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21 ottobre 2017

Un esempio di dichiarazione di voto spazzatura

Francesco Paolo Sisto (Forza Italia)
Francesco Paolo Sisto (Forza Italia)
In questi giorni alla Camera è passato il disegno di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso medico.

Il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto è intervenuto in aula dicendo:

«Forza Italia dice no al provvedimento sulla cannabis perché, premesso che l'impiego terapeutico della sostanza è già previsto dal 2015, i rischi di questo testo sono nettamente superiori ai benefici. Il primo, nonchè più pericoloso, è che si tratti di un grimaldello per aprire uno squarcio verso la legalizzazione»

Ha detto inoltre:

«Non avalleremo mai l'intossicazione dei giovani per via ordinamentale: ecco perchè la nostra contrarietà può dirsi di cautela , una precauzione indirizzata verso le nuove generazioni. D'altra parte, è stato evidente come la discussione in Aula, che avrebbe dovuto muoversi e incentrarsi sulla tutela del diritto alla salute, sia trascesa nel tentativo subdolo di alcune forze politiche di cambiare le carte e introdurre una formale legalizzazione della cannabis sulla scorta dell'uso medico certificato. In pratica, si è cercato di arrivare non già ad una depenalizzazione tecnica, ma alla 'bonifica eticà di una sostanza stupefacente. Noi non ci stiamo»

Nelle parole che ho riportato si trovano almeno due elementi che classificano il discorso come spazzatura.

Sono un po' combattuto. Li spiego o non li spiego? A me sembrano talmente evidenti che spiegarli mi pare quasi un'offesa all'intelligenza di chi legge.

Ma allora, se le stupidaggini sono così evidenti, perché vengono dette? Vengono dette perché se sono un politico e so di avere evidentemente torto, non posso pretendere di convincere la controparte, ma mi rimane comunque il compito di dire qualche parola rivolta alle persone che la pensano come me. Le parole stupide tendono ad apparire un po' meno stupide quando arrivano all'orecchio di persone che già hanno la stessa opinione (o che per qualche motivo mi hanno in simpatia). Con loro la strada è in discesa. Ed è rivolto esclusivamente a loro un discorso argomentato anche penosamente per sostenere una tesi che fa acqua da tutte le parti. È comunque meglio di nulla. Perché non dire nulla sarebbe imbarazzante, ancora più imbarazzante che dire la peggiore boiata. Un politico deve prima di tutto apparire convinto di quello che sostiene. Secondariamente, e solo se possibile, cercherà di esprimersi con argomentazioni non stupide.

E insomma, che faccio, li spiego o non li spiego gli elementi che fanno il discorso di Francesco Paolo Sisto un discorso spazzatura?

No. Non voglio farlo. Ho deciso che è troppo facile. Se vuoi fallo tu commentando.

05 agosto 2017

Le strane testimonianze in stile Facebook per prodotti da appioppare

Testimonianze finte FB
È successo di nuovo. Vedo un post sponsorizzato su Facebook, apro il link per curiosità, leggo la storiella probabilmente inventata di un signore o una signora che ha risolto il suo problema grazie all'attrezzo in vendita e, alla fine della pagina, le "testimonianze".

E cioè i commenti con la stessa grafica di Facebook messi lì sperando che il visitatore non controlli la loro veridicità. Ma perché non controllarla prima di acquistare? Tanto ci vogliono pochi secondi. Chi mette commenti farlocchi non è così difficile da sgamare.

Come nel caso della pagina che ho visitato or ora.

Ho guardato le "testimonianze", nessuna delle quali negative, che figurano inserite col "Facebook comment plugin". E invece cliccando sui nomi non si apre nessun profilo Facebook. Inoltre ho provato a commentare e mi dà errore:

"Error occurred during initialization"

Ah, altra cosa: ho provato a cercare manualmente su Facebook i nomi e i cognomi a cui venivano attribuiti quei commenti. Risultato: l'utente non esiste oppure esiste un suo omomino con foto diversa. L'avrà cambiata pochi minuti fa, visto che il commento figura come postato pochi minuti fa? Ah, a proposito: il commento che circa 5 minuti fa era indicato come risalente a 39 minuti fa è tutt'ora indicato come risalente a 39 minuti fa!

Ora io mi chiedo: ma non è chiaro che quando un lettore si accorge di queste strane cose è disposto a farsi legare con una corda a un treno e farsi trascinare da Reggio Calabria a Aosta piuttosto che comprare qualsiasi prodotto tu stia vendendo in quella pagina, per quanto buono possa essere?

Fai così: se anche tu trovi una roba del genere, commenta direttamente su Facebook linkando questo articolo. Lì funziona... Magari il commento te lo cancelano, ma almeno per qualche minuto riuscirai a informare i lettori sprovveduti che è necessario avere un minimo di occhio per sgamare chi si crede strafurbo.

...Ah

Poi ci sono i post sponsorizzati con questi commenti qua:

La straordinaria pietra affila-rasoi che ti farà risparmiare un sacco di soldi. Uau.
Tutti, ma proprio tutti i clienti hanno avuto esperienze simili. In particolare Masum Billah e Md Jony Parvez (o come si chiamano).
Che coincidenze straordinarie!!! :D

20 aprile 2017

Obbligo di fedeltà in azienda: come interpretarlo?

Ho letto poco fa un articolo su La Stampa su una psicologa che ha vinto una causa contro l'ASL1. Secondo il giudice (e anche secondo me) era stata ingiustamente sospesa per il fatto di aver denunciato su Facebook le pietose condizioni del luogo di lavoro che le era stato assegnato, pubblicando foto e commenti denigratori. Del resto le foto erano vere, e il luogo di lavoro era effettivamente pericoloso e fatiscente. Quindi con che coraggio l'ASL1 aveva deciso di punirla?

Questa vicenda mi ha ricordato un fatto di qualche anni fa. Mi lasciò perplesso una clausola che una cooperativa di servizi inseriva nei contratti di ingaggio di professionisti della salute e operatori di assistenza in una casa di riposo.

Questa clausola, si leggeva nel contratto, vietava al professionista

"di comunicare e divulgare a terzi qualsiasi tipo di dato, informazione, notizia inerente l’organizzazione aziendale, i singoli servizi e gli utenti di cui viene a conoscenza durante le prestazioni professionali e dopo la cessazione delle stesse, e a non utilizzare, né in proprio né a favore di terzi, dati o fatti inerenti la Cooperativa e le strutture in cui opera"

Dopo una ricerca sul web del codice di riservatezza, sancito dal codice civile, trovai questa pagina dedicata al diritto, dove un legale rispondeva alla domanda di un utente. Nella sua risposta, fra l'altro, si legge un riferimento al cosiddetto obbligo di fedeltà:

[...] anche successivamente alla scadenza del contratto, non avrai facoltà di "divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio"(pensa ad esempio, alle opere tecnologiche innovative, assoggettate a brevetto, ovvero all'esito degli studi e delle ricerche scientifiche, di cui ti occuperai all'interno dell'azienda). [...] L'obbligo sussisterà fino a quando l'imprenditore/ex datore di lavoro avrà interesse a tale segretezza, ossia fino a quando l'azienda svolgerà la sua attività, nello specifico settore imprenditoriale in cui opera attualmente. In caso di violazione dell'obbligo di fedeltà, successiva all'estinzione del rapporto di lavoro subordinato, sorgerà nei tuoi confronti, una responsabilità civile, ossia sarai obbligato a risarcire il danno patrimoniale, cagionato al tuo ex datore di lavoro."

Ok, il Codice Civile vieta la divulgazione di notizie che cagionerebbero un danno all'azienda. Se il lavoratore lo fa, l'azienda può citarlo in giudizio e chiedere il risarcimento per quel danno (a patto che quel danno venga dimostrato, immagino). Ed essendo ciò sancito da una legge, vale anche se non è scritto nel contratto.

Ma in quel contratto il divieto era più esteso. Non si vietava soltanto la diffusione dannosa di informazioni. Si vietava la diffusione di informazioni. Anche se non dannose. E questo anche dopo la fine del rapporto di lavoro.
Praticamente se accetti quel contratto, 20 anni dopo che hai smesso di lavorare per quella cooperativa non puoi confidare a tuo fratello uno dei "fatti inerenti la cooperativa e le strutture in cui opera", ad esempio che una volta un tuo collega è stato licenziato, o che una volta alla cuoca è caduto di mano un piatto.
Altrimenti, pur non arrecando danno alla cooperativa violi il contratto. E quindi potrebbe esserti chiesto un risarcimento per contratto non onorato.

Ma... ma... MA...

...per prevedere una sentenza, a quanto pare, non sempre è sufficiente leggere il significato delle parole di un contratto e di una legge. A volte, legge o non legge, contratto o non contratto, il giudice aggiunge del suo.

Ad esempio, premesso che sono contento della sentenza che ha dato ragione alla psicologa, non posso non notare che la legge le dà torto: nel Codice Civile c'è scritto che è vistato di divulgare notizie attinenti all'organizzazione. Non c'è scritto che "però quelle informazioni puoi divulgarle se corrispondono a verità, o se sono facilmente reperibili".

Quindi, per l'ennesima volta, dititto italiano... BOH.

05 marzo 2017

Amicizia agli amici, anche su Facebook

Come cambia l'atteggiamento nei rapporti interpersonali da offline a online? Per me zero. Per molti altri, invece, molto. Moltissimo.

Ad esempio è ben noto il fenomeno che vede come protagonisti migliaia di utenti che aggrediscono con feroce ferocia i loro interlocutori online, atteggiandosi ben diversamente da come farebbero dal vivo (ignorando che una frase sarcastica è una frase sarcastica, un invito a tacere è un invito a tacere, un insulto è un insulto, indipendentemente dalla forma verbale o scritta). Fenomeno talmente noto che ha anche un nome: "leoni da tastiera".

Molto meno noto è invece un errore analogo, secondo me quasi altrettanto grave, che riguarda la richiesta di amicizia su Facebook.

Immagina una persona che sta esponendo a un gruppo di amici un suo problema fisico, o relazionale, finanziario, o legale, o qualunque altra cosa che non direbbe mai a un pubblico qualsiasi; se tu la conoscessi solo di vista certo non ti parrebbe opportuno infilarti in quel gruppo e dire "Ciao! Come va? Stavi dicendo? Posso ascoltare anch'io, vero?".

Quel che mettiamo sul proprio diario non sono parole, foto o video buttati là, in pasto al web, indirizzate a non si sa bene chi. A seconda della scelta di pubblicazione, posso decidere di rendere visibile quell'aggiornamento di stato a tutti (anche chi non è mio amico) oppure solamente agli amici (oppure a specifiche liste di persone, o escludendo qualcuno, etc, ma per lo scopo di questo articolo non c'è bisogno di entrare nel dettaglio).

Se non sei mio Facebook-friend puoi comunque chattare con me e vedere i miei messaggi pubblici. Dunque...

quando è opportuno essere amici su Facebook?

Semplicemente quando siamo amici davvero.

...Oppure quando, pur conoscendoci da poco tempo, abbiamo motivo di pensare che ci siano i presupposti per diventarlo da subito. O per atteggiarsi come amici da subito in via sperimentale.

Chiedendo a una persona l'amicizia, le chiedi la possibilità di vedere i messaggi che per qualche motivo solo una cerchia di persone selezionate può vedere. Ricordati quindi di non fare questa richiesta a cuor leggero. Sarebbe da sfacciati.
Fallo solo se credi che quella persona voglia o abbia un qualche motivo di renderti partecipe delle sue esternazioni che solo agli amici ha voglia di dire.
Per lo stesso motivo, non rimanerci troppo male se non accetta la tua richiesta: non significa che non possiate essere comunque in ottimi rapporti. Potrebbe ad esempio aver predisposto il tasto "Segui" nella pagina del suo profilo, che serve a ricevere in bacheca gli aggiornamenti di stato che contrassegnerà come visibili da tutti. Se clicchi su "Segui", l'utente ne riceverà notizia e magari anche lui cliccherà sul tuo pulsante "Segui". Ricevere vicendevolmente tali aggiornamenti può essere un modo per iniziare a conoscersi, avere occasione di dialogare attraverso i commenti e in chat, per poter magari diventare amici in futuro.

Altra occasione in cui non devi rimanere male è quando scopri che un utente, pur non avendo litigato con te e pur non avendoti manifestato esplicitamente un problema nel vostro rapporto, ti cancella dagli amici.
È quello che talvolta io faccio quando vedo che non c'è interazione. Che essere amici su FB non serve a nulla. E cioè quando l'utente, non invia mai aggiornamenti di stato con cui mi tiene aggiornato sulle sue novità e non commenta o non clicca mai "mi piace" o altra reazione sui miei post. Oppure quando vedo che fra i nostri interessi, i nostri valori e le nostre opinioni c'è un divario talmente grande che essere in contatto non ha granché senso.

Insomma, non c'è nulla di orribile nel non essere amici su Facebook. La maggior parte degli utenti Facebook ha centinaia di amici. Ma com'è possibile essere amici di centinaia di persone? Come gestire centinaia di amicizie? Qualcuno trascuri per forza... addirittura a volte mi è successo di vedere un mio FB-friend e di pensare "Ma questo chi è?".

E che dire di chi chiede l'amicizia per far avere visibilità alla propria attività commerciale? È un uso improprio di Facebook e della parola "amicizia", e pertanto non ti fa fare bella figura. Si può usare Facebook per farsi pubblicità, ma attraverso una pagina FB aziendale, non attraverso un profilo personale.

22 febbraio 2017

Una soluzione al sovraffollamento della bacheca di FB

Come ho spiegato nell'articolo intitolato "Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti", lo scopo principale per il quale Facebook è nato è aggiornare gli amici con le notizie della propria vita. E invece se ne fa costantemente un uso improprio, pubblicando post che con la propria vita non c'entrano. La conseguenza è il sovraffollamento del diario degli amici e quindi perdita di tempo per chi fra loro è meno capace di amministrarlo e ha l'abitudine di scorrere la bacheca per guardarla tutta quanta.

Chiaramente non serbo grande fiducia che i miliardi di utenti cambieranno il loro comportamento per il fatto che io stia spiegando in questo articolo cosa sia opportuno pubblicare e cosa no.

Una possibile soluzione, allora, potrebbe essere adottata dallo staff di Facebook. Quello sì che potrebbe darmi retta, e io lo contatterò (aggiornamento: ecco fatto, ho inviato il consiglio a Facebook dalla pagina dedicata ai feedback degli utenti).
Gli intelligenti programmatori del gran social, com'è consueto nell'informatica destinata al grande pubblico, potrebbero impegnarsi in complicati algoritmi affinché il risultato offra una soluzione semplice e che porti gente sempliciotta a fare meno danno, senza farla troppo affaticare o arrabbiare. Come?

Premetto che attualmente esiste un modo per porre in evidenza le proprie notizie più importanti:

- Si va sulla pagina del proprio diario

- in alto rispetto al riquadro per l'aggiornamento di stato, si clicca su "Avvenimento importante"

- si sceglie il tipo di notizia

- si compila i vari campi (alcuni dei quali opzionali) e si sceglie, se del caso, una foto o un video

- si seleziona chi potrà visualizzare la notizia

- si clicca su "Salva".

Così facendo compare un post che occupa una discreta quantità di spazio, e che quindi è più facile catturi l'attenzione.

Ma questa funzione risulta insufficiente. Non contribuisce a che l'atteggiamento degli utenti Facebook prenda una buona piega, anzi, per certi versi va anzi nella direzione opposta, e questo è dimostrato dai fatti: la maggior parte continua a scrivere le notizie importanti e le robe frivole con lo stessa modalità, e cioè il semplice e classico aggiornamento di stato. Il che è anche compresibile: se ogni volta che parlo di una cosa che mi riguarda usassi lo strumento "Avvenimento importante" sembrerei un "invadente" che cerca di mettersi esageratamente in evidenza per notizie anche di importanza media o medio-bassa.
Ma la distinzione di cui sto parlando non è "cose poco importanti / avvenimenti importanti" (fra amici è normale dirsi anche cose non importanti).
La distinzione di cui sto parlando è "cose che riguardano la tua vita / tutto il resto".

...E non trovo buona cosa che venga percepita come normalità l'aggiornamento di stato contenente link esterni, barzellette, etc, e che venga percepita come eccezione una notizia che riguarda l'utente. Un motivo in più per ritenere lo strumento attualmente fornito da Facebook non adatto allo scopo di riportare questo social all'utilità per cui era nato e per facilitare la gestione del tempo di chi lo usa.

Io propongo un'altra cosa.

Facebook potrebbe obbligare, in fase di scrittura, a una veloce classificazione del post a seconda che sia un post "proprio" (in tutti i sensi), e cioè riguardante la propria vita, oppure un post "extra". E rendere possibile, in bacheca, il raggruppamento di queste tipologie di post.

Ad esempio nell'area per la creazione dell'aggiornamento di stato potrebbero comparire delle voci tipo "post su di me" e "post extra", e dopo aver scritto un aggiornamento di stato potrei dover scegliere una di queste affinché il pulsante "Pubblica" diventi cliccabile.
Per "post extra" si intende una barzelletta, una perla di saggezza, un video divertente, etc. Un post che se i miei amici lo leggono bene, altrimenti pazienza, perché non riguarda la mia vita.

Quanto alla lettura della bacheca, dovrebbe essere possibile in 3 modalità, ciascuna velocemente selezionabile dall'utente con un clic:
  • "tutti i post", per far comparire la bacheca come nello scenario attuale (contento te...)
  • "solo post importanti", per far comparire in bacheca solo i post contrassegnati dai loro autori come riguardanti la loro vita
  • "solo post extra", per quando uno ha del tempo che davvero gli avanza e vuole dedicarsi a una distratta lettura extra delle robe interessanti o divertenti consigliate dagli amici
E se un utente sbaglia a contrassegnare il suo post (distrattamente o volutamente)?
Beh, ci dovrebbe essere la possibilità per chi lo legge di segnalarlo. Dopo un certo numero di segnalazioni, la punizione potrebbe essere ad esempio l'impossibilità per 3 giorni di pubblicare aggornamenti di stato. Oppure semplicemente il lettore smette di seguirlo.

Aggiornamento del 19.9.2017:

In occasione del questionario che Facebook mi ha proposto, ho tirato fuori una variante della strategia su spiegata.
Facebook, anziché affidarsi all'appropriatezza di uso da parte dell'utente, potrebbe cercare di individuare automaticamente la tipologia di aggiornamento di stato e di conseguenza decidere in quale dei due feed inserirlo. Ad esempio, se semplicemente scrivo qualcosa senza nessun link, è molto facile che io stia scrivendo qualcosa che riguarda la mia vita. Se invece invio un link di un giornale online o di un video YouTube, è probabile che io voglia proporre qualcos'altro. Certo, è possibile che io linki un articolo di un mio blog o di un mio canale YouTube. Per questo dovrebbe esserci la possibilità di associare il proprio profilo personale Facebook a un sito e a un canale YouTube, affinché Facebook riconosca certi link come riguardanti la mia vita e si comporti di conseguenza quando si tratterà di inserire un aggiornamento di stato in uno dei tue tipi di feed.

15 febbraio 2017

Come commentare questo blog (e in generale i post di Blogger)

Pensavo fosse scontato, ma così non è. E allora facciamo un post anche su questo. Sì, perché non basta scrivere "IMPORTANTE" a lettere maiuscole sotto alla grande scritta rossa "Posta un commento". C'è chi salta a piè pari le cose importanti, preso dalla foga di chiacchierare. Bah. Frustate, sai...

Sarà anche una buona occasione per tranquillizzare chi sospetta che io censuri colpevolmente chi dissente dalla mia opinione. In realtà censuro (a volte subito, a volte dopo un po' che ho sopportato) solo chi si comporta in maniera scorretta.

Chiaro, questo è il mio blog, dunque cosa è corretto e cosa no viene deciso dal regolamento che io stabilisco. Detto così a qualche utonto può sembrare tirannico, ma basta pensarci un secondo per capire che se funzona in questo modo per le abitazioni non c'è motivo che sia diverso per un blog.

E, come si evince dal titolo, le regole qui sotto riportate fungono anche da consiglio su come commentare su tutti gli altri blog; in particolare la prima riguarda i blog sulla piattaforma Blogger.

Ordunque, ci siamo. Ebbene, per favore:

Non commentare come "Anonimo".
Non tanto per il fatto che voglio sapere chi sei per poterti mandare un commando di sicari che ti facciano a fette perché mi hai contraddetto. Il fatto è che se due persone commentano come "Anonimo", si crea confusione. Quando rispondo e dico "Ma vedi, Anonimo, il fatto è che..." non si capisce a quale dei due io mi stia rivolgendo.
Non devi per forza firmarti con nome e cognome. E non devi per forza identificarti col tuo account Google, o Wordpress, o LiveJournal, etc. Puoi anche scegliere l'opzione "Nome/URL", lasciando eventualmente vuoto lo spazio dell'URL. Così puoi usare anche un nick. Anche un nick provvisorio usa e getta. Ecco come fare:


Non insultarmi.
Non mi piace essere insultato. Se ti senti offeso per quello che ho scritto, parliamone pure. Sì, lo so, a volte dico anche che chi si comporta in una certa maniera è imbecille o robe del genere. Quindi, se ti accorgi che il tuo comportamento ti classifica come imbecille, puoi sempre correre ai ripari facendo tesoro di ciò che ho scritto e cambiando comportamento.

Non insultare altri commentatori.
Altrimenti rischi di essere querelato, e forse rischio di essere querelato anch'io per il fatto di aver ospitato il tuo commento. Quindi se cancello il tuo commento ingiurioso o diffamatorio dovresti solo ringraziarmi.

Non fare il processo alle intenzioni, non mettere a nessuno in bocca parole che non ha detto.
Questo è come dire "impara a leggere", ma mi rendo conto che se non sai leggere è un po' troppo riassuntivo. Ci vorrebbero delle lezioni vere e proprie. Beh, cercati qualcuno che ti dia una mano. Oggi giorno le ripetizioni di italiano si trovano a prezzi davvero bassi, data la disoccupazione dei laureati in materie umanistiche.

Leggi bene l'articolo e i commenti precedenti al tuo.
Se scrivi un commento i cui contenuti sono già smentiti nell'articolo in questione o in commenti precedenti, sei ad altissimo rischio censura e ignoramento. E no, non sono io che manco di rispetto alla tua libertà di espressione, ma tu che manchi di rispetto al tempo mio e degli altri potenziali lettori.

Per ora mi sono venute in mente queste regole qua. Poi vedremo.
Beh, se hai suggerimenti commenta pure (mi raccomando...).

[Link breve a questa pagina: http://tinyurl.com/comecommentare]

07 febbraio 2017

Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti

Facebook è un bellissimo strumento nato per aumentare il contatto fra AMICI che altrimenti comunicherebbero fra loro molto meno: spiace incontrarsi poco per via della distanza geografica, spiace frequentarsi poco perché i momenti in cui si è liberi non sono gli stessi, spiace non aver tempo per tutti e dover dedicare a qualcuno più tempo, a qualcun altro meno, e a qualcun altro ancora zero o quasi.

Facebook risolve almeno in parte questo problema. In pochi secondi o minuti posso inviare un messaggio a tutte le persone a cui voglio che arrivi. Così, con un dispendio minimo di tempo faccio sapere ai miei amici le novità della mia VITA; viceversa, con un dispendio di tempo molto più breve degli incontri offline, vengo a sapere delle novità delle loro VITE.

Riguardo quest'ultimo aspetto, però, a un certo punto mi sono accorto di un problema. Scorro la mia bacheca, entusiasta di avere velocemente un panorama di informazioni sulle novità delle VITE dei miei amici che altrimenti mi porterebbe ore e ore che purtroppo non ho... ma mi accorgo che lo scrolling della mia bacheca per vedere tutti i post comporta comunque una spesa di tempo eccessiva.

Questo per due motivi. Uno è che (nel momento in cui sto scrivendo questo articolo) ho tantissimi FB-friend, in quanto non ho ancora effettuato una selezione che conto di fare in un futuro prossimo... (non credo l'amicizia su FB si debba mantenere se non si è veri amici davvero, come ho spiegato in quest'altro articolo, e come potrai intuire avere centinaia di veri amici sarebbe bello ma è abbastanza inverosimile).
L'altro motivo, oggetto della trattazione di questo articolo, è che tanti amici usano troppo il proprio diario FB per post diversi da quello per cui FB dovrebbe servire. Post che, invece di parlare delle proprie novità, sono del tipo

"Ragazzi, sentite bella sta canzone"
"Sentite sta barzelletta"
"Leggete sta perla di saggezza"
"Guardate com'è buffo sto bambino / gatto / politico / cinghiale / ..."
"Ve lo ricordate sto giocattolo / motorino / spot pubblicitario degli anni '80? Che tempi!"
"Leggete sto scoop! La merendina cancerogena! / La Tachipirina che fa malissimo! / L'ISIS l'hanno inventato gli USA! / ..."
"Mi raccomando, siate buoni come me, scrivete Amen per solidarietà per questo bimbo nato senza il culo"

...Che sono tutte proposte interessantissime, ci mancherebbe. Solo che Facebook non è nato per questo. È nato, lo ripeto, per tenere in contatto gli amici e consentire loro di raccontarsi a vicenda le proprie novità.

Metti che tu sia uno di quegli amici che, per un qualche motivo, io non vedo mai o quasi mai se non per caso. Metti che per questo motivo io sia grato a Mark Zuckerberg e il suo staff per aver creato Facebook, che mi permette, con i pochi ritagli di tempo che ho ogni giorno, di dare un'occhiata alla mia bacheca per sapere se è successo A TE qualcosa di bello per congratularmi, o se è successo qualcosa di brutto A TE per aiutarti, o se è successo qualcosa di buffo, sempre A TE, per riderci o farci una battuta, etc.
Anche se si ha poco tempo a disposizione, ci tengo a sapere le novità degli amici, visto che abbiamo uno strumento che è fatto apposta e che ha proprio questa funzione.

Però tu non sabotarla, questa funzione. Ti prego. Pubblica le cose con saggezza.

Va bene che tu scriva dell'arresto di quel politico SE TU sei quel politico. Oppure SE TU sei il magistrato che ha fatto arrestare quel politico. Oppure se l'automobile della polizia che portava quel politico in caserma è passata sopra AL TUO PIEDE, fratturandotelo. Insomma, se la cosa un minimo ti riguarda.
E se fai una domanda a me e agli altri amici su un fatto della politica che non hai compreso? Va bene: chiedere un favore agli amici è normale. Lo è anche fare un sondaggio perché cerchi suggerimenti su cosa regalare a tuo cugino per il suo compleanno, o per sapere se è normale che la sua fidanzata si comporti in quel modo in reazione a bla bla bla, o per sapere cosa ne pensano gli amici di qualcosa nel caso in cui tu abbia BISOGNO di saperlo, o tu sia davvero MOLTO CURIOSO di saperlo, perché non saperlo ti crea problemi, tipo una crisi esistenziale, e quella crisi esistenziale riguarda la tua vita. Quindi diciamo va bene.
Va bene anche linkare, come faccio io, i link agli articoli che hai da poco tempo pubblicato sul tuo blog. Si tratta di una notizia sulla tua vita, dato che l'articolo l'hai pubblicato tu.
E invitare a firmare una petizione o a donare dei quattrini per una giusta causa? Qui siamo al limite. Nel senso che se quella petizione o giusta causa non ti riguarda direttamente, si può dire che ti riguardi indirettamente, perché tu tieni molto alla questione ed è sensato che tu inviti gli amici a seguire il tuo esempio. Fermo restando che non è credibile che tu dedichi interamente la tua mente e la tua vita alle petizioni, a meno che tu non lavori ad esempio per Amnesty International. Quindi, come me, fallo con moderazione.

Cosa inveve non vorrei proprio vedere sulla mia bacheca?
Post di amici che sembrano dei portalettere di un giornale o di un blog perché quella o quell'altra notizia è interessante, importante, divertente, etc.

E le barzellette? Se sto leggendo un libro sugli insetti della foresta amazzonica e nel mezzo di un capitolo trovo un riquadro con una barzelletta, la cosa non mi piace. Stavo facendo un'altra cosa. Il libro di barzellette lo leggo quando decido che mi va di ridere.
E se sto guardando la bacheca di Facebook (che è un notiziario sugli amici) ? Stessa cosa.

Non interpretare tutto questo pensando che io sia una persona estremamente pignola e irritabile. È un dato di fatto che il tempo della maggior parte delle persone è limitato. E la confusione sottrae tempo e non mi permette di usare come vorrei il poco tempo libero che ho.
Del resto non sarà la priam volta che senti parlare di "perdere tempo su Facebook". L'associazione fra "Facebook" e "perdita di tempo", anche se un po' superficiale e snobbistica, ha un suo perché. Che consiste proprio nel suo uso inappropriato da parte di un utente moltiplicato per tutti i FB-friend, che di solito sono molti. Il tempo necessario alla consultazione della bacheca si quintuplica o si decuplica, e fra l'altro aumenta il rischio di distrarsi e perdersi una notizia di un amico particolarmente importante.

Non è che io sia masochista e non ami leggere notizie interessanti, importanti o divertenti. Solo che quando ho voglia di farlo ci penso da me.
Se decido di usare Facebook per essere aggiornato ad esempio sulle notizie pubblicate da un giornale, vado sulla pagina di quel giornale, clicco "Mi piace" e ricevo gli aggiornamenti.

Ma mettiamo che tu sia follemente innamorato di un giornale o di un blog a cui è abbinata una pagina Facebook. Lo ritieni troppo, troppo forte, e parimenti vuoi tanto bene a me, e ritieni di fare un favore a tutti e due mettendoci in contatto, e cioè consigliandomi di cliccare "Mi piace" etc.
Come puoi farlo, se con quanto scritto sopra pare che io ti stia proibendo di usare il diario per scopi simili?

In realtà non te lo sto proibendo tassativamente. Nel momento in cui vedi una pagina Facebook che vorresti consigliare agli altri, puoi fare un post in cui dai questo consiglio. Condividi UNA volta il link alla pagina che ti piace tanto. Pagina a cui, se lo deciderò, provvederò ad abbonarmi, senza che tu in seguito ne linki i singoli post.

E se vuoi consigliare anche quella pagina ai tuoi futuri amici di Facebook?
I tuoi futuri amici, se davvero sono interessati ad ispirarsi alla lista delle tue pagine preferite, ci pensano da soli: il momento in cui diventerete amici sarà un'occasione per loro di visitare il tuo profilo e vedere le pagine a cui hai messo "Mi piace" e i gruppi a cui appartieni.
Già. Pochi lo fanno. Se proprio ci tieni a che lo facciano, puoi sempre prendere l'abitudine di ricordarlo ai futuri utenti, inviando a ognuno di essi un messaggio in chat nonappena siete diventati FB-friend.

Ecco, ti ho detto come devi comportarti. Vengo adesso a cosa ti accadrà se non ti atterrai alle mie disposizioni.
Beh, ti accadrà che io farò quello che non vorrei mai dover fare: dopo un po' smetto di seguirti.

Mi spiace. Ho accettato la tua amicizia perché ero lieto che tu condividessi con me le tue gioie e i tuoi dolori, perché questo l'amicizia è. Se però in mezzo alle 2 o 3 condivisioni appropriate ne trovo 40 inappropriate... Insomma, pensa a un amico che ti telefona per raccontarti una barzelletta. Non sempre la stessa, intendo. Una nuova ogni volta. Trovi le sue barzellette sghignazzosissime. Però lo fa 5 volte al giorno, portandoti via un sacco di tempo che non puoi dedicargli. Cosa fai dopo averglielo spiegato e dopo aver constatato che continua a comportarsi nello stesso modo? Quando vedi il suo numero sul display del tuo cellulare, non gli rispondi più. O almeno gli rispondi solo sporadicamente. Certo, con questo c'è il rischio che lui abbia necessità di contattarti per una questione importante, o addirittura per un'emergenza, e che tu non risponda. Beh, se l'è cercata.

Su Facebook... uguale. Se a lungo hai inviato post che non riguardavano la tua vita e noti che dopo aver raccontato della triste scomparsa del tuo animale domestico o di un tuo parente io non ti faccio le condoglianze, o dopo aver annunciato la tua laurea io non ti faccio i complimenti, non è perché io non sono un buon amico. È perché tu sei un cattivo utente.

04 febbraio 2017

Il piccolo negoziante col cartello supplicante

Detesto la poca chiarezza, ed è uno dei motivi principali per cui ho messo su questo blog. Purtroppo spesso le persone non individuano la mancanza di chiarezza in un messaggio, vanno in confusione e in questa confusione, su due piedi, rischiano di dare ragione a chi esprime una visione distorta della realtà o richiama in maniera distorta i valori del lettore o ascoltatore.

Un esempio è l'immagine che da qualche mese sta girando su Facebook, raffigurante un uomo che, all'interno di un negozio, con espressione fra il mesto e l'orgoglioso (lo so, sembra una contraddizione, ma così mi sembra), mostra un foglio in cui si legge:

"Quando fai acquisti in un piccolo negozio non stai aiutando un manager a comprare la terza casa al mare. Stai aiutando una bambina a frequentare lezioni di danza, un bambino ad allenarsi a basket, una mamma e un papà a mettere del cibo sul loro tavolo...
i piccoli commercianti ringraziano"

Se hai bisogno di soldi, dillo chiaramente. "Mandatemi dei soldi, sono in difficoltà". Mi frugherò in tasca e ti darò qualche soldo, se ritengo che tu debba avere la priorità su altre persone che sono in fila per averli (il budget annuale di beneficienza di ognuno purtroppo obbliga a una classifica).

Magari andrò al centro commerciale, dove i prezzi sono più bassi, e col denaro risparmiato ti farò l'elemosina.

Che è esattamente quello che stai chiedendo, mascherando però il tuo messaggio da invito a un consumo responsabile.

Vuoi dirmi che è irresponsabile acquistare nei grandi centri commerciali? Non basta strizzare l'occhio a questo concetto velatamente. Non è di per sé immorale che un manager si compri una terza casa al mare se ha ottenuto lecitamente i mezzi per averla, e non è immorale da parte mia dare i miei soldi a questo manager. Vuoi incitarmi al boicottaggio? Dillo, e spiega le tue ragioni.

Magari mi convincerai e non acquisterò nel centro commerciale (tutti i centri commerciali o solo alcuni specifici? Boh, dimmi tu...). E magari non acquisterò né lì né da te, perché mi state antipatici entrambi.

Insomma... tolti i casi in cui sia doveroso il boicottaggio (e ce ne sono ma, ripeto, vanno spiegate senza generalizzare), l'acquirente acquista pensando al proprio beneficio. Anche fare l'elemosina dà un beneficio, e cioè il piacere di fare del bene.
Invece fare l'elemosina mascherata e travestita da dovere civico, quella almeno a me no, non dà piacere, non ho motivo per farla e fra l'altro ritengo danneggi chi la riceve: se si realizzasse quello che l'ormai famoso signore con cartello ha scritto, il negoziante avrebbe l'illusione di un quotidiano dare-avere alla pari e di essere dunque un bravo commerciante, mentre il suo successo è dovuto alla pietà degli altri piuttosto che alla sua bravura.

30 gennaio 2017

Semplificazione e approfondimento

da una conversazioncina su Facebook iniziata da Marco Cavicchioli... a cui ho preso parte io e un altro Marco ancora...

Marco Cavicchioli:

(Avvertenza: post difficile)
È vero: il mondo è talmente complesso che bisogna per forza semplificarlo per poterlo comprendere.
Ma attenzione: un eccesso di semplificazione genera un egual livello di incomprensione! Quindi è assolutamente necessario sia che, da un lato, si proceda con la semplificazione, sia che, dall'altro, si eviti di semplificare troppo.
Pertanto non solo chi vuol spiegare deve per forza semplificare, ma è anche necessario che chi vuol davvero comprendere faccia la sua parte! In altre parole LO SFORZO DEVE ESSERE RECIPROCO. Non è affatto sufficiente che chi spiega semplifichi per rendersi comprensibile, proprio perché oltre una certa soglia di semplificazione semplicemente non si può andare.
Ovvero: senza semplificazione non si può comprendere, ma nemmeno senza uno sforzo per comprendere! Sono assolutamente necessarie entrambe le cose.
Quindi se le masse non comprendono, il problema potrebbe essere sia la mancanza di semplificazione da parte di chi spiega, sia uno scarso sforzo di comprensione da parte di chi dovrebbe (o vorrebbe) comprendere...
E comunque ci deve essere la VOLONTÀ di comprendere, perchè senza quella non c'è alcuna possibilità che ciò avvenga!

Marco Ci.:

Non concordo sulla semplificazione, per quanto condotta con rigore didattico e nobili finalita'.
Al massimo si puo' essere "esperti", o comunque dotati di capacita' valutative su due tre temi.
Generalmente cio' di cui ci si occupa nella vita e qualche altra cosa che per studio scolastico o interesse abbiamo avuto modo di approfondire.
Faccio un esempio su me stesso, considerandomi non proprio un coglione analfabeta (qualcuno potrebbe obiettare, ma lascio stare le critiche dettate da antipatia!).
Bene, se leggo l' analisi di qualche vero esperto a favore della Tav divento automaticamente favorevole, perche vengono esposti dati e argomenti in modo professionale e convincente.
Se il giorno successivo leggo un parere contrario altrettanto autorevole, divento automaticamente contrario.
Lo stesso vale per i temi dell' energia o ambiente su cui si confrontano esperti ottimisti e catastrofisti.
Non avendo alcuna preparazione in materia e strumenti per confrontare o mettere in discussione la validita' delle tesi posso essere facilmente influenzato.
Sono altresì convinto che conoscere qualcosa a livello di Bignami sia piu' dannoso che non conoscerla affatto.
Il Bignami ti assicura che puoi padroneggiare Hegel o uno studio di funzione in tre paginette, fino a quando non fai un frontale con il compito in classe!
Questo e' anche il difetto dei politici, tutti: sfogliarsi un Power Point sul cellulare magari ti permette di fare un figurone da Vespa, ma ti porta poi a commettere danni enormi quando devi prendere decisioni.

Io, in risposta a Marco Ci.:

Non concordo.
Se un argomento non è oggetto di disputa, allora conoscerlo a livello semplificato non può fare che bene rispetto a non conoscerlo per nulla.
Se invece l'argomento è oggetto di disputa, è possibile individuare il nodo che li mette in contrapposizione e semplificarlo.
Ne consegue che se i sostenitori di entrambe le tesi contrapposte sono in buona fede, l'ascoltatore non acculturato in materia (ma un minimo intelligente e volenteroso) magari non si ritiene in grado di prendere posizione, ma almeno capisce i motivi della contrapposizione. Se invece uno dei due è in malafede, fa di fronte agli ascoltatori volenterosi la figura di disonesto che merita.

14 dicembre 2016

Le donne grasse contro le donne magre

Una considerazione sulle donne sovrappeso che, invece di fare qualcosa per migliorarsi, si scatenano in ridicole invettive contro le donne di corporatura magra e contro gli uomini che, comprensibilmente, preferiscono queste ultime: mi risulta che il maschio umano adulto sia solitamente abbastanza gentile con la donna da cui non si sente attratto. Ad esempio, a differenza di molte femmine, già da adolescente se deve rifiutare un'avance o un invito non lo fa certo con atteggiamento di superiorità o di presa in giro. Dunque perché ogni tanto, donne che fingete di non conoscere la differenza fra "curvy" e "grassa", vi prodigate in esternazioni di bacchettosa pseudo-saggezza, quando è tanto lampante che servono solo a farvi apparire non certo più sicure, ma più sofferenti?
I "mi piace" e i commenti incoraggianti delle vostre Facebook-friend non vi aiuteranno a trovare un uomo, né a piacere a voi stesse.
Vi farete, semmai, delle nemiche in più, e cioè le donne magre - fra cui, ve lo garantisco, esistono anche tante brave persone - contro le quali inveite in modo del tutto gratuito, approfittando che è più socialmente accettato augurare le peggio sfortune a una di loro che fare anche una piccola critica a una di voi.

Le persone sane che vedono certi post su Facebook capiscono al volo che non sentireste il bisogno di pubblicarle se davvero foste convinte di quello che c'è scritto anziché afflitte da una frustrazione malmente tenuta a bada, come acqua bollente sotto al coperchio traballante della pentola.

Lo ripeto: nessuno apprezzerà la vostra persona grazie a stupidaggini del genere. La reazione di chi legge oscilla fra tre domande:
  • Visto che sicuramente non ti illudevi di cambiare i miei gusti... cosa speravi di ottenere concretamente, oltre che un po' di pena?
  • Stai facendo finta o davvero non ti viene in mente che fra essere grassa ed essere tutt'ossa ci possa essere una via di mezzo?
  • E comunque... ma chi t'ha detto nulla?
Ecco un esempio di perla adiposa (ecco, ho trovato l'espressione giusta per queste immagini aggrassive... Uh! E questa?! Oggi mi vengono così!) che ho visto poche ore fa:
Certo che è meglio un filo di cellulite che un manico di scopa (sorvolando sul fatto che una cosa è il sovrappeso, e un'altra cosa è la cellulite, ma va beh...) e ok, una ragazza troppo magra può far venire in mente le ossa che si trovano al cimitero.
Però al cimitero rischio di trovare di nuovo te, se non badi alla salute. Il grasso in eccesso va eliminato... o lo fai tu mangiando di meno o lo fanno i vermi che mangeranno di più.

09 dicembre 2016

Se nessuno si fa vivo (su Facebook) per sapere come va

Pochi minuti fa ho letto questo aggiornamento di stato di una mia FB-friend:

"Se non mi faccio viva io non c'è dubbio che qualcuno a parte forse due persone in croce chiedano se sono no viva. ...Che tristezza"

Formulo la mia risposta, nella quale do per scontato che facesse riferimento a amici o presunti tali iscritti a Facebook. Se così non è, vorrà dire che avrò scritto questo articolo per un caso immaginario, che comunque può essere uno spunto di riflessione... Buona lettura...


Da utente che usa Facebook secondo il modo il cui è stato concepito (cosa che in generale tutti dovrebbero fare con ogni strumento di comunicazione), ti invito a notare che se tu mi volessi aggiornare sulla tua vita scriveresti sul tuo diario.
Non mi faccio vivo con domande del tipo "Come va?" e non lo chiedo a nessun mio FB-friend, perché ho già espresso l'equivalente di questa domanda chiedendone o accettandone l'amicizia. Infatti Facebook è nato come diario da far sbirciare ai nostri amici per condividere con loro le nostre novità, quindi se una persona accetta o chiede la tua amicizia significa, fino a prova contraria, che è pronto a leggere le tue notizie, e che queste notizie le interessano.
Come verificare una eventuale presenza di una prova contraria? Pubblicando durante l'anno molti aggiornamenti di stato che riguardano la tuavita e vedendo quante persone commentano o cliccano "Mi piace" o altra reazione. Un FB-friend che non lo fa mai,

- forse controlla raramente Facebook, tipo si è creato un account solo per eventuale bisogno di chattare
- forse non gli importa granché di te, e ha chiesto/accettato l'amicizia tanto per fare
- forse legge con interesse ciò che scrivi, ma non sa come commentare

Puoi riflettere su quale fra le suddette cause (o altre che possono venirti in mente) rappresenti la fattispecie di ogni persona che da molto tempo non interagisce coi tuoi post: in questa eventualità sì che puoi avere un legittimo dubbio sul mantenere o no fra i tuoi FB-friend una persona. Lo so, probabilmente si tratta di una eventualità frequentissima, così come lo è per me e per la maggior parte degli utenti, se ci sono centinaia di persone di cui hai chiesto o accettato l'amicizia (non è che anche tu a volte l'hai tanto per fare?). E infatti secondo me, a voler usare Facebook propriamente, la pulizia dei contatti dovrebbe essere fatta in maniera molto più regolare e molto più spietata rispetto a quanto fa la maggior parte delle persone.

Detto questo, tornando agli aggiornamenti di stato, come vedi questa tua esternazione - pur impropria, per i motivi su spiegati - ha sortito un interesse. E non si tratta necessariamente di lacrime di coccodrillo.

04 dicembre 2016

Come riconoscere un sito clickbaiting / bufalaro

È accaduto di nuovo. Una FB-friend condivide su Facebook un link di un articolo sensazionalistico, altri utenti commentano facendole notare che si tratta di una bufala, e... nessuna cancellazione del post.

Chiedo cosa aspetta a cancellarlo.

Mi risponde che nel suo diario scrive quello che le pare. Poi dice che uno è libero di credere a quello che vuole. Due utenti la difendono.

Sì, uno è libero di credere quello che vuole, anche nelle falsità più evidenti, ma non dovrebbe sentirsi libero di fare disinformazione (neanche sul proprio diario), che costituisce un danno per chi legge.

Dopo lo scambio di qualche altra battuta, in una delle quali spiego che il link in questione appartiene a un tipico sito di clickbaiting, mi chiede:

"come faccio a riconoscere che si tratta, con certezza, del tipico sito clickbaiting come dici tu??"

Ero convinto che si trovasse un qualche articolo sul web cercando "Come riconoscere un sito clickbaiting", ma pare di no.

Quindi, nel solito spirito di questo blog, così come delle discussioni su FB a cui partecipo e che superano una certa lunghezza (destinate a essere riciclate come materiale per i miei articoli), rispondo qui, affinché possa essere utile anche ad altri lettori.

Un sito di clickbaiting (non solo come dico io... semplicemente si chiama così un sito nato con lo scopo di attirare click con l'inganno per guadagnare con la pubblicità) è sempre un sito bufalaro, e cioè un sito che pubblica notizie false oppure raccontate in maniera pesantemente tendenziosa, omettendo alcuni aspetti ed esasperandone altri, con l'evidente scopo di far cadere il lettore non attentissimo nel tranello di una interpretazione decisamente aberrata della verità e spingerlo alla diffusione per il clamore suscitato. Vale anche il viceversa? No, un sito bufalaro non è sempre un sito di clickbaiting (quindi non sempre c'è pubblicità), ma bisogna in ogni caso evitare di diffonderne i contenuti, se non per sbugiardarli. Quindi meglio spiegare non tanto come riconoscere i siti di clickbaiting, quanto in generale come riconoscere i siti bufalari.

Chi ha un po' di esperienza di navigazione riconosce subito a naso un sito che fa disinformazione. Se non hai abbastanza esperienza, puoi comunque riuscirci basandoti su vari indizi che emergono analizzando l'articolo, ma spesso è sufficiente anche leggere il titolo. Ecco i tipici indizi:
  • dopo una ricerca sul web con alcune delle parole principali inerenti all'argomento trattato insieme con la parola "bufala", noti che ci sono uno o più siti antibufala che sbugiardano l'articolo in questione
  • la notizia non è menzionata da alcuna testata giornalistica (né vicina al governo, né vicina all'opposizione, né indipendente), se non per essere smentita
  • i titoli degli articoli sono sensazionalistici mentre gli articoli, quando le notizie, se non completamente inventate, hanno un'importanza nettamente più blanda rispetto a quanto il titolo faceva presagire
  • la notizia descritta non ha riferimenti che possano far risalire ai dettagli del fatto (ad es. non indica data né luogo)
  • il sito è pieno di notizie già in passato smascherate come bufale (anche se in un sussulto di psichedelica fantasia volessimo supporre che gli autori erano in buona fede nel pubblicarle, si può notare come a tutt'oggi non siano state cancellate, quindi la malafede è acclarata in quanto è impossibile che non siano venuti a saperlo... e anche se così fosse... beh, si tratterebbe di bufalari involontari, ma pur sempre persone inaffidabili)
  • è lo stesso autore del sito a dichiarare, generalmente nel piè di pagina, che il sito "potrebbe" avere notizie inventate, con un avvertimento del tipo "questo è un sito satirico e quindi alcuni articoli contenuti in esso non corrispondono alla veridicità dei fatti"
  • il sito è elencato nella blacklist di bufale.net (vedi http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/) o nella blacklist di BUTAC (vedi http://www.butac.it/the-black-list/)
    Riguardo quest'ultimo punto, ogni tanto un utente se ne esce con la solita insinuazione superficiale, del tipo "E quei siti antibufala? Come fai a sapere che non sono anche quelli bufalari?"

    Risposta: che noia. Per accorgersene basta leggere i loro articoli, che non contengono semplicemente affermazioni del tipo "questa notizia è falsa". Sono ragionati e, a differenza di chi fa disinformazione, citano le fonti e spiegano chiaramente perché una notizia è falsa o raccontata in maniera scorretta, e quindi da non condividere. In rari casi le argomentazioni riguardando lo sbufalamento di un singolo articolo potrebbero non trovarti d'accordo, ma almeno hai la possibilià, appunto, di farti una tua idea soppesando i dati a disposizione.

    Aggiornamento (sì, c'è un aggiornamento ancora prima della pubblicazione dell'articolo, perché si tratta di una cosa accaduta dopo l'inizio e prima della fine della sua stesura): la FB-friend ha cancellato il post. Questo fatto mi ricorda un'altra lieta notizia che documentai alla fine di quest'altro articolo.

    29 novembre 2016

    Contro le bufale i social network potrebbero...

    A questa pagina del giornale online Il Post c'è un bell'articolo sulle notizie false, i cui inventori sono secondo me paragonabili ai ladri.

    È un articolo molto lungo e quindi per le molte persone che non avranno il tempo o la voglia di leggerlo, riassumo di seguito la parte che ritengo più interessante, e ciè cosa potrebbe fare per arginare questo problema lo staff delle varie piattaforme online che veicolano le notizie tramite gli utenti (Facebook, Twitter, YouTube, etc).

    - Dare ai lettori la possibilità di segnalare più facilmente le notizie false alle piattaforme che le stanno mostrando.

    - Concordare con i siti di news più affidabili (agenzie di stampa internazionali, grandi quotidiani e altre media company) l’utilizzo di codici nelle loro pagine per rendere più riconoscibili le notizie affidabili e dare loro maggiore risalto, per esempio nelle notizie correlate mostrate da Facebook sotto un post in cui compare l'anteprima di un articolo; nel caso di una notizia falsa, le notizie correlate potrebbero mostrare sistematicamente gli articoli che le smentiscono (a questo proposito i siti di notizie dovrebbero creare apposite sezioni dedicate allo smontaggio delle bufale)

    - Identificare i siti creati da poco al solo scopo di diffondere notizie false (talvolta arrivano ad avere la stessa visibilità di articoli pubblicati da fonti più autorevoli in circolazione da anni).

    - inviare notifiche agli utenti che hanno visto un post qualora abbia subito una modifica, che potrebbe essere una importante rettifica o addirittura smentita.

    14 settembre 2016

    Un'alternativa all'amicizia su Facebook: "Segui"

    Su Facebook c'è un limite al numero di amici che si può avere.

    Questo, di primo acchito, a qualcuno potrebbe dispiacere. Ma se ci pensi bene... Esistono al mondo persone che davvero hanno più di... (...sforzo la mia immaginazione per dire un numero più alto possibile...) ...più di 80-90 amici?


    Nota per gli sprovveduti che chiedono l'amicizia come strategia per trovare clienti o affiliati ai MultiLevel Marketing: se prima di decidere di accettare la tua amicizia una persona che non ti conosce dà un'occhiata al tuo profilo e capisce lo squallido motivo per cui l'hai contattata, dopo aver cliccato su "elimina richiesta" può cliccare sul tasto "spam" che compare subito dopo, e dopo un po' di volte che questo accade il tuo account verrà eliminato.
    Le richieste di amicizia devono essere inviate alle persone che si conoscono bene: amici, parenti, colleghi, e devono essere persone con cui hai ottimi rapporti.

    Molti pensano:

    E va beh, lo sanno tutti che quella su Facebook non è esattamente amicizia... Chiedere e dare l'amicizia su Facebook è un modo per rimanere in contatto anche fra persone che semplicemente abbiamo in simpatia o che abbiamo appena conosciuto e intuiamo sarebbe buona cosa conoscere meglio! Non fare il pignolo con le parole... Se Facebook ha utilizzato la parola "amicizia" in maniera un po' impropria non vuol dire che tu non lo debba usare come lo usano tutti gli altri!

    E però no, no, oh, no: non basta mettere in una frase l'espressione "buon senso" per aver ragione. ...Così come per essere nel giusto non basta fare come fanno molti altri (non tutti, per fortuna).

    Io dico

    Anvedi o

    una squadra di programmatori crea un social network, te e un'altra marea di persone sbagliate a usarlo (non perché vi sfugge un aspetto tecnico, ma il significato di "amicizia"), e siccome voi fraintenditori siete in tanti allora la colpa è dei programmatori?? Ma cosa vi frulla nel cervello?

    Comunque

    ti do una notizia che può essere che non sai: se desideri ricevere aggiornamenti di una persona che trovi interessante, ma che non conosci personalmente, anziché chiedere l'amicizia la potresti seguire.

    Seguire... E cioè?

    Dopo aver cliccato "Segui" sulla sua pagina-profilo di un utente, i suoi post verranno mostrati nella tua bacheca, esattamente come i post dei tuoi amici...

    ...A patto che si tratti di post indicati da quella persona come "pubblici" anziché riservati agli amici o altra lista specifica.

    Il tasto "segui" è eventualmente presente vicino al tasto "Aggiungi agli amici". Dopo averlo cliccato la sua scritta diventa "Segui già", e compare un menù a tendina in cui devi cliccare "mostra per primi" se ti interessa dare priorità ai post di questa persona che ritieni interessante.


    Se poi ogni volta che questa persona mette su FB un post pubblico vuoi ricevere una notifica (uno di quei numerini con sfondo rosso che compaiono in alto a destra sull'icona del globo), allora devi cliccare sui tre puntini accanto a "Messaggio" e poi, sul menù a tendina che appare, su "Ricevi le notifiche:


    Nota: ho detto che il tasto "segui" è eventualmente presente, perché a volte non c'è, per scelta dell'utente (vedi apposita pagina di impostazioni). In tal caso è impossibile ricevere in bacheca i suoi aggiornamenti di stato se non si è FB-friend, e per sapere le sue ultime novità (pubbliche) occorre visitare la sua pagina profilo.

    I personaggi pubblici (giornalisti, politici, etc) solitamente predispongono la possibilità di farsi seguire e inviano post pubblici poiché interessa loro che vengano letti da più persone possibili; la stessa cosa, comunque, fanno molti altri utenti in genere quando postano aggiornamenti che ritengono non mettere a rischio la propria privacy.

    ...Esattamente come faccio io.

    Per la chat, discorso simile. Puoi chattare con un utente Facebook anche se non fa parte dei tuoi amici, se (come me e la maggior parte di utenti) non ha modificato questa impostazione (e se non ti ha bloccato, ovviamente).
    Lo so, spesso il primo messaggio di un non-amico non viene notificato con numerino e squillino, viene messo nella sezione "altri", che verrà controllata non si sa quando (io la controllo abbastanza spesso), ma è giusto così. Se proprio hai urgenza che il messaggio venga visto, allora puoi usare impropriamente la richiesta di amicizia per farlo notare. Ma siccome non è detto che il destinatario apra Facebook spesso, se davvero è un messaggio urgente dovresti tentare con altri mezzi.

    Quindi:

    Se siamo già amici, chiedimi pure l'amicizia su Facebook, l'accetterò volentieri.
    Se mi conosci appena, ti sembro una persona simpatica o interessante e pensi ci siano delle verosimili premesse per un'amicizia, vai sul mio profilo e clicca su "Segui". Compariranno nella tua home le mie notizie pubbliche che ti aiuteranno a capire se davvero queste premesse ci sono; in chat contattami pure: compatibilmente coi miei impegni, ti risponderò.
     
    Se sei convintissimo/a che possiamo diventare amici, leggi l'articolo a questa pagina per sapere cosa intendo. Se dopo aver letto questo articolo la tua risposta è sì, chiedimi pure l'amicizia e l'accetrterò volentieri.

    03 settembre 2016

    Social Fixer: utile per ripulire il tuo Facebook, ma...

    In questo articolo di Navigareweb è descritto "SocialFixer", plugin per Firefox e Chrome che consente di modificare il modo in cui l'interfaccia di Facebook si presenta all'utente.

    Il prodotto è molto carino e molte persone, conoscendolo, saranno grate al suo autore pensando a quanto slalom in meno dovranno fare fra i vari post non interessanti. Già, anche a questo serve.

    E proprio questa caratteristica fa soffermare il mio pensiero su un altro aspetto, certo meno immediato rispetto alla comodità di snellire la bacheca, ma più importante dal punto di vista... personale.

    Facebook è un social che mi permette non solo di stare in contatto con le persone che preferisco.

    Mi permette anche di osservare il comportamento di individui e individue che non conosco bene, e che sono miei "Facebook friend" anche se non considero esattamente amici, sempre che non abbiamo seguito entrambi quanto ho detto in "Vuoi essere mio amico? Ne sei sicuro?" (mentre sto scrivendo questo articolo non ho ancora applicato, per i già Fb-friend, il metodo di selezione lì descritto).

    ...Così come mi permette anche di osservare il comportamento di persone che per adesso reputo amici (o a cui ho deciso di dare fiducia in tal senso), e che però si potrebbero smentire da un momento all'altro, suggerendo quindi un depennamento su Facebook e non solo.

    Quindi se sei super-entusiasta di SocialFixer e credi che sia uno strumento perfetto per gestire il tuo universo social personale (dove per "social" non mi riferisco solo al mondo telematico), ti invito a una riflessione. Per quanto riguarda le modifiche all'interfaccia, niente da dire. Per quanto riguarda la selezione dei post, invece...

    È più utile usare uno strumento che nasconde i post stupidi dei tuoi amici, oppure prendere coscienza di quali sono i tuoi amici stupidi e poter decidere di cancellarli o smettere di seguirli?

    Non sto dicendo di bloccarli; potrai sempre chattare con loro, se ce ne sarà bisogno. E loro potranno, se interessati ai tuoi post pubblici, seguirti.
    Se invece saranno interessati ai tuoi post privati... sicuro di volerli mostrare a persone che ritieni poco acute?

    Ho avuto su questo una breve discussione con un FB-friend, che ha mosso la seguente obiezione:

    "eliminando le amicizie si rischia solo di creare ancora più segregazione memetica. Meglio che le idee abbiamo la possibilità di percolare e mescolarsi".

    Secondo questo modo di pensare io dovrei tenermi come FB-friend i peggio bufalari e complottari, perché in questo modo ogni tanto leggerebbero i miei preziosi post e i miei preziosi commenti di smentita alle loro fesserie. No. Esperienza già fatta. Pochissimi di loro, troppo pochi, anche quando capiscono lì per lì, qualche giorno o qualche ora dopo inviano l'ennesimo post del cancro che si cura col bicarbonato o del terremoto coi dati taroccati così il governo non paga le spese di ricostruzione. Quindi basta. Stop. Il lavoro di tenere a bada questa gente lo lascio fare a chi ancora non si è stufato. Io fra un pochino credo procederò con l'epurazione.

    02 settembre 2016

    Black Humor di cattivissimo gusto - Ecco come reagire

    Un giornale satirico è uscito con qualche vignetta su una tragedia accaduta recentemente e che ha fatto molti morti e feriti, il terremoto del centro Italia del 24 agosto scorso, che ha destato una diffusa indignazione fra gli italiani.

    A difesa dell'autore si sono schierati un autore del sito "Gli Stati Generali" con questo articolo, Giulio Cavalli con questo articolo e Sabrina Guzzanti con questo post su Facebook. Tutti e tre hanno spiegato, in sintesi,che
    - l'autore della vignetta è a ben vedere solidale con le vittime del terremoto, perché prende in giro non loro, ma il sistema Italia; sarebbe dunque opportuno non indignarsi per una vignetta che spiega i motivi di una tragedia, ma indignarsi verso chi la tragedia l'ha causata (vedi corruzione e menefreghimo sulle norme antisismiche);
    - non si deve confondere la comicità, il cui scopo è far ridere, con la satira, il cui scopo è far riflettere.

    Su quest'ultimo punto non c'è univocità di pareri.
    Consultando la definizione di Satira del Treccani (vocabolario online) si nota che nella satira è solitamente incluso l'aspetto comico, ma non se ne deduce che tale componente debba essere obbligatoria.

    Secondo la definizione di Wikipedia la satira "attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni".

    Secondo la sentenza n. 9246/2006 emessa dalla Prima sezione penale della Corte di Cassazione, che definisce la satira come manifestazione che nei tempi si è addossata il compito di "castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene".

    Federico Maria Sardelli, mitico vignettista del Vernacoliere in questo post afferma invece che di fronte alla morte si dovrebbe tacere oppure esprimere qualcosa di profondo o intelligente, mentre quella vignetta era brutta e di intelligente non aveva nulla.

    Parlando invece dell'aspeto etico, delle reazioni che ci sono state e di quelle che dovrebbero aver luogo in questi casi...

    ...Io della vignetta sono venuto a sapere leggendo un aggiornamento di stato di un mio FB-friend, che ha scritto:

    Che palle 'sta gente che si "indigna" [...]
    Non ti piace una vignetta? non ti fa ridere?
    NON LA GUARDARE.
    Ti offende? ti fa arrabbiare?
    Non la guardare e pigliati una CAMOMILLA e porta avanti la tua vita. A me offendono tante cose, soprattutto l'imbecillità. Ma la sopporto. Non è che propongo la terminazione degli imbecilli.
     
    Questo post mi trova d'accordo sul fatto che quando qualcosa ci indigna (non ho capito perché è stato messo fra virgolette, ma pazienza), non si dovrebbe scrivere su Facebook post imbufaliti o linkare articoli sul web dello stesso tipo. Ma per motivi diversi dal "che palle".

    Proseguo ipotizzando che sia stato sbagliato pubblicare quella vignetta. Ipotizzando, sì, perché le versioni sono fondamentalmente due:

    a) Se la maggior parte della gente parte sparata nel giudicare e arrabbiarsi per una vignetta senza soffermarsi a capire il suo vero significato, peggio per loro... del resto si sa che la maggior parte della gente è poco intelligente, e all'autore della vignetta non interessa essere stimato da persone poco intelligenti.
    b) Se il messaggio che l'autore voleva dare è giusto, ma la maggior parte della gente non l'ha capito, significa che non l'ha scritto bene, perché un autore di vignette pubblicate su un giornale scrive per il pubblico e dal pubblico deve essere capito, quindi ha anche una responsabilità dal punto di vista comunicativo.
     
    Proseguo, dicevo, prendendo per buona l'ipotesi b.
     
    Cosa fare dunque quando vieni infastidito dalla pubblicazione di una vignetta che ti ha fatto indignare (o da una battuta di un comico che ritieni offensiva, o simili)?
    Il motivo per il quale anch'io, come il suddetto FB-friend, suggerisco di non cedere alla tentazione di parlare di queste cose è lo stesso per il quale la regia di una partita di calcio che per qualche minuto ho guardato mesi fa non ha mandato in onda le immagini dell'invasione di campo da parte di un tifoso. Ha mandato in onda altre inquadrature. Il telecronista ha appena accennato la cosa e il suo collega ha detto velocemente tipo "è uno stupido che vuole visibilità, giustamente non viene inquadrato, non parliamone..." e subito ha ricominciato a discutere di come stava andando la partita in attesa che l'invasore venisse allontanato.

    In particolare credo la collettività si dovrebbe abituare al fatto che, quando un autore crea una vignetta o altro prodotto editoriale di pessimo gusto, questo accade:

    - I giornalisti non ne parlano
    - Un politico intervistato sull'argomento da un giornalista gli dice "Non le rispondo e la invito a non pubblicare articoli su questo fatto, che non merita visibilità"
    - Le persone che si sono sentite offese, stessa cosa
    - La redazione del giornale punisce l'autore con una multa o col licenziamento a seconda della gravità
    - Nessuno ne parla su social network, blog, forum

    E per le persone offese da quell'infelice uscita, che fare?

    Manifestare solidarietà scrivendo loro privatamente. Non pubblicamente.

    Non preoccuparti di divulgare il grado di imbecillità di chi ha fatto black humor di cattivissimo gusto. Chi è in grado di capirlo lo capisce benissimo da sé.

    25 agosto 2016

    Dannosi post strappalacrime e simili: non abboccare!

    Ogni tanto su Facebook girano catene di Sant'Antonio del tipo:

    - strappalacrime
    - aizza-rabbia
    - fuffa-allerta
    - proposte sceme
     
    Lo scopo per il quale probabilmente vengono creati questi post non è quello che capiscono i boccaloni che li diffondono. Ne parlerò alla fine dell'articolo. Prima ti invito a notare alcuni aspetti. 

    Non voglio stavolta richiamare l'attenzione sul fatto che devi controllare con un motore di ricerca la veridicità di una notizia o la plausibilità di una soluzione a un problema, cosa che pure è facile, veloce e doverosa.
    Ti invito a fare qualcosa di ancora più facile e veloce: osservare come sono scritti questi post. Hanno sempre le stesse caratteristiche. Sono del tipo:

    - Condividi questa candela per solidarietà verso le vittime della recente strage di Pincopallopoli...

    - La pincopallosi è una malattia tremenda; condividi questo messaggio in segno di affetto e rispetto per i malati; il 96% delle persone non lo farà

    - Giulio, un ragazzino ferito in un incidente è morto prima che arrivasse l'ambulanza, ma prima di morire ha dettato a un giornalista lì vicino questo messaggio: mamma, ti voglio bene, perdonami se ti ho risposto male bla bla bla... Diffondi questo messaggio, non cliccare "condividi", ma fai "copia e incolla"

    - Se vuoi abolire le pensioni d'oro dei parlamentari condividi

    - Quest'immigrato che ha malmenato e rapinato una vecchietta dopo l'arresto è stato rilasciato... condividi se sei incazzato

    - Ieri la Polizia di Stato ha comunicato che su WhatsApp un messaggio che si diffonde in automatico ti chiede di cliccare su questo link... non farlo, è una truffa, e se lo fai il credito telefonico ti sarà azzerato. Massima condivisione!!

    Nota che:

    - Si fa appello alla solidarietà verso alcune persone, quando in realtà condividere il messaggio non apporta loro alcun beneficio.

    - Si fa appello al rispetto verso alcune persone, mentre in realtà rispetto significa semplicemente non offendere, e non c'è nessuna mancanza di rispetto nell'evitare di condividere un messaggio inutile.

    - Le storie raccontate sono anonime, quindi palesemente inventate.

    - I messaggi offrono soluzioni facili a problemi grossi, ed è quello di cui il nostro cervello rettile va matto; purtroppo però questo non corrisponde al vero, e un clic per abolire le pensioni d'oro o mettere in carcere una persona ha efficacia non 0,1, ma proprio 0,0. Esattamente come una fiaccolata contro il terrorismo o una firma contro la droga.

    - C'è una trita e ritrita implicita "sfida" con la frase del tipo "Il 96% delle persone non condividerà", uno dei trucchetti persuasivi più patetici che io abbia letto da quando conosco il web a oggi.

    - Nei messaggi di allerta viene citato un comunicato di Polizia di Stato, Protezione Civile o altra istutuzione senza un riferimento a una pagina web del loro sito.

    - Ci sono riferimenti temporali relativi, tipo "ieri" o "la settimana scorsa", totalmente inadatti a un messaggio la cui diffusione non ha un limite di tempo.

    A volte, poi, ci sono proprio delle frasi di una stupidità stupefacente. Ma forse non così stupefacente, se si pensa al reale scopo di questi post... Che ancora no, non ti anticipo. Lo scrivo alla fine.
    Prima ti riporto due esempi che ho letto in questi giorni:

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    Con un cuore spezzato 💔 e lacrime 😢 nei miei occhi, io posso dire onestamente che questo è di gran lunga il momento più difficile di sempre. Io so cosa il trattamento del cancro può fare per un corpo, e a volte mi chiedo se il trattamento è valsa la pena nel lungo termine. Sembra di fare più male che bene.
    Non c'è niente di più doloroso che cercando di sorridere e rimanere positivo, ma dopo la chemioterapia e la radioterapia, voi sapete che la persona è fisicamente cambiata e loro soffrono con questa tristezza. 😕 Io so che molti di voi non guarderanno e né leggeranno questo messaggio perché, ovviamente, il cancro non ha toccato te. Tu non sai cosa vuol dire avere combattuto la lotta o avere una persona amata che ha condotto una battaglia contro il cancro. 💜
    Per tutti gli uomini e le donne che conosco, vi chiedo un piccolo favore e solo alcuni di voi lo faranno. Se conoscete qualcuno che ha condotto una battaglia contro il cancro e non c'è più , che sta ancora lottando o che ha superato , si prega di aggiungere questo al tuo stato per un'ora in segno di supporto, di rispetto e di ricordo. 💚❤
    Copia e incolla per sostenere le persone colpite da cancro. Non condivido. Dal tuo telefono o tablet, tenere premuto il dito sul messaggio per copiare e incollare sulla tua pagina. Grazie!!
    Una amica lo chiede. Ecco qua: nella nostra piccolezza, desideriamo esserle vicino con questo gesto

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    Questo fine settimana doveva svolgersi ad Amatrice la 50 festa degli "Spaghetti all' Amatriciana" piatto conosciuto in tutto il mondo e nato proprio nel paese distrutto dal terremoto. Chiedo a tutti i ristoranti, pizzerie, feste paesane o dove si possa mangiare in questo fine settimana, di poter cucinare gli "Spaghetti all'Amatriciana" e con la vendita, dare il ricavato per aiutare le persone colpite dal terremoto!!
    Grazie
    Aiutatemi a diffondere il messaggio, copiandolo e incollandolo nella vostra bacheca.


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    Per chi non si fosse accorto del grande carico di stupidità contenuto in questi due messaggi:

    - Se una persona non legge il messaggio significa che ovviamente non ha conosciuto il cancro? Ovviamente un corno. Forse non lo legge semplicemente perché non gli è passato sotto agli occhi.

    - Se conosco una persona che ha combattuto o sta combattendo contro il cancro, da parte mia condividere questo messaggio è il contrario di quello che devo fare. Alla sua malattia già ci pensa a sufficienza, se è ancora vivo, e non facco certo una buona cosa a ricordargliela. Devo semmai portare la sua attenzione su qualcosa di più piacevole. Stessa cosa per i parenti di una persona morta.

    - Una amica lo chiede? Se rimane anonima significa che questa amica non esiste. Ed è meglio così, perché si tratterebbe di un'amica che ha avuto un'idea davvero fuori luogo.

    - Chiedere ai ristoratori che??? Non si capisce cosa significhi chiedere "di poter cucinare gli Spaghetti all'Amatriciana". Poter? Nel senso che vuoi che ti facciano usare la loro cucina? No, probabilmente dicendo "poter cucinare" intendevi semplicemente "cucinare". Quindi vuoi che i ristoratori cucinino la pasta all'Amatriciana (se ordinata? Con menù fisso?) e dare ai terremotati il guadagno corrispondente... Ma molto più semplicemente si può chiedere ai ristoranti di devolvere una percentuale dei guadagni ai terremotati (indipendentemente dal tipo di piatto cucinato, così magari si può fare del bene senza crudeltà verso gli animali)... Ma altrettanto semplicemente i ristoratori potrebbero risponderti, giustamente: "Vuoi fare beneficenza con i soldi degli altri? A fare la beneficenza mia ci penso io, tu pensa alla tua".

    ...Sorvolando sulla sintassi.

    Se leggi un post su Facebook che ti ricorda quanto hai letto in questo articolo, tieni contodi quanto sto per dirti.
    • Diffondere un messaggio di solidarietà non significa fare qualcosa di buono. Anzi. Diffondendo messaggi del genere tu fai l'opposto: condividerlo dà a te e agli altri che lo faranno una falsa sensazione di essere stati bravi per un'azione che non porta benefici, contribuendo a "scaricare le batterie" della solidarietà. In altre parole, se a una persona dai la sensazione di aver fatto una buona azione, probabilmente sentirà un minore bisogno di farne altre. Potrebbe pensare "La mia buona azione quotidiana l'ho fatta, sono a posto". Un'informazione o una proposta benefica è quella che spinge la gente a sentirsi responsabile delle cose concrete e quindi spingerla a fare qualcosa di concreto. A frugarsi in tasca quando c'è bisogno di soldi; ad alzare il sedere quando c'è bisogno di fare. Altrimenti, vedi su, è un'informazione/proposta dannosa.
    • Se diffondi un post facendo "copia e incolla" anziché usare la funzione "condividi", un messaggio che parla di una brutta esperienza può impaurire i tuoi amici, che lo interpreteranno come riferito a te almeno all'inizio della lettura (e successivamente penseranno "ma vaffanculo, m'hai fatto preoccupare per nulla!"). Tipico esempio è il messaggio che ho riportato sopra e che parla di una malattia. Non è affatto bello far star male inutilmente le persone che ti vogliono bene, anche se si tratta di pochi secondi. L'autore del testo ha evidentemente usato questo subdolo trucchetto per fare in modo che il messaggio acchiappi l'attenzione e venga letto fino in fondo.
    • Ti sei mai chiesto perché alla fine dei messaggi come questo si legge il suggerimento di copiare e incollare anziché condividere? Il motivo te lo dico io: se venisse usata la funzione di condivisione non solo il messaggio desterebbe meno attenzione rispetto alle parole che a prima vitsta appartengono a chi le ha postate, ma tutti i lettori sarebbero in grado di scovare l'autore originale e chiedergli chiarimenti, oppure coprirlo di meritate critiche, ostacolando così la diffusione del post. Questo metodo è usato quando il messaggio è solo testo e la sua persuasività sta nella tragicità del racconto, che porterebbe appunto a chiedere lumi all'autore, mentre non è usato quando vengono diffusi messaggi sotto forma di immagine che contengono un testo a carattere opinionistico e politico, che quindi spingono molto meno le persone a rivolgersi all'autore...
    ...E a proposito dell'autore e dei suoi metodi, come promesso, ti rivelo qual è, con grande probabilità, lo scopo di certe catene di Sant'Antonio.
    Come ho spiegato, lo scopo non può essere aiutare qualcuno. Non può essere risvegliare le coscienze. Non può essere risolvere o prevenire un problema. E tanto meno può essere rendere omaggio o portare rispetto a una persona. Anzi, l'autore di questo tipo di messaggi compie una grande mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza di chi lo leggerà.
    E alllora perché lo fa?

    Potrebbero essere dei TEST.

    L'autore vuole sperimentare le reazioni. Scrive probabilmente molti messaggi di vario tipo, di cui poi osserva la potenziale viralità. Osserva cioè quanto ognuno di essi fa presa sulla gente, guardando quanti dei suoi migliaia di amici abboccano facendo copia e incolla o quante persone, anche non sue FB-friend, lo condividono (in quest'ultimo caso Facebook dice proprio, sotto il post, il numero di condivisioni che sono state fatte).
    In base a questo può trarre delle conclusioni: "fra tutti i messaggi che ho scritto, quelli formulati nella modalità X, Y e Z sono i più efficaci". Tali informazioni gli serviranno quando vorrà scrivere un post la cui diffusione avrà per lui un'utilità più concreta, tipicamente attirare i visitatori sul proprio sito per vendere un prodotto o far visualizzare pubblicità.

    Potresti chiedermi a questo punto: "Ma già mi hai parlato di come sono fatti questi messaggi virali... quindi i test dovrebbero essere conclusi, no?"
    No, perché gli utenti del web, anche se MOOOLTO lentamente piano piano si potrebbero abituare al fatto che certi tipi di messaggi sono bufale, e quindi, prima che inventare e testare nuovi tipi di messaggio, potrebbe essere più economico in termini di tempo indagare per vedere se i già esistenti funzionano ancora.

    Altro caso: Pagine FB acchiappa-Like.

    Cito da un post della pagina Facebook di Butac:

    Come fanno le pagine che spacciano Bufale sui bimbi malati a fare soldi?
    Su Facebook non mancano mai pagine che spargono Fuffa e Spam! Questi admin non si fanno problemi a rubare le foto di qualche bimbo malato o addirittura morto.
    Poi usano questa foto, insieme a false preghiere di condivisione e a donare, come esca per portarvi
    a mettere un Mi Piace, condividere e commentare sulla loro pagina.
    Il “buzz” che si crea per merito del post volutamente ingannevole induce Facebook a mostrarlo a più gente.
    Questo genera più traffico sulla pagina truffaldina. Più traffico riceve più aumenta visibilità e posizionamento nelle classifiche web. Al raggiungimento dell’obbiettivo la stessa avrà un valore e potrà venire venduta al migliore offerente.
    Quindi mentre tu in buona fede, clikki, condividi, mandi le tue preghiere e il tuo affetto, loro molto onestamente trasformano il tutto in SOLDI PER IL PRANZO
    .


    Sì, sei stato preso per il culo.
    Sei stato usato.
    O, più probabilmente, presa per il culo e usata,
    dato che mi pare le donne sono quelle che ci cascano di più, specialmente nelle bufale strappalacrime.

    Purtroppo i tipi di messaggi in questione sì, funzionano ancora. Magari meno di prima, ma li vedo ancora su Facebook.
    Al di là di ciò, questi i miei suggerimenti:
    • Quando vedi messaggi senza riferimenti a persone precise, con riferimenti temporali vaghi, deduci subito che è una bufala
    • Quando vedi un messaggio catena di Sant'Antonio con una struttura simile a un'altra catena di Sant'Antonio, deduci subito che è una bufala fino a prova contraria
    • Quando vedi un messaggio che incita alla diffusione, chiediti quale sia il vero beneficio concreto e il modo in cui davvero può realizzarsi grazie a quell'invio; se non c'è, allora il messaggio è bufalaro e in più dannoso
    • Quando vedi un messaggio simile a quelli che ho esemplificato qui sopra, commenta inviando il link a questo articolo!
    Concludo con uno screenshot che con l'argomento c'entra e non c'entra, perché temo che sia stato scritto in buona fede. E questo ne aumenta tremendamente la carica  trash.


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