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04 giugno 2017

Perché odio superficialità e humor onnivori

Scrivo questo articolo dopo una mini-discussione alla fine della quale, pur avendo io evitato di usare qualsivoglia espressione poco gentile, un utente Facebook che mi conosce dal vivo da molti anni mi ha detto

"sei di un'antipatia che non ti appartiene su FB".

Sulla mia antipatia o simpatia non ha gran senso argomentare, visto che ognuno ha i suoi gusti (e anche i suoi modi di interpretare le parole scritte in assenza di tono di voce).
Riguardo al quando e al dove, preciso che non è questione di Facebook. È questione dell'argomento di cui si sta parlando.

Finché si fanno discorsi da bar sul calcio, sulle modelle in TV o su altri argomenti che non rivoluzionano la vita di nessuno, niente di male.

Trovo invece potenzialmente nocivo, e quindi alla lunga credo di poter dire sicuramente nocivo, parlare in modo superficiale di argomenti che, magari poco alla volta, influenzano gli interlocutori sulle scelte di ogni giorno, come mangiare e bere, acquistare quello o quell'altro prodotto, o fare una qualunque altra scelta che ha un impatto importante sul mondo. Vale anche quando l'impatto è silente e suddiviso fra tante persone, e lavora come la goccia che scava la roccia. Con tante altre gocce che nel frattempo fanno la stessa cosa.

Riguardo una considerazione superficiale su un argomento importante potresti pensare "E che sarà mai... faceva tanto per parlare... non c'è da dargli peso".

Ma non è sempre così, secondo me. Spesso quello che viene fuori quando si parla tanto per parlare rivela molto di quello che c'è nella nostra testa, e rivela molto del modo in cui prendiamo decisioni che magari non ci sembrano importanti e che invece lo sono, specialmente se fanno parte della nostra routine.

Ecco perché provo fastidio quando qualcuno lancia accuse contro i vegani in generale (tipicamente con frasi che iniziano con "i vegani..." anziché "ho conosciuto alcuni vegani che..."), o fa battute umoristiche sulla sofferenza degli animali destinati ad essere cibo per gli umani.
Ad esempio l'utente di cui sopra poche ore fa ha scritto in un commento

"Le bugie degli ambientalisti sono un'indecenza, come del resto l'ipocrisia dei vegani".

Il commento finiva lì.

Io, che secondo la più comune accezione di "vegano" probabilmente posso dirmi tale, credo di esser stato ipocrita in passato, quando mangiavo carne sperando che provenisse da allevamenti non intensivi: mi sarebbe bastata qualche ricerca per sapere che nella "civiltà" in cui viviamo non è quasi mai così (e lo sai perché quando la carne proviene da un allevamento non intensivo il venditore se ne vanta urlandotelo nell'orecchio col megafono).
Adesso credo di poter dire che l'ipocrisia non è qualcosa che non appartiene a me. Appartiene alle persone che incentivano una realtà a cui essi stessi si dicono contrari quando hanno davanti agli occhi le relative raccapriccianti immagini, persone che per lavarsi la cosceinza ritengono sufficiente attribuire la totale colpa a qualcun altro quando evidentemente così non è ("eh, gli animali dovrebbero essere trattati meglio, su questo son d'accordissimo"... Ok, ma visto che per adesso non accade tu nel frattempo cosa fai, continui a premiare questa logica di mercato?)

Come risposta a un altro utente c'è stata poi un'integrazione al commento precedente con un'argomentazione che mi pare il triste risultato di un modo malato di pensare, purtroppo molto comune:

"L'ipocrisia sta nel fatto che non dovreste andare in macchina per non stiacciare i pappatacei, non dovreste zappare la terra per non smezzare i ragnoli ed i grillitalpa"

Il modo malato di pensare sta nel sostenere che siccome non si pretende di ottenere risultati perfetti allora, in nome della coerenza, si deve dire "A sto punto chissenefrega di tutto". È lo stesso meccanismo che fa dire "Ho acceso una sigaretta, quindi ho rotto la promessa che avevo fatto a me stesso di non fumare più... tanto vale ricominciare a fumarne un pacchetto intero".

A proposito di piccoli animali, in passato sono stato accusato di incoerenza perché ammazzo le zanzare, come se nello stile di vita vegano fosse proibito difendersi. Si potrebbe parlare di differenze di valori fra vegani, che non la pensano tutti allo stesso modo, o di quale sia la vera definizione di "vegano". Si potrebbe parlare di equilibrio fra difesa e fastidio, come accade fra umani. Si potrebbe parlare dei diritti delle creature che ci somigliano meno come ragni, piante, funghi e anche i sassi.
Ma per prima cosa, se davvero si è onesti intellettualmente e non si chiaccheira tanto per il gusto di criticarci a vicenda, se davvero si discute con l'intento di capire quale sia il prossimo passo da fare per comporarsi in modo migliore fin da oggi, allora cominciamo a parlare dalle creature che ci somigliano di più, e per le quali dunque è ovvio provare più empatia.

Mucche, maiali, conigli, e tutti gli altri mammiferi, così come gli uccelli, hanno un sistema nervoso simile al nostro (molto più che a quello di piccoli animali, che se sono inoffensivi e non troppo fastidiosi cerco pure di non ammazzare) e quindi di sicuro se imprigionati e praticamente torturati provano qualcosa di molto simile a quello che proveremmo noi in una situazione del genere, compresa la disperazione di una mamma allontanata troppo presto dal figlio e la disperazione del figlio allontanato troppo presto dalla mamma. Anche quando viene rispettata la legge vigente questi animali fanno una vita oribile; figuriamoci quando la legge viene violata, il che accade spessissimo per l'impossibilità di sufficienti controlli.

Di fronte ad alcuni servizi in TV o video su YouTube, guardando come vengono trattati gli animali, tante persone, onnivori compresi, si chiedono come sia possibile una crudeltà del genere.
La risposta non è da cercare chissà dove. Sta semplicemente nell'abitudine. Se inizi ad abituarti a fare qualcosa di crudele, andando avanti ti sembrerà sempre più normale. Se già fin da piccolo il tutto ti è stato presentato come normale, arrivi addirittura a dire che chi è contrario ha qualche rotella fuori posto, o a dire che chi cerca di non premiare mai la logica di mercato che c'è dietro è esagerato.
Del resto la malsana abitudine di trattare gli animali non essiterebbe se non ci fosse la malsana abitudine di essere esattamente i mandanti di tutto questo, e cioè l'abitudine di comprare e mangiare animali, latte e latticini (le uova e il miele sono gli unici prodotti animali che si possono produrre su larga scala senza crudeltà).
Quindi se sei un onnivoro e per una volta pensi a quei luoghi lontani da te e dal tuo frigorifero che sono gli allevamenti intensivi, chiedendoti "Com'è possibile che facciano tutto questo?", puoi trovare la risposta in una domanda che ti riguarda da vicino: "Com'è possibilie che tu accetti di essere il mandante di tutto questo?". Per abitudine.

Insomma, esistono due tremendi aspetti della versione più diffusa dell'onnivorismo:
  • Incentivare la crudeltà che viene perpetrata ogni giorno su creature che hanno sensazioni simili alle nostre
  • Essere abituati a farlo, magari fino al punto di mettere addirittura in cattiva luce chi non lo fa, ed esorcizzare la cosa parlando un tanto al chilo e facendo battute
Battute? E allora? Non si può neanche fare una battuta, adesso? E dai, ma una risata potrei farmela, ogni tanto, no?

No: non ho voglia di ridere su qualcosa di tanto, tanto brutto e doloroso, che sta avvenendo anche nel momento in cui stiamo parlando.
Pensa a un ipotetico dolore di una persona, ad esempio il dolore di un tuo amico che è stato ricoverato dopo esser stato ingiustamente malmenato da un delinquente. Puoi farci una battuta? Magari quando il dolore sarà passato sì. Se lo prendi in giro mentre ancora sta soffrendo è possibile che lui lo accetti e riesca a ridere con te perché magari ha un grande senso dell'umorismo, e in più sa che il dolore passerà fra non molto tempo, tipo 2 settimane o 2 mesi. Ma è anche possibile che non la prenda bene, specialmente se il dolore è forte. In particolare è molto, molto probabile che non sia buona cosa dire una battuta su di lui a una terza persona che gli vuole bene, e dirgliela nello stesso momento in cui lui sta piangendo dal dolore. Anche se questa persona di solito è gentile con te, la sua reazione potrebbe farti affrettatamente dedurre che "in ospedale è di un'antipatia che non gli appartiene". Stessa cosa vale se invece di una battuta spiritosa lanci una infondata illazione su una responsabilità che evidentemente non aveva, tipo "Mah, se l'hanno picchiato qualcosa di sbagliato avrà fatto".

Analogamente, nel caso della tratta degli animali così come la vediamo oggi:
- Non vedo una fine vicina; purtroppo verosimilmente la cosa continuerà ancora per molti anni
- Si tratta di sofferenze molto grandi
- Non sono sofferenze che riguardano direttamente me, ma altre creature, e se potessi chieder loro se è accettabile fare battute sulla loro situazione credo proprio la risposta sarebbe "no"

- Le patetiche argomentazioni onnivore del tipo "le piante soffrono", "camminando ammazzi le formiche" sono evidenti pretesti per non voler cambiare

Ecco cosa mi rende intollerante a battute umoristiche o discorsi superficiali e buttati là senza argomentazioni o con argomentazioni altrettanto stupide, specialmente quando contengono accuse nei confronti miei o in generale nei confronti di chi cerca di comportarsi meglio possibile.

05 novembre 2016

Essere contrari alle torture "gratuite" degli animali... e cioè?

Stamattina ho partecipato per qualche rigo a una discussione su Facebook su animali maltrattati e metodi su come ridurre la sofferenza di un pesce da parte di chi pratica la pesca cosiddetta "sportiva". Una persona è intervenuta specificando di essere contraria alla tortura gratuita.

Scrivo qui una riflessione sul concetto di "gratuito".

In questo caso con questa parola si intende "senza ricavarne un plausibile beneficio". Dunque il significato non è univoco, perché il concetto di "plausibile" è soggettivo.

Chi è a favore della pesca, o della caccia, o dello sfruttamento di animali necessario per produrre il latte pensa "mi sta bene provocare sofferenza a questi animali, e non la considero gratuita poiché dà a me un beneficio che ritengo plausibile, e cioè mi piace il loro sapore".
Chi pesca per sport pensa "mi sta bene provocare sofferenza ai pesci [puoi avere tutte le accortezze che vuoi, ma il pesce non se la gode di sicuro], e non la considero gratuita, perché dà a me un beneficio che ritengo plausibile, e cioè mi diverto a pescare".
Stessa cosa per chi organizza i combattimenti di galli o di cani. Basta togliere "mi piace il loro sapore" o "mi diverto a pescare" e sostituirli con "mi diverte vederli lottare".

Io ritengo non plausibile allevare animali in modo intensivo o pescare o cacciare, perché:

- non è indispensabile per sopravvivere (a meno che per situazioni di emergenza costituisca l'unico modo, ma in questo caso è plausibile anche il cannibalismo)

- non è indispensabile per godere di una sufficiente soddisfazione nel mangiare (è anche una questione di abitudine, e qui si potrebbe aprire un discorso sull'abituare i bambini a un certo tipo di alimentazione)

- il beneficio organolettico derivante dal mangiare animali e il divertimento nel pescare e sparare, qualunque essi siano (Mah!), sono sproporzionati rispetto alla sofferenza degli animali in questione.

Quindi secondo me sia l'allevamento intensivo, sia il consumo di latte e derivati, sia la pesca ai fini alimentari, sia la pesca ai fini di divertimento, sia la caccia (ricordo che se spari a un uccello o a un capriolo non sempre muore sul colpo) sono da considerare, con buona approssimazione, torture gratuite.

Nota: per quanto riguarda gli allevamenti non intensivi ai fini alimentari, ipotizzando una vita e una morte senza sofferenza degli animali, non mi sento spinto a mangiare carne comunque. Dopo che ho preso coscienza di quanto affetto può dare un bovino o un maiale o un agnello o un coniglio, l'idea di mangiarli mi mette esattamente lo stesso ribrezzo che mi metterebbe mangiare un gatto o un cane.
...E a proposito dei nostri amici gatti (carnivori) e cani (prevalentemente carnivori), come sfamarli?
Allevare bovini, maiali e polli per trasformarli in cibo solo dopo la loro morte naturale (o eutanasia quando versano in gravi condizioni di salute)?
Questo farebbe della carne un alimento super-costoso e inoltre non riusciremmo a sfamare tutti i cani e tutti i gatti presenti, ad esempio, in Italia.
Dunque una soluzione è la riduzione del numero di cani e gatti grazie alla loro sterilizzazione, e la raccomandazione di provare a dare ai cani gli appositi mangimi vegani (sì, esiste, e si tratta di alimenti che forniscono tutti i principi nutritivi necessari per il cane).
Per fortuna in futuro a costi analoghi a quelli che oggi ha la normale carne sarà disponibile sul mercato la carne sintetica.

21 agosto 2016

Sei vegano? Ma allora cosa mangi?

Per avere una risposta esauriente a questa domanda basterebbe fare un piccolo sforzo non dico di fantasia, ma di memoria... E non dico memoria per andare a ravanare nei ricordi più nascosti e profondi, dato che gli alimenti di derivazione non animale si vedono in tutti i mercati e negozi di alimenti.
Se poi non vuoi fare questo piccolo sforzo potresti accorgerti che cercando sul web "sei vegano ma allora cosa mangi" si viene sommersi da tanto, tanto cibo vegan (non tutto cibo super-salutare, certo... esiste anche cibo vegetale da limitare fortemente o da evitare).

Comunque anch'io, come altri blogger, scrivo qui sotto un elenco di esempi di cibo cruelty-free per rispondere alla domanda che gli onnivori fanno così spesso, senza includere cose particolari come seitan o tofu (che non fanno parte della mia dieta).

Una volta letto un elenco del genere (che è fra l'altro molto incompleto, e che tralascia quasi del tutto i tanti modi in cui può essere elaborato e presentato il cibo), credo sia impossibile continuare a pensare che i vegani hanno un'alimentazione poco variata (in realtà spesso è più variata di quella della maggior parte degli onnivori).


FRUTTA FRESCA

Uva, Banana, Mela, Pera, Arancia, Pomo, Limone, Mandarino, Clementino, Mandarancio, Pesca, Albicocca, Melagrana, Melone, Melone giallo, Cocomero, Cocco, Avocado, Pomelo, Mango, Kiwi, Susine, Prugne, Nespole, Castagne, Fichi, Fragole, Ciliege, Mirtilli, More, Ribes, Lamponi, Datteri (senza additivi!), Ananas, Lupini


FRUTTA SECCA

Noci, Noci macadamia, Noci brasiliane, Uva sultanina, Mandorle, Nocciole, Pistacchi, Arachidi, Anacardi, Semi di zucca, Pinoli, Semi di Girasole


ORTAGGI

Pomodori, Spinaci, Lattuga, Valeriana, Rucola, Baccelli, Piselli, Fagioli, Ceci, Fagiolini, Peperoni,
Carciofi, Melanzane, Cipolle, Porri, Asparagi, Patate, Carote, Sedano, Finocchio, Zucchine, Zucca, Fiori di Zucca, Olive verdi e nere, Cetrioli, Ravanello, Cavolo, Cavolfiore, Taccole, Barbabietola


CEREALI E PSEUDOCEREALI

Pasta di farina di grano (meglio se integrale), Farro soffiato per colazione e per primi piatti (in grani o pasta), Riso (meglio se integrale, in grani o pasta), Mais (in pannocchie o pasta), Frumento (usato per fare pane e pasta), Miglio, Grano saraceno, Quinoa, Semi di Chia, Sesamo, Avena


FUNGHI

Porcini, Chiodini, Prataioli, San Giorgio e molte altre specie di funghi commestibili; Tartufo bianco,
Tartufo nero


CIBI PER INSAPORIRE

Aglio, Peperoncino, Curcuma, Coriandolo, Cumino, Lievito in scaglie, Olio di oliva, Olio di lino, Basilico, Zenzero, Senape, Mostarda


...il tutto combinabile in centinaia di ricette super-succulente, di cui il web è pieno!

P.S.: Ecco una pagina web con una tabella sulla stagionalità della frutta.

22 ottobre 2010

Un figlio vegetariano: AAAAH!!! Cosa gli do da mangiare adesso?!!!

Ma quant'è grottesca la reazione di certi genitori (o chi ne fa le veci, sottinteso d'ora in avanti) quando il figlio (o chi ne fa le veci, sottinteso d'ora in avanti), spiega loro che non vuole più mangiare animali.

"E adesso cosa gli do da mangiare?"

Come se fosse una richiesta di cibi introvabili: "Mi ha chiesto il pomodoro venezuelano indù incrociato con quello della Bielorussia, che vendono solo a pyongyang.. ma in questo periodo hanno smesso di importarlo, e quando telefono per sapere quando rientrerà è sempre occupato.. Come faccio a prepararlo per stasera?".

E invece no. È il contrario. Non si tratta della richiesta di un cibo. Si tratta della ELIMINAZIONE di alcuni cibi.

Facciamo un esempio. Metti che oggi vuoi cucinare del ragù di carne. Ma hai un figlio vegetariano!
Niente panico. Calma. Un solo accorgimento. Basta che non glielo dai.
 
Non ha grandi pretese, il figlio vegetariano: vuole frutta, verdura, cereali, latticini e uova. Possibilmente non eccedere con questi due ultimi alimenti, per il bene della sua salute.

E se oltre a essere vegetariano è anche vegano? La cosa si complica ulteriormente?
No, non si complica ulteriormente, visto che mai si è complicata, ma al contrario si è semplificata.
Se oltre a essere vegetariano il figlio è anche vegano, dargli da mangiare sarà ANCORA PIÙ FACILE.

E con cosa sostituiamo ciò che non mangia più?

Sancta simplicitas: lo sostituiamo con ciò che continua a mangiare, aumentandone le dosi.

E no, i vegani non hanno una dieta poco varia. Per un approfondimento su questa straordinaria rivelazione, ti invito a leggere l'articolo "Sei vegano? Ma allora cosa mangi?".

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