fare? Vuoi spazzarmi il garage? E' già pulito. Lo vuoi spazzare lo stesso? Guarda, tieni 10 euro, ma togliti di torno, preferisco.

Riassuntino: sì, siamo troppi. Fatevi sterilizzare.
E se volete bimbi (o anche ragazzi) adottate.
Vedi anche l'altro mio articolo su Psicoperformance "Più responsabilità, meno figli".
E anche l'articolo su questo blog "Sarebbe così facile capire perché non dobbiamo fare più figli!"

Beh, per chi ha la fantasiosa paura che la razza umana possa scomparire: non è che, anche se tutti prendessero coscienza del problema della sovrapopolazione, improvvisamente comparirebbe il problema del calo demografico. Il processo sarebbe comunque sfumato, e ci darebbe ovviamente il tempo di ricominciare a fare figli. Mi pare chiaro però che il momento giusto non sia adesso, e neanche fra poco tempo. Anche perché certa gente da quest'orecchio non ci sente. Si fa vanto del coraggio che ha di prendersi la responsabilità di essere genitore dimenticandosi che adesso fare un figlio è un atto di irresponsabilità nei confronti della collettività, a meno di essere economicamente benestanti al punto di poterlo far campare di rendita oppure avere un posto di lavoro da cedergli. Altra eventualità in cui un figlio sia una buona cosa è quella in cui faccia il bene della collettività. Ad esempio convincere molte persone a non figliare.

30 giugno 2015

SMS dal n. 4850203: chi è? WEFLY Srl.

È passato quasi un anno da un fattariello che non ricordo come mai ho aspettato così tanto a pubblicare. Mi sa che volevo prima vedere se mi sarebbe arrivata una risposta da Wind. E, se ricordo bene, mi è arrivata dopo qualche settimana una risposta cartacea in cui Wind mi confermava che non era attivo alcun servizio dell'azienda di avevo parlato nella mia email... risposta che non centrava affatto il problema di cui mi ero lamentato, e cioè la imbecille politica aziendale spiegatami dal loro impiegato (vedi sotto).

Ecco a chi appartiene il n. 4850203:

WEFLY Srl
con sede legale in Milano, Piazza Diaz n. 7, P.IVA 07614710965
proprietaria del sito www.adessovinci.it

Fonte: questa pagina della privacy policy (ehm...) del sito suddetto, nonché questa pagina del servizio Whois offerta da Whois.domaintools.com.

Su vari forum e blog potresti trovare varie notizie sulla società Wefly srl e sul numero 4850203, come messaggi indesiderati tipo "I-WIN: abbonamento attivo. Partecipi al concorso. Costo: 5€/sett. Max 3 SMS/sett. Per disattivare invia I-WIN STOP al 4850203.Info 0423402080"

E io qui cosa scrivo? Parlo delle lamentele per uno dei servizi che si è attivato senza che io facessi nulla per approvarlo? Ma no, parliamo di un altro aspetto, e cioè quello che mi è stato detto da due operatori di quella che al tempo era la società telefonica di cui mi servivo, la Wind, a cui mi sono rivolto per chiarimenti. Talvolta c'è da rimanere intontiti dall'idiozia di certa gente.

Cosa mi hanno detto di così tremendo?

Lo apprenderai leggendo alcune parti del messaggio che ho inviato all'indirizzo email (posta certificata) di Wind spa, e cioè windtelecomunicazionispa@mailcert.it:

[...] Vi scrivo in merito a un problema che riguarda una possibile attivazione di un servizio mai richiesto sul mio numero di telefono, e con l'occasione in generale in merito alla modalità di attivazione di servizi a pagamento forniti da terze società.

In data 14 luglio 2014 ho ricevuto un SMS il cui mittente figurava come 4885504

ed il cui testo era il seguente:

"IWIND:abbonamento attivo. Costo:5,09 euro/sett.Max 3sms/set.Hai 7 giorni per recedere inviando stop al 4850203.info/reg al help@i-uto.it 0423402080"

In realtà, avendo un'esperienza più che decennale nella navigazione in Internet e sapendo bene cosa fare e cosa evitare per non attivare servizi a pagamento anche inavvertitamente, posso dirvi che sono sicuro al 100% di non aver chiesto nessun servizio di cui parla quell'SMS, il cui autore è chiaramente in malafede, e con cui è inutile interloquire in alcun modo.

Alle 11.35 circa di oggi 16 luglio 2014 ho chiamato l'155 (numero del vostro centro assistenza) e ho parlato con un operatore (prima della conversazione una voce registrata mi ha notificato il codice FU16CF, o forse l'ultima lettera era una "S").

Mi ha informato che non risulta attivo sul mio numero nessun servizio a pagamento e che non risulta esser stato sottratto denaro dal mio credito residuo negli ultimi giorni.
Non ha però escluso che la società che mi ha inviato l'SMS inizi ad addebitarmi l'importo alla fine di questa settimana.

Inoltre l'operatore ha affermato che quando una terza società fornitrice di servizi telematici, rivolgendosi alla vostra società Wind Telecomunicazioni spa dichiara che il sottoscritto ha effettuato una richiesta di un servizio, e vi chiede di pagare questo servizio sottraendone la tariffa dal mio credito telefonico, voi credete ciecamente a questa dichiarazione e adempiete alla richiesta della suddetta società terza, senza avere dal sottoscritto nessuna conferma, e nel caso in cui in realtà io non abbia mai richiesto questo servizio è mio onere intervenire attivamente (perdendo il mio tempo) interloquendo con voi e con la suddetta società terza affinché il servizio sia disattivato e affinché il credito indebitamente sottratto venga ripristinato.

[...]

In altre parole, questo lo scenario: io do i miei soldi a Wind (ricaricando la mia carta telefonica, com'è normale fare), e...

- Wind si vede arrivare un bell'imbusto che dice "Datemi i soldi di questo vostro cliente, ci abbiamo parlato ed è d'accordo. Davvero, ti dico"

- Wind gli crede sulla parola: non gli chiede nessuna documentazione che attesti che io sono d'accordo, né mi contatta per chiedermi conferma

- Wind dà i miei soldi al bell'imbusto

- Se e quando io mi accorgo della cosa, è mio onere perdere tempo per chiudere il servizio e chiedere il rimborso dei soldi indebitamente sottratti al mio credito.

Anche un bambino di 10 anni capirebbe che se mi presento da te e ti dico "Dammi i soldi del tuo cliente, ci ho parlato ed è d'accordo" non devi fidarti ciecamente. Un bambino di 10 anni sì. Una multinazionale no?

Ho il forte forte forte sospetto che sia questione di fare i finti tonti, e i veri furbi. Non mi stupisce, dato che purtroppo in Italia le multe per questo tipi di condotta sono basse, da fare appena il solletico ad aziende del genere. E finché non diventeranno abbastanza salate, mi sa che continueranno così.
Secondo me se delle sanzioni appropriate per le compagnie telefoniche (ma anche di servizio elettrico e simili) fossero incluse in un programma di partito e in una campagna elettorale sposterebbero un bel po' di voti.

23 maggio 2015

Dialogo con grandi aziende: a volte difficile, ma non impossibile

Dopo 2 settimane di convulso dialogo, finalmente ieri ne siamo venuti a capo.

SWSHHHSSSFLASHBAAACK. Acquisto una stampante laser su Amazon.

Cerco di capire come funziona... Ehi. ma il toner non c'è? Non era previsto? Che strano!!

Chatto con un'assistente di Amazon, che mi dice che s'informa e mi fa sapere.

Qualche giorno più tardi inizia una conversazione fra me e lo staff di Amazon (che cambia a ogni messaggio) che dura circa 2 settimane. Buona lettura (alcune parti sono tagliate... il che è tutto dire :-D)

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Abbiamo ricevuto aggirnamento dal nostro al dipartimento competente.Confermando il toner non è incluso.
Grazie per la tua gentilezza e comprensione in merito alle nostre politiche.
Colgo l'occasione per augurarti una splendida serat
Cordialmente,
Abdallah T.

Amazon.it
L'azienda più attenta al cliente del mondo.

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Quando un cliente acquista una stampante di solito si aspetta di trovare dentro almeno un pochino di inchiostro.
Perché non avete specificato che non è così?
Non mi sembra che stavolta siate stati "l'azienda più attenta al cliente del mondo".
Marco

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Innanzitutto desidero scusarmi per il malinteso creato.
Capiamo perfettamente di averti causato dei disagi e non era assolutamente nostra volontà.
In seguito alla tua segnalazione, ti confermo che abbiamo inoltrato la segnalazione al team competente per avvisare e per chiarire sul sito.
Ti informo che noi non sapevamo questo in quanto i prodotti sono forniti dal fornitore.
Se avessimo saputo questa informazione sicuramente l'avremmo avvisato. Ti ringraziamo veramente per la tua segnalazione.
La tua segnalazione, come tutte quelle dei nostri clienti, è fondamentale per aiutarci a migliorare il nostro servizio e la nostra offerta.
Siamo davvero spiacenti di non essere stati in grado di soddisfare le tue aspettative. Spero che in futuro ci concederai l’opportunità di fornirti un buon servizio.
Per questo motivo, per qualsiasi domanda o chiarimento, non esitare a contattarci. Saremo lieti di aiutarti.
Se dovesse esserci qualsiasi inconveniente con il tuo ordine, non esitare a ricontattarci.
Se desideri restituire il tuo ordine, ti confermo che tutte le spese saranno a carico nostro.
Rimaniamo alla tua completa disposizione per qualsiasi ulteriore necessità o richiesta di informazioni.
Certo di una tua comprensione e nella speranza di esserti stato di valido supporto, colgo l'occasione per augurarti una buona serata.
A presto su Amazon.it.

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Ecco il chiarimento: il mio messaggio non conteneva un giudizio etico nei vostri confronti. Quindi apprezzo le vostre scuse ma non è di quelle che ho bisogno.
Se una persona o un'azienda si scusa, significa che ha sbagliato qualcosa (in questo caso la trasparenza), e se ha sbagliato qualcosa allora riconosce che è giusto che lei ripari questo errore.
Se veramente, al di là del semplice chiedere scusa e dichiararvi disponibili, siete intenzionati ad assumervi la responsabilità di quello che in effetti è vostra responsabilità (ripeto, non "colpa" a livello etico, ma semplicemente responsabilità), questo significa che siete disposti a inviarmi gratuitamente il toner che mi aspettavo e che, in mancanza di diverso avvertimento, un cliente normalmente si aspetta quando compra una stampante.
Ve lo dico anche perché se l'avessi saputo avrei acquistato in un negozio non lontano da casa mia, e a conti fatti avrei risparmiato, visto che la stampante era in offerta speciale.

> Se desideri restituire il tuo ordine, ti confermo che
> tutte le spese saranno a carico nostro.

Per me adesso restituire il prodotto non ha senso perché comporterebbe una spesa eccessiva di tempo.
Buona giornata
Marco

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Gentile Marco,
In seguito alla tua e-mail , ti confermo quanto e' stato confermato dal nostro centro di distribuzione che l'articolo "HP MFP M125A LaserJet Pro" viene spedito non includendo il Toner.
Ti informo che Amazon vende gli articoli come li riceviamo dai nostri fornitori ed a questo punto non abbiamo la possibilità di inviarti il toner separatamente.
Ti informo che l'articolo che hai acquistato e' venduto dal venditore terzo "Shockbuy srl" e spedito da amazon.
Per questa categoria di articoli non possiamo effettuare la sostituzione in quanto non possiamo gestire l'inventario del venditore.
In questo caso , se non hai ancora l'intenzione di tenere l'articolo potresti usare l'etichetta di reso per restituire l'articolo ed avere il rimborso.
Ho creato per te un etichetta di reso se desideri restituire l' articolo. Per stampare l'etichetta di reso clicca sul link seguente:
https://www.amazon.it/gp/orc/rml/DYKVT1RGRRMA
Se il link non funziona, assicurati di accedere allo stesso account sul quale hai effettuato l'acquisto. Dopo aver inserito indirizzo e-mail e password, prova nuovamente a cliccare sul link all'etichetta oppure copialo e incollalo nella barra indirizzi del tuo browser.
Nella pagina del nostro Centro resi online troverai tutte le istruzioni aggiuntive sulla spedizione del tuo pacco.
Non dovrai sostenere alcuna spesa aggiuntiva per la restituzione in quanto l'etichetta stampabile è prepagata. Potrai consegnare il pacco all'ufficio postale a te più comodo.
Quando il tuo reso verrà ricevuto dal nostro Centro di Distribuzione, ti invieremo un'e-mail di conferma e l'eventuale rimborso verrà effettuato sulla modalità di pagamento da te scelta al momento dell'ordine.
La procedura di reso potrebbe durare fino a un massimo di due settimane dal momento in cui spedisci il tuo pacco.
Potrebbero inoltre trascorrere dai 3 ai 5 giorni lavorativi affinché il rimborso sia visibile sul tuo estratto conto bancario. Se non dovesse essere visibile dopo tre settimane da quando hai spedito il tuo reso, contattaci per ulteriore assistenza.
Quando il tuo reso verrà ricevuto dal nostro Centro di Distribuzione, ti invieremo un'e-mail di conferma e l'eventuale rimborso verrà effettuato sulla modalità di pagamento da te scelta al momento dell'ordine.
Spero di averti aiutato.

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[...]

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> Gentile Marco,
> In seguito alla tua e-mail, sono spiacente che tu non sia
> soddisfatto dell'articolo ricevuto. Ti ricordo che se l'articolo
> non è di tuo gradimento potrai restituirlo e richiedere un
> rimborso totale, come indicato nelle nostre politiche di reso:

Per la TERZA volta vi ripeto che non mi conviene farlo adesso, perché
l'offerta speciale del negozio che ho vicino a casa mia non è più
valida oggi.
Se avete bisogno che io vi ripeta per TRE volte che ho capito la
politica sul reso e che non m'interessa, siete sicuri di essere
"L'azienda più attenta al cliente del mondo" ?
Comunque ho letto il regolamento e a quanto pare Amazon non è
responsabile di nulla. Ok.
Ciao
Marco

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Francesca, oggi pomeriggio mi sono accorto di una cosa:
sia lo staff del vostro centro di distribuzione, sia il sottoscritto
siamo fulminati.
Perché dico questo?
Ho appena riguardato due messaggi che ho ricevuto da voi l'8 maggio
sulla stampante che ho acquistato, dove si legge:
"Abbiamo ricevuto aggirnamento dal nostro al dipartimento
competente.Confermando il toner non è incluso"
e
"In seguito alla tua segnalazione, ti confermo che abbiamo inoltrato
la segnalazione al team competente per avvisare e per chiarire sul
sito.
Ti informo che noi non sapevamo questo in quanto i prodotti sono
forniti dal fornitore.
Se avessimo saputo questa informazione sicuramente l'avremmo avvisato.
Ti ringraziamo veramente per la tua segnalazione. "
E quindi mi corre l'obbligo di dirvi che, dopo aver acquistato un
toner e tentato di infilarlo nella stampante mi sono accorto che in
realtà un toner nella stampante c'era già.
Facciamo che io non dico nulla a nessuno di questa cosa e voi neanche, ok?
Ciao
Marco

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> Gentile Marco,
> In merito alla tua email, ti ringrazio per il tuo aggiornamento, ti comunico
> che il nostro Centro di distribuzione, su alcuni articoli non può aprire le
> confezioni, pertanto a volte si basano su ciò che viene magari indicato
> nella confezione.

Ma nella confezione non era specificato nulla del genere.
Quindi in base a cosa mi è stata data la conferma della non presenza del toner?

> Mi spiace del problema riscontrato.

A me di nuovo dispiace per i problemi di comunicazione che avete fra colleghi.
Infatti era già chiaro dall'inizio della conversazione che ho avuto
con voi il fatto che sulla confezione quell'informazione non c'era...

Mah
Ciao
Marco

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> Gentile Marco
> Sono davvero spiacente per il malinteso.

Non si tratta di un malinteso: avete comunicato in maniera chiarissima
e io ho capito perfettamente.
Solo che l'informazione era non veritiera. Così io ho dovuto
acquistare un altro toner.

> In seguito alla tua gentile e-mail, ti informo che il nostro centro di
> distribuzione potrebbe aver verificato queste informazioni tramite il
> fornitore o il produttore dell'articolo in questione

Ah, il vostro centro di distribuzione potrebbe aver verifiato queste
informazioni tramite il fornitore o il produttore dell'articolo.
E cioè il fornitore/produttore avrebbe detto "la cartuccia è assente"
quando invece è presente?
Mi sembra molto improbabile.

> desidero solo chiarire
> che il centro di distribuzione può effettuare una ricerca sugli articoli in
> vendita in più di un modo.

Un solo modo va benissimo. L'importante è che non si inventi informazioni false.
Ho ancora da capire, quella informazione, da dove è stata presa.

> Ti ricordo che se l'articolo non è di tuo gradimento, potrai restituire gli
> articoli ordinati o richiedere una sostituzione entro 30 giorni dalla
> consegna, come indicato nelle nostre politiche di reso:

Me l'avete già detto 4 volte, e 4 volte vi ho risposto che non mi conviene, e inoltre non vedo cosa c'entri il gradimento dell'articolo con ciò di cui stiamo parlando.
Suggerimento per l'azienda più attenta al cliente al mondo: evitate risposte standard fuori contesto. Se il cliente se ne accorge s'innervosisce.

Ciao
Marco

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Gentile Marco,
Mi spiace per i problemi che si sono presentati con il tuo ordine e con le incomprensioni ed informazioni errate che ti abbiamo fornito.
Ti posso confermare che facciamo sempre il possibile per far si che le informazioni presenti nel nostro sito siano sempre aggiornate e che tutte le informazioni , anche tecniche, siano presenti nella descrizione.
Confidando di farti cosa gradita, ti confermo che ho emesso per te un Buono Sconto del valore di EUR 5 direttamente nel tuo account.
[...]
Spero di averti aiutato.

------------

[...]

Mi è stato detto che non era presente nessun toner nella stampante che ho acquistato, e così ho speso inutilmente circa 65 euro per comprare un toner. Lo so che mi sarà utile per quando finirò l'inchiostro, ma io quando finisco l'inchiostro vado a farmi ricaricare il toner per 30 euro, non è che spendo 65 per comprare un toner nuovo (cosa che non è neanche ecologica). Quindi come contentino, il buono da 5 euro che mi avete regalato mi pare un po' poco...
Comunque chiudiamola pure qui.
Ciao
Marco

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Gentile Marco,
Sono davvero spiacente per l'inconveniente creato a causa di un errore involontario da parte nostra,
Mi dispiace davvero tanto non essere stati in grado di soddisfare le tue aspettative.
Spero che in futuro ci concederai l’opportunità di fornirti un buon servizio.
Ti ringrazio davvero tanto per la pazienza e la comprensione che hai mostrato.
Rinnovo ancora una volta le nostre più sentite scuse.
Colgo l'occasione per augurarti una buona giornata.

Rispondendo a questo breve quesito ci aiuterai a migliorare il nostro servizio. La tua opinione è molto importante per noi.

Ho risolto il tuo problema?
[Tasti "Sì" e "No"]

------------

Ok, ma mia opinioine è molto importante per voi, quindi visto che continuate a chiedermela ve la do, anche se in questo caso mi pare scontato.
Mi pare scontato perché mi sono già lamentato del problema che ho avuto e conseguente danno economico di alcune decine di euro, ho ricevuto da Amazon un buono (non un risarcimento) di 5 euro, e ho spiegato che ovviamente questo è piccolo rispetto al danno che ho subito.
E la vostra risposta qual è?
Le scuse.
Le scuse sono a buon mercato e non servono a restituirmi i soldi che per colpa vostra ho speso inutuilmente (e per favore adesso non ricominciate a parlare di reso perché vi ho già spiegato 4 volte che sarebbe per me un danno ancora maggiore).
Se davvero esiste una vostra volontà di dimostrare l'attenzione al cliente di cui Amazon sventola il primato, la risposta da dare non sono le scuse, ma un risarcimento adeguato, come ho spiegato nell'email precedente.
Altrimenti fate decisamente più bella figura a non rispondermi.
Ciao
Marco

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Gentile Marco,
in seguito alla tua ultima email, ho ricostruito la vicenda relativa alla stampante "HP MFP M125A LaserJet Pro" dell'ordine n. 402-7555140-9575565, per la quale in un primo momento ci avevi segnalato che era pervenuta priva di toner. Tale informazione era stata erroneamente confermata dal nostro Centro di distribuzione, e, successivamente, ci hai segnalato di aver invece constatato che il toner originale era già incluso nella stampante, avendo proceduto ad acquistare autonomamente ed installare una cartuccia di ricambio.
Per venire incontro alla tua richiesta e come gesto di assunzione della nostra quota di responsabilità dell'accaduto (dovuta alla informazione errata fornita dal nostro magazzino), ti confermo di aver emesso per te un ulteriore Buono Sconto del valore di EUR 20,00 direttamente nel tuo account.
L'importo complessivo del Buono Sconto sul tuo account è ora di EUR 25.00.
[...]
Ti ringrazio sin da ora per la tua comprensione.
Spero di averti aiutato.

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Bah, poteva andare peggio. Che fatica, però.

Consiglio finale:

esponi le tue ragioni anche quando dialoghi con le grandi aziende. Non sempre sono un muro di gomma totale, anche se all'inizio potrebbe sembrare.

Un saluto a te, caro lettore, dal Gentile Marco.

14 febbraio 2015

Spam nello sviluppo personale: una piaga sociale molto trash

Ti racconto di una delle tante email che ho ricevuto. E che ho trovato nella cartella “spam” dove giustamente Gmail l’aveva collocata e dalla quale non ho avuto motivo di tirarla fuori. Te ne riporto una versione modificata: ho cambiato i nomi delle persone e delle tecniche pubblicizzate, e anche il sito. E anche ho corretto un errore di sintassi, non volendo infierire eccessivamente.
Mi chiamo Zuzza Baruzza e rappresento in Italia Mister BrulloStrullo e la sua tecnica portentosa (www.strullo-internetional.com).
Vorrei proporle questo sistema ad integrazione della sua attuale offerta.
Il sistema di PappaPupping è uno strumento estremamente semplice che sviluppa la naturale capacità innata di ognuno di manifestare. [nota: nel campo dell’evoluzione personale per “manifestare” si intende di solito “far accadere nella realtà ciò che si è immaginato”]
Insegno questo strumento in una giornata di lavoro oppure in sessioni private.
Abbinato al PappaPupping, Mister BrulloStrullo ha sviluppato anche LifePupping e il SelfPupping, che fanno lavorare sull'essere, affinché le proprie risorse siano focalizzate sulla versione migliore di sé e verso il sé superiore.
Questi due strumenti necessitano di un coaching individuale.
Le mando una presentazione di Mister BrulloStrullo ed il suo sistema per visionarla e valutare se è possibile offrire questo prezioso strumento ai suoi follower.
Nel caso in cui fosse interessato, ma non volesse offrire questo strumento tramite il mio supporto, a maggio 2015 ci sarà la formazione ad hoc per diventare Practitioner Certificato.
La ringrazio per l'attenzione e le porgo i miei più cordiali saluti

Zuzza Baruzza
Orbene, la Zuzza Baruzza che senza il mio consenso mi scrive per offrirmi la tecnica portentosa PappaPupping per manifestare, l’unica cosa che ha manifestato per ora è illegalità e non rispetto della netiquette.
Infatti è illegale oltre che maleducato inviare messaggi pubblicitari senza previo consenso del destinatario (no, senza autorizzazione non si può inviare neanche un solo primo messaggio, neanche se c’è il link per la cancellazione, altrimenti si chiama spam, che come purtroppo non tutti sanno è un illecito penale).

Zuzza vuole insegnare ad ottenere la versione migliore di sé stessi. Se la versione migliore di lei è delinquere, quella peggiore cos’è? Fare le messe nere vestita da Hello Kitty?
E in che stato ridurrà le persone che abboccano, quelle che partono già talmente socio-ignoranti e sprovvedute da accettare offerte spam?

Già, perché i prodotti e i servizi pubblicizzati illegalmente NON si comprano. A parte che chi te li offre è ovviamente uno che non lavora bene, perché a quanto pare è costretto a comportarsi illegalmente per farsi strada… anche se si trattasse di un prodotto o un servizio ottimo NON lo si dovrebbe comunque acquistare. Perché acquistarlo significa dire a chi lo vende “Bene, continua a importunare la gente. Continua a sparare nel mucchio facendo perdere tempo a centinaia o migliaia di persone non interessate; va benissimo che loro ci perdano e tu ci guadagni”.
Spammer della malora, devi fare lead generation regolarmente. Devi farti trovare da chi cerca qualcosa, non tu andare a disturbare. Puoi:

- spendere del tempo per creare un blog + scrivere articoli sul blog maniera da farti trovare con Google per determinate chiavi di ricerca + strutturare il blog in modo che persuada il lettore a iscriversi alla tua mailing list

- spendere del denaro per delegare queste cose a qualcun altro

- pagare Google Adwords o simili per pubblicizzare il tuo sito

…e così avrai degli indirizzi email a cui inviare la tua pubblicità legalmente.
Oppure puoi sempre acquistare da una apposita società di marketing una lista di email i cui titolari hanno dato il consenso a farsi inviare pubblicità.

Tutte cose che costano tempo e/o denaro, lo so.
Ma non per questo gli altri (onesti) devono farlo e tu no.
Non hai il fiocco rosso.

Quindi fai marketing legalmente come gli altri oppure cambia mestiere. Perché se qualcuno dei tuoi destinatari si è svegliato male rischi di passare il brutto quarto d'ora che ti meriti col Garante della Privacy. Questa è la dura verità. E gli spammer non la vogliono accettare. Gliel’ho spiegato alla Zuzza Baruzza e lei m’ha risposto “sei fuori di testa”. No, non sono io fuori di testa. Sei tu che devi andare fuori dai piedi, che è grazia se non t’hanno preso a calci. Spammer e pure capra che non capisce di avere torto marcio.

Non dare un centesimo agli spammer. Furbetti o capre che siano. Per nessun motivo.

Cosa ti consiglio di fare invece? Rispondere al messaggio? Sta a te decidere.

Quando lo spam è organizzato per delinquere pesantamente funziona così: rispondere significa comunicare che il tuo indirizzo email è funzionante, e quindi sei un buon bersaglio per altri messaggi pubblicitari.
Se ritieni che si tratti di invece spam artigianale perpetrato da gente poveretta, come di solito è in Italia, allora ti invito a rispondere inviando il link a questo articolo…

…che chiudo riassumendo-riassumendo con un paio di similitudini:

- Scegliere un insegnante di sviluppo personale che si riduce a mezzucci spammucci per racimolare clienti è come scegliere un insegnante di pittura fra i teppistelli che imbrattano i muri con sconci disegnini.

- Affidarsi a uno spammer per avere più clienti è come affidarsi a uno spacciatore di eroina per risolvere i propri problemi di ansia.

Aggiornamento: Occhio, ché non necessariamente tutte le pubblicità e le newsletter sono spam. Ne parlo in quest'altro articolo.

26 gennaio 2015

Gli affari andranno a gonfie vele quando potrai essere zotico

Anche se può sembrare strano (ma basta ragionarci 2 secondi e strano non è), ho sempre avuto l'impressione che quando si parla di business, non di rado dove c'è scorbuticità c'è successo. Non dico per forza "enorme successo", ma almeno un successo sufficiente affinché lo scorbutico non sia indotto a chiedersi se sia ora di cambiare atteggiamento. Non ho mai sentito affermare, né con sicurezza né in via ipotetica, "Quello ha chiuso perché era maleducato / i suoi collaboratori erano maleducati"

Il medico, avvocato, consulente di qualsiasi ramo e addirittura la segretaria del professionista, se si comportano in un certo modo, è perché se lo possono permettere. E cioè è perché il mercato glielo permette. Come molti altri elementi, mi pare normale che la gentilezza si auto-calibri col mercato. Un po' come il casino che fanno gli studenti in classe si auto-regola a seconda di quanto è severo il professore.

Lo so, oltrepassata una certa soglia di indecenza comunicativa il cliente o potenziale cliente se ne va (ma non sempre), mentre se non si supera quella soglia sono in molti a pensare "questo può permettersi di fare lo zotico e di tenere una segretaria zotica... e nonostante ciò è pieno di lavoro... dev'essere proprio bravo! Tanto più che fa dei prezzo più alti degli altri...". Non dico che questo ragionamento sia automaticamente veritiero, ma lo diventa se sostituiamo "dev'essere proprio bravo" con "dev'essere riuscito in qualche modo a far credere che è proprio bravo, che sia vero o no".

Uno dei fotografi per attori più conosciuto di Roma (e quindi d'Italia) è noto per essere bravissimo e al contempo maleducatissimo. Nota: non sto semplicemente dicendo che è famoso per esser bravo ed è maleducato. Sto dicendo che è famoso per esser bravo ed è anche famoso per essere maleducato.
Quando ci parlai al telefono per un servizio fotografico il modo in cui parlava confermava ciò che mi avevano detto di lui, e cioè "Lui è bravo e ti farà un servizio fotografico coi fiocchi... sempre che tu regga. Perché sai, molti non ce la fanno e lo mandano affanculo". Fra l'altro gli chiesi se aveva un'email e mi rispose "Oooh, ma non me rompete i coglioni.. non ce l'ho, è già tanto che lei abbia il mio numero di telefono". Come da mia abitudine in questi casi (in realtà io lo percepisco come un dovere), decisi di non premiare il suo atteggiamento e quindi di non ingaggiarlo... ma io evidentemente ero uno fra tanti. Che scelgono lui nonostante la persona che è.

E insomma lì per lì ci rimasi male, ma qualche minuto dopo che ebbi riattaccato pensai che a tutto c'è un motivo, e che aver raggiunto uno status come quello di quel fotografo dev'essere una gran pacchia: tanti clienti ben paganti nonostante tu li tratti come zerbini. Beh, non è obbligatorio che tu lo faccia, ma almeno sai che puoi sfanculare chi se lo merita (magari con un linguaggio che non ti esponga a querele) senza pensarci due volte.

Se hai raggiunto una tale notorietà da poter essere zotico e ciò nonostante guadagnare bene, significa che il tuo business va a gonfie vele. A me non importa, perché sono cordiale di natura, ma la cosa purtroppo ha senso.

12 gennaio 2015

Banca del tempo: iscriviti, presto! - TIMEREPUBLIK

(Com'è facile capire, se possiedi un mucchione grosso di quattrini e svolgi il tuo mestiere con una tariffa oraria 50 volte più grande della media, allora la banca del tempo e questo articolo non sono per te...)

Da un bel po' di anni esistono varie banche del tempo. Ma nel momento in cui sto scrivendo la conoscenza del fenomeno non è ancora diffusa capillarmente, almeno in Italia. Quindi spiego. Brevemente, visto che è una cosa facile facile.

Come suggerisce il nome, una banca del tempo è una banca in cui i conti correnti sono depositi non di denaro, ma di tempo. Un'ora di lavoro di un qualunque correntista vale esattamente quanto un'ora di lavoro di un qualunque altro correntista.

Ad es. se tu mi tagli i capelli e ci metti mezz'ora, io ti pago con mezz'ora del mio tempo, che passa dal mio conto al tuo.
E tu puoi spendere questa mezz'ora che hai guadagnato ingaggiando un altro iscritto affinché porti a spasso il tuo cane per un quarto d'ora e un'altra iscritta madrelingua spagnola che per un quarto d'ora ti insegna l'inglese (beh, è spagnola, ma conosce molto bene anche l'inglese).

Fra le banche del tempo ti consiglio TIMEREPUBLIK, una banca del tempo che ha anche caratteristiche social.

Alcune caratteristiche di TimeRepublik:

- Per iscriversi ci vogliono circa 25 secondi
- Subito dopo l'iscrizione parti con 45 minuti di tempo suo tuo conto

- Se completi interamente il tuo profilo il bonus diventa di 5 ore
- Il sito genera automaticamente un link che puoi fornire alle persone a cui pensi che possa interessare; per ognuna che si iscriverà tramite il tuo link avrai nel tuo conto un bonus di 30 minuti

Ecco quindi che riporto qui sotto il mio link di affiliazione.
Fammi e fatti un favore: cliccaci su e...


P.S.: Se qualcuno ha delle obiezioni sul fatto che TIMEREPUBLIK sia la migliore banca del tempo, dica pure nei commenti...

04 dicembre 2014

Tu NON sei un commerciale.

È possibile che ci sia gente che non conosce il nome della propria professione?
Tu dici "Sono un commerciale".

Uuuuuh. Lui è un commerciale.
Davvero sei un commerciale?
Ma sì, dai. Può darsi.

Così come può darsi che quel signore vestito di verde che ho visto in sala operatoria sia un chirurgico.
E che quella signora che dà lo straccio per le scale del mio palazzo sia un'igienica.
E che un signore che si fa pagare per disegnare sia un illustrativo.
E che un gruppo di ragazzi che per mestiere suonano uno strumento siano dei musicali.

Parlo strambo, vero?
Anche tu. Solo che io lo faccio apposta.

Tu parli strambo e non lo sai. Non lo sai che "commerciale" non è un sostantivo. Non lo sai che tu sei un venditore. Oppure lo sai ma lo voi dire, perché te ne vergogni. Perché dicendo il vero nome del tuo mestiere temi di far scappare i tuoi potenziali clienti (renditi conto).
Ma senti me: lo sai davvero quand'è che i tuoi potenziali clienti scappano per aver scoperto che vendi qualcosa? Quando hai scelto un target sbagliato. Tipico errore dei multilevellari, che qualche volta convincono qualche pollo disorientato a intraprendere lo stesso mestiere (educandolo a farlo anche lui sotto le solite mentite spoglie, s'intende), che per un ristretto periodo (prima di abbandonare) gli porterà guadagni alquanto smilzi a conti fatti. Anzi, conti non fatti, perché il multilevellaro ha paura a fare certi calcoli, altrimenti si accorgerebbe che stando al tempo che ha impiegato per convincere il pollo disorientato e poi per motivarlo ha guadagnato circa 3-5 euro l'ora.

Ecco a chi devi nascondere che sei un venditore. Agli inutili polli disorientati.

Ma dai che ciai ragione te.
Perché tu mica vendi. Tu informi. Mica devi convincere nessuno. Devi far conoscere le straordinarie qualità di quel prodotto, che poi si vende da solo.
No, non si vede da solo un prodotto, testa di testone. Perché il prodotto si venda ci dev'essere un venditore che lo vende. Certo, a questo scopo lo deve far conoscere. Il che fa parte della vendita. VENDITA.
Se tu mi dici che non vuoi vendermi nulla significa che vieni da me a presentarmi il tuo fantastico prodotto per il solo fatto che ti sto simpatico e mi vuoi bene, e che se io lo comprerò tu non ci guadagnerai nulla.

È il tuo caso?
NO.
Quindi cosa sei?
Bravissimo. Un venditore.

Che? Ancora insisti che si può dire anche "commerciale" ?

Guarda:



Non c'è traccia di accezione come sostantivo.
È, può essere e sarà esclusivamente un aggettivo. Capisci?
Io non sono un fisioterapico. Sono un fisioterapista.
Mia mamma non ha fatto la didattica. Ha fatto la maestra.

E tu non sei un commerciale. Sei un venditore. Senza offesa.

25 novembre 2014

Fisco: elusioni, evasioni... soluzioni?

Ieri sono andato al negozio di ricaricamento cartucce per stampante. Il gestore con gli ultrasuoni ha gratuitamente risolto il problema della mia cartuccia (testina sporca, non inchiostro finito). Ringrazio, esco e vengo approcciato da un guardio di finanzo che mi chiede se ho pagato qualcosa. Gli spiego l'accaduto, mi chiede se sono sicuro (che fastidio), entriamo nel negozio, rispieghiamo l'accaduto e me ne vado. Coincidenza, rimettendo a posto le cartelle vedo un documento di testo salvato 2 anni fa: ci avevo incollato il messaggio di mio zio sull'argomento "tasse". Glielo ri-invio, lo modifica leggermente e dà l'ok per la pubblicazione. Anch'io rimaneggio un po' per un maggior ordine, e...

Buona lettura.

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ELUSIONE

L’elusione è un modo legale per pagare meno tasse. E allora perché evadere? Con l’elusione è tutto regolare e alla luce del sole. Nessun rischio. Vero, ma una società fantasma (legalmente perfetta) alle Cayman costa sempre alcune migliaia di Euro, per cui se la può permettere solo chi ha in programma di evadere, anzi, eludere almeno centinaia di migliaia di euro, ovvero industriali di medio e grosso calibro; ce ne sono pochi, meno di mezzo milione in Italia e non so se la loro elusione viene conteggiata come evasione. Rimedi? Nessuno praticabile, se non quello di rendere meno appetibili i paradisi fiscali. 

E gli altri? Chi sono gli altri evasori, quelli che non si possono permettere il lusso di eludere? Vedi sotto.

EVASIONE

Gli evasori sono una grande schiera di persone di ogni ceto. Ci hanno pensato in molti a come estorcere loro il maltolto evaso. Risultati scarsi. Sembra che lo strumento più efficace l’abbia trovato l’inventore degli studi di settore… ma di questo ne parliamo dopo.

Ecco chi sono gli evasori...

1. Criminalità organizzata

Come è noto, mafia, camorra et similia fanno affari d’oro senza pagare un centesimo di tasse.

Rimedi?

Semplicissimo: basta mettere in galera i criminali e confiscare tutti i loro beni. Sembra facile a dirsi ma poi la magistratura è così…. democratica, rispettosa delle leggi e garantista! Il giro d’affari è stimato superiore ai 10 miliardi all’anno.

2. Furbetti vari

Ad esempio:
  • Commercianti, che non emettono tutti gli scontrini fiscali.
  • Liberi professionisti (avvocati, medici, ecc.), che emettono parcelle più basse e si fanno dare la differenza in nero.
  • Artigiani, che tralasciano di emettere fatture.
  • Lavoratori dipendenti statali, che avendo un sacco di tempo libero fanno una miriade di lavoretti extra, pagati ovviamente senza emettere ricevuta fiscale.
  • Pensionati, che... Idem come sopra.
  • Insegnanti, che danno ripetizioni rigorosamente pagate in nero.
Soffermiamoci sui primi tre. Con un breve calcolo cerchiamo di capire quanto evadono. Supponiamo che lavorino 200 ore al mese, a 40 euro l’ora lordi (cioè a tale cifra va sottratta quella da versare al fisco e quella da versare obbligatoriamente all'INPS o altro istituto previdenziale). Sono 8.000 euro al mese lordi. Di tale cifra la metà circa dovrebbe andare in tasse e contributi. Ma evadono per una buona metà, quindi invece di versare 2.000 euro ne versano solo 1.000. Il criminale in un anno evade quindi circa 12.000 euro. Forse un po’meno se vuole andare in vacanza e/o se si ammala. Quindi diciamo 10.000 euro.
Moltiplicando tale evasione annua di 10.000 euro per 4 milioni di evasori (all'incirca le partite IVA in Italia fra artigiani, commercianti e liberi professionisti) si ottiene l'enorme cifra di 40 miliardi di euro.

E i lavoratori dipendenti (17 milioni in totale) che hanno un lavoro extra in nero? Sono oltre 3 milioni. Che, sommati ad almeno altri 2 milioni di pensionati extra-lavoratori in nero, fanno 5 milioni.
Cinque milioni di persone che evadono pochi spiccioli a testa, in media solo 4000 euro l'anno. Totale 20 miliardi di evaso. Più della criminalità.

E chi paga tutte le tasse?

Non di rado i dipendenti dicono: “A me le tolgono direttamente in busta paga! Pago fino all’ultimo centesimo!”

D’accordo, però quando dici che guadagni 1.000 euro al mese sei un bugiardo: la verità è che ti danno 2.000 euro e poi tu ne paghi la metà fra tasse e contributi. Quindi comincia a dire che il tuo stipendio è di 1.700 euro mensili lordi.

QUINDI?

“Pagare tutti, pagare meno” diceva un noto sindacalista. Allora ci siamo di già! L’evasione è spalmata abbastanza equamente fra i vari ceti sociali. Però ci sono almeno due categorie che risultano particolarmente penalizzate:

- lavoratori dipendenti che non hanno un secondo lavoro in nero
- disoccupati e sottoccupati senza sussidi e senza ammortizzatori sociali

Questi ultimi però costituiscono una minoranza (non arrivano a due milioni complessivamente), ce ne possiamo anche fregare, tanto mica possono fare sciopero, al massimo bruciano qualche cassonetto dell’immondizia.

In definitiva, oltre la metà della popolazione attiva evade le tasse o comunque trae un qualche beneficio dall’evasione fiscale.

Non dimentichiamoci che il beneficio dell'evasione va anche a una qualunque persona che sia cliente di un evasore fiscale, che abbassa il prezzo del prodotto o servizio e in compenso non emetto scontrino o fattura!

Studi di settore

Secondo la normativa, un libero professionista o un imprenditore deve guadagnare una certa cifra minima desunta in modo induttivo. Se paga le tasse calcolate su questa cifra minima, allora è in regola. Se, al contrario, si ammala, i suoi clienti falliscono e quindi non possono pagare, oppure subisce un tracollo di mercato, allora… può scegliere se pagare lo stesso (magari si fa prestare i soldi) oppure essere considerato evasore fiscale.

Potrebbe essere un modo per risolvere i problemi della disoccupazione: sarebbe sufficiente obbligare tutti i disoccupati a diventare imprenditori, o almeno a prendere la partita IVA. Dopodiché applicare loro gli studi di settore e tassarli di conseguenza. Niente più disoccupati, ma soltanto evasori fiscali da perseguire come autentici criminali.

E va bene, scherzi a parte, propongo una soluzione vera. Una soluzione a bassa tecnologia, anche se a prima vista sembrerebbe il contrario. Si chiama Anagrafe delle transazioni. Tutte le transazioni, acquisti, spese, versamenti, pagamenti, di qualunque cifra (e non sopra i 1.000 euro, come di normativa vigente) devono avvenire in modo elettronico, con causale, ordinante e beneficiario identificati. Non è complicato, anzi, eliminerebbe una certa criminalità tipo furtarelli e borseggi: la tecnologia esiste già. Basta che i soldi prelevati in banca (o al casinò) vengano messi non in tasca, ma... nel telefonino! Per pagare è sufficiente avvicinare il cellulare al POS, digitare il PIN e la cifra e zac! Più veloce della luce (o quasi!). Il resto lo fa un banalissimo (o quasi) software di analisi. Poi, chi spende il doppio di quanto incassa…. ci deve spiegare come fa.

Obiezione: chissà quanto costa un’attrezzatura del genere. Bene, la faccio io gratis, salvo chiedere la percentuale dello 0,001 % dell’evasione recuperata.

12 novembre 2014

Italia, aziende, prassi e crisi...

Le prassi, i protocolli, le standardizzazioni... tutte robe che possono indubbiamente servire all'interno di un gran numero di organizzazioni, ad esempio le aziende.

E però oggi ricorre il primo anniversario di una entusiasmante conversazione che ho avuto con un negozio di informatica trovato su Internet che di seguito incollo pari pari (salvo adattamenti poco più che grafici per motivi di scorrevolezza)...

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[...]
abbiamo ricevuto la sua richiesta per il prodotto [...], che siamo lieti di gestire, ma per inviarle l’offerta formale, avrei bisogno dei suoi dati per inserirla in anagrafica ed emettere l’offerta formale, composti da:
Nominativo, Indirizzo, Telefono, Codice Fiscale (Partita Iva nel caso di azienda).
Rimango in attesa di un gentile riscontro, in modo da portele inviare al più presto l’offerta.
Cordiali Saluti
[nome e cognome dell'impiegato]
Reparto Commerciale
CRC
[dati di contatto, nome ditta]

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Cioè... io vi chiedo il prezzo di un prodotto e voi non me lo dite
finché non vi ho fornito i miei dati?
Mitico.
Marco

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Per emettere l'offerta formale dal gestionale la prassi è questa, e non possiamo fare diversamente.
Appena mi ha inviato i dati le preparo l'offerta.
Rimango in attesa di un gentile riscontro.
Cordiali Saluti
[nome e cognome]

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Lei ha assolutamente le mani legate e la capisco. Non dev'esser bello.
"Appena mi ha inviato i dati le preparo l'offerta"... Il che significa digitare un numero: il numero di euro che vi avrei potuto dare in cambio di quel prodotto.
Spiacente, la mia prassi di cliente è fuggire a razzo dai venditori che rispondono a una domanda con una domanda e che si giustificano con le prassi.
Buon lavoro.

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Ora io dico una cosa.

C'è la crisi. C'è la disoccupazione. Aziende grandi, medie e piccole falliscono oppure reggono l'anima coi denti.
Però ho letto sul web più di un comportamento business-suicida ai livelli di questa conversazione.
Insomma... in questo mercato di gente che compra cum grano salis quasi tutti i tipi di prodotti (e quelli informatici non sono un'eccezione) queste aziende qua sono isole felici che vanno bene benone strabene al punto di potersene fregare di come non far scappare un cliente che aveva la chiara intenzione di acquistare, oppure si tratta di gente completamente stupida, che un giorno (o magari già adesso) si ritrova a dire "accidenti a questa crisi e chi ce l'ha mandata" ?

28 ottobre 2014

Multa con autovelox e ricorsi: come andò con Ricorsi.net

Ricorsi.net è un’iniziativa dell'associazione "Istituto per la Difesa del Consumo". Il sito è molto ben fatto: ha un blog con varie sentenze, offre spiegazioni sulla legislazione e mette a disposizione un eBook su come fare ricorsi contro le multe.

E per quanto riguarda i servizi offerti? In occasione di una multa presa con l'autovelox anni fa, decisi di sperimentare l'aiuto di Ricorsi.net per mettere a disposizione dei miei lettori la mia esperienza...

Inviai allo staff la scansione della multa. Mi risposero che dopo averla analizzata avevano dedotto che sussistevano elementi per poter fare ricorso.

Naturalmente Ricorsi.net non promette vittorie sicure, come non lo promette nessuno che possa dirsi onesto. Almeno al tempo, però (2010), dichiarava che dalle loro statistiche risultavano accolti 7 ricorsi su 10.

Sul sito c'era scritto che prima è bene far ricorso al Prefetto, e dopo, in caso di respingimento, fare ricorso al Giudice di Pace. Per avere due possibilità anziché una sola.
Sbagliato: salvo i casi in cui c'è stato un errore evidentissimo e innegabile (tipicamente targa errata, scambio di persona), fare ricorso al Prefetto è completamente inutile, visto che viene respinto di sicuro. Quindi si tratta di una perdita di tempo e di soldi. Solo che al tempo non lo sapevo.

Nel mio caso all'inizio sembrava che paradossalmente io avessi fatto bene a fare ricorso al Prefetto, perché quest'ultimo mi dette una risposta generica, standardizzata e senza rispondere sulle mie specifiche argomentazioni, e una sentenza passata aveva stabilito che una risposta del genere decretasse il torto del Prefetto e quindi l'annullamento della multa, indipendentemente dal merito. Ma non andò così (vedi sotto).

E insomma cosa feci io?

Volendo appunto vedere come sarebbe andata servendomi di Ricorsi.net, invio i 39 euro allora richiesti per farmi scrivere il ricorso con le varie argomentazioni secondo loro persuasive sull'illegittimità della multa, ricorso che firmerò e presenterò al Prefetto.
Ricevuta l'ovvia lettera con cui il Prefetto rimbalzava il mio ricorso raddoppiandomi l'importo della multa (ovvia, ma allora non per me e stranamente neanche per persone del mestiere come lo staff di Ricorsi.net), decido di continuare il test e andare dal Giudice di Pace.

Prima però mi rivolgo al mio avvocato per chiedergli cosa ne pensa delle argomentazioni scritte dallo staff di Ricorsi.net.
Mi risponde che si tratta di argomentazioni così ridicole che rischiano di far pensare al giudice "Questo vuole prendermi per scemo". Ad ogni modo faccio ricorso lo stesso, ma solo perché, come detto sopra, il mio avvocato ha individuato ho un'argomentazione in più, l'unica che dà una qualche speranza di vittoria, e cioè la risposta del Prefetto generica, "standardizzata" e non argomentata, che già in letteratura aveva determinato da sé la vittoria del ricorrente.
Nel ricorso al Giudice di Pace comunque aggiungo anche le argomentazioni presentate al Prefetto che Ricorsi.net aveva scritto.

Risultato del ricorso: il Giudice di Pace non tiene conto della sentenza da me citata e respinge il mio ricorso. Unica nota positiva, riporta la multa all'importo originale.

Stavolta il Prefetto è stato dettagliato, rispondendo punto per punto alle argomentazioni scritte dallo staff di Ricorsi.net, e il Giudice gli h dato ragione.

Ecco, ho sperimentato e questo è il risultato. E mi pareva giusto pubblicare il tutto per mettere in guardia i miei lettori dall'illusione di facili ed economici annullamenti di multe.

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